Primoz Roglic vince a La Chaux de Fonds © Keystone

La festa del Primoz di maggio

Roglic vince la prima tappa del Tour de Romandie regolando in volata un gruppo di venti corridori ed è anche il nuovo leader della corsa

Il secondo posto nell’insidioso prologo a cronometro di ieri era stato un primo segnale, ma oggi nella prima del Tour de Romandie lo sloveno Primoz Roglic ha voluto ribadire che lui si presenterà al via del Giro d’Italia da Bologna in condizioni assolutamente stellari: quest’anno il corridore della Jumbo-Visma ha vinto entrambe le corse a tappe a cui ha partecipato e adesso è il leader anche qui in Svizzera dopo aver regolato in volata un gruppetto di 20 corridori che era rimasto davanti al termine di una giornata molto più selettiva del previsto. E se un corridore come Roglic si permette di vincere anche così, qualche timore deve per forza incuterlo ai suoi rivali per la corsa rosa: l’unico dubbio, vedendo il disegno della seconda metà di Giro, è che lo sloveno non stia addirittura troppo bene, ma questo lo sapremo solo più avanti e già la tappa di sabato di questo Tour de Romandie con arrivo in salita ci dirà qualcosa di più.

Fuga numerosa e andatura veloce fin dall’inizio
Come prima frazione in linea di questa edizione, i corridori hanno dovuto affrontare i 168.4 chilometri tra Neuchâtel e La-Chaux-Des-Fonds con ben cinque gran premi della montagna di seconda categoria: sulla carta, tuttavia, non era una tappa in cui aspettarsi battaglia tra gli uomini di classifica e qualcuno ipotizzava la possibilità di assistere ad una volata ristretta. La vera incognità, però, era quanto ristretta in base anche a quello che sarebbe stato lo scenario tattico di giornata. E fin da subito abbiamo avuto una tappa molto tirata con ben 13 uomini all’attacco nei chilometri iniziali in pianura che hanno approcciato la prima salita di giornata, Fontaneizer, con 1’40” di vantaggio: in testa c’erano gli italiani Diego Rosa (Team Ineos), Eros Capecchi (Deceuninck-QuickStep) e Manuele Mori (UAE Team Emirates), ma ance Jay Robert Thomson (Dimension Data), Harm Vanhoucke (Lotto Soudal), William Bonnet (Groupama-FDJ), Lukasz Owsian (CCC Team), Chad Haga (Sunweb), Alexis Gougeard (AG2R La Mondiale), Simon Pellaud (Svizzera), Patrick Schelling (Svizzera), Jonas Vingegaard (Jumbo-Visma) e Maciej Bodnar (Bora-Hansgrohe).

Nel giro di pochi chilometri i fuggitivi da tredici si sono ritrovati in dodici perché il sudafricano Thomson si è staccato e si è fatto riprendere, ma non è cambiato niente per la Bahrain-Merida che era comunque costretta a mettersi subito al lavoro per non far decollare il distacco: per i rossoblu, infatti, non c’era solo da difendere il primato in classifica di Jan Tratnik, ma il percorso poteva adattarsi molto bene alle caratteristiche di Sonny Colbrelli che poteva essere considerato uno dei favoriti per la vittoria. Fin dalle prime salite, la già citata Fontaneizer e quella di Mauborget, si è capito che sarebbe stata una tappa difficile per i velocisti e alcuni di loro sono stati segnalati in difficoltà nelle retrovie: in tanti si sono ritrovati nel gruppetto, Mareczko invece si è addirittura ritirato.

La fuga termina ai meno 30, in gruppo c’è selezione
Il vantaggio massimo di Capecchi, Mori, Rosa e degli altri nove fuggitivi è stato di 3’45” toccato poco prima di metà gara, ma in vista della salita di Le Haut-de-la-Côte, la terza di oggi, la EF Education First ha preso le redini delle operazioni di inseguimento aumentando il ritmo ed iniziando ad avvicinarsi al drappello di battistrada: a 55 chilometri dalla conclusione il gap era sceso attorno al minuto e dieci secondi. Sulla quarta salita in testa hanno leggermente aumentato il ritmo con il risultato di tenere stabile il loro vantaggio a costo di perdere qualche elemento: davanti erano rimasti infatti Rosa, Pellaud, Owsian, Capecchi, Vanhoucke, Vingegaard, Gougeard e Haga le cui chance di farcela erano ormai sempre più ridotte.

E infatti, come era prevedibile, tra la discesa del Col de La Vue des Alpes e l’inizio del Col de la Tourne il plotone ha innestato le marce alte ed è piombato addosso agli attaccanti della prima ora proprio sulle rampe iniziale dell’ultimo gran premio della montagna di giornata a circa 30 chilometri dall’arrivo. Con i suoi quattro chilometri al 7% di pendenza, il Col de la Tourne ha fatto selezione ma gli attacchi, di Nans Peters prima e di Kenny Elissonde poi, hanno avuto tutti vita abbastanza breve. Dalla vetta mancavano 25 chilometri all’arrivo ed un bravissimo Sonny Colbrelli era l’unico velocista che ancora faceva parte del gruppo dei migliori ridotto ad una quarantina di uomini: il bresciano era l’unico presente davanti per la Bahrain-Merida, dal momento che il leader Jan Tratnik aveva perso contatto qualche chilometro prima proprio in salita.

Tanti attacchi nel finale di tappa
Gli ultimi 25 chilometri di tappa sono stati molto battagliati e spettacolari con Emanuel Buchmann ad accendere la miccia: il tedesco della Bora-Hansgrohe ha attaccato sorprendendo il gruppo, ha trovato un breve collaborazione di Matteo Badilatti (Svizzera) e Riccardo Zoidl (CCC), ma poi è andato via da solo arrivando ad avere anche 35″ di vantaggio. Nel plotoncino lle spalle di Buchmann, infatti, non c’erano squadre con le forze ed i numeri necessari per tenere chiusa la corsa e lo si è notato ancora di più a 12 chilometri dall’arrivo quando è bastato uno strappo di circa un chilometri e mezzo per far ripartire una bella girandola di attacchi: mentre Sonny Colbrelli perdeva terrano dal gruppo dei migliori, Geraint Thomas, David Gaudu e Michael Woods hanno guadagnato qualcosa, hanno ripreso Buchmann ai meno 6 chilometri, ma poi si sono arresi al ritorno degli inseguitori guidati alla Jumbo-Visma e da un Primoz Roglic che in discesa aveva disegnato traiettorie molto aggressive.

Il gruppo di testa si è ricompattato a 4 chilometri dalla conclusione quando anche David Gaudu, ultimo ad arrendersi, è stato ripreso: a quel punto erano rimasti solo 20 corridori a giocarsi la vittoria di tappa senza un netto favorito su tutti gli altri in termini di velocità. E allora ecco altri scatti, prima quello del russo Ilnur Zakarin a 1600 metri dall’arrivo, ma proprio all’ultimo chilometro il corridore della Katusha si è visto ripreso e superato di slancio da Geraint Thomas che sperava di dare la prima vittoria al Team Ineos: il gallese sembra essere arrivato a questo Romandia in buona forma, ma sulla sua ruota è riuscito a riportarsi Carlos Betancur (Movistar) che non gli ha dato un cambio per puntare tutto sulla volata.

Roglic tappa e maglia
E così volata è stata con il colombiano Betancur che ha aspettato troppo a lanciarsi e quando lo ha fatto ha dovuto ripartire da una velocità che a quel punto era diventata troppo bassa. Il resto del gruppo era subito lì dietro e sono stati questi i protagonisti dello sprint: Primoz Roglic è partito da ottima posizione e negli ultimi 100 metri ha preso la testa andando a conquistare il successo di tappa ed il relativo abbuono anche con un certo margine. Secondo posto per un generosissimo David Gaudu che di certo non ha corso al risparmio nel finale, mentre è riuscito ad agguantare il podio il portoghese Rui Costa che ha ottenuto così il miglior piazzamento della sua stagione fino a questo momento. Nei primi 10 c’erano poi nell’ordine Michael Woods, Damien Howson, Carl Fredrik Hagen, Eduardo Sepulveda, Jan Hirt, Felix Grossschartner e Guillaume Martin. Il primo drappello inseguitore con tra gli altri Patrick Bevin, Merhawi Kudus, Tanek Kangert e Daniel Martinez ha chiuso a 50″.

La classifica generale vede adesso Primoz Roglic in prima posizione con 10″ su Rui Costa, 12″ su David Gaudu, 13″ su Geraint Thomas e 14″ su Carlos Betancur, anche se sono tanti i corridori ancora vicini tra loro in classifica. Difficile però che ci siano stravolgimenti domani nella Le Locle-Morges di 174.4 chilometri: non è una frazione pianeggiante, ma è senza dubbio la migliore occasione per vedere in azione i velocisti presenti e difficilmente se la lasceranno scappare.

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