Alejandro Valverde primo a Mas de la Costa © LaVuelta.es
Alejandro Valverde primo a Mas de la Costa © LaVuelta.es

Lasciate che i pargoli mi restino ancora dietro

Vuelta a España, sul muro di Mas de la Costa il vecchio Valverde mette in fila Roglic, López (di nuovo in rosso) e Quintana. Aru ottavo all’arrivo e in top ten in classifica

Al completamento della prima settimana di Vuelta a España 2019 il quadro della situazione è più chiaro che mai: la sfida per il successo di Madrid coinvolge solo quattro corridori, e sarebbe abbastanza sorprendente che qualcun altro riuscisse a inserirsi nella lotta, e comunque a beffare tutti e quattro gli occupanti delle prime posizioni della classifica. Magari qualcuno di loro salterà, ma non tutti, per cui diciamo subito che sarà vittoria di uno tra (in ordine attuale di generale) Miguel Ángel López, Primoz Roglic, Alejandro Valverde e Nairo Quintana.

I quattro sono peraltro vicinissimi, racchiusi nel soffio di 27″, e per di più il fatto che il terzo e il quarto siano pure compagni di squadra apre la porta a scenari tutti da gustare anche sul piano tattico. Questo ci ha detto la tappa con arrivo a Mas de la Costa, uno dei muri garagistici più famosi della Vuelta degli anni recenti, su cui oggi ha trionfato (non esiste termine più adatto per la vittoria di codesto 39enne!) un Alejandro Valverde in forma smagliante, davvero vicino alle migliori edizioni di sé che il murciano ha esibito nel corso della sua infinita carriera.

Se Valverde, con questa affermazione, si avoca il diritto di sentirsi capitano Movistar (non solo nelle parole di Eusebio Unzué ma anche e soprattutto sulla strada), Roglic si conferma un avversario di tutto rispetto, capace di rispondere colpo su colpo agli assalti in salita dei tre latinos che lo circondano, e sempre con un importante bond in portafoglio, rappresentato da una cronometro di 36 chilometri che per forza di cose farà fruttare, martedì. Di mezzo c’è il minitappone di Andorra su cui altri nodi verranno al pettine. Una frazione, quella di domenica, nella quale i due colombiani della compagnia troveranno terreno adatto alle proprie caratteristiche e conseguentemente alle rispettive e rispettabili ambizioni: per come sono messe le cose, va aggiunto, c’è un 50% di possibilità che si completi il clamoroso score di 3 GT su 3 conquistati in stagione da corridori sudamericani, un risultato che ancora pochi anni fa sarebbe stato considerato quasi fantascientifico.

Di fantascientifico all’oggi c’è invece l’indole da cagnaccio di Fabio Aru, uno capace di soffrire come pochi altri sportivi al mondo: la sua scalata di Mas de la Costa è un compendio dell’Aru ciclista che abbiamo conosciuto in questi anni, uno che sputa l’anima in sella piuttosto che mollare il colpo; non è il miglior Fabio della storia, questo l’abbiamo capito, ma con la tigna che ci mette è sempre capace di posticipare la parola fine in coda al racconto di cui è protagonista. E intanto si è infilato nella top ten, e magari può prendere il coraggio necessario per risalire ancora la china. Fino a che punto, nessuno può dirlo.

 

Brambilla di nuovo in fuga, ma la Movistar oggi non lascia spazio
Attacchi su attacchi nella prima ora della settima tappa della Vuelta a España 2019, la Onda-Mas de la Costa di 183 km, ma la fuga non è partita fino al km 62, quando si sono avvantaggiati in 8: Gianluca Brambilla (Trek-Segafredo), Philippe Gilbert (Deceuninck-Quick Step), Sergio Luis Henao (UAE Emirates) e suo cugino Sebastián Henao (Ineos), Quentin Jauregui (AG2R La Mondiale), Stéphane Rossetto (Cofidis, Solutions Crédits), Michael Storer (Sunweb) e Jelle Wallays (Lotto Soudal); poi quest’ultimo si è fermato per dare una mano a rientrare al compagno Tomasz Marczynski, che era rimasto a bagnomaria insieme a Cyril Barthe (Euskadi-Murias), e al km 88 (95 dalla fine) i due drappelli si sono ricongiunti. Il vantaggio sul gruppo è andato a salire fino a quando la Bahrain-Merida della maglia rossa Dylan Teuns ha controllato senza forzare, e il margine massimo – 4’56” – è stato toccato a 65 km dalla fine.

Intanto nel corso della tappa si è ritirato Tejay Van Garderen (EF Education First), e va aggiunto che non era proprio partito Davide Formolo (Bora-Hansgrohe): entrambi, seppur in momenti diversi della tappa, erano caduti ieri.

Sergio Luis Henao ha fatto il pieno di punti Gpm sui primi tre colli, poi la festa per i dieci è finita nel momento in cui la Movistar, proprio dopo la terza salita, ha rilevato la Bahrain in testa al gruppo, aumentando sensibilmente l’andatura: obiettivo tappa per la squadra spagnola, dopo la dichiarazione del team manager Eusebio Unzué secondo cui non Nairo Quintana, bensì Alejandro Valverde sarebbe il capitano della Grande M.

 

Henao fa incetta di Gpm, Teuns in rosso salta presto
Un paio di cadute (coinvolti due Burgos-BH, poi James Knox della Deceuninck), un paio di forature (Ángel Madrazo della Burgos, Sergio Higuita della EF), e si è arrivati ai piedi della salita più lunga di giornata, il Puerto del Salto del Caballo ai -30, con un vantaggio ridotto a 2′ per i primi. Il gruppetto al comando si è subito frantumato, e hanno preso l’iniziativa Marczynski con Gilbert e Sergio Henao; poi il polacco è saltato, e sugli altri due si sono riportati Brambilla e l’altro Henao, mentre in gruppo si notava la sorprendente defaillance della maglia rossa Teuns, già staccato prima di metà scalata, a 27 km dalla fine; poco dopo Tao Geoghegan Hart (Ineos) ha tentato una sortita, ma decisamente velleitaria. Quindi anche il secondo della generale, David De La Cruz (Ineos), si è staccato, sicché ben prima del muro finale Miguel Ángel López è tornato a essere maglia rossa in pectore.

Sergio Henao si è preso pure il Gpm del Salto del Caballo (salendo a 17 punti contro i 33 del leader a pois Madrazo), il gruppo – anticipato di pochi metri da TGH – è passato a 1’30”, Teuns a 2’30”. La successiva discesa presentava diversi tratti in contropendenza, e ciò non ha facilitato il compito dei quattro battistrada superstiti, ad ogni buon conto Gilbert ha piazzato un allunghetto e insieme a Sergio Luis si è risbarazzato di Brambilla e Seb, ma ormai l’azione degli attaccanti volgeva al termine, anche perché dietro c’era una novità: l’Astana ai -12 rilevava la Movistar al comando delle operazioni.

Gilbert e Henao sr. sono riusciti ancora a prendere in testa i quattro letali chilometri di Mas de la Costa, ma dopo 300 metri di salita sono già stati fagocitati dal gruppo, che peraltro era già molto selezionato: restavano davanti in appena 20, e il forcing intrapreso nel frangente dalla Jumbo-Visma con Sepp Kuss ha subito dimezzato il numero dei componenti il drappello. In questa fase Fabio Aru (UAE) ha pagato dazio, perdendo contatto dai migliori; ma la tappa del sardo non sarebbe finita così male, come vedremo.

 

Nairo attacca, Primoz risponde, Alejandro raccoglie, Miguel Ángel comanda
A 3.2 km dalla vetta Nairo Quintana ha piazzato il primo di tanti scatti. Spesso semplici punturine, a volte vere rasoiate (per quanto fosse possibile rasoiare su quelle pendenze in doppia cifra), fatto sta che l’azione del colombiano della Movistar ha subito ridotto il campo dei contendenti ad appena 4 unità: con Nairo c’era il compagno Alejandro Valverde; Primoz Roglic (Jumbo) sempre sul pezzo; Miguel Ángel López (Astana) a parare bene i colpi. Poi il vuoto, e più indietro Rafal Majka (Bora) con Marc Soler (Movistar), destinato ad appassire presto, e George Bennett (Jumbo); altro buco, ed ecco Tadej Pogacar (UAE) ed Esteban Chaves (Mitchelton-Scott); quindi Ion Izagirre (Astana), quindi un Aru che a denti stretti non mollava la presa.

Tra i -3 e i -2 Quintana ha messo in campo altri due scatti, sempre ben tampinato da Roglic, il quale ha poi voluto saggiare in prima persona le forze dei rivali, con un allungo a cui Quintana ha risposto meglio degli altri due; nell’occasione, MAL è sembrato patire parecchio, ma nel giro di 100 metri il quartetto si è riformato. Roglic ci ha riprovato ma stavolta nessuno si è fatto male, intanto dietro Majka era rimasto solo a una ventina di secondi, Pogacar si isolava alle spalle del polacco, e Aru rimontava posizioni mettendo nel mirino il giovane compagno di squadra.

Tra i -2 e l’ultimo chilometro, altri tre pungoli di Quintana, ma ormai si era capito che i quattro sarebbero arrivati insieme. Volata su un muro, in pratica. Ai 500 metri López ha raccolto le ultime energie per passare davanti, ma ai 400 Roglic l’ha sopravanzato, cercando una posizione comoda per fronteggiare l’attesa sparata di Valverde. Il Campione del Mondo si è in effetti portato davanti ai 300 metri, e lì è rimasto in controllo fino al momento dello scatto decisivo, ai 150.

Roglic ha affiancato il murciano, ma aveva un problema: che lui non è Valverde. Come dire, su un arrivo del genere e in una condizione di gara come quella odierna, nessuno avrebbe potuto battere Don Alejandro, che infatti ha spezzato la resistenza dello sloveno, andando a cogliere un successo meritato quanto sospirato. López e Quintana hanno preso il buco in volata, e su una rampa così dura non ci hanno messo niente a perdere 6″, distacco con cui sono stati cronometrati (prima Superman, poi Nairoman…) all’arrivo.

Majka ha chiuso a 42″, a 48″ è arrivato Izagirre, autore di un ottimo ultimo chilometro, e a 51″, praticamente insieme, ecco Pogacar e Aru; Bennett ha chiuso a 1’07”, e in rimonta Óscar Rodríguez (Euskadi) si è preso il decimo posto a 1’20”. Più indietro Chaves e Nieve sono transitati insieme a 1’37”, a 1’48” è arrivato Wilco Kelderman (Sunweb), a 2’03” Pierre Latour (AG2R), a 2’25” Jakob Fuglsang (Astana). Teuns è arrivato a quasi 10′.

Il tutto per una classifica che vede ritornare Miguel Ángel López in maglia rossa con appena 6″ su Roglic, 16″ su Valverde e 27″ su Quintana. Poi la voragine, a confermare che il successo finale sarà questione di faida tra quei quattro. Quinto è Majka a 1’58”, poi troviamo Pogacar a 2’36”, Chaves a 2’52”, Bennett a 3’34”, Kelderman a 3’36” che poi è lo stesso distacco di Fabio Aru, risalito in decima posizione. Alle spalle del sardo Latour (3’55”) e Nieve (4’01”).

Domani l’ottava tappa sarà più abbordabile di quella odierna: la Valls-Igualada, 167 km, ha nel finale una salita non banale come il Puerto de Montserrat, 8 km al 7% (scarso) di pendenza media; però tale ascesa scollina a poco meno di 30 km dall’arrivo, per cui non è scontato che i big si diano battaglia (anche se ci piacerebbe che lo facessero!). Dovessimo puntare due euro, li metteremmo sul nome di qualche aficionado delle fughe.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile