La vittoria di Nikias Arndt a Igualada © LaVuelta.es
La vittoria di Nikias Arndt a Igualada © LaVuelta.es

Il teleromanzo rosso propone un altro… ribaltino

Vuelta a España, sotto la pioggia arriva la fuga e vince Nikias Arndt. Cambia di nuovo il leader, ora tocca a Nicolas Edet. Domani minitappone ad Andorra

Quasi fosse un teleromanzo con sceneggiatori a corto di idee e orientati a moltiplicare i personaggi e a riproporre i soliti colpi di scena, la Vuelta a España ha vissuto oggi una giornata interlocutoria con l’ennesimo divorzio tra Brooke e Ridge, in attesa che un nuovo matrimonio venga celebrato a breve, magari già domani… in fondo vi basta sostituire “maglia rossa” a Brooke e “Miguel Ángel López” a Ridge ed ecco che tutto si chiarisce… quanto alle altre parti in commedia fate vobis, assegnate pure i ruoli da nonno Valverde Forrester in giù, tutti a inseguire l’ambita meta.

Oggi la nostra Brooke si è concessa un altro flirt, stavolta con Nicolas Edet, che per conquistarla si è imbarcato in una fuga a prova di decreti sicurezza, ed è sbarcato tranquillo nel porto del primato in classifica: che fosse una giornata destinata a veder vincere gli attaccanti del mattino era scritto sia nel percorso da tappa mista e interlocutoria, sia nel fatto che tale frazione fosse schiacciata tra più importanti snodi (Mas de la Costa ieri, Andorra domani); e la conferma è arrivata quando praticamente tutte le squadre in campo hanno messo almeno un uomo nell’azione.

Edet era quello più alto in classifica tra i 21 attaccanti, la politica del laissez-faire astaniano ha fatto il resto, e il laborioso francese della Cofidis si è così vestito di rosso, premio stratosferico per una carriera in cui non ci sono stati picchi particolari, una vita da gregario con questa perla che ora, inaspettatamente, punta addosso al 31enne della Sarthe tutti i riflettori del mondo del ciclismo.

Complimenti e viva empatia per lui, e complimenti a Nikias Arndt che la tappa l’ha vinta. 28 anni da compiere, il tedesco della Sunweb è un po’ un Ackermann che non ce l’ha fatta, nel senso che grandi attese erano incentrate sul suo velocismo, ma dopo i segnali lanciati in gioventù non sono venuti, in un prosieguo da seconda schiera, troppi risultati. Qualcuno sì, comunque, per esempio una Cadel Evans Great Ocean Road Race (2017) e soprattutto una tappa al Giro, quella conclusiva del 2016, ma ottenuta solo dopo declassamento di Giacomo Nizzolo che aveva vinto sulla strada; stavolta Arndt le braccia le ha potute invece alzare sotto lo striscione d’arrivo di Igualada, rilanciando l’obiettivo dichiarato della carriera: conquistare almeno un successo in ognuno dei tre grandi giri. Gli manca uno squillo al Tour, non gli manca il tempo per ottenerlo.

 

Una tappa nata per la fuga
Non una frazione da velocisti, non precisamente da uomini di classifica, l’ottava tappa della Vuelta a España 2019, da Valls a Igualada (167 km), era chiaramente destinata ai coraggiosi che fossero riusciti a imbastire una fuga da lontano. Non facile entrarci, in questa fuga, visto che tutto il mondo voleva andarci. Ce l’hanno fatta in 21 dopo 19 km: il già maglia rossa Dylan Teuns (Bahrain-Merida), Carl Fredrik Hagen e Tosh Van der Sande (Lotto Soudal), Nikias Arndt e Martijn Tusveld (Sunweb), Nicolas Edet e il vincitore di Ares del Maestrat, Jesús Herrada (Cofidis, Solutions Crédits), Alex Aranburu e Jonathan Lastra (Caja Rural-Seguros RGA), Peter Stetina (Trek-Segafredo), David De La Cruz (Ineos), Ruben Guerreiro (Katusha-Alpecin), Zdenek Stybar (Deceuninck-Quick Step), Nicolas Dlamini (Dimension Data), Jonas Koch (CCC), Fernando Barceló (Euskadi-Murias), Silvan Dillier (AG2R La Mondiale), Sergio Luis Henao (UAE Emirates), Tobias Ludvigsson (Groupama-FDJ) e due rappresentanti dei team dei primi, Luis León Sánchez per l’Astana e Jorge Arcas per la Movistar.

Il gruppo ha lasciato fare, il margine dei 21 è cresciuto progressivamente fino a sfiorare i 6′ a 60 km dal traguardo; quindi dietro hanno aumentato il ritmo, non perché preoccupati dalla fuga ma per fisiologica sistole da avvicinamento alla salita di giornata, il Puerto de Montserrat che veniva approcciato a 36 km dalla fine. Ma passato il momento di eccitazione, il plotone ha nuovamente rallentato, la fuga è tornata rapidamente a +6′, e poi ha sfondato quel muro continuando ad ampliare il proprio margine, per la gioia di Nicolas Edet che era partito con un ritardo di 6’24” da Miguel Ángel López, e vedeva avvicinarsi ad ampie falcate il sogno rosso. Tanto era concentrato sul tema, che il francese aveva pure sprintato al traguardo volante di Sant Joan de Vilatorrada, transitando per terzo dietro a Stybar e Arndt e conquistando un secondino d’abbuono…

 

Tentativi d’anticipo in salita
Come era scontato che la fuga andasse, era pure ovvio che sul Montserrat ci sarebbero stati tentativi di evasione tra gli stessi evasi: chi partiva battuto in volata doveva pur provarci in salita. Il primo affondino l’ha piazzato Jesús Herrada, ma senza mostrare la gamba dell’altro giorno. Meglio è andato Peter Stetina, che si è involato ai -33, a 5 km dalla vetta. L’americano ha preso una ventina di secondi di vantaggio, poi Fernando Barceló gli si è rifatto sotto, quindi anche lo stesso Herrada è andato a chiudere, precedendo l’arrivo di De La Cruz, Sánchez, Aranburu e Tusveld; ma gli altri non erano lontani, e dopo il Gpm c’è stato un ricompattamento più generale.

In discesa, sotto la pioggia che aveva cominciato a scrosciare forte, è scappato ai -19 Ruben Guerreiro e su di lui si è portato ancora Barceló, e poi pure Tusveld, e infine ai -9 anche Aranburu. Ma gli altri erano a un passo, e sempre più vicini, tirati soprattutto da Hagen che lavorava per il compagno Van der Sande. Ai 3500 metri, mentre il gap tra i quattro e gli inseguitori stava per essere annullato, Tusveld ha tentato un ulteriore allungo, ma si è allungato pure troppo, facendosi scappare la ruota anteriore sull’asfalto bagnato di una rotonda, e andando giù.

Annullata in quel momento l’azione dei contrattaccanti, era il momento dei tentativi da finisseur. Ci ha provato per primo Ludvigsson, ma Stybar ha reagito e, dopo essersi scrollato di ruota Teuns ed Edet, ha raggiunto lo svedese ai 2500 metri ed è ripartito a sua volta. L’azione dell’ex iridato del cross pareva quella buona, ma non lo era, perché i 13 rimasti alle sue spalle stavano menando forte, su tutti uno scatenato Edet.

 

La gioia di Arndt ed Edet prima del minitappone di Andorra
Agli 800 metri si è chiusa l’avventura solitaria di Zdenek, a stretto giro Aranburu ha tentato la sortita ma meglio ancora è uscito Guerreiro, però ormai non si scappava più dalla volata di drappello. Lo sprint è stato un testa a testa tra Aranburu e Arndt, ma lo spunto del tedesco è stato irresistibile per l’avversario, sicché Nikias è transitato per primo e con margine, pieno di gioia e autostima. Aranburu si deve accontentare del secondo posto, davanti a Van der Sande, Guerreiro, Koch, Teuns, Lastra, Ludvigsson, Barceló e Henao; 11esimo posto, ma tanto gli bastava, per Nicolas Edet. Il gruppo, con gli Astana in testa, è arrivato 9’24” dopo Arndt, preceduto da tutti e 21 i fuggitivi.

La classifica cambia di nuovo volto, Nicolas Edet è la nuova maglia rossa e si inseriscono in top ten di nuovo Teuns, secondo a 2’21, e Hagen, settimo a 3’45”; salgono in top 20 Stetina (17esimo) e De La Cruz (20esimo). Le distanze tra i big restano invariate, López è terzo a 3’01” da Edet, Primoz Roglic (Jumbo-Visma) quarto a 3’07”, Alejandro Valverde (Movistar) quinto a 3’17”, Nairo Quintana (Movistar) sesto a 3’28”; la top ten è completata da Rafal Majka (Bora-Hansgrohe), ottavo a 4’59”, Tadej Pogacar (UAE), nono a 5’37”, ed Esteban Chaves (Mitchelton-Scott), decimo a 5’53”. Fabio Aru (UAE) è sempre il primo degli italiani, ora 13esimo a 6’37” da Edet.

Domani una delle tappe più attese dell’intera Vuelta 2019: si parte da Andorra La Vella e si arriva a Cortals d’Encamp dopo soli 94.4 km, ma infarciti di salita: si comincia subito scalando il Coll d’Ordino (vetta al km 17), quindi al km 56 svettano i 12 km di dura ascesa al Coll de la Gallina, infine la via per Cortals d’Encamp prevede 22 km complessivi, inframezzati da 2 km di discesa (dopo l’Alto de la Comella), e 5 in piano dopo l’Alto de Engolasters; l’ultimo tratto di salita misura quasi 6 km fino ai 2095 metri di altitudine del traguardo. La battaglia ci sarà di sicuro, e se a qualcuno parte un venerdì potremmo anche assistere a un più che discreto spettacolo.

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