Alexander Kristoff esulta: la prima tappa al Tour de France è sua © Bettiniphoto
Alexander Kristoff esulta: la prima tappa al Tour de France è sua © Bettiniphoto

Je suis Kristoff superstar

Tour de France, le cadute caratterizzano la prima tappa, Pinot giù e dolorante nel finale. Volata caotica, l’esperto norvegese supera Pedersen e Bol, nei 10 Viviani e Nizzolo

Da inizio luglio a fine agosto; in un anno rivoluzionato, anche il Tour de France lo fa strano. La centosettesima edizione della corsa a tappe più importante del calendario prende le mosse in un paese colpito duro in questi giorni dal coronavirus tanto che, scherzando anziché no, qualche candidato per il successo finale dichiara di voler prendere la maglia gialla prima possibile, hai visto mai che non si riesca ad arrivare a Parigi.

Da Nizza, sede scelta per la seconda volta come grande partenza, si giunge nella frazione inaugurale a… Nizza. Sulla scia della avvincente La Course by Le Tour, i 176 “touristi” affrontano nei 156 km del percorso tre giri di un circuito attorno al capoluogo del dipartimento, con due passaggi e mezzo (il primo, di fatto, viene reso ininfluente dal tratto di trasferimento di 8.1 km fino al via ufficiale) sulla Côte de Rimiez, cui segue una discesa tutt’altro che banale. L’ultimo transito, però, è privo del declivio, sostituito da un nuovo strappo verso Levens; gli ultimi 30 km sono però tra discesa e pianura, bloccando eventuali progetti bellicosi.

Nasce immediatamente la fuga di giornata, tre gli attaccanti
Alle 14.19 un tronfio Cristian Prudhomme sventola la bandiera e dà il via alla corsa; il primo scatto è subito quello buono, stante il disinteresse altrui. La palma di attaccante inaugurale va al francese Cyril Gautier (B&B Hotels-Vital Concept) alla cui ruota si accodano lo svizzero Michael Schär (CCC Team) e Fabien Grellier (Total Direct Energie). Ricevuto il beneplacito, i tre non si dannano l’anima e in un battibaleno accumulano già oltre 2′ di vantaggio.

In una stagione sinora decisamente insufficiente la Total Direct Energie non perde comunque l’occasione di centrare la fuga nella tappa inaugurale: negli ultimi otto anni i vandeani vi sono riusciti, oggi compreso, in cinque occasioni. Un’altra abitudine dura a morire è quella di vedere i soliti sospetti a tirare il plotone; è il caso di Tim Declercq (Deceuninck-Quick Step), Marco Marcato (UAE Team Emirates) e Tony Martin (Team Jumbo-Visma), pedine insostituibili per le rispettive formazioni, cui si somma il debuttante Frederik Frison (Lotto Soudal).

Una caduta coinvolge Bennett, López e Pozzovivo
Gli attaccanti vengono tenuti sott’occhio, sempre entro i tre minuti, in un pomeriggio che si indirizza nella tranquillità. La calma viene però interrotta da una caduta dopo una quarantina di km dal via, poco distante dal primo passaggio sotto la linea del traguardo: a restare coinvolti sono uno dei favoriti di oggi, l’irlandese Sam Bennett (Deceuninck-Quick Step), Thomas De Gendt (Lotto Soudal), Nikias Arndt e Cees Bol (Team Sunweb) e tre che, ahiloro, spesso sono coinvolti in queste situazioni come Ben Hermans (Israel Start-Up Nation), Domenico Pozzovivo (NTT Pro Cycling) e soprattutto Miguel Ángel López (Astana Pro Team).

Stante il ritmo tutt’altro che impossibile, tutti riportano, con il colombiano scortato da quattro compagni e il lucano dal possente Max Walscheid; per Pozzovivo, però, il gomito sinistro presenta un rigonfiamento non da poco. Situazione, quindi, da monitorare nelle prossime ore, per capire se l’ex Colnago, AG2R e Bahrain potrà proseguire la sua avventura francese. L’interesse per capire chi si prende i primi punti in palio al gpm (km 48.5) coinvolge i tre attaccanti, che paiono più pistard che stradisti; ad avere la meglio è Grellier che precede Gautier. Gap di 1’40”, invece, per il gruppo che procede tranquillo.

Arriva il maltempo, non si contano gli incidenti: brutta cera per Sivakov 
Come da previsioni, la pioggia inizia a scendere; il risultato immediato, è che nel falsopiano seguente al gpm si cade. Vanno a terra, anche in questo caso, nomi di spessore come Benoît Cosnefroy e Pierre Latour (AG2R La Mondiale), Omar Fraile (Astana Pro Team), Christophe Laporte (Cofidis) e soprattutto Pavel Sivakov (Ineos Grenadiers). Tutti ripartono, con Latour sofferente con qualche sbucciatura sul lato sinistro del corpo.

La pioggia si fa più intensa, così come il ritmo del plotone tanto che a 99 km dall’arrivo il margine dei tre battistrada scende sotto il minuto: tutti vogliono prendere la discesa davanti per evitare incidenti, ma questi, tuttavia, si registrano lo stesso. Assaggiano l’asfalto, in maniera fortunatamente dolce, Lukas Pöstlberger (Bora Hansgrohe). Diego Rosa (Team Arkéa-Samsic), poi ancora Daryl Impey (Mitchelton-Scott) e Andrey Amador (Ineos Grenadiers), mentre Julian Alaphilippe (Deceuninck-Quick Step) si ferma per un problema meccanico; in una fase caotica, in cui persino Egan Bernal e Tom Dumoulin pedalano nelle estreme retrovie, in molti riescono a rientrare. Non Alaphilippe, un po ‘troppo baldanzoso in discesa, un sofferente Sivakov, totalmente bloccato nell’impostare le curve, per il quale le prossime giornate si preannunciano faticose, e un terzetto di sprinter italiani come Bonifazio, Nizzolo e Viviani.

Tutti giù per terra: Sivakov in lacrime, Porte e Zakarin non perdono il vizio. Ewan attardato
Per favorire il rientro dei tanti danneggiati, l’andatura diminuisce, permettendo al terzetto un nuovo vantaggio superiore ai 2′ a 75 km sul gruppo principale e di circa 2’40” sul drappello Alaphilppe. Chi da questo plotoncino perde terreno è Pavel Sivakov che, suo malgrado, cade di nuovo in una mezza rotonda con Nikias Arndt; quasi in lacrime, il russo cresciuto in Francia prosegue ma in netto ritardo, lasciato tutto solo dall’ammiraglia e assistito dal medico di gara.

Quest’ultimo, però, deve farsi in quattro: nello stesso punto del giro precedente, in prossimità dell’arco dell’ultimo km, si cade. Di nuovo Andrey Amador, Nelson Oliveira (Movistar Team), Mikel Nieve (Mitchelton-Scott), Philippe Gilbert (Lotto Soudal), Kenny Elissonde (Trek-Segafredo), i soliti sospetti David De la Cruz (UAE Team Emirates), Richie Porte (Trek-Segafredo) e Ilnur Zakarin (CCC Team). Un paio di km più tardi, altro giro e altra caduta: Caleb Ewan e John Degenkolb (Lotto Soudal), Robert Gesink e Sepp Kuss (Team Jumbo-Visma), Sonny Colbrelli e Matej Mohoric (Bahrain McLaren). Una interminabile lista, ma almeno tutti si rialzano.

Discesa pericolosissima, si neutralizza. L’Astana non ci sta e López rischia grosso
Gli ultimi traguardi intermedi di giornata vanno a Michael Schär: lo svizzero si prende sia lo sprint a Nizza (km 88, Sagan si prende il quarto posto davanti a Trentin) che il gpm della Côte de Rimiez (km 97), riuscito a staccare Gautier dopo che Grellier si era fatto riassorbire dal plotone a inizio ascesa. Anche per l’elvetico, però, la giornata in avanscoperta si conclude a 58 km dalla linea d’arrivo; il gruppo lo prende, pur andando ad andatura regolare.

Una sorta di neutralizzazione concordata, che consente a diversi attardati, fra cui un dolorante Giacomo Nizzolo – scortato da Michael Gogl e Roman Kreuziger. Il ruolo di sceriffo saggio spetta a Tony Martin, che segue le orme dell’antico rivale Cancellara. Giustamente, va detto, perché non sussistono le condizioni di regolarità. Come paga sulla propria pelle l’Astana: a 47 km dalla fine, sotto la pioggia e sempre in un tratto di discesa, i kazaki si mettono al comando aumentando il ritmo, verosimilmente su ordine dall’ammiraglia. Alla prima curva, ecco rischiare il patatrac: già noto per essere insufficiente nella guida del mezzo, capitan Miguel Ángel López pattina come fosse sul ghiaccio e va lungo, riuscendo non sa neppure lui come ad appoggiarsi dolcemente col volto ad un cartello stradale senza farsi male e ripartendo, dopo aver preso in prestito la bici di Ion Izagirre. Qualche malpensante lo chiamerà “karma”.

Anche Bennett va giù. I tempi presi ai meno 3 km
La blanda andatura consente il rientro di tutti quanti, persino di un Caleb Ewan che sprofondava a quasi 7′ a inizio salita. Il resto della discesa procede – meglio non dire scivola via, data la giornata – senza scossoni sino agli ultimi 2 km dal termine, quindi ai meno 29 km, quando George Bennett (Team Jumbo-Visma) va a sua volta a terra prima di un tornante per colpa sua. Anche il kiwi, vincitore al Gran Piemonte e prezioso supporto di Roglic e Dumoulin, si rialza seppur acciaccato.

La corsa torna in pianura e prosegue placidamente sino ai meno 21 km quando Benoît Cosnefroy decide di attaccare, dando fuoco alle polveri; il puncheur della AG2R La Mondiale, con la sua mossa che dura sino ai meno 13.5 km, complica il tentativo di rientro di Bennett che comunque si salva. I treni lavorano, sia quelli dei velocisti che quelli degli uomini di classifica; questi ultimi, però, possono essere più tranquilli oggi, con la comunicazione della giuria di porre la neutralizzazione al cartello degli ultimi 3 km su richiesta degli stessi corridori.

Ennesimo incidente, va giù Pinot. Volata senza storia, esulta Kristoff
Spostati ai meno 3 km Ineos, Jumbo e compagnia cantante, sono Deceuninck-Quick Step e Team Sunweb che tirano. Ma subito dopo essere transitati sotto il segnale, ecco l’ennesima caduta: il pesce grosso coinvolto è Thibaut Pinot (Groupama-FDJ), sbucciatosi alla spalla destra. Tra gli altri che vanno giù anche Marc Soler, Rémi Cavagna e Marc Hirschi.

Davanti, intanto, è Daniel Oss a pilotare davanti la corsa nell’ultimo km, ma è Michael Mørkøv a lanciare lo sprint; il suo capitano Sam Bennett non è però alla sua ruota. Come il resto della tappa, anche la volata è caotica: parte subito Cees Bol, ma alla sua destra rimonta di prepotenza Alexander Kristoff. Il norvegese, tre affermazioni in carriera alla Grande Boucle, ha gioco facile, andando a conquistare una preziosa vittoria per sé e per la UAE Team Emirates.

Secondo un altro scandinavo, il campione del mondo Mads Pedersen; il danese della Trek-Segafredo rimonta bene ma non ha potuto nulla contro il vincitore. Completa il podio il debuttante neerlandese Cees Bol (Team Sunweb). Seguono tra i primi 10 un deluso Sam Bennett (Deceuninck-Quick Step), un invisibile Peter Sagan (Bora-Hansgrohe), Elia Viviani (Cofidis), Giacomo Nizzolo (NTT Pro Cycling Team) chiuso nella morsa Pedersen-Bol, Bryan Coquard (B&B Hotels-Vital Concept), Anthony Turgis (Total Direct Energie) e Jasper Stuyven (Trek-Segafredo).

Domani si sale attorno a Nizza, ma con il sereno
Dopo il movimento di oggi la corsa propone una frazione ancor più dura, sempre con partenza e arrivo a Nizza con quasi 4000 metri di dislivello distribuiti qua e là e, soprattutto, con un meteo più clemente. Stavolta i 186 km faranno male per la classifica e risulteranno proibitivi per i velocisti, anche per i più in forma: dopo 50 km si affronta il Col de la Colmiane, 16.3 km al 6.3%, gpm di prima categoria al pari del seguente Col de Turini, 14.9 km al 7.4%; a far paura è anche la discesa di questo colle, criticata dai corridori per lo sporco presente sulla sede stradale. E dopo la giornata di oggi, non si può certo escludere una nuova sostituzione del gruppo all’assente direzione di corsa.

A fare la differenza per l’esito di giornata sono i due passaggi sul Col d’Èze, il secondo dei quali che termina a 3 km dalla vetta abituale; da lì, comunque, rimangono solo 9 km al traguardo, 7 dei quali di discesa per capire chi, in questo approccio iniziale, ne ha più degli altri. O, dopo quanto visto in questa frazione inaugurale, verrebbe da dire chi ha meno ammaccature.

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