Tadej Pogacar in maglia gialla a Parigi © ASO - Pauline Ballet
Tadej Pogacar in maglia gialla a Parigi © ASO - Pauline Ballet

Chiamatelo Tour della nuova generazione

Le pagelle del Tour de France 2020, i promossi: Pogacar conquista tre tappe e tre maglie, Hirschi regala spettacolo e Van Aert si esalta su ogni percorso

Tadej Pogacar – 10 e lode
Non poteva farsi regalo più bello per il suo ventiduesimo compleanno. Lo sloveno della UAE Team Emirates compie una vera e propria impresa nella cronometro con arrivo in cima a La Planche des Belles Filles in cui non solo ottiene la sua terza vittoria di tappa ma soprattutto strappa il simbolo del primato a Primoz Roglic, andando così a vincere l’edizione 107 del Tour de France. Anche se giovanissimo e senza una squadra in grado di sostenerlo al cento per cento in salita nell’arco delle tre settimane non si è mai fatto trovare impreparato. Anzi, sembrava uno dei corridori più esperti del gruppo, ma la sua carta d’identità parla chiaro: nato il 21 settembre 1998. Oltre alla maglia gialla si porta a casa anche quella a pois di miglior scalatore e quella bianca di miglior giovane. Chapeau.

Wout Van Aert – 9
Il miglior ciclista del post-lockdown: dopo Strade Bianche, Milano-Sanremo, tappa al Delfinato e titolo nazionale a crono giunge al Tour col compito di lavorare per Roglic. Nonostante tutto, si porta a casa due tappe in volata. È però in salita che va oltre l’immaginabile: quando si mette in testa, nel gruppo non rimangono più di 20 atleti. Si toglie anche lo sfizio di fare terzo nel tappone di La Roche-sur-Foron. Un’ultima nota: avrebbe potuto vincere la maglia verde senza grossi patemi, nei prossimi anni probabilmente ci proverà. Ora lo vedremo ad Imola cercare la medaglia sia a crono che in linea (dove veste i panni del favorito).

Marc Hirschi – 8.5
Uno dei corridori più esaltanti di queste tre settimane. Forse non sarà mai un atleta da grandi giri (per sua stessa ammissione gli mancano doti di recupero), ma quando si mette in testa di dare battaglia è una vera e propria iradiddio. Non ha paura di gettarsi anche da solo in avanscoperta a più di 100 chilometri dalla fine: va vicino all’impresa a Laruns, mentre una caduta nella diciottesima tappa gli impedisce di giocarsela con Kwiatkowski e Carapaz. Il successo arriva a Sarran, quando coglie perfettamente l’attimo. Nei prossimi anni sarà un protagonista assoluto delle classiche, e non solo; curiosi di vederlo ad Imola.

Richie Porte – 8
Difficile non essere contenti per il tasmaniano, che dopo anni di rincorsa e di sfortune chiude finalmente il cerchio salendo sul podio del Tour de France. Il percorso e lo stile di corsa del Team Jumbo-Visma gli si addicono parecchio, però alla vigilia il corridore della Trek-Segafredo non era nemmeno nei primi dieci favoriti. Per una volta riesce a superare tutti gli ostacoli, che ovviamente non sono mancati: dagli 80″ persi nei ventagli alla foratura nella diciottesima tappa che rischiava di tagliarlo fuori dalla top 5. Con una cronometro super (stesso tempo di Dumoulin) spazza via tutti i dubbi e si regala la gioia più grande della carriera.

Sam Bennett – 8
L’obiettivo minimo era la vittoria di tappa, che arriva a Île de Ré, ma l’irlandese si ritrova con merito sul podio di Parigi con la maglia verde addosso, impedendo a Sagan di raggiungere quota otto. Nella seconda parte di Tour opera una marcatura asfissiante nei confronti dello slovacco, il quale ha provato, senza troppo successo, ad indurire la corsa per farlo fuori. Ciliegina sulla torta la vittoria sugli Champs-Élysées, che segue quella davanti al Colosseo al Giro 2018. Con la vittoria alla Grande Boucle, entra anche a far parte nel club dei vincenti in tutti e tre i grandi giri.

Søren Kragh Andersen – 8
Fortemente criticati per aver lasciato a casa Matthews, Kelderman e Oomen, il Team Sunweb esce dal Tour con ben tre vittorie di tappa. Condotta di corsa sempre votata all’attacco per i tedeschi, con un Hirschi in grande spolvero e un Cees Bol che si mette in mostra al debutto a Privas, ritrova vigore anche un talento come il danese, micidiale nel cogliere l’attimo giusto sia a Lione che a Champagnole, compiendo finalmente quell’atteso salto di qualità.

Primoz Roglic – 7.5
Quando tutto sembrava finire, come in una fiaba, per il verso giusto, è successo l’impensabile: il corridore del Team Jumbo-Visma è stato superato in classifica generale dal suo connazionale Pogacar nella cronometro de La Planche des Belles Filles. Un Tour letteralmente dominato dallo sloveno e dalla sua squadra ma sul più bello si è visto sfumare il successo più importante della sua carriera. Vince la sua unica tappa a Orcières-Merlette e in ben tre frazioni si piazza secondo, che è anche è il suo piazzamento sul podio parigino. Potrà essere contento di essere giunto nei primi tre per la terza volta consecutiva in un grande giro ma il suo sogno, soprattutto per come si erano messe le cose, era un altro: vincere il Tour.

Caleb Ewan – 7.5
Il velocista australiano anche in questo Tour ha dimostrato di essere uno dei migliori sprinter del pianeta. Si disinteressa sin da subito della lotta per la maglia verde per dedicarsi a vincere più tappe possibili. Conclude la corsa con due successi, a Sisteron e Poitiers, al termine di volate magistrali. Presente e vincente, e a breve cercherà di ottenere medesimo bottino al Giro.

Tom Dumoulin – 7
Il Team Jumbo-Visma ha controllato la corsa sin dall’inizio, dimostrando di essere nettamente la squadra più forte in salita e pressoché inattaccabile – detto di Van Aert, Sepp Kuss è a tratti straripante mentre delude George Bennett. Ma il Tour lo vince Pogacar. I gialloneri arrivano alla crono finale con 57 secondi di vantaggio ma il capitano della UAE spezza all’ultimo il sogno giallo. Il Tour del vincitore del Giro del 2017 è più che incoraggiante: ripresosi dopo un periodo complicato, tanto che non ha nascosto di aver pensato la ritiro, Dumoulin si sacrifica sin dai Pirenei per la causa di Roglic, crescendo tappa dopo tappa pur non mostrando la gamba dei giorni migliori. Rimane a galla alla grande centrando un settimo posto finale che può essere il trampolino di lancio per il futuro, a partire dalla Vuelta.

Enric Mas – 7
Alla sua seconda partecipazione al Tour de France si porta a casa una top 5. Il giovane spagnolo durante le tre settimane di corsa ha fatto della costanza la sua arma migliore: in salita non ha attaccato molto ma i suoi avversari hanno sempre trovato delle difficoltà per staccarlo. Solido.

Damiano Caruso – 7
In un Tour corso completamente al servizio di Mikel Landa, è riuscito a regalarsi una delle principali soddisfazioni della carriera, concludendo nella top ten. Il siciliano, dopo essere già entrato nei primi dieci al Giro e alla Vuelta, coglie anche questo risultato che ripaga il suo immenso lavoro che ogni stagione compie per i suoi capitani. Non chiamatelo un semplice gregario.

Alexey Lutsenko, Nans Peters, Lennard Kämna, Daniel Martínez – 7
Tutti e quattro questi corridori hanno raggiunto l’obiettivo primario del loro Tour de France, quello di vincere una tappa. Dopo essere stati protagonisti di una fuga a lunga gittata, nel finale di corsa sono riusciti a sbarazzarsi della compagnia degli altri fuggitivi di giornata e a tagliare il traguardo in solitaria a braccia alzate. Missione compiuta.

Miguel Ángel López – 6.5
Le prove contro il tempo sono da sempre state il suo punto debole; mai come quest’anno, però, una cronometro gli è stata fatale, impedendogli di concludere il primo Tour della carriera sul podio. La bellissima vittoria in cima al Col de la Loze rende meno amara la sua corsa, anche se passare al penultimo giorno dal terzo al sesto posto in classifica generale è un grande rimpianto. Bene ma non benissimo.

Julian Alaphilippe – 6.5
Il suo obiettivo in questo Tour non era quello di fare classifica come accaduto la passata stagione né quello di lottare per la maglia di miglior a pois. Il portacolori della Deceuninck-Quick Step voleva semplicemente vincere qualche tappa e sfruttare le tre settimane di corsa per arrivare in ottime condizioni all’appuntamento iridato di Imola. Vince la seconda tappa a Nizza ed indossa la maglia gialla prima di una banale penalizzazione. Nel corso della seconda settimana va più volte in fuga ma il risultato non è quello sperato. Comunque battagliero.

Guillaume Martin – 6.5
Un anno fa terminò la Grande Boucle in dodicesima piazza, stavolta si migliora di una sola posizione. Dopo il podio al Critérium du Dauphiné l’obiettivo di centrare la top ten sembrava alla sua portata, ma sulla strada verso Parigi ha sempre incontrato delle difficoltà e la sua condizione, anche a causa di una caduta, è andata in calando; in ogni modo un Tour abbastanza positivo per il filosofo del gruppo, uno dei pochi a provarci.

Alexander Kristoff – 6.5
Inaugura il suo ottavo Tour nel miglior modo possibile, ossia vincendo la tappa inaugurale e indossando di conseguenza la maglia gialla. Nel proseguo della corsa, sia perché privo di compagni di squadra a supporto sia per il compito di proteggere Pogacar, non ottiene altri risultati di spicco. Ma la sufficienza piena se la porta a casa. Promosso.

Mikel Landa – 6
Con il quarto posto finale, arriva anche la sufficienza ma di certo non è stato un Landa che ha lasciato il segno: solo nella tappa di Laruns riesce ad arrivare con Roglic e Pogacar mentre nelle altre frazioni non incide. Sul Col de la Madeleine mette addirittura tutta la squadra a tirare, ma sul seguente Col de la Loze si stacca non appena il ritmo aumenta. Prova un allungo il giorno dopo sul Plateau des Glières, con Caruso e Bilbao ad aspettarlo davanti, ma il tutto si conclude con un nulla di fatto. Nell’arco delle tre settimane, tutta la squadra gli è sempre stata a fianco, compreso Colbrelli che ha rinunciato a fare le volate: sono mancate le gambe per lottare per il podio.

Rigoberto Urán – 6
Premesso che un ottavo posto in classifica non gli cambia la carriera, ci sentiamo di dare una sufficienza più che piena a Rigo considerando quello che ha passato negli ultimi 12 mesi. La caduta alla scorsa Vuelta gli aveva causato fratture alla clavicola sinistra, alla scapola e a una costola, oltre alla perforazione di un polmone. Rimane sul podio virtuale della corsa fino al Col de la Loze, per poi andare in calando e ritrovarsi ottavo finale. C’è qualche voce secondo la quale questa potrebbe essere la sua ultima stagione in sella, ci auguriamo che non sia così.

Adam Yates – 6
Alla partenza il suo obiettivo non era quello di fare classifica bensì di centrare un successo di tappa; già al secondo giorno di corsa ci va vicino. Con il proseguo della corsa decide, complice una maglia gialla conquistata per “omaggio” altrui e indossata per quattro frazioni, di cambiare il proprio piano iniziale, tentando invano di agguantare quel podio che nel 2016 vide svanire per soli 21’’. Nell’ultima settimana è calato bruscamente, terminando il Tour in nona posizione. Promosso ma poteva fare di più.

(1. continua)

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