Peter Sagan durante la diciannovesima tappa del Tour de France © ASO - Pauline Ballet
Peter Sagan durante la diciannovesima tappa del Tour de France © ASO - Pauline Ballet

Un Sagan da vorrei ma non posso

Le pagelle del Tour de France, i rimandati: Bernal sottotono, Quintana all’ennesimo flop, Viviani impalpabile

Matteo Trentin – 5.5
Che si sia dato da fare, è indubbio. Tirando le somme però, l’atleta della CCC esce dal Tour con ben poco in tasca: un terzo posto nella classifica a punti, un settimo ed un ottavo di tappa. La gamba c’era, ma non era così brillante come un anno fa – strepitosa la sua vittoria a Gap. Il fatto che lui e il compagno Greg Van Avermaet avessero già firmato rispettivamente per UAE e AG2R forse non ha aiutato nell’affiatamento, come lasciato intendere dallo sviluppo nella diciannovesima tappa.

Peter Sagan – 5
Arriva al Tour a secco di vittorie dal 10 luglio 2019 ma non riesce né a spezzare il digiuno né, per giunta, a portare a casa la maglia verde per l’ottava volta. Il momento chiave è la tappa di Poitiers, nella quale lo slovacco viene declassato per la spallata a Van Aert: Sam Bennett, già in testa alla classifica a punti, vola a +68 e non mollerà più il simbolo del primato. Non si può dire che Peter e la squadra non ci abbiano provato – vedasi la tappa dei ventagli, ma al tre volte iridato è sempre mancato qualcosa, soprattutto allo sprint; emblematici i traguardi volanti in cui Sagan veniva battuto facilmente non solo da Bennett ma anche dal suo apripista Mørkøv. La sensazione è che lo slovacco prosegua per inerzia, avendo perso un po’ di fame e grinta. L’auspicio è che al Giro ritrovare vigore.

Nairo Quintana – 5
Il Quintana straripante di febbraio/marzo aveva illuso più di qualcuno. L’incidente di luglio in Colombia, quando un’auto lo mandò a terra provocando un dolore la ginocchio, ha minato la preparazione; ciò nonostante, Nairo è stato brillante sui Pirenei e il colpo di grazia giunge dalla caduta nella tredicesima tappa, la quale non lo rende competitivo nemmeno per una top 10. Difficile capire cosa sarebbe potuto succedere senza inconvenienti. Nel frattempo, però, gli anni passano e tanti giovani talentuosi si prendono la scena.

Egan Bernal – 5
Sin dalle prime tappe si era notato come il vincitore uscente non avesse la stessa gamba della passata edizione. Nessuno però avrebbe immaginato che il colombiano andasse in crisi lungo già dalle prime rampe del Grand Colombier, al punto di perdere oltre 7′. Da quel momento non è più riuscito a rialzare la testa e al termine della sedicesima tappa ha lasciato la corsa. L’obiettivo del leader del Team Ineos sarà ora quello di recuperare dal problema alla schiena per tentare di salvare in extremis una stagione che pare essere compromessa.

Alejandro Valverde – 5
Al termine del Tour sorge un dubbio relativo alle prestazioni dell’Embatido: e se avesse utilizzato la Grande Boucle per preparare il Mondiale e/o la Vuelta? L’iridato di Innsbruck porta a termine il suo decimo Tour della carriera, in cui però non è mai sembrato in condizione per ottenere sia un risultato in classifica sia per andare a caccia di un successo di tappa. Perde la top 10 al penultimo giorno e si deve accontentare solamente del successo della Movistar nella classifica a squadre. I quarant’anni si fanno sentire anche per lui.

Benoît Cosnefroy – 5
Conquista la maglia a pois al termine della seconda tappa e la tiene salda sulle sue spalle fino alla sedicesima frazione, quando la cede a Tadej Pogacar. Se sui GPM di quarta e terza categoria ottiene un bel bottino di punti, quando le salite diventavano più dure non è mai stato in grado di competere con gli altri scalatori, utilizzando per altro tattiche discutibile. E, inoltre, pur essendo stato in fuga in diverse occasioni, non ha dimostrato in nessuna occasione di lottare per un successo di tappa.

Emanuel Buchmann – 5
Dopo l’ottimo quarto posto del 2019, il tedesco arriva al Tour di quest’anno come una grande incognita, il tutto dovuto alla caduta al Delfinato. Nelle prime tappe è abbastanza brillante ma già dai Pirenei si capisce che non potrà ambire alle prime dieci posizioni. Consapevoli del problema fisico, la bocciatura non scaturisce dalla sua uscita di classifica, quanto dal fatto che successivamente non abbia mai provato a mettersi in gioco in fuga, magari anche solo per aiutare il suo compagno Kämna, sempre molto attivo. Con buona probabilità, lo rivedremo alla Vuelta a España.

Thibaut Pinot – 5
Caduto nella prima tappa a Nizza, con problemi fisici che si porta dietro. Staccato nella settima frazione a causa dei ventagli. Naufragato ad oltre 25’ dal vincitore la giornata successiva. Si potrebbe riassumere così la prima parte della Grande Boucle del francese della Groupama-FDJ, il quale anche nella restanti due settimane di corsa non è mai stato competitivo per un successo di tappa. Dopo il secondo posto al Delfinato, l’esito di questa corsa si pensava fosse completamente diverso. Deludente, nonostante le attenuanti.

Greg Van Avermaet – 5
Ottiene tre piazzamenti nei 5 ma nel complesso non è sul pezzo. Il momento peggiore è la tappa di Sarran, frazione mossa e perfetta per il belga: a circa 40 km dal traguardo, quando numerosi corridori si sganciano per cercare la vittoria, lui perde l’attimo e rimane tagliato fuori dall’azione decisiva, molto grave per un atleta della sua esperienza. A Champagnole, invece, si ritrova nel gruppo di testa ma non trova si accorda con il compagno di squadra Trentin, facendosi sfuggire Kragh Andersen, con polemiche post tappa annesse. Nel corso del 2020 non ha mai dato la sensazione di avere una gamba eccelsa; gli anni passano anche per lui.

Elia Viviani – 4
L’Elia Viviani visto l’anno scorso al Tour de France, quando vinse una tappa e concluse terzo posto nella classifica a punti, è un lontano parente di quello di questa stagione. Mai veramente competitivo negli sprint. Mai voglioso di provarci con un azione da lontano. Certamente, il cambio di casacca ha influito sulle sue prestazioni, però la gamba in questa Grande Boucle non era quella dei giorni migliori. Verrà al Giro d’Italia in cerca di riscatto, con la speranza che arrivi l’agognata prima affermazione in maglia Cofidis. Ora fantasma, alla Corsa Rosa chissà…

Romain Bardet – senza voto
Una commozione cerebrale, a causa di una caduta nel corso della tredicesima tappa quando era al terzo posto in classifica generale, lo ha costretto a non partire il giorno successivo. Nessuno potrà mai sapere cosa avrebbe potuto fare nelle frazioni successive, ma quello che aveva mostrato fino a quel momento era promettente. Sfortunato.

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