Julian Alaphilippe sa di averla fatta grossa: la Liège va a Primoz Roglic © ASO - Gautier Demouveaux
Julian Alaphilippe sa di averla fatta grossa: la Liège va a Primoz Roglic © ASO - Gautier Demouveaux

Alaphilippe 100 metri di follia, Roglic 10 cm di felicità

Maledizione precoce per il campione del mondo: esulta troppo presto e per un’inezia consegna la Liegi al campione sloveno, dopo aver danneggiato Hirschi e Pogacar

Da anni la Liegi-Bastogne-Liegi è una corsa caratterizzata da una notevole prevedibilità, ma quello che è accaduto all’arrivo quest’anno lo ricorderemo molto a lungo: una vittoria praticamente già scritta per il campione del mondo Julian Alaphilippe, colto da maledizione precoce, buttata via con un paio di errori grossolani in una volata altrimenti perfetta: prima lo scarto a sinistra che ha fermato Hirschi e che, in caso di contestazione, gli è a posteriori valso il declassamento; e poi l’esultanza, troppo anticipata, che ha fatto vincere la volata a 4 a l’uomo meno veloce di tutto il lotto, ma sicuramente quello più attento: una vittoria “A là Bradbury” per Primoz Roglic, al quale se un mese fa gli avessero detto che non avrebbe vinto il Tour de France ma la Liegi sì, probabilmente ti avrebbe riso in faccia.

Van Avermaet e Yates fuori per un incidente
A Liegi e nelle Ardenne il tempo non è meraviglioso, ma la Liegi-Bastogne-Liegi a fine aprile si è corsa decisamente in condizioni anche peggiori, e comunque non piove se non per brevi tratti. Il classico canovaccio parte dopo 7 km, con una fuga da 9 atleti: Iñigo Elosegui (Movistar Team), Kobe Goossens (Lotto Soudal), Michael Schär (CCC Team), Kenny Molly e Mathijs Paasschens (Bingoal-Wallonie Bruxelles), Valentin Ferron e Paul Ourselin (Total Direct Energie), Gino Mäder (NTT Pro Cycling), col vantaggio che raggiunge un massimo di 6′ dopo 60 km.

Nei primi 150 km non succede niente di interessante, con Ineos Grenadiers, Jumbo-Visma e Deceuninck-Quick Step che si distinguono tra le squadre più attive a tirare. Poi, poco dopo i -100, il primo forfait importante, causato da una caduta: Jay McCarthy (Bora-Hansgrohe) non vede uno spartitraffico e finisce addosso al segnale, facendo cadere anche Greg Van Avermaet (CCC Team). Una brutta botta per il campione olimpico, che a differenza di McCarthy non riesce a ripartire. Anche Adam Yates (Mitchelton-Scott), coinvolto in un altro incidente, è costretto al ritiro.

Giù anche Caruso e Valgren
Dalla Côte de Wanne in poi (-84) la corsa cambia passo grazie alla Deceunick, e difatti la fuga, con ormai 2′ di margine, comincia a sfaldarsi perdendo Goldstein e Ourselin, mentre il gruppo comincia ad assottigliarsi. Ed in discesa si registra un’altra rovinosa caduta, causata dalla strada umida per le piogge della mattina e dei giorni precedenti: nella prima parte del gruppo finisce a terra Laurent Pichon (Team Arkéa-Samsic), portando con sé diversi potenziali favoriti, tra i quali Julian Alaphilippe e Tadej Pogacar, oltre a Rui Costa e Warren Barguil.

Ma quelli che pagano dazio in particolare sono Damiano Caruso (Bahrain-McLaren), all’ultima corsa stagionale e dolorante al polso, e Michael Valgren (NTT Pro Cycling). Sulla Côte de Stockeu Richie Porte manifesta le sue intenzioni bellicose, mettendo tutta la Trek-Segafredo in testa comandata dall’ex campione del mondo Mads Pedersen, mentre davanti Schär fa il diavolo a quattro, andando via col giovane connazionale Mäder. L’andatura del gruppo si faregolare in queste fasi, sulla Côte de l’Haute Levée e la Rosier, col vantaggio di Schär (il quale si sbarazza di Mäder sulla Rosier) che torna a crescere oltre i 3 minuti sul gruppo, mentre dietro Julian Alaphilippe “litiga” nelle retrovie con l’ammiraglia per appianare le conseguenze della scaduta, tra bicicletta e scarpini danneggiati.

Alaphilippe anticipa sulla Côte des Forges
Per risvegliare un attimino la corsa ci vuole la Côte de Maquisard, e siamo già a meno di 50 km all’arrivo, con la Deceuninck che torna in testa a tirare e un velleitario tentativo del neoprofessionista Matteo Jorgenson (Movistar Team) mentre gli elementi iniziali della fuga, eccetto Schär, vengono ripresi. In questa fase, anche per la presenza di vento laterale, si manifestano le difficoltà di uno dei favoriti, Maximilian Schachmann (Bora-Hansgrohe), terzo l’anno scorso.

Sulla storica Redoute finisce l’azione coraggiosa di Schär, e si affacciano in testa gli uomini della Sunweb ad alzare notevolmente l’andatura col neopro’ Mark Donovan, per operare un minimo di selezione in vista dell’ultima e più importante cóte, la Roche-aux-Faucons. In attesa della stessa, si fa apprezzare il quasi quarantenne Michael Albasini, che tenta l’attacco alla sua ultima Liegi ai – 25, al quale replica sulla Côte des Forges il campione spagnolo Luis León Sánchez con l’aiuto di Alberto Rui Costa e a sorpresa, anche di Julian Alaphilippe, ma il trio si rialza abbastanza presto.

Alaphilippe e Hirschi diavoli sulla Roche, restano solo gli sloveni
E si arriva alla Roche: la prende in testa Devenyns, ma ad alzare l’andatura ci pensa Tom Dumoulin (Team Jumbo-Visma), in veste di gregario di Roglic. Diventa però un utile pilota per Julian Alaphilippe, il quale prevedibilmente spacca il gruppo col suo scatto a 500 metri dallo scollinamento. Il più lesto a portarsi alla sua ruota è Marc Hirschi (Team Sunweb): ma pian piano, anche gli sloveni terribili Primoz Roglic e Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) riescono a portarsi a ruota, e più avanti, nella discesina che precede il secondo tratto, anche Michael Kwiatkowski (Ineos Grenadiers).

Sembra farcela anche Michael Woods (EF Pro Cycling), ma la luce al canadese si spegne sul più bello. E’ praticamente la rivincita di Imola: dei primi 6 manca solo Van Aert. Ai meno 11 le parti s’invertono: nel tratto dove l’anno scorso Fuglsang fece la differenza parte Hirschi, risponde subito Alaphilippe e poi si riporta sotto di nuovo il duo sloveno. Non ce la fa invece Kwiatkowski, riassorbito da un gruppo di una dozzina di inseguitori che viene trainato da Mathieu van der Poel (Alepcin-Fenix), temibile spauracchio dell’ultim’ora che ritenta l’impresa riuscita durante l’Amstel Gold Race dell’anno scorso.

Ultimo km: ne succedono di ogni!
I 4 al comando all’inizio litigano un po’ e rischiano di farsi riassorbire, ma poi ritrovano la collaborazione e riportano il vantaggio sui 20″. Il primo dei successivi colpi di scena all’ultimo km è in fondo alla discesa: un pazzesco Matej Mohoric (Bahrain-McLaren) fa la discesa a tomba aperta e riesce a riprendere i battistrada, lanciando la volata involontariamente a Julian Alaphilippe. Una volata sporca, nel quale scartando leggermente verso sinistra Alaphilippe fa bloccare Hirschi che a sua volta scartando blocca anche Pogacar.

Alaphilippe comincia a esultare, ma non vede Primoz Roglic che sta rimontando a tutta da destra e arriva appaiato a lui, superandolo per centimetri. Lo sfortunatissimo Hirschi si accontenta del secondo posto, Pogacar del terzo e Mohoric del quarto, classificando dunque 3 sloveni ai primi 4 posti, cosa incredibile fino a poco tempo fa. Col declassamento, Alaphilippe risulterà quinto.

Van Der Poel sesto, italiani mai così male dal 1981
La volata del gruppo inseguitore viene vinta, manco a dirlo, dal generoso Van der Poel, precedendo Woods, Tiesj Benoot (Sunweb), Warren Barguil (Team Arkéa-Samsic) e Michal Kwiatkowski. Da citare, nel gruppetto arrivato a 14″, anche Daniel Martin (Israel Start-Up Nation), in timida ripresa in questa settimana ardennese, Tom Dumoulin oggi gregario numero uno e bravo anche nel ruolo di stopper su Van der Poel, il duo francese Rudy Molard (Groupama-FDJ) e Guillaume Martin (Cofidis), Rigoberto Urán (EF Pro Cycling) e Richie Porte. In tutto questo panorama, totalmente assenti gli italiani, tra l’infortunio di Caruso e la concomitanza col Giro d’Italia: il migliore sarà Alessandro De Marchi, trentunesimo. Mai così male dal 1981, quando nessun italiano quell’edizione da tregenda che sorrise allo svizzero Josef Fuchs.

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