Arnaud Démare domina a Matera © LaPresse
Arnaud Démare domina a Matera © LaPresse

A Matera una sassata di Démare

Giro d’Italia, netta vittoria per il campione francese, battuti Matthews e Felline

La risalita del Giro d’Italia prosegue a cavallo tra Calabria e Basilicata con la Castrovillari-Matera di 188 km. Due salite nei primi 50 km, per quanto non categorizzate come gpm, cui segue di una fase centrale pressoché pianeggiante; l’unico gpm di giornata, di difficoltà medio-bassa, conduce agli ultimi 25 km, molti dei quali in costante ma leggero falsopiano. L’arrivo è insidioso: ai meno 2.8 km lo strappo di Via San Vito (750 metri al 6.3%) può mettere fuorigioco i velocisti puri. Da lì segue un km di discesa e l’ultimo di morbido falsopiano al 2.6%, con un rettilineo di 800 metri anticipato da due svolte a sinistra.

Non parte Bookwalter, sono quattro i fuggitivi
Al ritrovo di partenza dal comune cosentino si presentano in 168; manca l’ultimo della graduatoria, lo statunitense Brent Bookwalter (Mitchelton-Scott), costretto ad abbandonare la corsa a causa di una probabile frattura alla vertebra lombare L3 diagnosticata stamattina, lui che era caduto nei km conclusivi della seconda frazione. Subito dopo il via nasce la fuga che caratterizza la tappa: presenti tre rappresentanti delle Professional nostrane, come il trentino Mattia Bais (Androni Giocattoli-Sidermec), il bresciano Marco Frapporti (Vini Zabù-Brado-KTM) e il vicentino Filippo Zana (Bardiani CSF Faizanè), e l’australiano James Whelan (EF Pro Cycling).

Il percorso ondulato non favorisce certo l’alta andatura – la media della prima ora è di 35.6 km/h – ma il gruppo non si impegna affatto e lascia spazio agli attaccanti: al km 40 il margine ammonta a 8’45” per poi salire fino a 9’30” esattamente al giro di boa di metà tracciato. L’unico momento di interesse è il passaggio al traguardo volante di San Severino Lucano (km 62.1) in cui Bais precede Frapporti; per la quinta piazza e i 4 punti in palio la spunta Arnaud Démare, che guadagna 2 lunghezze su Peter Sagan nella speciale graduatoria.

La Bora inizia a lavorare, inconveniente per la maglia rosa
Poco prima di entrare in provincia di Matera, verso il km 95 di gara, la situazione muta in testa al gruppo: la Bora Hansgrohe mette Cesare Benedetti e Patrick Gamper a lavorare, soprattutto per evitare pericoli dato l’aumento costante delle folate di vento. E con il duo trentin-tirolese – che tanto farebbe piacere agli organizzatori del Tour of the Alps – a darci dentro, il ritardo crolla: ai meno 90 km il gap è di 8′, ai meno 80 km è di 6′, ai meno 70 km è di 4’20”, ai meno 60 km è di 2’45” e al traguardo volante con abbuoni di Craco Peschiera (km 135.1), vinto da Frapporti su Bais, si scende a soli 2′.

Ai 37 km dalla fine, nonostante la ampia carreggiata a quattro corsie, si verifica un incidente bizzarro: la maglia rosa João Almeida, alle prese da qualche km con problemi alla radiolina, si trova sulla destra, pronto a fermarsi per farsi aiutare dai compagni. Brandon McNulty, però, non se ne avvede e lo colpisce da dietro, con il lusitano che deve appoggiarsi al guard rail. Tutti ripartono senza intoppi, certo, ma sarebbe stato meglio evitare.

Whelan parte da solo, Viviani si stacca in salita
L’armonia tra i fuggitivi scema definitivamente ai meno 32 km dal traguardo: Frapporti decide di attaccare, rimanendo in avanscoperta per un paio di km prima di essere riassorbito. Nuove scaramucce nelle prime rampe dell’ascesa verso il gpm di Millotta: lo scatto di Whelan è quello buono perché prima Zana, poi Frapporti e infine Bais cedono, lasciando l’australiano al comando in solitaria dai meno 29 km.

Sullo strappo regolare, si staccano alcuni velocisti: il primo a saltare è Rudy Barbier (Israel Start-Up Nation), sinora totalmente abulico, ma il francese è seguito poco più tardi da Álvaro Hodeg (Deceuninck-Quick Step) ed Elia Viviani (Cofidis), con il veronese ancora lontano dal top della forma. Allo scollinamento (km 162.3) Whelan transita con con 35″ su Frapporti e 40″ su Thomas De Gendt (Lotto Soudal), partito per cercare fortuna, e 45″ sul gruppo. Sul belga si riporta subito la maglia azzurra Filippo Ganna (Ineos Grenadiers), che di fatto annulla le velleità dell’ex Vacansoleil.

Whelan ripreso, Fabbro fa il ritmo sullo strappo
Pur con il vento frontale nel tratto in discesa, la velocità è elevata, complice la larga e agevole discesa; Whelan mantiene una dozzina di secondi di vantaggio sul gruppo per qualche km prima di arrendersi ai meno 13.7 km. È sempre la Bora, ora con Pawel Poljanski, a tirare, in un plotone che torna a ripresentare alcuni degli staccati di prima come Viviani. Non manca la lotta per prendere le posizioni buone, in vista dell’approccio di Via San Vito ai meno 2.8 km.

Ad iniziare lo strappo in prima ruota è Filippo Ganna, che subito si sposta; nella curva finisce a terra Antonio Pedrero (Movistar Team) che sale subito in sella cercando di perdere meno tempo possibile. Ad impostare il ritmo, duro, è Matteo Fabbro: nessuno tenta l’azione, per cui il friulano rimane in testa nel tratto seguente fino all’arco dell’ultimo km. Nessuno vuole incaricarsi di lavorare, tanto che Vincenzo Nibali si trova in prima ruota.

Volata regale di Démare, Matthews e Felline lo inseguono quasi col binocolo
È l’Astana, quindi, nientemeno con Jakob Fuglsang ad approcciare in testa la curva conclusiva ai meno 800 metri: alla sua ruota c’è il capitano di giornata per l’Astana, ossia Fabio Felline, marcato da Andrea Vendrame. Ma, nonostante la strada in costante pendenza, a lanciare una volata tanto lunga quanto imperiale è Arnaud Démare: già vincitore a Villafranca Tirrena, il campione francese non si fa problemi e parte fin troppo presto.

Tuttavia lo stato di forma del capitano della Groupama-FDJ è spaziale: va a vincere quasi per distacco, il ventottenne, di gran lunga il miglior velocista del Giro. Per il piccardo è la dodicesima affermazione in stagione, per altro tutte da agosto, che lo porta ad essere il plurivittorioso della stagione. Per lui, inoltre, arriva anche la soddisfazione di indossare la maglia ciclamino.

Seconda piazza per l’australiano Michael Matthews (Team Sunweb), rimasto intruppato nell’ultima curva; completa il podio il piemontese Fabio Felline (Astana Pro Team). Seguono il colombiano Sebastián Molano (UAE Team Emirates), il friulano Davide Cimolai (Israel Start-Up Nation), il veneto Andrea Vendrame (AG2R La Mondiale), il danese Mikkel Honoré (Deceuninck-Quick Step), un Peter Sagan (Bora-Hansgrohe) smarritosi nel plotone, il veneto Enrico Battaglin (Bahrain-McLaren) e l’ecuadoriano Jhonatan Narvaez (Ineos Grenadiers).

Almeida rimane in rosa, domani volatona a Brindisi
La classifica generale rimane immutata vede João Almeida (Deceuninck-Quick Step) indossare ancora la la maglia rosa con 43″ su Pello Bilbao, 48″ su Wilco Kelderman, 59″ su Harm Vanhoucke, 1’01” su Vincenzo Nibali, 1’05” su Domenico Pozzovivo, 1’19” su Jakob Fuglsang, 1’21” su Steven Kruijswijk, 1’26” su Patrick Konrad e 1’32” su Rafal Majka.

Domani spazio alla frazione sulla carta più semplice dell’intera edizione 103, la Matera-Brindisi di 143 km. È una classica tappa di trasferimento, pressoché tutta in comoda discesa, senza gpm e con gli ultimi 30 km, per giunta, pressoché in toto su strade extraurbane. Nel finale sono quattro le curve ad angolo retto, l’ultima ai meno 1200 metri, e potrebbero essere fastidiose prima della scontata volata nell’ampio rettilineo di Viale Palmiro Togliatti.

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