Jai Hindley si prende la tappa a Laghi di Cancano © LaPresse - Massimo Paolone
Jai Hindley si prende la tappa a Laghi di Cancano © LaPresse - Massimo Paolone

Jai Division, un suicidio a lieto fine

La Sunweb prova a sbagliare tutto sullo Stelvio, e invece (per ora) fa bingo: tappa a Hindley, rosa a Kelderman. Geoghegan Hart generosissimo, Almeida orgoglioso e sconfitto, Nibali si arrende

Una tappa per rivoluzionare il Giro: la cercavamo? L’abbiamo avuta. Lo Stelvio e tutto quel che gli è stato intorno, e sopra e sotto, ha prodotto l’atteso sconvolgimento sulla corsa rosa. Vincitori e sconfitti, tanti e tanti. Fuori João Almeida, dopo 15 giorni in maglia rosa. Fuori Vincenzo Nibali, un tramonto annunciato dalle sofferenze di Piancavallo e consumatosi oggi, senza appelli possibili. Dentro Tao Geoghegan Hart e la Ineos, praticamente perfetti nel portare l’assalto alla diligenza (Rohan Dennis da wow!), però rimasti a mani vuote, perché né la tappa né la maglia si son portati a casa. Sfuggite per nulla l’una e l’altra, ci si riprova sabato al Sestrière, o al limite domenica contro il tempo a Milano, chi lo sa.

Dentro e fuori la Sunweb, spaccata al suo interno per una gestione quantomeno rivedibile delle forze in campo, tra Jai Hindley e Wilco Kelderman, eppure vincente alla resa dei conti, sua la tappa con Jai, sua la la maglia rosa con Wilco, felice il ragazzo, adombratissimo l’esperto neerlandese, nonostante gli abbracci di prammatica post-tappa. Dovrà difendere pochi secondi su TGH, Kelderman, al Sestrière e poi nella crono conclusiva. Una tappa come sempre ce ne vorrebbero, in tutti i grandi giri, più che piena, densa, di significati, di spiegazioni e di incomprensibilità, di ciclismo al suo livello più puro, quasi rarefatto come l’aria a 2758 metri slm, nel freddo della Cima Coppi ma nel torrido della sfida che porterà uno e solo uno, tra pochi giorni, a festeggiare in rosa, basando il successo nel Giro anche e soprattutto su quanto saputo fare, ottenere, conquistare, difendere oggi.

 

Una fuga che non avrebbe trovato spazio
Tappa delle tappe, lotta aperta e dura per decidere il Giro, tutto quel che ruota intorno allo Stelvio è la 18esima frazione del Giro d’Italia 2020, da Pinzolo ai Laghi di Cancano, con la salita simbolo del ciclismo italiano (e non solo) a svettare a 37 km dall’arrivo. Partenza subito forte, e tra il Campo Carlo Magno e il Passo Castrin (parliamo dei primi 65 km dei 207 totali in programma oggi) si è formata la fuga del giorno, destinata a vita perigliosa e sofferente, col gruppo che a differenza degli altri giorni non ha minimamente lasciato fare, in particolare con la Sunweb di Wilco Kelderman a tener cucito ciò che poteva essere tenuto cucito, con un margine massimo di poco superiore ai 3′ lasciato ai 15 uomini che hanno animato l’azione in questione.

Eccoli, i quindici, affastellatisi via via tra le citate scalate d’apertura: Fabio Felline (Astana), Alessandro Tonelli (Bardiani-CSF), Stéphane Rossetto (Cofidis, Solutions Crédits), Ruben Guerreiro (EF), Daniel Navarro (Israel Start-Up Nation), Thomas De Gendt e Matthews Holmes (Lotto Soudal), Dario Cataldo, Antonio Pedrero e Sergio Samitier (Movistar), Louis Meintjes e Ben O’Connor (NTT), Filippo Ganna e Ben Swift (Ineos-Grenadiers), Joe Dombrowski (UAE Emirates). Highlights tra costoro: Guerreiro che doveva solo controllare gli affari dei Gpm, nel giorno in cui si è ritrovato senza il rivale Giovanni Visconti (Vini Zabù-KTM), che non ha preso il via causa tendinite al ginocchio; O’Connor reduce da due giorni da protagonista assoluto, con la primizia della vittoria ieri a Madonna di Campiglio; Ganna, che ha riempito gli occhi di tutti gli appassionati con tre-dicansi-tre successi di tappa sin qui; De Gendt, alla disperata ricerca di un’affermazione, lui che è Mister Combattività per definizione; Samitier (c’est plus facile), il più su in classifica tra i 15, alla partenza 15esimo della generale a 12’25” da Almeida.

Se nella prima parte della giornata era stata la EF a tirare, in quanto Guerreiro non era ancora rientrato sulla fuga, successivamente è stata – come detto – la Sunweb a incaricarsi di tenere a tiro gli attaccanti, con qualche cambio da parte della Deceuninck-Quick Step (chiamata per legge a operare in quanto squadra della maglia rosa), e un bizzarro break di Vincenzo Nibali (ipse), che a poco più di 100 dalla fine si è messo autonomamente in testa al gruppo, vai a capire perché. Un gruppo che, peraltro, sin dal Campo Carlo Magno risultava ridottissimo a poche decine di unità, a significare una giornata che dall’inizio si annunciava campale.

 

Sullo Stelvio Almeida saluta la rosa, Nibali i GT
Strada facendo i fuggitivi sono passati a un tratto da un vantaggio massimo di 4’20”, nel momento in cui il gruppo, una ventina di chilometri prima dello Stelvio, si è concesso un attimo di traccheggio. Ma poi la Sunweb ha ripreso il controllo ferreo della situazione, ed ecco che il gap dai battistrada è stato abbattuto a meno di due minuti, distanza da cui è stato preso l’abbrivio per la Montagna Sacra. Mentre davanti il drappello in fuga perdeva pezzetti, dietro si scrutavano negli occhi tutti i possibili protagonisti. Per un Almeida che stazionava a centro gruppo, uno Zakarin che si staccava; per una folata degli Ineos a far presagire movimenti Taoiani, a un prepotente ritorno dei Sunweb al comando del plotone sempre più esiguamente rappresentato.

Davanti, per il terzo giorno di fila, il Signor Terza Settimana era sempre Ben O’Connor, che staccava tutti i compagni d’attacco ai -54 (-17 dalla vetta); non ci sarebbe stata gloria per lui, in ogni caso. Il gruppo Sunweb da un lato recuperava via via tutti i fuggitivi, dall’altro perdeva pezzi: Domenico Pozzovivo ha perso contatto a 13 dalla vetta (50 dal traguardo), subito dopo Antonio Nibali (ultimo a star con Vincenzo); dopo di lui Jonathan Castroviejo, ma il botto grosso era dietro l’angolo, o dietro il tornante se preferite: Almeida vedeva le streghe, lui e pure Rafal Majka. Vincenzo bene a ruota dei Sunweb, fin qui. I colpi di Sam Oomen picchiavano duro. Bene anche Tao, con Rohan Dennis a scortarlo. Almeida aveva un attimo di orgogliosa reviviscenza, ma era questione di metri, e agli 11 dalla vetta è saltato; Fausto Masnada l’hanno fermato per aiutare il leader.

Oomen ha dato l’ultima sgasata e ha disperso Pello Bilbao, Rafal Majka (che per un attimo era ancora rimasto lì), Patrick Konrad e altri peones lì in zona, dopodiché il colpo di scena ha avuto la firma Ineos: Filippo Ganna è stato raccolto dalla fuga, e ha contribuito con Dennis a produrre un’accelerazione pro-Tao. Chris Hamilton ha perso contatto senza poter lavorare per Kelderman, con cui è rimasto il solo Jai Hindley; e con loro chi resisteva? Vincenzo Nibali. Lui, i due Sunweb, Tao più Dennis (Ganna saltò presto), e un sorprendente Jakob Fuglsang. Sei, non uno di più, a 10 km dalla vetta di mastro Stelvio.

Un momento di brio destinato a finire subito, perché di lì a poco lo Squalo si è seduto, si è ingobbito, ha guardato in basso, ha mollato. Addio patria. Anche Fuglsang reagiva meglio del Vincenzo nazionale. La botta di Dennis faceva malissimo, anche a Kelderman stesso, che pativa ben più di Hindley. A 9 dalla vetta, ecco che Kelderman ha patito una volta di troppo: staccato pure lui sotto i colpi di Dennis, ai quali resistevano solo Geoghegan Hart (e ci sarebbe mancato) e un sempre più sorprendente Jai Hindley; il quale ben si guardava dal fermarsi per aiutare Wilco, bensì restava appiccicato a Tao. Tao contro Jai.

 

L’assalto Ineos, la sofferenza di Kelderman
A 8 dalla vetta il tris Rohan-Tao-Jai ha preso O’Connor. A quel punto Almeida era a 1’30”. Superavano quota 2000, le distanze si cristallizzavano, Kelderman a 20″ dai primi (che intanto disperdevano Ben), Fuglsang a 50″, Nibali con Bilbao e il suo compagno Domen Novak a 1′, Almeida a 1’30” con Majka, Konrad, Masnada, Hermann Pernsteiner, a provare in prima persona a limitare i danni. A 6 km dalla vetta il terzetto Nibali ha ripreso Fuglsang, ma un chilometro più avanti la luce per Vincenzo si è spenta definitivamente, e il messinese ha gettato la spugna, una volta per tutte. Una bambola ancora peggiore di quella di qualche chilometro più a valle, o di quella di Piancavallo. Titoli di coda su un film meraviglioso.

A 3 dalla vetta il ritardo di Kelderman ammontava a 40″, situazione tutto sommato ancora gestibile dati i distacchi in classifica generale (2’40” da difendere su Tao), tantopiù che Almeida rotolava a 3′ dai primi, perdendo quindi sensibilmente da Wilco e mettendosi nella situazione di non poter più recuperare. Un capolavoro di gestione sul filo di un equilibrio labilissimo, quello dei Sunweb: la decisione di non fermare Hindley, lasciandolo al mozzo di Geoghegan Hart mentre il suo capitano rotolava indietro, non sarà stata per niente facile.

Così come non è stato per nulla facile, per Jai, indossare un giubbettino, avvicinando la cima dello Stelvio: quella dannata manica destra non voleva saperne di lasciarsi penetrare dal braccio, e il ragazzo di Perth ci ha messo un chilometro buono per infilarsi la giacchetta, rischiando peraltro un paio di volte di cadere.

Al Gpm dello Stelvio, 37 dal traguardo, Dennis ha preceduto Geoghegan Hart e Hindley (ancora alle prese col giubbetto: anche chiudere la cerniera si rivelava un problema difficilmente sormontabile). Kelderman è passato a 50″; a 1’40” Bilbao e Fuglsang; a 2’40” Nibali; a 3’40” il gruppo Almeida.

 

La rivedibile gestione di Jai e Wilco dall’ammiraglia Sunweb
In discesa le posizioni si sono ulteriormente cristallizzate, il momento più bello è stato lo scampanare di una chiesetta a metà picchiata, a concedere un surplus di epica al passaggio per questa salita mitologica. Strada scendendo, Dennis ha perso un po’ di metri rispetto ai due ragazzi, restando un passo indietro per poi rifarsi sotto nel fondovalle. Presenza importantissima, la sua, proprio in quei 5 km da Premadio a Isolaccia Valdidentro, laddove Wilco era solo, mentre davanti erano in due a poter tirare.

A fine discesa il ritardo di Kelderman dal terzetto di testa ammontava a 41″. Un Wilco che ha esibito anche una certa insofferenza nei confronti dell’ammiraglia: in effetti sarà stato contentissimo di non avere accanto il migliore dei luogotenenti? È un po’ come se si fosse rialzato, l’olandese; e ha perso nel breve fondovalle un minuto intero, finendo con l’aspettare Fuglsang e Bilbao. Una mossa del tutto sorprendente, di fatto una rotta senza condizioni per il secondo della generale.

Il traguardo volante con abbuoni di Isolaccia ha premiato TGH che ha preso 3″ (Hindley solo 1″, e si è visto virtualmente scavalcare dall’altro in classifica, dato che lo precedeva a propria volta di 1″ alla partenza). Ai 10 km Dennis si è infine rialzato, e ha lasciato ai due ragazzi il resto della recita. Negli stessi istanti Bilbao e Fuglsang hanno raggiunto un Kelderman sempre più affranto/scazzato. Raggiunto e superato in tromba.

Una crisi di nervi in piena regola per Kelderman, che fino a pochi minuti prima si gestiva alla grande, e pochi minuti dopo si ritrovava svuotato di energie mentali, non certo fisiche. Gli resterà per sempre il cruccio: “Perché non mi hanno fermato Hindley?”.

Hindley che peraltro si guardava bene dal collaborare con Geoghegan Hart, che pure a più riprese ha provato a convincere il collega a tirare pure lui. Niente, nessun cambio da Jai a Tao. E allora da dietro si son riavvicinati: Bilbao ha staccato Fuglsang ai 6 km e si è avvicinato fino a un minuto o poco meno dai primi; Kelderman veleggiava intorno al minuto e mezzo, dopo aver superato l’acme dell’isteria. Nibali veniva ripreso dal drappello Almeida, a 4’30” dai primi.

 

Hindley vince la tappa, Kelderman si prende la maglia rosa
La salita finale ha cambiato quasi niente nei rapporti di forza. Pello si è riavvicinato sensibilmente ai due battistrada, provando al contempo a mettere nel mirino un impossibile (almeno per il momento) podio nella generale. Hindley ha proceduto per tutto il tempo, imperterrito, alla ruota di Tao, ma nel frattempo serbava le energie giuste per la volata che gli avrebbe consentito di centrare la sua prima vittoria in un grande giro. Puntuale, ai 150 metri l’australiano di Perth ha lanciato lo sprintino e ha vinto, esultando pure, mentre Geoghegan masticava amarognolo.

A 46″ è arrivato Bilbao, seguito a 1’25” da Fuglsang; a 2’18” il cereo Kelderman, a 4’04” Konrad, a 4’51” Almeida con Nibali e Pernsteiner, a 4’55” Masnada a chiudere la top ten; poi Majka a 6’43”, Novak a 8’15” e Pozzovivo a 8’17”; e una classifica generale che cambia volti: Kelderman è in rosa con soli 12″ su Hindley e – sempre soli – 15″ su Geoghegan Hart. Bilbao è quarto a 1’19”, seguono Almeida a 2’16”, Fuglsang a 3’59”, Konrad a 5’40”, Nibali (ottavo) a 5’47”, Masnada a 6’46”, Pernsteiner a 7’23”, Majka a 7’28” e Pozzovivo a 9’34”.

Domani teoricamente ci si riposa un po’, anche se 253 km da Morbegno ad Asti son tanti anche per essere completamente piatti. Se la Groupama-FDJ ne avrà voglia, terrà corsa chiusa per la quinta di Arnaud Démare; viceversa, una fuga pazza potrebbe sempre arrivare. I giochi di classifica tornano sabato al Sestrière.

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