Gianni Savio con la nuova promessa colombiana Santiago Umba © Team Androni-Sidermec
Gianni Savio con la nuova promessa colombiana Santiago Umba © Team Androni-Sidermec

La battaglia delle wild card è sempre sanguinosa

Niente Giro per l’Androni, Savio non ci sta: “È un’infamia sportiva, annientati i principi sportivi, etici e morali”. Ma il problema è sistemico e Vegni di fatto ha poche “cartucce” da sparare. Felicità per Bardiani, Eolo e Vini Zabù

Ieri RCS Sport ha diramato gli inviti per le prime corse del suo calendario, Strade Bianche, Tirreno-Adriatico, Milano-Sanremo e Giro d’Italia. Senza girarci tanto intorno, come ogni anno il vero dato rilevante per le Professional italiane era l’ottenimento della wild card per la corsa rosa. E come sempre, quando una delle nostre squadre rimane fuori, resta sul campo uno strascico di polemiche.

Quelle che le squadre di seconda fascia organizzano annualmente è un banchetto di nozze coi fichi secchi, elemento esacerbato dalla crisi figlia della pandemia, la quale sta spazzando via mezzo ciclismo, almeno per il momento (non si contano le corse rinviate a data da destinarsi – forse mai – né i sodalizi che, quando non chiudono, sono costretti a organizzare la stagione con budget pesantemente decurtati rispetto al passato).

Prendiamo ad esempio l’Androni-Sidermec di Gianni Savio, uno dei decani del nostro ciclismo. Il team manager piemontese ha avuto il suo bel daffare per vedersi confermata la sponsorizzazione principale, e una volta ottenutala non ha potuto certo scialare in sede di ciclomercato, lasciando così a prima vista l’impressione di un organico rivisto al ribasso in confronto con qualche stagione fa. Eppure le linee guida sono le stesse di sempre, qualche scommessa sul rilancio di questo o quello (Sepúlveda, Malucelli), molti investimenti secchi sul futuro (da Umba a Ponomar, da Jerman a Tesfatsion). Nomi che però evidentemente non scaldano il cuore… Savio dirà che anche Bernal, al principio, non lo conosceva nessuno.

Fatto sta che l’Androni resta fuori dal Giro, e il rischio è che vada via pure la maiuscola e si ritrovi proprio fuori dal giro, perché è inutile negare che il motivo per cui uno sponsor italiano di medio calibro spende nel ciclismo di vertice è il vedere il proprio marchio tra i protagonisti del grande romanzo popolare rosa. Se già un industriale ha fatto uno strappo al bilancio quest’anno, ci metterà poco ad abbandonare le armi tra qualche mese, quando si tratterà di confermare il proprio impegno per la stagione ventura, se nel frattempo non ha visto i propri sforzi coronati dal successo.

È una storia che sentiamo da sempre, non c’è stata volta in cui una squadra di “serie B” non abbia minacciato la chiusura nel momento della mancata wild card. In qualche occasione la chiusura c’è stata davvero, nella maggior parte dei casi invece no, si è andati avanti in qualche modo, ricostruendo e riprogrammando. Lo stesso Savio ci è passato, quando per due anni di fila la sua squadra rimase al palo. Da lì nacque in effetti un rilancio in grande stile per il sodalizio, coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti: più ancora che le vittorie (la Coppa Italia più volte, il successo di tappa al Giro di Fausto Masnada due anni fa), il lancio nel World Tour di tutta una serie di giovani, dallo stesso Masnada a Davide Ballerini, da Andrea Vendrame al citato Egan Bernal, per non dire della rimessa in sesto dell’ottimo Mattia Cattaneo, per restare ai nomi più noti.

Spesso abbiamo detto che le Professional italiane non dovrebbero essere Girocentriche, ma non possiamo fingere che la realtà non esista, tantopiù in una stagione difficile come quella in corso. Comprendiamo quindi benissimo le parole di Gianni Savio, avvelenato come non accadeva appunto dal 2017 (quando Vegni non diede l’invito – per la seconda volta consecutiva – a una squadra che avrebbe schierato il futuro vincitore del Tour de France…). Quello che il team manager ci ha detto in uno sfogo privato ieri sera lo ritroviamo (quasi!) per intero nel durissimo comunicato che la Androni-Sidermec ha diffuso stamattina, a firma dello stesso Savio. Lo riportiamo qui per intero.

Le scelte effettuate da RCS Sport in merito alle Wild Card per il Giro d’Italia 2021 ci trovano increduli davanti all’esclusione della nostra squadra, esclusione che riteniamo rappresenti una vergogna sportiva.
Negli ultimi quattro anni siamo risultati la miglior squadra Professional italiana nel ranking mondiale UCI, nell’Europa Tour UCI e nella Ciclismo Cup, dove – per tre stagioni consecutive – abbiamo conquistato il titolo di Campioni Italiani a squadre e lo scorso anno siamo stati superati solo dalla UAE, squadra World Tour. 
Vi erano molte candidature importanti al Giro d’Italia 2021 e avremmo compreso e accettato se alcune delle Wild Card fossero state assegnate a squadre blasonate che presentavano nel proprio organico campioni e corridori di ottimo livello.
Abbiamo preso atto di buon grado della proposta rivolta alla UCI dalle Leghe del Ciclismo Professionistico di Francia, Spagna e Italia di aggiungere una Wild Card per agevolare l’invito di una squadra nazionale nei tre grandi Giri.
Ben consapevoli che, come dichiarato negli anni passati, le scelte di RCS non erano solo scelte tecniche bensì legate anche a criteri economico/politici, eravamo tuttavia ben fiduciosi che almeno una delle tre Wild Card a disposizione “toccasse” alla miglior squadra Professional italiana degli ultimi quattro anni. Evidentemente ci sbagliavamo!
Riteniamo quindi la nostra esclusione una vera infamia sportiva!
Abbiamo allestito per quest’anno una squadra competitiva in linea con il progetto giovani, che negli ultimi anni ci ha permesso di lanciare nel World Tour corridori come Ballerini, Vendrame, Cattaneo, Masnada, Sosa ed Egan Bernal.
Abbiamo ingaggiato giovani di grande talento come il colombiano Santiago Umba, lo sloveno Jerman Ziga e l’ucraino Andrii Ponomar, che hanno scelto la nostra squadra consapevoli di trovare il miglior ambiente possibile per iniziare una loro carriera che tutto il mondo del ciclismo prevede eccellente; inoltre abbiamo confermato corridori che hanno ottenuto i migliori risultati lo scorso anno.
La nostra squadra ha sempre onorato il Giro d’Italia; nella scorsa stagione non ci siamo limitati ad animare la corsa, ma abbiamo come sempre corso per vincere e abbiamo portato due corridori sul podio finale, vincitori di due delle classifiche generali.
A questo punto ci sfuggono quali siano i criteri di assegnazione delle Wild Card, perché riteniamo inspiegabile la nostra esclusione con una decisione che, pur tenendo conto dei sopra citati interessi economico/politici, vede completamente annientati i principi sportivi, etici e morali.

Come scritto più su, non si fatica a empatizzare con l’amarezza e con la rabbia di Gianni Savio. Il punto è che avremmo empatizzato con tali sentimenti anche fossero venuti da altri team manager italiani che fossero usciti sconfitti dalla lotteria delle wild card. Purtroppo è il sistema ciclismo a essere oltremodo penalizzante per la categoria Professional, questo lo vediamo chiaramente da anni: le politiche UCI vanno nella direzione di polarizzare il ciclismo di vertice, da un lato solo il World Tour, più giù solo il pianeta Continental con le sue squadre piene di giovani da lanciare verso il professionismo. Il né-carne-né-pesce della serie B interessa poco l’Unione Ciclistica Internazionale, al di là delle misure tampone che di quando in quando vengono attuate (per esempio proprio quella citata da Savio, con il permesso di allargare di un’unità gli inviti per i GT quest’anno).

Il punto è che nel World Tour ci sono troppe squadre che cannibalizzano un po’ tutto. Ci fosse il limite di 16 team nella massima categoria, un Vegni avrebbe allora la possibilità di concedere 6 o 7 inviti, e ciò innescherebbe peraltro anche un circuito virtuoso perché più sponsor avrebbero l’interesse a entrare nel ciclismo Professional, potendo spuntare la partecipazione al Giro, ma non avendo magari le risorse per puntare direttamente al WT. E questo avverrebbe in Italia come in Francia come in Spagna, ma non solo, perché gli organizzatori delle principali corse potrebbero elargire wild card anche a formazioni di altri paesi, arricchendo quindi l’elenco di nuovi ingressi nel ciclismo professionistico. Sarebbe l’attivazione di un ciclo espansionistico che nel breve volgere di un lustro darebbe ossigeno a tanti movimenti che invece in questi ultimi anni hanno faticato non poco. Tanto per dire: quante chance in più avrebbero i giovani corridori italiani potendo trovare lassù un paio di squadre in più pronte a offrire un contratto? E quanto diverrebbero più interessanti le startlist di certe corse di seconda schiera, arricchite dalla partecipazione di più formazioni con roster qualificato? Non dimentichiamo che meno team World Tour significherebbe più corridori forti a disposizione delle Professional, le quali quindi vedrebbero aumentare il proprio rilievo sportivo.

Dal canto suo, RCS Sport non può fare miracoli, e anzi già ne fa, se consideriamo che ancora una volta Mauro Vegni ha deciso di concedere tutte le wild card  a disposizione per il Giro a team italiani, ad onta di quanto dichiarato dal direttore l’anno scorso (“È l’ultima volta che privilegiamo l’appartenenza italiana dei team a cui diamo la wild card”). E invece, anche se ciò ha dovuto significare lasciar fuori interessanti sodalizi esteri (su tutti, l’Arkéa-Samsic o la Gazprom-Rusvelo), Vegni ha consegnato nelle mani di Reverberi (Bardiani), Citracca (Zabù) e Basso (Eolo) le tre wild card di cui disponeva, essendo la quarta appannaggio della Alpecin-Fenix, la quale se l’è conquistata per merito sportivo avendo vinto il ranking delle Professional nel 2020. Se la formazione belga avesse declinato (poteva scegliere di non partecipare al Giro), allora magari anche Savio sarebbe stato soddisfatto, ma così non è stato per cui siamo arrivati alla situazione attuale. Una situazione per la quale il direttore del Giro non può essere messo all’indice, anche se il team manager dell’Androni mette in discussione i criteri di scelta di RCS: non dimentichiamo che l’organizzatore della corsa rosa deve anche barcamenarsi tra questo e quello, e magari una sponsorizzazione può fungere di indirizzo più che il nome di questo o quel corridore all’interno di un team. Per esplicitare: se un’azienda sponsorizza sia un team Professional che il Giro, ecco che può esserci una – diciamo – convergenza.

La guerra tra poveri (brutto definirla così, ma tant’è) vede stavolta vincere Bardiani CSF Faizanè, Vini Zabù e gli ultimi arrivati (nella categoria) della Eolo-Kometa. Il team manager del sodalizio italo-spagnolo, Ivan Basso, si dice felice in quanto “è stata premiata la credibilità del nostro progetto, che da tre anni cerca ogni anno di migliorare, e che ha un passato, un presente ben strutturato e un futuro a medio-lungo termine già tracciato. La partecipazione al Giro può sembrare un punto d’arrivo per noi ma è un bellissimo punto di partenza”.

Da casa Reverberi, Bruno e Roberto festeggiano “la fiducia di RCS in un anno per noi molto importante. Il 2021 è il nostro 40° anno di attività manageriale consecutiva, siamo il team professionistico più longevo al mondo e con più vittorie di tappa al Giro d’Italia. Quest’anno abbiamo allestito una formazione con l’obiettivo di tornare a vincere almeno una tappa alla Corsa Rosa”. Bottiglie stappate anche dalle parti della Vini Zabù: qualche giorno fa avevamo avuto ospite di SmartCycling il direttore sportivo Luca Scinto, dalle cui parole era trapelata non troppa fiducia sulla possibilità di ricevere una wild card per il Giro. E invece il team guidato da Angelo Citracca potrà tornare alla carica, con il rinnovato progetto di portare Jakub Mareczko a centrare un successo in volata.

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