Salite, intelligenza, fantasia: il Giro 2021 chiama i big

Tanti arrivi in quota e poca cronometro nella nuova corsa rosa. Molti passaggi appenninici, nuove scalate alpine e un tappone dolomitico da far invidia al Tour. E nel mezzo, sterrati e gioie anche per i velocisti

Un Giro per scalatori, con qualche se e qualche ma, ma resta un Giro per scalatori: la corsa rosa presentata oggi dopo tanti rinvii dettati da varie problematiche (su tutte, la solita pandemia) si offre alla platea dei montanari del gruppo, con i suoi 8 arrivi in salita (Sestola, Ascoli, Guardia Sanframondi, Campo Felice, Zoncolan, Sega di Ala, Alpe di Mera e Alpe Motta) sommati ad altre due frazioni di montagna (una appenninica a Bagno di Romagna, una dolomitica a Cortina d’Ampezzo) e contrappuntati da appena 40 km a cronometro, suddivisi tra un avvio blando (9 km a Torino giusto per permettere a Filippo Ganna – se tutto andrà bene – di vestire la maglia nella sua regione), e una conclusione di 29 km a Milano per assestare (o ribaltare) la classifica.

In mezzo, tante salite, una frazione che sarà uno degli highlights stagionali del ciclismo tutto, ovvero quella di Montalcino, con 35 km di sterrati negli ultimi 70 km di tappa, non meno di 6 giornate dedicate ai velocisti (Novara, Canale, Cattolica, Termoli, Verona e Stradella) e un paio di tappe da interpretare, forse da volata, forse da classicomani (Foligno e Gorizia). E un uso intelligente dei riposi, entrambi di martedì: il primo precede la frazione degli sterrati, il secondo si inframmezza tra il tappone dolomitico di Cortina (che fa invidia al Tour) e l’impegnativo arrivo di Sega di Ala. Come dire: cari corridori, avrete il modo di dosare le vostre energie al fine di dare battaglia, non avendo l’alibi di troppe tappe dure in fila. Sullo stesso leitmotiv va interpretata la frazione di Gorizia che separa Zoncolan e Cortina.

Il disegno planimetrico: si parte dal Piemonte con tre frazioni abbordabili (la crono di 9 km lo è), si affrontano gli Appennini con dovizia di passaggi, perché tutte le tappe del massiccio montuoso del tronco d’Italia presentano svariate salite prima dell’eventuale approdo in quota conclusivo. In totale ben cinque tappe appenniniche rappresentano un computo che non spesso si è visto in passato, dal punto di vista quantitativo. E in più mettiamoci che gli sterrati non saranno limitati a Montalcino, ma li troveremo anche nel tratto finale di Campo Felice.

La risalita, dopo il punto più a sud toccato a Foggia, culminerà con il finale alpino, da est a ovest: lo Zoncolan in versione più soft (da Sutrio e non da Ovaro) sarà l’antipasto, seguito nell’ultima settimana da Cortina (Fedaia, Pordoi – sarà la Cima Coppi del Giro – e Giau spalmati su 212 di un vero e proprio tappone), Sega di Ala (arrivo inedito al Giro, durissimo), Alpe di Mera (preceduta da Mottarone e Colma di Varallo) e gran finale in Valle Spluga, con sconfinamento svizzero per passare da San Bernardino e Passo Spluga prima dell’ascesa finale all’Alpe Motta. Non sarà un’ultima tappa di montagna dura come in altre occasioni, ma abbiamo visto che basta un triplo Sestriere per vedere spettacolo, e alla fine di un Giro molto tosto le energie saranno ridotte, e la possibilità di tentare ribaltoni, lungo la rapida sequenza di scalate (concentrate negli ultimi 90 km), resta intatto, per chi vorrà o potrà provarci.

Capitolo chilometraggi: solo 4 tappe superano i 200 km, la tendenza è a una certa riduzione ma resta un’impronta decisamente più esigente rispetto al Tour de France. Una certa semplificazione è visibile anche nelle tappe per velocisti, che nella stragrande maggioranza dei casi saranno dei semplici piattoni. Quanto ai trasferimenti, risultano inevitabili in un’edizione del Giro per la quale l’organizzatore ha dovuto fare di necessità virtù con le sedi di tappa disponibili (non tante amministrazioni se la sentono di spendere in epoca di covid). Certo fa specie l’assenza – in un’edizione in cui si celebra Dante Alighieri nel 700esimo annivarsario della morte – proprio di Firenze, ma si sa che, per motivi logistici e di traffico, nelle grandi città si passa nei weekend, e ciò non sempre è possibile.

In definitiva, un Giro d’Italia anche più equilibrato degli ultimi che abbiamo visto, con le difficoltà distribuite meglio nell’arco delle tre settimane e un’alternanza tappe dure-tappe facili molto ben studiata. Un Giro che sarà terra di conquista per tanti sprinter, ma anche e soprattutto per quegli scalatori che si sentono traditi dal disegno del Tour. Molti uomini di classifica, tra l’altro, valuteranno bene di non spremersi alla Grande Boucle data la vicinanza con l’appuntamento olimpico che è tagliato per le loro caratteristiche, per cui dirotteranno sul Giro: un nome tra tutti, Egan Bernal, che ha già annunciato la sua partecipazione alla corsa rosa. E non sarà l’unico nome di gran richiamo a presentarsi ai nastri di partenza di Torino: ma della startlist che si profila avremo modo di parlare nei prossimi giorni.

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