La vittoria di Peter Sagan a Mataró © Bora-Hansgrohe
La vittoria di Peter Sagan a Mataró © Bora-Hansgrohe

E rieccolo: Sagan vince alla Sagan, viva Sagan!

Volta a Catalunya, volata acrobatica di Peter che piega Impey e Molano e torna al sospirato successo. Classifica invariata, domani si chiude a Barcellona. Ciccone ritirato con noie a un ginocchio

Vamos a Mataró compañeros! Avrà gridato qualcosa del genere Peter Sagan ai suoi Bora-Hansgrohe, sulla strada per il traguardo più abbordabile della 100esima Volta a Catalunya? Chi lo sa. Ma di sicuro il campione nato a Zilina aveva messo un circoletto rosso su questo arrivo, teoricamente da volata, certo, ma non il piattone dei sogni dello sprinter tipo. Anzi, l’ultimo chilometro tirando verso su, con il rettilineo finale a tenere la minima pendenza, lo chiamava decisamente all’azione. All’impegno, all’urlo. E lui non ha deluso le attese, ha vinto da par suo, come sempre più di rado fa, tra un problema e un intoppo, e certo non aveva un parterre di contendenti da far tremare i polsi a uno come lui, ma per l’uomo che negli ultimi 20 mesi sommava una sola vittoria (quella di Tortoreto al Giro) poter tornare ad alzare le braccia sotto uno striscione d’arrivo era un obiettivo troppo sentito per essere preso sottogamba.

E allora ha messo a lavorare la squadra da lontano, ha immaginato per chilometri e chilometri come avrebbe potuto essere riassaporare il successo, forse un pensiero l’ha pure lanciato a quelli che tra qualche giorno ritroverà dalle parti del Giro delle Fiandre, loro in questo momento a scapestrarsi sulle strade fiamminghe, lui tranquillo in Catalogna a risalire, gradino dopo gradino, verso una condizione che possa rilanciarlo verso i più grandi traguardi. Il covid di gennaio, il relativo stop, i nuovi mille dubbi sul proprio rendimento, di colpo, spazzati via. Già la volata di Sanremo gli aveva fatto scattare qualche senso di ragno, un “allora posso ancora dire la mia” che gli avrà dato quel surplus di motivazione. E oggi raccoglie. Onore a lui, a un fuoriclasse la cui carriera è lungi dall’aver detto tutto quello che poteva e doveva dire.

In menù oggi la Tarragona-Mataró di 193.8 km, al sesto giorno è arrivata la tappa più facile della Volta a Catalunya 2021, qualche salitella qua e là ma niente di esagerato. Un primo tentativo di fuga comprendente tra gli altri Rémi Cavagna (Deceuninck-Quick Step) e Thomas De Gendt (Lotto Soudal) non ha trovato via libera, e invece buon gioco hanno avuto più avanti, al km 8, Harold Tejada (Astana Premier Tech), Dmitry Strakhov (Gazprom-RusVélo), Matej Mohoric (Bahrain-Victorious), Mattias Skjelmose Jensen (Trek-Segafredo) e Antoine Duchesne (Groupama-FDJ). Sulle prime era con loro anche Gavin Mannion (Rally), ma è subito saltato. Con la DSM (per Max Kanter) e la Bora-Hansgrohe (per Peter Sagan) a inseguire, il vantaggio dei cinque battistrada ha toccato i 3’15” al km 35, per plafonarsi su quelle quote per molti chilometri a seguire, anche quando Euskaltel-Euskadi e UAE-Emirates sono arrivate a dar man forte in testa al plotone. Anzi, sul Port d’Ullastrell, poco oltre metà percorso, il gruppo ha pure rallentato, tanto che il vantaggio massimo è stato raggiunto al km 117 (77 dal termine): 4’20”.

Dopodiché, è partita l’inevitabile reconquista. Chi non vi ha potuto partecipare è stato Giulio Ciccone, che si è fermato strada facendo a causa di noie a un ginocchio. L’abruzzese della Trek-Segafredo era 16esimo in classifica a 2’31” da Adam Yates nonché primo degli italiani (titolo virtuale che lascia in eredità a Fausto Masnada); l’avevamo visto qua e là in qualche scattino, certo non era al top della condizione ma nemmeno così male, del resto un decimo posto a Vallter 2000, a due mesi dall’obiettivo del Giro d’Italia, non lo butti via. Ora però Giulio si ferma e speriamo che il tagliando che necessariamente farà vada bene per lui.

Torniamo alla corsa: l’arrivo della AG2R Citroën a contribuire all’inseguimento ha segnato la progressiva perdita d’appeal per la fuga, con margine in discesa scalare. E quando ai -50 il gap è andato sotto i due minuti, altre squadre ancora hanno fatto capolino lì davanti. Per gli attaccanti il destino era segnato, ai -24 Strakhov ha allungato rispetto ai compagni d’azione e si è così guadagnato qualche chilometro di copertina in più: ripresi gli altri quattro ai -22, raggiunto anche il russo a 17 dalla fine.

C’era ora una salitella da affrontare, l’Alt El Collet che scollinava ai -14, una rampetta facilissima su cui però abbiamo visto un paio di tentativi: prima James Knox (Deceuninck-Quick Step), poi Elie Gésbert (Arkéa Samsic), nulla di fatto. La Deceuninck però ci si è messa di buzzo buono per provare ad anticipare lo sprint, per cui subito dopo il Gpm se n’è andato in contropiede Rémi Cavagna. Ripreso lui ai -9, ecco lo scatto di Josef Cerny. E niente, anche il ceco ha avuto vita breve in avanscoperta.

Più nulla fino alla volata, e allora trasliamoci nell’ultimo chilometro: la Ineos Grenadiers ha gestito l’avvicinamento alla flamme rouge, poi ai 500 metri Juan José Lobato (Euskaltel) ha tentato di anticipare ma l’arrivo tirava abbastanza all’insù, per cui lo spagnolo è rimbalzato, risucchiato da Cavagna che tirava il gruppo ma non aveva un compagno da lanciare. Kanter si è trovato al vento ai 200 metri, ma i botti venivano da dietro, da Peter Sagan che, uscendo dalla ruota di Daryl Impey (Israel Start-Up Nation) era obbligato a scartare prima a sinistra, poi a destra, con un equilibrio da giocoliere e senza perdere un’oncia di velocità.

Ritrovatosi a uscire al centro, lo slovacco non ha avuto più tentennamenti, infilandosi tra due avversari e spuntando al comando, bravo a tenere la tentata rimonta dello stesso Impey. Una vittoria alla Sagan se mai ce n’è stata una! Daryl ha chiuso al secondo posto, seguito da Juan Sebastián Molano (UAE) in tardivo recupero, Reinardt Janse Van Rensburg (Qhubeka Assos), Alexander Kamp (Trek), Clément Venturini (AG2R), Kanter, João Almeida (Deceuninck), Michael Valgren (EF Education-Nippo) e Maxim Van Gils (Lotto).

La generale resta invariata con Adam Yates (Ineos) primo con 45″ e 49″ sui compagni Richie Porte e Geraint Thomas, e con 1’03” su Alejandro Valverde (Movistar) e Wilco Kelderman (Bora), 1’04” su Esteban Chaves (BikeExchange), 1’07” su Almeida, 1’20” su Hugh Carthy (EF), 1’29” su Sepp Kuss (Jumbo-Visma) e 1’32” su Simon Yates (BikeExchange). Domani la settima e ultima tappa sarà la classica galoppata intorno (e su e giù) al Montjuïc, 133 km con partenza e arrivo a Barcellona e 6 giri del circuito della zona olimpica. Spazio per estremi attacchi e possibili ribaltoni? Qualcosa c’è, restiamo tuned.

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