Jonas Vingegaard tra Mikkel Honoré e Nick Schultz sul podio finale della Coppi e Bartali 2021 © Jumbo-Visma
Jonas Vingegaard tra Mikkel Honoré e Nick Schultz sul podio finale della Coppi e Bartali 2021 © Jumbo-Visma

Honoré-Vingegaard, è sempre Danish Dynamite

Si chiude la Settimana Coppi e Bartali con la vittoria di Mikkel nell’ultima tappa davanti a Jonas che suggella il successo nella generale: la festa danese nel ciclismo non finisce più

La generosità di Mikkel Honoré la classe di Jonas Vingegaard. Comune denominatore? La Danimarca, che dopo l’impresa di Kasper Asgreen nella E3 Classic di Harelbeke fa festa due volte alla 36esima Settimana Internazionale Coppi e Bartali. Un caso? Viene da pensare di no, se ai recenti exploit si sommano i successi degli ultimi anni, che certificano la solidità del movimento. Che nell’ultima giornata della corsa organizzata dal Gs Emilia si prende tutto: la tappa con Honoré (Deceuninck-Quick Step), la classifica finale con Vingegaard (Jumbo-Visma), vincitore della seconda e quarta frazione. Si sono giocati il successo in uno sprint a due, è stato premiato Mikkel, viene da dire giustamente perché era stato lui il primo a scattare, dopo 18 km, animando la fuga di giornata e correndo con enorme cuore. Honoré chiude secondo nella generale, Vingegaard – che studia da leader senza ammetterlo – si prende la CoBa a colpi di classe, coniugandoli all’astuzia che lo può proiettare a livelli importanti: il tempo è dalla sua parte, vedremo.

A chiudere la top ten di giornata, a 19″ il neozelandese Shane Archbold (Deceuninck), il britannico Ethan Hayter (Ineos Grenadiers), gli spagnoli Juan Ayuso (Colpack Ballan) e Jona Lastra (Caja Rural-Seguros RGA), il belga Ilan Van Wilder (DSM), lo spagnolo Javier Romo (Astana Premier Tech), il britannico Paul Double (Mg.k Vis VPM) e il belga Ben Hermans (Israel Start-Up Nation). Honoré cercava la prima vittoria in carriera, se l’è andata a prendere al termine di 166,2 km corsi in 3h59’40” (media 41,605 km/h), da Forlì a Forlì, con sette passaggi – e 3 Gpm – sull’ascesa di Rocca delle Caminate.

La classifica corta lasciava aperti i giochi, il Deceuninck era tra quelli che potevano ambire alla generale, di sicuro è stato quello con più gamba. Vingegaard, semplicemente, ha dimostrato di essere il più forte: oltre alla generale, si è preso la classifica a punti, mentre Alejandro Osorio (Caja Rural) è stato il miglior scalatore e Hayter il neopro’ più bravo.

Racconteremo più avanti della fuga di giornata, nel riportare della doppia impresa danese partiamo dai 500 metri che precedono l’ultimo scollinamento, da quando cioè il gruppo torna compatto. Dal plotone, poco dopo, si staccano in undici: oltre a Vingegaard, ci sono Nick Schultz (BixeExchange), Hayter, Romo, Hermans, Mauri Vansevenant (Deceuninck), Sergio Henao (Qhubeka Assos), Van Wilder, Ayuso, Double e Antonio Tiberi (Trek-Segafredo). Sul drappello rientrano in cinque: Archbold, Amanuel Ghebreigzabhier (Trek), Jefferson Cepeda (Androni-Sidermec), Honoré e Lastra.

Il primo a rompere gli indugi è Henao, che allunga, ma non va lontano: ripreso. Inizia l’ultima discesa, Vingegaard si mette davanti per non correre rischi, tratteggia linee pulite che portano il gruppetto al comando fuori dal circuito, all’imbocco degli ultimi 9 km. È in questo momento che il danese della Jumbo-Visma e il connazionale colgono l’attimo: spingono, in un amen hanno già messo una cinquantina di metri fra sé e gli altri fuggitivi, capiscono che l’azione può dare i suoi frutti e continuano ad accelerare. Progressivamente, ma inesorabilmente, il loro margine aumenta: ai -6,7 hanno 10″, che diventano 29″ ai -3. Ultimo, disperato tentativo di rimonta degli altri 14, che non si concretizza: sarà sprint a 2, Honoré anticipa Vingegaard e si prende la tappa.

Una frazione animata dalla fuga di sette uomini, propiziata, come detto, da Honoré. Ci entrano anche Giovanni Carboni (Bardiani CSF Faizané), Matteo Jorgenson (Movistar), Ben Swift (Ineos), Osorio, il talentuso Alessandro Fancellu (Eolo-Kometa) e Alessandro De Marchi (Israel). Il Rosso di Buja è in giornata, il vento in faccia lo esalta e corre da protagonista: sarà tra gli ultimi ad arrendersi. A 1 km dal primo Gpm il gruppo deve recuperare 2’47”, scollina per primo Osorio – che si prende quindi la classifica del miglior scalatore – poi Jorgensen e Fancellu. Lo spagnolo della Caja Rural, conseguito l’obiettivo, molla: davanti rimangono in sei. Dopo 80 km il gruppo viaggia con un ritardo di 3’04”, lascia fare.

Il secondo Gpm vede transitare per primo Honoré, seguito da Carboni e Fancellu. Iván Sosa (Ineos), sesto prima della partenza, si ritira. Il drappello di testa, intanto, inizia a perdere i pezzi, a 500 metri dall’ultimo scollinamento di nuovo tutti assieme: in cima passa per primo Hermans, quindi Schultz e Vingegaard. L’epilogo si va tratteggiando, i due danesi prendono il pennello e lo colorano di bianco e rosso: anche alla CoBa è festa danese.

Vingegaard ha vinto la Coppi e Bartali con un tempo di 19h3’47”, secondo a 22″ Honore, quindi Schultz a 32″, Hayter a 36″, Romo a 39″, Hermans a 40″, Vansevenant a 46″, Henao a 1’08”, Ghebreigzabhier a 1’14” e Van Wilder a 1’18”.

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