Sam Bennett dopo la Gand 2021 © Deceuninck-Quick Step - Wout Beel
Sam Bennett dopo la Gand 2021 © Deceuninck-Quick Step - Wout Beel

Bravi Giacomo-Matteo-Sonny, ma oggi l’eroe è Sam

Le pagelle della Gand-Wevelgem: il 10 lo diamo a Van Aert e pure a Bennett! Matthews ridimensionato, Deceuninck horror, la tigna di Turgis. E che mestizia, Gilbert

Wout Van Aert – 10
Un pezzettino di voto lo deve a Nathan Van Hooydonck, il gregario che tutti avremmo voluto se oggi ci fossimo trovati a disputare una classica ventosa nelle Fiandre Occidentali. Per il resto fa quel che meglio sa fare, ovvero correre, attaccare e pazienza se ciò dev’essere fatto a distanze siderali dal traguardo, e poi forzare sui muri, e poi alzare il ritmo sul piano per ricacciare indietro gli inseguitori, e poi vincere senza il minimo tentennamento lo sprint ristretto. Occhio alla sequenza: 4-1-3-2-9-3-13-1-(2)-3-11-1. No, non è un messaggio in codice per gli alieni, sono i piazzamenti di Wout nelle 11 corse disputate sin qui nel 2021 (e il 2 tra parentesi è relativo alla generale della Tirreno). Come fai, tu corridore normale, a non avere paura di uno così?

Giacomo Nizzolo – 9
Sì, vogliamo esagerare, ma oggi il milanese è stato eccezionale nella tenuta, e veloce come quasi nessuno nella volata. Quel quasi ha la sigla WVA stampata sopra, e non è che ci si possa fare troppo, onestamente. Giacomo si è gestito da maestro e ha tenuto per il finale la spinta giusta per sprintare, dopo aver peraltro trovato il modo di neutralizzare la mina vagante Küng: uscito di scena Bennett, era lui il più veloce (insieme a Van Aert), e si è sentito addosso la responsabilità di chiudere su un tentativo dello svizzero ai 4 km. Si è mosso bene, non ha aspettato manne dal cielo, forse è partito giusto con una posizione indietro di troppo ma sono dettagli, probabile che ugualmente non avrebbe vinto. Possibile che magari avrebbe trovato meno via libera. Sicuro che riproverà a vincere una classica di queste, pesanti, belle e dannate.

Matteo Trentin – 8
Già alla E3 era stato molto nel vivo fino a una foratura traditrice, ha confermato il notevole stato di forma e intanto porta a casa un podio tutt’altro che scontato. E poi è un generoso di quelli che non ti stancheresti mai di vedere in azione, non salta mai un cambio, non rifiuta mai una collaborazione. Sta diventando un po’ la sua classica fiamminga, la Gand, fu terzo anche nel 2020, anche allora c’era Küng nell’azione buona, e c’era pure Pedersen (Küng, Pedersen, Trentin… ci dice qualcosa…?). Ha ancora anni per migliorare questo piazzamento.

Sonny Colbrelli – 8
Proseguendo con l’ordine d’arrivo arriviamo a un ragazzo che probabilmente è nato per queste corse, ma forse ancora deve scoprirlo. O forse oggi si è reso conto di qualcosa, quando in cima all’Ossario del Kemmel, dopo quasi 220 km di gara, Van Aert sgasava e chi gli scollinava a ruota? Proprio lui, Sonny. Si dice che con la pioggia vada molto più forte, nel senso che se oggi ci fossero state precipitazioni avrebbe vinto con distacco? Chi lo sa. L’unico torto per lui è stato l’essersi trovato a giocarsela con gente un po’ più veloce. Non tanto. Ma è quel po’ che separa il primo podio a una Gand da un’urticante medaglia di legno. Forza Sonny, ci si rifà all’Amstel, tra qualche giorno.

Michael Matthews – 5.5
Se contasse la simpatia sarebbe sempre in cima a tutte le pagelle. Però, però. Ti trovi in un attacco che, da un certo momento in avanti, si capisce che andrà a buon fine. Hai con te tre compagni di valore che si sacrificano lavorando a fondo per la riuscita dell’azione (Bauer, Stannard e Mezgec). Resti nel gruppetto buono ultrascremato, siete in sei più un gregario… e quello che riesci a ottenere è un quinto posto, giusto davanti a uno noto per non essere un fulmine in volata? I crampi nel finale dicono forse più di tante parole della caratura di Bling. Direte: ma come, a Colbrelli 8,  che gli è arrivato giusto mezzo metro davanti, e a Matthews 5.5? Ma intanto quegli altri (Sonny, Nizzolo) erano soli e non con tanto di treno personale; e poi, diciamola tutta, son dieci anni che l’australiano è un predestinato, ma in verità il salto di qualità non l’ha mai fatto. E va anche bene così, è un bravissimo, fortissimo corridore, ma non è un fuoriclasse. Si vive bene lo stesso, basta saperlo.

Stefan Küng – 6.5
L’altro giorno sbagliava i tempi, oggi è stato preciso come un orologio sv…. ops. Trovandosi, da passistone adatto ad altre crociere, solo in mezzo a una manica di velocisti o semivelocisti, l’unica cosa che poteva fare, prima di rassegnarsi all’ultimo posto del gruppetto, era tentare un anticipo, e in effetti questo ha fatto, solo che le gambe erano un po’ imbolsite, sicché quando ha provato a evadere ai 4 km ha guadagnato tra i 12 e i 14 centimetri, e si è rimesso dietro, mogio mogio. No, macché, ha voluto ancora osare l’inosabile, la volata lunga (su tutte le altre metrature avrebbe perso al 101%, con questa dei 300 metri perdeva solo al 99), ma nemmeno così è andata. Pazienza, quel che è più incoraggiante per lui è notare la crescita di condizione in vista della Regina. Roubaix, arriviamo.

Sam Bennett – 10
Sì, sì e sì! Quando vomita l’anima e un minuto dopo è lì a girare con gli altri per tirare il gruppetto, o spirito del ciclismo degli eroi e dei folli come noi, che tutti ci pervadi, sei tu a darci questa scarica elettrica lungo la spina dorsale o sono semplici reumatismi? No dài, era davvero lo spirito del ciclismo. Un grandissimo, che dire? È entrato nel ventaglio e quando solitamente ci sarebbero dovuti essere quei 18-19 Deceuninck insieme a lui, ha scoperto drammaticamente di essere solo. Ma a quel punto la gazzarra era partita, e chi si ferma è perduto. “Mal che vada prendo i muri con un po’ di vantaggio”, poi è rimasto per tutta la corsa, lì davanti, da solo, circondato da nemici, ma non ha battuto un ciglio, che uomo tutto d’un pezzo, che uomo di cui innamorarsi in un film del suo connazionale John Ford. E sui muri, l’avete visto? Lo davano per spacciato qua o là e invece ha superato bene pure l’Ossario. Poi, quando ci si chiedeva come l’avrebbero messo in mezzo, l’autopatatrac, a sorpresa, chissà forse un colpo di freddo, il vento, “metti la maglia di lana”, “ma no mamma, sono grande” (e invece aveva ragione lei), o forse un gel al metanolo, o chissà cosa. Il fisico che non ha retto agli sforzi? Il vomito, il tentativo di far finta di nulla, la folata di troppo che apre il miniventaglio, le energie che non te le ritrovi più, risucchiato risucchiato risucchiato, in tutti i sensi. 55esimo a 4’40”. Che eroe, il nostro Sam.

Yves Lampaert – 4
Non se ne abbia a male se becchiamo lui, sol perché l’abbiamo visto a un certo punto affannarsi per un velleitario tentativo di rientro (non a caso nell’ODA è stato il primo dei suoi, 14esimo). È un po’ come a scuola, tutti fanno casino al cambio dell’ora, uno finisce nelle grinfie del bidello ed è lui che prende la nota per tutti. Ma insomma, diciamo: dove cavolo era la Deceuninck-Quick Step oggi? Non abbiamo finito di spargere incenso a pieni turiboli dopo la E3, che questi ti sfornano questo horror a basso costo nella Gand. Siamo severi ma a fini umanitari, ragazzi del Wolfpack capiteci, aprite gli occhi: che poi non siamo noi a doverci sorbire le lavate di capo di Lefevere, siete voi quelli!

Greg Van Avermaet – 4.5
Santa miseria Greg, come si fa a perdersi un ventaglio di 25 corridori? La Dec almeno aveva il velocista davanti, voi AG2R neanche l’ombra di un impiegato di terzo livello. Da uno dell’esperienza dell’olimpionico non ce lo si aspetta un simile passaggio a vuoto, tantopiù alla luce della tutto sommato discreta prestazione di due giorni fa. O non è che si è speso troppo, ad Harelbeke, e toccava tirare un po’ il fiato oggi?

Anthony Turgis – 7
Per la tigna, non per altro: perché fuori da tutto, si è inventato un inutile contrattacco dal gruppetto inseguitore per andare ad assicurarsi un posto in top ten. Il che quindi significa che così inutile non è stato quell’attacco, vero; però uno veloce come lui il piazzamento se lo sarebbe risicato anche fosse rimasto al coperto. Però a noi quelli un po’ così, sventatelli, ci piacciono parecchio.

Philippe Gilbert – s.v.
Ci piange il cuore a vedere Philippe Gilbert così lontano da Philippe Gilbert. Staccato presto, poi ritirato con mestizia. Demotivato forse, lo strive for five gli sa che è sfumato definitivamente, dopo l’ultima Sanremo: quando mai potrà rivincerla? “Che senso ha andare avanti, senza un obiettivo reale?”. Questo, temiamo, si sta chiedendo in queste ore l’uomo che fu il Vallone Aerostatico.

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