Tom Pidcock batte Wout Van Aert e Matteo Trentin alla Freccia del Brabante
Tom Pidcock batte Wout Van Aert e Matteo Trentin alla Freccia del Brabante

Van Aert? No, alla fine spunta Pidcock!

Una volata a tre decide la Freccia del Brabante, Tom rimonta Wout, per Matteo Trentin un altro bel podio. Preoccupazione per una caduta di Kévin Geniets

Era l’unico dei giovani fenomeni ancora a secco, nonostante belle prestazioni: in particolare alla Strade Bianche, mentre nelle ultime classiche belghe era sembrato a tratti un pesciolino fuor d’acqua. Il tempo di prendere le distanze, ragazzi, e arrivo anch’io: questo messaggio, forte e chiaro, ha mandato oggi a tutto lo scenario maggiore del ciclismo Tom Pidcock, che alla Freccia del Brabante ha colto il primo vero successo da professionista, posto che fino a tutto il 2020 professionista non era.

A 21 anni (22 il 30 luglio) il ragazzo venuto da Leeds si porta a casa una corsa importante, prestigiosa (e anzi dal prestigio crescente, oseremmo) e battagliata come sempre, mettendo in riga gente che risponde al nome di Wout Van Aert e Matteo Trentin, trovatisi a condividere con Tom il podio brabantino. E se per l’italiano – date le attese – l’esito è comunque soddisfacente, lo stesso non si può dire per il capitano della Jumbo-Visma, che pensava probabilmente di vincere lo sprint a tre e invece si è ritrovato rimontato, superato, surclassato dall’albionico folletto (spirito di emulazione di WVA rispetto a MVDP al Fiandre?). Scherzi a parte, bene così: finché continuano a vincere e a dare spettacolo questi ragazzi, anche a turno, tutti a casa gioiscono. (Nell’attesa di poter tornare a farlo sulle strade del grande ciclismo).

202 km scarsi da Leuven a Overijse, passaggi su un tratto di percorso che ritroveremo al Mondiale di ottobre, solita lunghissima battaglia di attacchi e contrattacchi, tutto questo è la Freccia del Brabante. Lo è di solito, e lo è stata più che mai in quest’occasione. 33 km di andatura altissima, mille tentativi, e quello di buono ha preso le mosse con 7 uomini: Bryan Coquard (B&B Hotels p/b KTM), Ludovic Robeet (Bingoal Pauwels Sauces WB), Jordi Meeus (Bora-Hansgrohe), Andreas Leknessund (DSM), Julian Mertens (Sport Vlaanderen-Baloise), Anders Skaarseth (Uno-X) e il sempre più presente Brent Van Moer (Lotto Soudal). Subito son rientrati anche Emmanuel Morin (Cofidis, Solutions Crédits) e Kévin Van Melsen (Intermarché-Wanty), e il drappello ha proceduto più che bene con un vantaggio massimo arrivato a 6′ intorno a metà corsa.

Dietro controllava e tirava soprattutto la Jumbo-Visma, lavoro sufficiente per dimezzare il gap dai battistrada, ma non a cambiare di verso alla corsa; per quello, si son dovuti aspettare i -70 e il contrattacco dal gruppo di quattro forti pedalatori: Rémi Cavagna (Deceuninck-Quick Step), Robert Stannard (BikeExchange), Toms Skujins (Trek-Segafredo) e Sven Erik Bystrøm (UAE-Emirates). Da qui le cose hanno iniziato ad andare vorticosamente, del resto si era sul circuito finale caratterizzato dalla sequenza di muri Hertstraat-Moskesstraat-Holstheide-S-Bocht-Haagard (da coprire 4 volte tutti  tranne l’ultimo, mancante nel giro finale).

Tanto per cominciare il gruppetto di testa ha iniziato a perdere pezzi: prima Van Melsen, poi Coquard, poi Morin. Dal gruppo invece continuavano gli interventi in scivolata, per esempio Benoît Cosnefroy (AG2R Citroën), Oscar Riesebeek (Alpecin-Fenix) e Dylan Teuns (Bahrain-Victorious), usciti in caccia a poco più di 50 km dalla fine e subito rientrati sul quartetto Cavagna. Le distanze, come si intuisce, non erano sostanziose, nemmen più quelle dei primi.

Ai -45 ennesimo forcing di Leknessund, invero incontenibile tra i fugees, e lo scrollone è stato forte, a pagare dazio stavolta Mertens. Col norvegese della DSM restavano Meeus, Van Moer, Robeet e Skaarseth, ma arrivavano da dietro: Cavagna, Cosnefroy, Teuns, Stannard, Skujins, Bystrøm e Riesebeek in entrata ai -35, ma il meglio veniva subito dopo, perché a 38 dalla fine dal gruppo era uscito un terzetto niente male, sul pavé di Moskesstraat: Tom Pidcock (Ineos Grenadiers) aveva proposto l’azione, Matteo Trentin (UAE) e Wout Van Aert (Jumbo) avevano raccolto subito l’invito. Sonny Colbrelli (Bahrain) ci aveva provato, ma senza riuscire ad accodarsi.

I tre contrattaccanti erano partiti subito dopo una maxicaduta nella quale lo spettatore veniva scosso dalle immagini di Kévin Geniets (Groupama-FDJ), tra i tanti coinvolti (Michael Matthews e non solo), riverso immobile sull’asfalto.

WVA, Pidcock e Trentin sono rientrati ai -34, il drappello era abbastanza nutrito perché nel frattempo anche quasi tutti i fuggitivi della prima ora erano riusciti a riaccodarsi, ma era una compagnia di giro destinata a sfaldarsi presto: ai -30 un attacco di Cosnefroy su Holstheide, Trentin ha chiuso con Van Aert e Leknessund a ruota, ed era il segnale che non ci sarebbe stato alcun accordo possibile tra la quindicina di presenti. Quindicina in teoria, perché qui si perdevano altri pezzi. E allora nell’anarchia del momento, Matteo Trentin ha ben pensato che potesse esserci spazio per la sua iniziativa popolare, e ai -26 se n’è andato bel bello su un largo stradone.

Per un po’ Matteo ci ha creduto, e i suoi tifosi con lui. Alle sue spalle non restavano che in una decina, in ordine alfabetico i già pluricitati Cavagna, Cosnefroy, Leknessund, Meeus, Pidcock, Riesebeek, Skujins, Stannard, Teuns, Van Aert, con l’aggiunta di Ide Schelling (Bora) rientrato da dietro con l’ultimo treno utile. Questi begli avversari arrivavano fino a quasi mezzo minuto di ritardo dall’intraprendente trentino, ma era gloria destinata a sfumare presto: dieci chilometri, metro più metro meno, e la splendida solitudine di Matteo è andata a concludersi, in seguito al nuovo attacco di Pidcock sul muro di Hertstraat ai -16. Dietro al britannico si è mosso un altro crossista a caso, e la temibile coppia è piombata sull’italiano, il quale intelligentemente ha evitato di svenarsi, si è rilassato un attimo, ha mangiucchiato una cosa, ne ha bevicchiata un’altra e ha atteso i due, che l’hanno raggiunto a 14 dal traguardo.

Era comunque un terzetto di tutto rispetto al comando della corsa. Dylan Teuns ha capito la malaparata, e che bisognava stringere i tempi, e ha iniziato a forzare, nel primo drappello inseguitore, già prima dell’ultimo passaggio a Moskesstraat, ai -11. Al non-fiammingo si è accodato Cosnefroy, la durissima ancorché brevissima rampa in pavé ha ridotto le distanze fisiche tra i tre in testa e i primi inseguitori: parevano poterli prendere allungando una mano, a un certo punto, ma erano comunque sempre diversi secondi a dividere il terzetto dalla coppia alle sue spalle.

Sfumato l’aggancio sul muro, sfumato per sempre: perché Pidcock, Trentin e Van Aert non si son certo messi ad ammirare il paesaggio, ma anzi hanno ripreso a spingere come dannati, sicché Teuns e Cosnefroy hanno solo potuto prendere atto dell’impossibilità di raggiungere i primi, e anzi si son fatti a loro volta riprendere da Cavagna, Stannard, Schelling, Riesebeek, Leknessund e Skujins: in palio per 7 su 8 di loro una top ten, per 2 una top five.

Non sussistendo più dubbi, da un certo punto in poi, sul fatto che Tom, Wout e Matteo si sarebbero giocati la vittoria, restava da vedere quanto avrebbero osato rischiare per guardarsi nel pre-volata: in effetti la scena, già vista tante volte, l’abbiamo assaporata, nel momento in cui i tre hanno smesso di pedalare e Cosnefroy da dietro, all’ultimo chilometro, ha fatto una sparata per andare a chiudere. Il francese quasi quasi ci riusciva, ma si è esaurito per lo scattone e quando davanti hanno sprintato non ne aveva più per far nulla.

Ai 200 metri Van Aert si è detto che era ora di lanciare la volata, e ha buttato sul piatto il suo centone. Trentin ha capito subito che non era aria e si è sfilato, adagiandosi sul comunque comodo terzo gradino del podio, il secondo della sua campagna nordica dopo quello alla Gand. Van Aert ha pensato per un secondo e mezzo di aver chiuso la partita, ma già tra l’averlo pensato e il subito dopo, le sue ambizioni risultavano ridimensionate del tutto, perché la reazione di Pidcock è stata veemente. Il piccolo britannico non si è fatto intimorire dalla strapotenza di Wout e ha risposto al RollingStone di Herentals piazzandogli in faccia uno sprint sfrontato quanto vincente, in capo a una corsa dispendiosa per tutti, e al termine della quale evidentemente WVA ha anticipato troppo su un arrivo che tirava più di quanto potesse tirare lui.

Pidcock-Van Aert-Trentin è il podio di tutto rispetto che esce dalla 61esima Freccia del Brabante. Risucchiato Cosnefroy in dirittura, l’ordine dei 10 prosegue così: Schelling, Skujins, Stannard, Teuns, Cosnefroy, Riesebeek, Leknessund. Undicesimo Cavagna. Per la rivincita ripassare domenica a queste latitudini, più o meno: non lontano da Overijse sarà in programma l’Amstel Gold Race.

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