La vittoria di Gianni Moscon a Innsbruck © Tour of the Alps
La vittoria di Gianni Moscon a Innsbruck © Tour of the Alps

Allora, abbiamo un corridore!

Dopo due anni e mezzo Gianni Moscon torna a vincere: al Tour of the Alps precede Andersen e Riabushenko. De Marchi in fuga, Savini in contropiede, Felline-Battaglin-Brambilla in top ten

Quando, a sorpresa, quasi due mesi fa ce lo vedemmo provare a spianare il Muur (e tutto sommato riuscirci), nella Omloop Het Nieuwsblad, ci dicemmo: ah però, vedi Moscon, ha ancora frecce al proprio arco. E del corridore delle cento cadute (di stile, di bici, di concentrazione) e di qualche risveglio/riscatto, oggi parliamo nei termini di questo secondo aspetto, perché dopo due anni e mezzo senza vittorie, dopo un 2020 praticamente da dimenticare, dopo uno stop osservato nelle scorse settimane in seguito all’infortunio patito alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne (meno di 24 ore dopo la sua bella prestazione alla Omloop), oggi il ragazzo si è rimesso il suo bravo numero sulla schiena, ha inforcato la sua bella bici, ha percorso strade che sostanzialmente conosce, ed è andato a prendersi un successo di forza e astuzia a Innsbruck, al termine della prima tappa del Tour of the Alps 2021.

Un successo che è solo il nono in una carriera sin qui clamorosamente mancata, nel senso di pochi lampi (o pochi periodi lampeggianti) a spezzare l’afasia del buio che troppi altri – di periodi – ne ha caratterizzati. Anche un po’ per sfortuna, diciamolo. E per limiti caratteriali a volte, ma di quelli si è parlato tante volte che ora non vale la pena tornare sull’argomento. Ecco, allora diciamo che il 2021 è quello di un nuovo Gianni Moscon, e che all’alba dei 27 anni (li compie domani, toh!) e alla vigilia della prima partecipazione al Giro il trentino ha finalmente trovato una quadra. E se questo vi quadra, aspettiamoci altre belle giornate, molto presto, da parte del corridore della Ineos Grenadiers.

Da Bressanone a Innsbruck, 140.6 km per la prima tappa del Tour of the Alps, salite non durissime a punteggiare l’altimetria e subito in partenza una fuga a tre che ha preso forma sulle rampe di Elvas, al km 5: Alessandro De Marchi (Israel Start-Up Nation), Marton Dina (Eolo-Kometa) e Felix Engelhardt (Tirol KTM) a comporla, vantaggio massimo di 5’30” al km 30, poi l’Astana-Premier Tech ha iniziato a mettere qualche toppa, mentre De Marchi lì davanti si prendeva i Gpm di Brennero (km 52) e di Axams (km 104, a 36 dalla fine). Su questa salita il Rosso di Buja ha disperso i due compagni di fuga, prima Engelhardt e poi Dina, ma il gruppo – che sul Brennero aveva dimezzato il proprio gap – era ormai molto vicino, e sulla seconda scalata ad Axams la corsa ha preso un’altra piega.

Il primo attacco l’ha portato Hugh Carthy (EF Education-Nippo) a 24 dalla fine, poi è uscito Sergio Martín (Caja Rural-Seguros RGA) e ha raggiunto ai -19 il solitario battistrada, imitato subito dopo da Attila Valter (Groupama-FDJ) e ancora da Felix Grossschartner (Bora-Hansgrohe) un chilometro più avanti. Di fatto i tre contrattaccanti erano l’avanguardia del gruppo, il quale ai -18 ha raggiunto tutti ponendo fine alla giornata in avanscoperta di De Marchi (che eredita da questa tappa la maglia di migliore scalatore).

Qualche schermaglia, un’accelerazione di Nicolas Roche (DSM), un allungo di Luis León Sánchez (Astana), e poi superati i -15 si sono avvantaggiati in quattro: un uomo di classifica come Pello Bilbao (Bahrain-Victorious), un 23enne italiano come Daniel Savini (Bardiani-CSF), un ancor più giovane Mattias Skjelmose (Trek-Segafredo), ventenne della new age danese, e un esageratamente più giovane colombiano, quel Santiago Umba che in casa Androni-Sidermec considerano un po’ una sorta di Bernal del domani. Già oggi Umba dimostra di poter stare comodo in queste schiere.

Il quartetto ha preso un margine oscillante tra i 10 e i 15 secondi ma gli inseguitori erano allo stato brado e i più bradi di tutti gli Ineos Grenadiers, a tirare in particolare con Salvatore Puccio e a preparare cosa? Ora vediamo. Fino ai 5 km Savini, Bilbao, Skjelmose e Umba forse forse ci hanno creduto, poi si son voltati e hanno visto in faccia la dura verità: sarebbero stati ripresi nel giro di pochi secondi. Il tempo di realizzare che il gruppo li fagocitava, ai -4, che ecco uscire fortissimo da dietro il finalizzatore del lavoro Ineos: chi? Gianni Moscon.

Al rientro in gara dopo 50 giorni, il noneso ha dimostrato se non altro di essersi allenato bene in queste settimane. La sparata è stata degna dei giorni migliori, la tenuta più che buona, anche se a un certo punto Gianni ha un po’ rinculato, e ha dovuto subire il rientro da dietro di un altro ragazzino, Idar Andersen, norvegese della Uno-X prossimo ai 22 anni, addirittura alla prima corsa stagionale. Il ragazzo con la divisa giallorossa si è riportato su Moscon che mancavano 1200 metri alla conclusione, e il suo arrivo è stato addirittura salvifico per l’azzurro, che ha potuto mettersi un attimo a ruota, respirare, riordinare le idee e caricarsi a molla per la volata a due.

Una volata che forse ha pure anticipato un attimo, dato che sentiva lo sferragliare del gruppo alle sue spalle, in forte rimonta. Ai 200 metri Gianni è partito, è stato subito chiaro che Andersen non sarebbe stato un contender per lo sprint, e che la vittoria sarebbe andata al quasi-padrone-di-casa. Braccio destro alzato mentre con la sinistra teneva stretto il manubrio, alla maniera di quelle esultanze di un tempo, e poi l’abbraccio dei compagni subito dopo la fine della corsa. Abbiamo ancora un corridore, diciamolo forte.

Andersen ha salvato comunque il prezioso e rivelatore secondo posto di tappa, e subito dietro il gruppo (non sono stati contati distacchi tra i primi 87) con Alexandr Riabushenko (UAE-Emirates) a precedere Fabio Felline (Astana), Nick Schultz (BikeExchange), Enrico Battaglin (Bardiani), Gianluca Brambilla (Trek), Ruben Guerreiro (EF), Natnael Tesfatsion (Androni) e Reinardt Janse Van Rensburg (Qhubeka Assos). Come approdo al Tour of the Alps 2021, davvero non male, un easy listening gradevole tra una classica e l’altra, o tra una classica e un GT che verrà.

La generale, come sempre dopo una prima tappa, è vagamente l’ordine d’arrivo con in più qualche secondo d’abbuono conteggiato, per cui Moscon guida con 4″ su Andersen, 6″ su Riabu, 10″ su Felline e tutti gli altri che abbiamo citato poco sopra. Domani il TOTA resta in Austria, partenza a Innsbruck per la seconda tappa, arrivo in leggera salita a Feichten im Kaunertal dopo 121.5 km che prevedono anche la doppia scalata (da due distinti versanti) al Piller Sattel, il cui ultimo scollinamento (quello del versante più duro) è previsto a soli 21 km dal traguardo. La classifica, c’è da scommettere, cambierà fisionomia.

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