La gioia di Andrea Vendrame a Bagno di Romagna © Giro d'Italia
La gioia di Andrea Vendrame a Bagno di Romagna © Giro d'Italia

Vendrame, una gioia così grande

Al Giro è sempre tempo di fuga: Andrea batte Hamilton a Bagno di Romagna, Brambilla terzo e poi declassato. In gruppo succede poco, ma Nibali nel finale prova l’azzardo in discesa. Cadute e ritiri, da Soler a De Marchi

Andrea Vendrame ha 26 anni e nessuna paura. Corre dall’anno scorso per una squadra francese, si è già conquistato con belle prestazioni la fiducia dell’ambiente World Tour, ma certo gli mancava qualcosa. Qualcosa come una vittoria, una vittoria importante, magari una vittoria al Giro d’Italia. Per andare a prendersela ha fatto tutto quel che di meno banale poteva fare: ha cercato la fuga in una tappa molto difficile, con tante salite e al cospetto – nel gruppetto di attaccanti – di corridori certo più portati di lui a scalar montagne. E invece non solo ha tenuto il passo, ma ha pure attaccato, ovunque: in discesa, giù dalla Consuma; in salita, scalando il Carnaio; sul piano, con un allungo da finisseur quando era rimasto da solo con Chris Hamilton.

Non avendo avuto modo di finalizzare in solitaria i suoi assalti, si è alla fine risolto a vincere in volata, a due, sullo stesso Hamilton. E l’ha fatto, senza preoccuparsi di prendere lo sprint in testa, senza badare a possibili colpi di mano dell’australiano, senza curarsi di nulla che non fosse alzare le braccia sotto allo striscione di Bagno di Romagna. Niente paura. Né di attaccare a 80 dall’arrivo, né di scattare su un terreno non proprio amico come la salita, né di nient’altro. Una pioggia di applausi (dopo quella d’acqua incontrata sul percorso) per festeggiare il secondo successo italiano in questa corsa rosa, che fa seguito alla crono torinese di Ganna e a nove secondi posti (più un terzo) nelle restanti dieci tappe.

Per il resto, la solita (ahinoi) interlocutoria tappa della traversata appenninica, nella quale hanno pesato tanto le fatiche di ieri quanto il ritmo intorpidente della Ineos (principalmente di un inesauribile Filippo Ganna). Il solo Vincenzo Nibali, prima con Giulio Ciccone sul Carnaio, poi da solo in discesa, ha provato a increspare un po’ la piattezza dell’orizzonte odierno. Un’azione dai più giudicata più scriteriata che utile, portatrice di rischi non commisurati al possibile guadagno. Su queste colonne invece plaudiamo all’iniziativa dello Squalo, perché l’obiettivo di un attacco come quello di oggi, non essendo il successo di tappa, né tantomeno la prospettiva di guadagnare 7″ (tanto è stato) sul gruppo maglia rosa, è da ricercare per forza di cose altrove: semplice ricerca di un’iniezione di morale o piccolo test in chiave terza settimana? Lasciamo qui sospeso questo interrogativo e spostiamoci sulla cronaca.

212 km di sali e scendi sull’Appennino Tosco-Emiliano, meravigliosa partenza da Siena, arrivo a Bagno di Romagna, e ovvio terreno da fughe oltre che da battaglia per la classifica nella Tappa Bartali del Giro d’Italia 2021. Filippo Fiorelli (Bardiani-CSF) non ci ha messo neanche un chilometro per mettersi in movimento, tutto solo. Appena 4 km invece per Marc Soler (Movistar) per finire per terra, insieme a Fabio Sabatini (Cofidis, Solutions Crédits), Rafael Valls (Bahrain-Victorious) e Harm Vanhoucke (Lotto Soudal), coinvolti in una caduta a fondo gruppo. Tutti e quattro hanno ripreso, ma oltre al fastidio di cominciare con un capitombolo una tappa lunga e dura, Soler ha lamentato un dolore sul fianco sinistro, nella parte bassa del costato. Albert Torres è stato fermato dall’ammiraglia per supportare il capitano, ma Soler pativa e tanto. Del resto pure Valls e Vanhoucke restavano nella stessa zona.

Il compito di rientrare sul gruppo non era facilitato dall’andatura velocissima dei primi chilometri: naturalmente Fiorelli non poteva essere lasciato solo in fuga, e infatti è stato raggiunto presto da altri e poi i tentativi di evasione si sono moltiplicati, tra gli altri possiamo citare almeno Samuele Battistella (Astana-Premier Tech) e Rémi Cavagna (Deceuninck-Quick Step), autori di un’azione che pareva buona ma non lo è stata: un tourbillon da mal di testa ha attraversato la carovana per chilometri e chilometri, con una serie mai finita di attacchi destinati a essere annullati dal gruppo il quale nella sua interezza pareva voler andare in fuga a turno… Jacopo Mosca (Trek-Segafredo) e Mikkel Honoré (Deceuninck), poi Geoffrey Bouchard (AG2R Citroën) e Patrick Bevin (Israel Start-Up Nation), un gioco delle coppie che è andato avanti senza che qualcuno trovasse il bandolo.

Momenti da brividi li abbiamo vissuti intorno al km 20, sulla discesa da Castellina in Chianti, dove ci siamo ritrovati davanti all’immagine di Alessandro De Marchi immobile per terra, circondato dal personale sanitario del Giro. Dall’inquadratura dall’alto non si riuscivano a capire le condizioni del Rosso di Buja, il primo sospiro di sollievo l’abbiamo tirato quando l’ammiraglia Israel, che si era fermata per sincerarsi della situazione, si è allontanata; quindi il friulano è stato caricato in ambulanza e portato in ospedale con una clavicola rotta e un colpo al torace (gli esami avrebbero poi riscontrato quattro costole fratturate oltre a un trauma polmonare). Con De Marchi era caduto pure Kobe Goossens (Lotto), che però aveva ripreso senza problemi. A fondo corsa, invece, continuava il tormento di Marc Soler, a molti minuti di distacco dal gruppo: troppo per poter giungere al traguardo, e infatti il catalano ha gettato la spugna ritirandosi dopo una sessantina di chilometri. Oltre a De Marchi e Soler, ritirati in questa fase di corsa anche Alex Dowsett (Israel) per mal di stomaco, e Gino Mäder, alle prese coi postumi di una caduta patita ieri: per la Bahrain il terzo abbandono; per Damiano Caruso, capitano dopo l’uscita di scena di Mikel Landa, un altro prezioso gregario di cui fare a meno dopo aver già dovuto rinunciare a Matej Mohoric.

Intorno al km 50 Nicolas Roche (DSM), già attivo in precedenza, ci ha provato per la terza volta, altro fuoco di paglia. Al 60 si sono allora avvantaggiati in cinque, tra questi Diego Ulissi (UAE-Emirates) che pure ci aveva già provato prima; col toscano fuori anche Simone Ravanelli (Androni-Sidermec), Vincenzo Albanese (Eolo-Kometa), Dries De Bondt (Alpecin-Fenix) e ancora Honoré; e poco dopo, nell’attraversamento di Firenze, la fuga ha trovato forma definitiva e spazio: ai cinque di prima si sono uniti il tarantolato Bouchard, Natnael Tesfatsion (Androni), Victor Campenaerts (Qhubeka Assos), Andrea Vendrame (AG2R), Guy Niv (Israel), Chris Hamilton (DSM), Simone Petilli (Intermarché-Wanty), George Bennett (Jumbo-Visma) e Gianluca Brambilla (Trek). In totale 14 uomini al comando per un drappello quantomai eterogeneo.

Il gruppo si è potuto rilassare un attimo dopo 70 km pancia a terra, e con andatura a marce ridotte ha affrontato il muro di Via Salviati, che apprezzammo nel 2013 al Mondiale fiorentino. Anche Fausto Masnada (Deceuninck) ha gettato la spugna, quinto ritiro del giorno: era uno degli italiani più attesi ma da un certo momento in avanti, afflitto dalla tendinite che alla lunga lo ha messo fuori causa, ha perso tutto lo smalto di cui gli avevamo visto disporre al recente Romandia.

Intorno al km 75, col vantaggio dei battistrada già a 4′, tutto solo Giovanni Visconti (Bardiani) è riuscito a riportarsi sui battistrada: era rimasto per un po’ a metà strada tra loro e il plotone, avendo mancato di poco il formarsi della fuga. Di lì a poco è arrivato pure Nicolas Edet (Cofidis), l’ultimo a essere stato a bagnomaria. De Bondt ha vinto il traguardo volante di Sesto Fiorentino, località toccata in onore del suo illustre cittadino Alfredo Martini (in precedenza si era transitati anche dalla bartaliana Ponte a Ema). Subito dopo, al km 80 (e a 132 dal traguardo), si è approcciato il Monte Morello, la prima vera salita di giornata, o meglio, la prima segnata come Gpm, perché se qualcuno dei corridori del Giro legge questa frase viene a sputarci direttamente in un occhio: “E quelle affrontate all’inizio cos’erano, cunette?”.

Sul Morello i 16 hanno proceduto insieme mentre il gruppo ha visto una certa selezione: la pur regolare andatura della Ineos Grenadiers con Filippo Ganna ha fatto staccare in tanti. Bouchard si è preso i 9 punti Gpm di terza categoria (ai -127), quindi il vantaggio dei battistrada si è potuto comodamente dilatare fino a 7’40” sui dieci chilometri del falsopiano successivo, e sulla discesa ai -110 hanno allungato per un attimo Campenaerts e Tesfatsion, ma era un normale tira&stira dettato dalla morfologia del percorso. Tornati sul piano, i 16 si son ricompattati, pronti ad affrontare il Passo della Consuma. Un nuovo vantaggio massimo è stato toccato sulle rampe della salita cara a Bartali (a cui la tappa era peraltro dedicata): 9’20” ai -85. Dietro, a tirare, sempre Ganna e Salvatore Puccio.

Al Gpm (2a categoria, -80) è transitato per primo di nuovo Bouchard, sempre più maglia azzurra, e lassù in cima i corridori hanno trovato la pioggia, dopo il bel sole sotto cui avevano coperto le prime ore di gara. Gli scrosci in discesa si sono fatti battenti, e sul bagnato non tutti si son trovati a proprio agio: Tesfatsion e Campenaerts hanno subito perso contatto dagli altri fuggitivi, Vendrame invece ha provato a forzare e ha provocato selezione, tanto che il Passo della Calla è stato preso da 8 dei 16 fuggitivi originari: con Vendrame c’erano Ravanelli, Honoré, Albanese, Bennett, Hamilton, Brambilla e Ulissi.

La giusta cautela con cui il gruppo maglia rosa ha affrontato la difficile (almeno a tratti) picchiata della Consuma ha fatto sì che lì davanti riaumentasse fino a 11′ il margine (che era sceso a poco più di 8′ sul falsopiano); un bravissimo Tesfatsion, dopo i tentennamenti della discesa, è rientrato sul gruppetto di Visconti, Edet e Bouchard (rimasto attardato dai primi) e poi li ha superati per raggiungere nuovamente i primi ai -58, quando si era già sul Passo della Calla. Un chilometro dopo son rientrati da dietro anche i tre corridori testè citati, ma l’andatura in salita era talmente controllata che uno dopo l’altro si son rifatti sotto pure Petilli, Niv e De Bondt, uno alla volta. L’unico tagliato fuori dalla fuga era insomma Campenaerts, che di lì a non troppo sarebbe stato raggiunto dal plotone.

Molta più differenza si poteva fare sulle discese bagnate, e infatti anche venendo giù dalla Calla, dopo l’ennesimo Gpm conquistato da Bouchard (2a categoria ai -48), s’è creata selezione, con Honoré scatenato e avvantaggiato su tutti, e un gruppetto al suo immediato inseguimento formato da Albanese, Bennett, Brambilla, Hamilton, Ravanelli e Vendrame; su di loro è rientrato Visconti ai -34 e subito dopo Honoré è stato raggiunto. Quindi son rientrati Edet e De Bondt, e insomma abbiamo rivisto il film di pochi minuti prima. Bouchard, Tesfatsion e Petilli sono stati gli ultimi a rientrare, mentre Ulissi è rimasto irrimediabilmente attardato. Il traguardo volante con abbuoni (Santa Sofia, -21) è stato vinto da De Bondt, il gruppo qui è transitato a 12′.

Si è così giunti sul decisivo Passo del Carnaio. Ai -19 si è mosso Brambilla, mancavano 9 km al Gpm e l’azione di Gianluca ha frantumato definitivamente il gruppetto. Hamilton ha riportato sotto Bennett, Edet e Visconti, poi è rientrato Vendrame, e ai -18 Bennett è scattato forte chiamando la bella reazione proprio dell’italiano dell’AG2R, che su un breve tratto in contropendenza ha allungato con decisione. Di nuovo Hamilton ha guidato l’inseguimento, Edet e Visconti hanno mollato la presa; sempre l’australiano della DSM ai 14 km ha staccato Bennett e Brambilla e ha chiuso per primo su Vendrame; ma appena un chilometro dopo son rientrati anche gli altri due. Formato il quartetto definitivo, quello che sarebbe andato a giocarsi la vittoria.

Al Gpm è scattato il momento Trek, dato che Brambilla è partito per prendersi il traguardo (ai -10) e di lì a pochi secondi anche dal gruppo (che si trovava 4 km più a valle) è arrivato un sussulto, con un allungo di Giulio Ciccone a cui ha fatto seguito la medesima azione da parte di Vincenzo Nibali: la coppia aveva concertato l’attacco congiunto, nella speranza di sorprendere qualcuno, ma la Ineos continuava a controllare a vista, per poi andare a chiudere nei pressi del Gpm con Gianni Moscon, a cui ha fatto eco Bernal che ha riportato sotto tutti gli altri. Azione dei Trek annullata.

Tra i quattro in discesa il più efficace è stato Bennett, a lungo in testa a disegnare le traiettorie, forse anche per far passare a Brambilla l’idea di poter attaccare lungo la picchiata. Arrivati in fondo, restava da giocare la carta del colpo da finisseur: quello che Hamilton ha provato ai 3 km. Solo Vendrame è riuscito a rientrare sull’australiano, e anzi ha pure tentato un controaffondo ai 2500 metri, ma non è riuscito a distanziare a sufficienza l’avversario, che gli è rientrato nel giro di un chilometro. Hamilton ha lasciato che fosse Vendrame a prendere la volata in testa, il veneto è partito ai 150 metri e ha dimostrato di non aver nulla da temere, in tema di velocità, dal collega.

Vittoria netta per Andrea, braccia alzate, muscoli esibiti, lacrime di gioia garantite. A 15″ Brambilla ha preceduto Bennett non senza stringerlo verso le transenne con uno scarto un po’ cattivello (originato da dissidi che i due hanno avuto in corsa): fatto sta che tale azione ha portato dritta dritta al declassamento di Gianluca, retrocesso all’ultimo posto del gruppetto, ovvero… al quarto. A 1’12” ha chiuso Visconti, identico piazzamento della tappa arrivata a Bagno di Romagna nel 2017; a 1’25” Bouchard ha tagliato il traguardo profondendosi in grandi applausi all’indirizzo del suo compagno vincente. Quindi sono transitati Edet e Petilli a 1’47”, Honoré a 3′, Ravanelli a 4’19”, De Bondt e Niv a 7’07”, Tesfatsion e Albanese a 7’13”.

Intanto in gruppo un volitivo Vincenzo Nibali non si è risparmiato lungo la picchiata dal Carnaio, facendo la discesa a tutta provando magari a mettere pressione a qualche avversario. Di sicuro l’ha messa a Gianni Moscon, che provava a tampinarlo ma è caduto in curva ai 6 km. Lo Squalo ha finito la discesa con una decina di secondi di vantaggio, l’inseguimento oltre che dagli Ineos è stato condotto dai Bora (con una tirata di Felix Grossschartner), ma non c’è stato verso di andare a chiudere sul messinese, il quale si è portato al traguardo (tagliato in 15esima posizione) 7″ di margine. Nulla in classifica, molto nel morale.

Così diventa (anzi, sostanzialmente rimane) la classifica: Egan Bernal guida con 45″ su Aleksandr Vlasov (Astana), 1’12” su Damiano Caruso (Bahrain), 1’17” su Hugh Carthy (EF Education-Nippo), 1’22” su Simon Yates (BikeExchange), 1’50” su Emanuel Buchmann (Bora), 2’22” su Remco Evenepoel (Deceuninck), 2’24” su Giulio Ciccone, 2’49” su Tobias Foss (Jumbo-Visma), 3’15” su Daniel Martínez (Ineos). Ritiratosi Soler che era undicesimo, scalano di una posizione Bardet, Valter, Nibali (13esimo a 4’04”), Moscon (14esimo a 4’25”) e tutti gli altri. Ci si rivede sullo Zoncolan.

Dopo due giorni di fatiche, domani la 13esima tappa dovrebbe garantire un po’ di scarico prima del sabato zoncolaniano. Da Ravenna a Verona si celebrerà Dante, ma pure il velocista che riuscirà a imporsi al termine dei 198 km, totalmente piatti, della frazione. Un certo Elia Viviani giunge dalle parti di casa, e con una notizia in più di cui gloriarsi: sarà lui il portabandiera azzurro ai Giochi di Tokyo. Che possa voler festeggiare in qualche modo particolare?

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