Filippo Ganna Re di Milano © Giro d'Italia
Filippo Ganna Re di Milano © Giro d'Italia

La chiusura migliore per un Giro molto bello

A Milano trionfa ancora Filippo Ganna, tripudio Ineos Grenadiers con Egan Bernal vincitore della corsa rosa 2021. Acclamato Damiano Caruso, secondo della generale, Simon Yates sul terzo gradino del podio

Facciamo uno sforzo mentale per cancellare la cancellazione (di Fedaia e Pordoi) e tutti i problemi di trasmissione legati alla tappa di Cortina; quello che rimane è un Giro bellissimo. Pieno di protagonisti come raramente abbiamo visto da tanti anni in qua, pensate al fatto che strada facendo abbiamo perso Mikel Landa, Pavel Sivakov, Giulio Ciccone, Remco Evenepoel, Emanuel Buchmann, Jai Hindley, Domenico Pozzovivo, Fausto Masnada e Marc Soler (per restare agli uomini di classifica), eppure negli ultimi giorni avevamo ancora uno Yates o un Bardet, un Almeida o un immenso Damiano Caruso, a contendere le posizioni a Egan Bernal, ad Aleksandr Vlasov, a Hugh Carthy, a Tobias Foss… Insomma c’era materiale (umano) per due Giri, la profondità di questa startlist 2021 farà epoca, diverrà una pietra di paragone, anzi no, speriamo che il futuro prossimo ci porti partecipazioni ancora più qualificate nella corsa rosa.

Il vincitore è quanto di più degno potesse emergere dal novero dei favoriti. Un gioiello prezioso che ha dovuto a lungo fare i conti con problemi fisici (e il brutto è che non è detto che non tornino in futuro), ma che ha trovato tre settimane di grazia, e di potenza. Scortato sì da uno squadrone di disarmante bellezza e completezza, ma autore in proprio delle rasoiate più profonde per la classifica del Giro. Ha avuto alti e bassi, ha vinto a Campo Felice e a Cortina d’Ampezzo, la tappa regina degli Appennini e la tappa regina delle Alpi (siamo sempre in modalità [cancel the cancel]), poi è andato in affanno a Sega di Ala e ha preferito andare di gestione nelle ultime due frazioni di montagna per parare i colpi di Yates&Almeida prima, Caruso poi, salvo però sparare dei bei finali che gli hanno sempre consentito di tenere più che sotto controllo la situazione.

Damiano Caruso è quasi l’eroe per caso della nostra storia. Per caso si è ritrovato nei panni del capitano, dopo la caduta di Landa; ma che fosse un po’ eroe già lo sapevamo, per questo abbiamo scritto “quasi”. Il ragusano si è caricato ogni responsabilità sulle spalle, ha via via preso coscienza del punto in cui lo situava il suo stato di forma, si è accorto insomma che quel punto era parecchio alto nelle gerarchie della classifica rosa. Non ha lesinato attacchi, ma ha sempre agito cum grano salis, fino al capolavoro dell’Alpe Motta ieri, con l’ultimo assalto partito a oltre 50 km dal traguardo, e coronato da un fantastico successo di tappa.

E per chiudere il podio, Simon Yates, che è andato a intermittenza, molto dimesso nella prima metà della corsa, decine di secondi lasciate qua e là, una classifica da ricostruire, ma poi è uscito fuori alla terza settimana, in maniera ormai quasi inattesa, con l’attacco verso Sega di Ala che ha mandato in crisi Bernal, alla vittoria due giorni dopo all’Alpe di Mera; ieri però ha mancato l’appuntamento con il sogno del ribaltone, anzi ha corso in difesa, portando a casa un terzo posto che è comunque, dopo anni di amore ricambiato col Giro, il suo miglior risultato nella corsa rosa.

E poi, tanti nomi, tanti volti. Da Filippo Ganna che, come l’anno scorso, apre e chiude illustrando al mondo la propria superiorità a cronometro, a Peter Sagan che vince una tappa anche quest’anno e in più si porta a casa la desiderata maglia ciclamino; dagli squilli con vista Tokyo (Alberto Bettiol, Gianni Moscon pur senza vincere in proprio, Diego Ulissi totalmente recuperato) a quelli delle ruote più veloci, Caleb Ewan su tutti; dalle mille fughe in porto, ognuna con una storia degna di essere raccontata, alle vittorie italiane, tornate numerose, Giacomo Nizzolo che spegne il digiuno atavico, Andrea Vendrame che domina la scena della cavalcata appenninica, Lorenzo Fortunato che esplode (e fa esplodere tutti) sullo Zoncolan e poi, per gradire, porta pure a termine una signora classifica, 15esimo posto finale. E non dimentichiamo i due emozionanti giorni in maglia rosa di Alessandro De Marchi, premio per una carriera che nascondeva dietro l’angolo un’altra caduta, un’altra frattura.

E le tappe più attese e più belle, quelle che non hanno tradito, praticamente tutte quelle di montagna: non è mai mancata la battaglia tra i protagonisti della classifica, invitati all’azione dalla genialata del disegno, con tappe difficili intervallate da tappe facili o giorni di riposo. Uno schema da riproporre. Così come è da riproporre lo sterrato, sia sulle cime (Campo Felice) che in una tappa ad hoc, destinata puntualmente a restare memorabile (quest’anno Montalcino).

Infine un pensiero a Vincenzo Nibali, che ha vissuto il più brutto dei suoi Giri d’Italia, reduce da una frattura al braccio, alle prese con un’età che avanza inesorabile, e nella scomoda situazione di dover prendere atto di non andare come nei progetti. Perché hai voglia a dire che non farai classifica, che andrai per le tappe, ma un pensierino ti ci resta sempre agganciato, all’ipotesi della generale; l’ultimo squillo (forse l’unico), l’attacco in discesa dal Carnaio nella tappa di Bagno di Romagna, qualche secondo guadagnato e poi tenuto coi denti fino al traguardo. Due giorni dopo, sullo Zoncolan, la resa definitiva, la brutale resa dei conti con la realtà. E poi, dopo quel giorno, ne restavano otto prima di tornare a casa. E ci piace sottolineare la grande dignità con cui Vincenzo l’ha portato a termine, questo Giro. Fronteggiando giorno dopo giorno la crisi, non evitando qualche altro scherzo del dimonio (la caduta nella tappa di Sega di Ala), facendo fino alla fine il proprio lavoro.

Ci resta da fare qualche spicciolo di cronaca, in chiusura di tre settimane tanto dense. La crono finale (Senago-Milano, 30.3 km, 21esima e ultima tappa del Giro d’Italia 2021) l’ha vinta Filippo Ganna, e chi doveva vincerla? Però però il grande Pippo si è dovuto complicare il pomeriggio, una foratura l’ha rallentato facendogli perdere una ventina di secondi più o meno, e allora quella che sarebbe stata una grande supremazia si è trasformata in un tempo che più di qualcuno è riuscito ad avvicinare.

Su tutti Rémi Cavagna (Deceuninck-Quick Step), che a dire il vero a 500 metri dalla fine pareva lanciato quasi verso la vittoria. Ma il campione nazionale francese era talmente concentrato sullo spingere più che poteva in quel finale, da aver dimenticato completamente una curva, una delle ultime: l’ha presa dritta, quando si è accorto che la strada svoltava stretta a sinistra ha provato a correggere e infine ha frenato più che poteva, mentre si avvicinava al frontale con le transenne; si è ribaltato in avanti, per fortuna non si è fatto male, è rimontato allora in sella e ha provato a recuperare quello che gli sfuggiva irrimediabilmente. Chissà se avrebbe vinto o perso per un secondo (il range era quello, eh!); la realtà della storia ci dice che ha pagato 12″ a Ganna, dovendosi accontentare del secondo posto.

Un altro ottimo concorrente è stato frenato nel finale dall’imprevisto: Matteo Sobrero (Astana-Premier Tech) si giocava quantomeno il podio, ma nel toboga che precedeva l’arrivo si è trovato in coda a due ammiraglie che seguivano altri corridori; in particolare la macchina della Groupama-FDJ ha stretto Sobrero in curva, beccandosi un pugnone di protesta sul finestrino. Matteo ha poi chiuso di lì a poco con un tempo di 14″ secondi superiore a quello di Ganna, valevole per il quarto posto.

Al terzo posto c’era da tempo Edoardo Affini (Jumbo-Visma), autore di una prova ancora molto gagliarda, conclusa con 13″ di ritardo da Ganna e la conferma del titolo di “secondo cronoman d’Italia”.

A seguire nell’ordine d’arrivo si son piazzati João Almeida (Deceuninck) a 27″, l’uomo di classifica ad aver pedalato meglio oggi, Max Walscheid (Qhubeka Assos) a 33″, Alberto Bettiol (EF Education-Nippo) a 34″, Jan Tratnik (Bahrain-Victorious) a 42″, Gianni Moscon (Ineos Grenadiers) a 44″, Iljo Keisse (Deceuninck) a 47″. Ritardi degli uomini di classifica: Tobias Foss (Jumbo-Visma) ha pagato 58″, Daniel Martínez (Ineos) 1’21”, Damiano Caruso (Bahrain) 1’23”, Aleksandr Vlasov (Astana) 1’26”, Egan Bernal 1’53”, Romain Bardet 2’10”, Hugh Carthy 2’27”, Simon Yates 2’45”.

Ecco la classifica finale: Egan Bernal vince il Giro d’Italia 2021 con 1’29” su Damiano Caruso, 4’15” su Simon Yates, 6’40” su Aleksandr Vlasov, 7’24” su Daniel Martínez e João Almeida, 8’05” su Romain Bardet, 8’56” su Hugh Carthy, 11’44” su Tobias Foss, 18’35” su Dan Martin (Israel Start-Up Nation). Nei 20 altri quattro italiani, dal 15esimo al 18esimo posto Davide Formolo (UAE-Emirates), Lorenzo Fortunato (Eolo-Kometa), Diego Ulissi (UAE) e Vincenzo Nibali (Trek-Segafredo).

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile