Andreas Kron protesta al Tour de Suisse, la giuria gli darà ragione
Andreas Kron protesta al Tour de Suisse, la giuria gli darà ragione

Rui sCosta Kron e la giuria lo declassa

Sesta tappa in Svizzera, arriva la fuga e la vittoria è assegnata al giovane belga della Lotto: inevitabile retrocessione per il portoghese che con una scodata aveva stretto Andreas alle transenne. Carapaz sempre leader

Abbiamo dovuto aspettare minuti e minuti, dopo la fine della terz’ultima frazione del Tour de Suisse, per sapere chi aveva vinto: chi tra Rui Costa, passato effettivamente primo sul traguardo, e Andreas Kron, che aveva perso la volata anche per essere stato chiuso dal portoghese sulle transenne. Per Rui sarebbe stato un successo in linea con una carriera che l’ha visto spesso dominare la scena nella Confederazione (tre vittorie al TDS, quattro podi al Romandia), ma sarà per un’altra volta: perché la giuria l’ha alla fine declassato, decretando così il successo del giovane Kron. 23 anni compiuti 10 giorni fa, l’avevamo giù visto in azione (e che azione!) nella prima tappa del Catalunya in marzo, quando battè compagni di fuga come LL Sánchez, Rochas e Kämna.

Oggi in Svizzera ha confermato la sua ottima attitudine, certo corridori del genere un decennio fa avrebbero avuto cento occhi addosso, oggi invece quasi non si notano nel mare di talento che inonda il giovane ciclismo mondiale degli anni ’20. Comunque poco male, il ragazzo della Lotto Soudal potrà crescere senza pressioni eccessive, il che è senz’altro un bene. E se proseguirà sulla strada che si sta tracciando, le vittorie anche importanti non mancheranno.

A proposito di assenza di pressioni eccessive, è praticamente la descrizione della giornata di oggi per il leader della corsa Richard Carapaz: lasciata andare la fuga, l’ecuadoriano si è limitato a controllare, col solito gran supporto dei suoi Ineos, la situazione, senza scaldarsi più di tanto quando all’inizio stava scappando Alaphilippe, e non ricevendo più alcun disturbo una volta che il Campione del Mondo è stato ripreso. Domani ci sarà di sicuro da faticare anche per quanto non si è fatto oggi.

Senza Mathieu Van der Poel (Alpecin-Fenix), non partito per un raffreddore, e mezza BikeExchange (Lucas Hamilton che era sesto in classifica, Luke Durbridge e Amund Grøndahl Jansen), messa ko nella notte da una gastroenterite, la carovana elvetica si è mossa oggi da Andermatt a Disentis-Sedrun, 130.1 km, con due salite più che classiche del Giro di Svizzera lungo il percorso, per un’altra giornata in cui la fuga avrebbe trovato gioia e successo. Ma la sesta tappa del TDS 2021 ha avuto un inizio più che scoppiettante, complice la scalata al Gotthardpass posta subito in apertura. Sulla salita in questione si è messa in moto una fuga da far lustrare gli occhi, basti citare il nome di Julian Alaphilippe tra i quattro che si sono avvantaggiati. Non era peraltro solo, l’iridato, visto che la Deceuninck-Quick Step ha inserito pure Mattia Cattaneo nell’azione; non basta, c’era pure Marc Soler (Movistar) ad aumentare il livello; e a completare il quartet, Antonio Nibali (Bahrain-Victorious), che poi è stato pure il primo a transitare al Gpm al km 8.

Era chiaro che una fuga del genere non andava da nessuna parte, e infatti è stata presto annullata. O meglio, Alaphilippe (solo lui) si è rialzato, ed è stato sostituito da 40 uomini (per dire il valore del ragazzo, neo29enne); consapevoli che se volevate leggere l’elenco del telefono non avreste aperto questo sito, evitiamo accuratamente di citare tutti gli attaccanti, vi basti sapere che quelli che citeremo da qui in poi erano tutti in quest’azione-monstre.

Con la quale possiamo saltare direttamente sul Lukmanierpass, la seconda scalata del dì, su cui dal drappellone è partito David De La Cruz (UAE-Emirates), in realtà per andar dietro a Søren Kragh Andersen (DSM), a 43 km dal traguardo (e 14 dal Gpm); poi il danese è saltato subito, e lo spagnolo è rimasto solo al comando, accumulando oltre un minuto di margine sui primi inseguitori. Alle sue spalle si è dapprima sostanziato un gruppetto con Antwan Tolhoek (Jumbo-Visma), Rui Costa (UAE), Matteo Fabbro (Bora-Hansgrohe), Hermann Pernsteiner (Bahrain), Andreas Leknessund (DSM) e Neilson Powless (EF Education-Nippo); quindi su questi son rientrati Mauro Vansevenant (Deceuninck), Marc Hirschi (UAE), Sergio Samitier e Gonzalo Serrano (Movistar), Omar Fraile (Astana-Premier Tech), Andreas Kron (Lotto Soudal), Fred Wright (Bahrain) e Pierre Latour (Total Direct Énergie).

Non abbiamo detto che il gruppo, lasciando fare, ha concesso alla fuga uno spazio oscillante tra i tre e i quattro minuti; al Gpm del Lucomagno ai -29 De La Cruz è transitato con 1’10” su Powless, avvantaggiatosi a fine salita sul gruppetto, il quale è passato a 1’20”; il gruppo maglia gialla, tirato dagli Ineos Grenadiers senza affanni ma comunque abbastanza ridotto (va bene che un quarto di plotone era davanti…), ha scollinato a 4’10”.

In discesa il gruppetto inseguitore si è rinfoltito e ha riavvicinato De La Cruz, che è arrivato in fondo con 40″ (il plotone era a 3’20”); quindi ai 10 km (si era tornati a salire) sono partiti in contrattacco Tolhoek, Powless e Wright, su cui sono presto rientrati Rui Costa, Fabbro e Kron; ai -8 Fabbro ha tentato l’azione solitaria ma non ha fatto la differenza, in ogni caso De La Cruz era ormai a un passo; nuovi rientri dietro, e nuovo contrattacco ai 7 km da parte di Pernsteiner ben contrato da Rui: i due hanno preso ai -6 il battistrada il quale ha patito e s’è staccato, e al suo posto da dietro è rientrato Kron ai -5.

A 2.1 dal traguardo Pernsteiner ha piazzato un allungo a cui Rui Costa ha risposto meglio di Kron; i tre avevano una quindicina di secondi sui primi inseguitori (che battagliavano tra loro nemmen poco), ma nell’ultimo chilometro si sono piuttosto fermati a guardarsi, e da dietro quasi erano arrivati a toccarli quando Pernsteiner ai 300 metri ha rialzato l’andatura, consapevole del terzo posto che lo attendeva; ai 200 metri Rui Costa ha lanciato la volata che gli avrebbe dovuto ridare un successo dopo quasi un anno di digiuno; Kron ha rimontato bene e ha affiancato il portoghese sulla sinistra, ma negli ultimi 50 metri l’iridato di Firenze 2013 ha pensato bene di stringere il giovane belga sulle transenne, con una deviazione troppo netta per passare inosservata all’occhio vigile della giuria.

La quale ha esaminato lungamente il video della volata e alla fine ha optato per intervenire, declassando Rui Costa e concedendo la vittoria a Kron il quale aveva pure protestato vibrantemente col collega una volta superata la linea del traguardo. Dopo la scodata, Rui aveva peraltro riguadagnato il centro della strada, ma il danno era già stato fatto: indubbiamente il belga aveva dovuto rallentare trovandosi davanti una strada che si stava chiudendo.

Buttato giù dal primo al secondo posto Rui Costa, assegnata la vittoria ad Andreas Kron, Pernsteiner è rimasto terzo a 1″; a 3″ hanno chiuso Serrano, Latour, Hugo Houle (Astana), Powless e Tolhoek; a 50″ è arrivato Fabbro, a 1′ Leknessund. Il gruppo ha chiuso a 2’49”. La classifica cambia poco ma un poco cambia, Richard Carapaz (Ineos) guida con 26″ su Jakob Fuglsang (Astana), 38″ su Maximilian Schachmann (Bora), 53″ su Julian Alaphilippe e 1’11” su Rigoberto Urán (EF), e fin qui tutto uguale a ieri; poi, uscito di scena Hamilton, salgono di una posizione Michael Woods (Israel Start-Up Nation), sesto a 1’32”, Sam Oomen (Jumbo), settimo a 2’19”, Esteban Chaves (BikeExchange), ottavo a 2’22”, e Domenico Pozzovivo (Qhubeka Assos), nono a 3’10”; Rui Costa grazie alla fuga si fionda dalla 22esima alla decima posizione, a 3’37”: consolazione magrissima per lui.

Domani l’attesa crono che fungerà da penultima scena del film svizzero, da Disentis-Sedrun ad Andermatt, in pratica il percorso contrario rispetto a oggi, ma solo in linea d’aria; perché il tracciato sarà ovviamente tutto diverso, con una sola salita, l’Oberalppass, Gpm al km 12 dei 23.2 totali: si inizia a scalare dopo 2 km, e poi dalla vetta un paio di km in falsopiano e gli ultimi 9 di discesa, più leggera giusto nell’ultimo chilometro. Una tappa tutta da interpretare, una crono che ci farà di sicuro divertire, ma del resto il TDS 2021 da questo punto di vista non ha praticamente mai deluso gli appassionati.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile