Sonny Colbrelli in maglia tricolore © Sonny Colbrelli
Sonny Colbrelli in maglia tricolore © Sonny Colbrelli

Il morso tricolore del Cobra: la nuova dimensione di Sonny Colbrelli

Chissà come si sarà svegliato stamattina, Sonny Colbrelli. Facile intuire con che occhi avrà guardato la maglia tricolore vinta ieri, dopo averla inseguita a lungo, sigillo di una crescita innegabile, negli ultimi anni. A Imola il morso del Cobra è stato letale: per Fausto Masnada (Deceuninck Quick-Step), generoso compagno di fuga del bresciano della Bahrain-Victorious, che neanche ha provato a rispondere al suo scatto vincente sul traguardo. Per un ammirevole Samuele Zoccarato (Bardiani CSF Faizanè), staccatosi nel finale dai primi due, ma comunque capace di difendere uno splendido terzo posto. Ma ieri era il giorno di Colbrelli, il Cobra lo ha colorato di verde, bianco e rosso: i colori che inseguiva da anni e che da sabato potrà sfoggiare sulle strade del Tour de France.

Trenta successi in carriera, trent’anni. Il bresciano passato professionista nel 2012 con la Colnago ha probabilmente aperto una nuova fase della sua carriera. Dopo aver vinto classiche importanti del calendario italiano (Gran Piemonte, Tre Valli Varesine, GP Bruno Beghelli e Giro dell’Appennino, per citarne qualcuna) e tappe in corse come il Critérium du Dauphiné, il Tour de Suisse e la Paris-Nice, da ieri pomeriggio Colbrelli ha una consapevolezza in più: quella di poter dire la sua in terreni anche diversi da quelli cui si era avventurato finora, forte dell’azione messa in mostra ieri che si coniuga a quanto fatto vedere nell’ultimo periodo.

Dopo che la fuga iniziale aveva perso uno dopo l’altro i pezzi, coi soli Alexander Konychev (Team BikeExchange), Zoccarato, Manuele Tarozzi (#inEmiliaRomagna) ed Edoardo Affini (Jumbo Visma) capaci di resistere al ritorno del gruppo, Colbrelli si era fatto trovare pronto sull’azione di Davide Formolo. L’alfiere della UAE Team Emirates era riuscito a portare via un gruppo composto anche da Giulio Ciccone, Vincenzo Nibali (Trek-Segafredo), Masnada, Mattia Cattaneo (Deceuninck Quick-Step), Gianni Moscon (Ineos Grenadiers), Giovanni Carboni (Bardiani CSF Faizanè), Daniel Oss (Bora Hansgrohe) e Domenico Pozzovivo (Qhubeka ASSOS).

Colbrelli e Masnada, quindi, avevano accelerato riuscendo a rientrare assieme agli altri sulle posizioni di testa e all’inizio dell’ultimo giro l’unico capace di resistergli era stato Zoccarato. In questa fase il Cobra aveva confermato di vivere un periodo di forma importante. Con l’obiettivo di non far rientrare gli inseguitori, si era accollato il compito di fare l’andatura, mantenendo una velocità rilevante che Zoccarato a un certo punto non era più riuscito a reggere

Masnada contro Colbrelli: andava delineandosi quest’epilogo, col bresciano che appariva favorito sul bergamasco, anche se non serve dire che in uno sprint a due può accadere tutto e il suo contrario. È andata come doveva andare, invece, quando Sonny è partito Fausto non ha nemmeno provato a replicare. Braccia alzate e gioia incontenibile per Colbrelli, che ha vinto una gara di 225,9 km togliendo qualche certezza a chi pensava che nelle corse di oltre 200 km non avrebbe mai potuto fare faville.

In una calda, caldissima domenica di inizio estate, invece, Colbrelli ha messo un tassello in più in quello che scrivevamo all’inizio: il suo processo di crescita. Anche perché sulle colline attraversate dal Campionato italiano non solo ha resistito, è stato anche capace di rilanciare l’azione, pedalando con una brillantezza che ha fatto nascere in molti il desiderio di vederlo a Tokyo. Ci vorrebbe essere, Sonny, ma prima guarda a Oltralpe, dove spera di recitare un ruolo importante. Il palcoscenico più prestigioso per la consacrazione definitiva, indossando la maglia a lungo sognata.

Tornando in conclusione alla gara di ieri, a completare la top ten (Masnada ha chiuso a 2”, Zoccarato a 37”), a 2’37” Moscon, Konychev, Carboni, Affini, Ciccone, Nibali e Pozzovivo.

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