Primoz Roglic oro a cronometro a Tokyo 2020
Primoz Roglic oro a cronometro a Tokyo 2020

Roglic ingiocabile, Ganna inconsolabile

Vittoria di Primoz nella crono olimpica, lo sloveno fa gara a sé. Gran battaglia per il podio, la spuntano per un soffio Dumoulin e Dennis. Anche Küng davanti a Filippo, quinto a 2″ dal podio. Tra le donne Van Vleuten su Reusser e Van der Breggen, decima Elisa Longo Borghini

Che gara ragazzi, che cronometro, che palpitazioni, che ammirazione per Primoz Roglic, che disastro di delusione per Filippo Ganna, che se guardi il piazzamento dici “miseria, solo quinto”, poi butti un occhio pure ai distacchi e vedi che il piemontese è arrivato a 2″ dal bronzo e 4″ dall’argento, per di più su un percorso che all’azzurro si addiceva ben poco, tutto in salita e discesa. Disdettona sul filo del rasoio. O – guardiamola in senso positivo – crediti con la sorte da riscuotere da qui a pochi giorni (e non aggiungiamo altro).

Certo, Roglic, un grande corridore, una grande prestazione. Ha fatto gara a sé, dopo essere transitato più o meno sui tempi di tutti gli altri big al primo dei 5 rilevamenti, ha letteralmente preso il volo, disintegrando una line-up che forse mai era stata tanto generalmente competitiva in una crono olimpica. Livello altissimo, e se lo sloveno ha rifilato oltre un minuto al secondo significa che ha fatto una gara da ovazione. Sul podio un suo compagno di club, ma non quello che ti saresti aspettato: non Wout Van Aert, rotolato al sesto posto (pagando di sicuro anche gli sforzi di sabato), ma il redivivo Tom Dumoulin, che su questo argento pone le basi per la terza fase della sua carriera da pro’. Dopo gli esordi promettenti, e dopo il periodo dei grandi successi, il suo percorso era stato interrotto da ripensamenti di vario genere. Il suo ritorno in gara al Giro di Svizzera, la vittoria del campionato olandese contro il tempo, l’obiettivo puntato su questa crono olimpica e quasi centrato. Ci voleva un Roglic di meno per chiudere clamorosamente il cerchio.

Il terzo gradino del podio sorride a Rohan Dennis, il migliore degli Ineos, a sancire però visivamente la sconfitta del club che aveva conquistato la prova in linea con Richard Carapaz e quella MTB con Tom Pidcock: il team inglese è mancato proprio quando più speravamo arrivasse a dama. Naturalmente gli italiani contavano che fosse Ganna a fare l’exploit, e invece l’australiano si conferma un’eccellenza assoluta dell’esercizio. Quello che esce moralmente peggio dalla gara di oggi è comunque Stefan Küng, che si è visto sfuggire la medaglia per un secondino, di rado un quarto posto può fare tanta rabbia. Filippo, un sospiro dietro allo svizzero. E va bene, è andata così, la spedizione italiana a Tokyo (non solo quella ciclistica) sta brillando per allori sfumati di poco un po’ in tutte le discipline, in questi primi giorni olimpici. Ma si confida che agosto, con le prove in calendario nella seconda metà di Giochi, comporti un’inversione di rotta. E anche qui, pensando a quel che vivremo la prossima settimana sul pianeta bici, non aggiungiamo altro.

Dopo l’elaborazione della sconfitta, dopo la scaramanzia, possiamo passare alla cronaca dell’ultima gara olimpica su strada. Cronometro di 44.2 km sviluppati su due giri da 22.1 l’uno, tutta un salire e scendere intorno al circuito automobilistico di Fuji, con un finale assassino in leggera, persistente, fastidiosa salita.

Dal primo blocco di 13 partenti è emerso prepotente Hugo Houle, 30enne canadese (tesserato Astana) che ha fissato un tempo destinato a fungere da riferimento per molto tempo: 57’56” e aggiungiamoci i 46 centesimi, utili per sostanziare il vantaggio del nordamericano rispetto al sudafricano Stefan De Bod, che subito prima di Houle aveva chiuso la sua prova in 57’57″10, con un distacco che sarebbe stato cronometrato in 54 centesimi dal primo provvisorio.

Mentre gli ultimi del primo blocco portavano a termine la crono, iniziavano a partire quelli del secondo, e qui c’erano diversi nomi di notevole richiamo. Richie Porte ha mostrato subito di non avere una gamba eccezionale, i riflettori si sono quindi puntati su Remco Evenepoel, Alberto Bettiol e Rigoberto Urán. L’italiano è partito fortissimo, andando a segnare addirittura il miglior tempo provvisorio al primo dei 5 intertempi, dopo 9.7 km; successivamente Bettiol è un po’ calato, salvo risalire prepotentemente nel primo tratto del secondo giro (evidentemente era un pezzo di strada a lui molto favorevole) per poi chiudere col tempo di 57’37”, 20″ meglio di Houle.

Non è stato al comando provvisorio della gara, il toscano, perché subito prima di lui aveva concluso la propria prova Remco, con una crono molto regolare al termine della quale – e approfittando del calo di Houle nella seconda metà – si era issato al primo posto col tempo di 57’21”, 35″ meglio del canadese. Ma in pista c’era un Rigoberto supersonico, che era partito tranquillo ma era cresciuto prepotentemente nel corso della gara, transitando in testa agli ultimi due intertempi (km 31.8 e km 37.1) e chiudendo in bellezza in 57’18”, due secondi e mezzo meglio del piccolo fuoriclasse belga.

Come nella transizione tra primo e secondo blocco, anche in questo caso mentre gli ultimi del “gruppo Urán” andavano a terminare i propri sforzi, i primi del blocco dei superbig si attivavano; il distacco temporale tra le partenze dei vari tronconi di startlist permetteva a Urán-Evenepoel-Bettiol, primo-secondo-terzo al momento, di rilassarsi per diverse decine di minuti sulle hot seat del podio. Da lì i tre hanno potuto assistere nitidamente ai botti provenienti dai rilevamenti degli ultimi partenti. Per esempio un Tom Dumoulin che al primo intertempo (12’59”) rifilava 16″ a Bettiol, o un Primoz Roglic che poco dopo ne dava due e mezzo allo stesso olandese, o un Filippo Ganna che superava di un sospiro lo sloveno: 12’56″37 per l’azzurro, 12’56″96 per l’ex saltatore, 59 centesimi a fissare il passaggio ai 9.7 km e ad annunciare altri tre quarti d’ora di palpitazioni.

Anche perché in mezzo si erano inseriti pure Wout Van Aert (quarto a 4″ da Pippo), Rohan Dennis (quinto a 7″), Rémi Cavagna (sesto a 8″), Stefan Küng (settimo a 9″), mentre giù di tono appariva Geraint Thomas, 13esimo a 27″ da Ganna. Al secondo intertempo (15 km) le posizioni si sono rimescolate, Roglic è passato per primo con lo stesso tempo di Van Aert e 3″ su Ganna, 4″ su Küng, 5″ su Dumoulin, 9″ su Dennis, 12″ su Cavagna, 24″ su Kasper Asgreen.

A metà gara, km 22.1, Roglic ha confermato la superiorità completando l’emisforzo in 27’29”. Alle sue spalle – e nemmen distante da lui – una battaglia furente con quattro corridori in due secondi! Dumoulin pagava 8″39 a Primoz, Ganna aveva lo stesso tempo di Tom (30 centesimi peggio), Dennis transitava a 9″21 e Van Aert a 10″28. Distanze da 400 metri piani, più o meno, non certo da crono olimpica. Nemmeno il sesto, Stefan Küng, era lontano, 15″ il suo distacco, mentre Cavagna e Asgreen vedevano dilatarsi il gap (33″ per il francese, 45″ per il danese); Urán a questo punto della corsa era a un minuto tondo da Roglic. Una cronometro dal livello stratosferico.

Se qualcuno sperava che Primoz accusasse qualcosa strada facendo, lo sloveno ha stroncato tutto e tutti nella prima parte del secondo giro, in particolare il tratto in salita che portava al rilevamento del km 31.8 è stato letteralmente volato dal corridore della Jumbo, andato a +30″ su Dennis, 31″ su Dumoulin, 32″ su Ganna. La lotta per le medaglie ridotta a quattro nomi, con il primo orientato a fare comunque strage. Van Aert ha pagato salato il conto della salita ed è passato a 1’06”, peggio anche di Küng che è transitato a 45″.

In discesa Roglic è stato risuperato da Asgreen (che aveva scavalcato lungo la scalata), e più avanti si è ritrovato praticamente in terzetto con lo stesso Kasper e con João Almeida, raccattato strada facendo. Ma anche il fatto del recupero del danese era fumo negli occhi per chi sperava che Roglic calasse, e infatti al quinto e ultimo rilevamento i distacchi assestati dallo sloveno continuavano a crescere: 42″ a Dumoulin, 44″ a Ganna, 46″ a Küng, 49″ a Dennis, 1’16” a Van Aert. La notizia era che Küng rientrava a pieno titolo nella lotta per il podio.

Al traguardo toccava a Dumoulin l’incarico di buttar giù dal primo posto provvisorio Rigoberto Urán: 56’05” per l’olandese, 1’13” sul colombiano, ma era gloria effimera perché era in avvicinamento il boato Roglic. Primoz è andato a chiudere in 55’04”, infrangendo il muro del minuto su Tom: 1’01” il margine dello sloveno, che da lì in avanti si accingeva ad attendere i pochi rivali rimasti in gara. Il primo, subito alle sue spalle, è stato Asgreen, terzo provvisorio a 1’48” e destinato a essere superato da diversi colleghi.

Rohan Dennis, per esempio, che ha chiuso a 1’03” da Roglic, quindi due secondi dietro a Dumoulin; Stefan Küng, pure, a 1’04” dal primo, quindi inseritosi appena dietro a Dumo e Dennis; Wout Van Aert, a 1’40” e buono per il sesto posto finale. E poi Ganna: 56’09” il suo time, 1’05” il distacco da Roglic. Quinto posto, una tranvata in piena regola perché non solo qualcuno sperava legittimamente in una vittoria che però si annunciava comunque difficile, ma il podio pareva quantomeno all’ampia portata di Pippo, e invece…

Quello che lascia l’amar(issim)o in bocca agli appassionati italiani sono i distacchi, perché Ganna ha chiuso a poco più di 4″ dall’argento e a meno di 2″ dal bronzo. C’è in abbondanza di che rosicare, e Küng rosica pure di più.

L’ordine d’arrivo, allora: Primoz Roglic è il campione olimpico della cronometro con 1’01” su Tom Dumoulin, 1’03” su Rohan Dennis, 1’04” su Stefan Küng, 1’05” su Filippo Ganna. Seguono Wout Van Aert a 1’40”, Kasper Asgreen a 1’48”, Rigoberto Urán a 2’14”, Remco Evenepoel a 2’17”, Patrick Bevin a 2’20” e, 11esimo, Alberto Bettiol a 2’33”, con Geraint Thomas a 2’42” e Hugo Houle 13esimo a 2’52”.

In precedenza si era disputata la prova femminile, un unico giro del circuito per 22.1 km totali, e qui Annemiek Van Vleuten ha stracciato via la concorrenza e – per quanto possibile – la delusione dell’altro giorno, quell’argento che lei era convinta fosse oro. Stavolta non ci sono stati dubbi, la grandiosa olandese ha dominato dall’inizio alla fine, fissando un totale di 30’13” che le è valso il primo posto davanti alla svizzera Marlen Reusser. L’elvetica ha chiuso in forte crescendo (31’09” il suo crono, a 56″ da AVV), recuperando tre posizioni dalla quinta alla seconda; il percorso inverso l’ha invece fatto l’australiana Grace Brown, seconda agli intertempi ma quarta al traguardo col tempo di 31’22”, 1’09” dalla vincitrice ma soli 13″ dall’argento e 7″ dal bronzo.

Il podio è stato completato dall’altra olandese, Anna Van der Breggen, 31’15” per lei a 1’02” dalla connazionale; la top ten è proseguita con Amber Neben al quinto posto con un distacco di 1’12”, un risultato ancora strabiliante per la 46enne americana, andata addirittura meglio dell’altra atleta a stelle e strisce che invece era considerata da quasi tutti una presenza certa sul podio: Chloé Dygert non ha proprio ingranato e si deve accontentare del settimo posto a 2’16”, preceduta pure dalla tedesca Lisa Brennauer, sesta a 1’57”. Ottava ha chiuso la sudafricana Ashleigh Moolman a 2’24”, nona la francese Juliette Labous a 2’28”, decima Elisa Longo Borghini a 2’47”: unica italiana in gara, la piemontese chiude con un dignitosissimo piazzamento un’Olimpiade per lei felice grazie al bronzo conquistato nella gara in linea.

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