Romain Bardet vince a Pico Villuercas © Vuelta a España-Gómez Sport
Romain Bardet vince a Pico Villuercas © Vuelta a España-Gómez Sport

Bardet si regala una gioia, i bidonari resistono

Vuelta, Romain va in fuga, vince in solitaria a Pico Villuercas e strappa a Caruso la maglia a pois. Tra i big un attacco di Ciccone, poi López guadagna quisquilie; Eiking e Martin cedono pochi secondi a Roglic ma restano al comando della generale

Stiamo iniziando ad appassionarci seriamente ai bidonari. Ce ne sono due che guidano la classifica della Vuelta a España 2021, uno, in maglia rossa, non lo conosceva quasi nessuno, certo non a questi livelli: Odd Christian Eiking, norvegese che da cinque giorni è al comando della generale; l’altro invece era certo noto, un francese di belle speranze e di cervello fino, fin qui erano state più le sue massime filosofiche a bucare lo schermo, non essendo lui mai stato realmente in gara per un piazzamento importante in un GT (l’11esimo del Tour 2020 è discreto ma non importante). Qui, con la fuga di Rincón de la Victoria si è assicurato un bonus che probabilmente gli permetterà di lottare per il podio fino alla fine. Se di Eiking non conosciamo limiti e margini in un contesto del genere, di Guillaume sappiamo per certo che è un corridore solido e capace di una certa tenuta.

Insomma, oggi i due sono usciti bene dall’impegnativo arrivo in salita di Pico Villuercas, hanno perso solo pochi secondi rispetto allo spauracchio Primoz Roglic, e se scavallano senza danni eccessivi anche l’impegnativa frazione di domani, l’appuntamento per buttarli giù sarà necessariamente rinviato a mercoledì ai Lagos de Covadonga. Poi, intendiamoci, l’uno e l’altro, Eiking e Martin, finiranno per essere scalzati; però questa fase centrale di Vuelta ci regala questo bel motivo d’interesse, ogni giorno è molto intrigante seguire le evoluzioni dei due (oggi Martin a un certo punto ha pure attaccato!), mentre Roglic coi suoi Jumbo ha il suo daffare per tenere a bada la coppia Movistar che lo insegue in classifica: oggi ha dovuto cedere 4″ (pochi ma comunque simbolici) a Miguel Ángel López, uomo deputato a muoversi mentre Enric Mas restava in marcatura su Primoz.

Abbiamo visto un Bernal più brillante delle precedenti tappe di salita. Abbiamo visto un Giulio Ciccone impegnato e pure all’attacco, comunque volitivo e tutt’altro che arreso all’idea di non conquistare la top ten. E abbiamo visto, al termine di una bella e vibrante battaglia tra i fuggitivi di giornata (menzioni d’onore per Christophe Prodhomme e Jay Vine), il ritorno al successo di Romain Bardet in un grande giro. Era anche ora, l’appuntamento mancava dal Tour 2017 (Péyragudes, quando Fabio Aru si tinse di giallo), ma già nella recente Vuelta a Burgos avevamo avuto più di un segnale di riscossa da parte dello scalatore di Brioude. Poi qui è caduto nei primi giorni e ciò ha determinato la sua uscita di classifica e la sua riconversione a uomo da fughe con vista sulla maglia a pois.

La 14esima tappa della Vuelta a España 2021 era la Don Benito-Pico Villuercas di 165.7 km. La fuga non ci ha messo tanto a formarsi, andando via via a comporsi di 18 corridori al km 8. Ecco l’intero drappello: Clément Champoussin e Nicolas Prodhomme (AG2R), Jay Vine (Alpecin-Fenix), Jan Tratnik (Bahrain-Victorious), Dani Navarro (Burgos-BH), Aritz Bagües (Caja Rural-Seguros RGA), Jesús Herrada (Cofidis, Solutions Crédits), Jens Keukeleire (EF Education-Nippo), Xabier Mikel Azparren (Euskaltel-Euskadi), Arnaud Démare e Kevin Geniets (Groupama-FDJ), Tom Pidcock (Ineos Grenadiers), Sep Vanmarcke (Israel Start-Up Nation), Matthew Holmes (Lotto Soudal), Andrey Zeits (BikeExchange), Romain Bardet (DSM), Dylan Sunderland (Qhubeka NextHash) e Ryan Gibbons (UAE-Emirates). Il vantaggio di costoro non ha mai smesso di crescere – superando i 10′ – fino alle salite di metà tappa, in particolare la seconda.

La prima, il Puerto Berzocana (-79), ha visto Bardet transitare per primo, del resto l’attacco del francese alla maglia a pois di Damiano Caruso era evidente dalla partenza. E il sorpasso si è verificato al Gpm del Collado de Ballesteros (-68), che era di prima categoria e valeva 10 punti, che per Romain si sommavano ai 3 precedenti, e la somma diventava di 40 contro i 31 punti di Caruso. Il gruppo maglia rossa ha accelerato sul Ballesteros, ma è stato solo un fisiologico aumento d’andatura su una salita tanto dura (seppur breve). Il gap dai primi è sceso a 9′ in cima, poi è tornato a salire.

Movimenti tra i fuggitivi: Keukeleire e Bagües hanno perso una ventina di secondi sulla salita, Démare anche più di un minuto, ma in discesa i 18 son tornati tutti insieme. Questione di pochi chilometri, perché ai -49 Prodhomme, Navarro e Holmes hanno staccato gli altri 15, e poco dopo Holmes ha a propria volta perso contatto dagli altri due, i quali hanno guadagnato una cinquantina di secondi sugli altri fuggitivi. Il gruppo, tirato senza strappi dalla Jumbo-Visma, veleggiava verso i 12′ di gap.

Ai -35 un incidente bizzarro e doloroso: Jay Vine, andato all’ammiraglia a prendersi delle borracce, ha gestito male la vicinanza col mezzo, si è disunito, non ha pensato di mollare la borraccia che il ds gli stava passando e di rimettere entrambe le mani sul manubrio, e dopo un contatto con la macchina è finito per terra, rompendosi probabilmente (e purtroppo) qualcosa. L’australiano proveniente dal ciclismo virtuale (vincidore della Zwift Academy e in quanto tale ingaggiato dal team belga) sembrava praticamente ritirato, con qualche addebito anche per l’ammiraglia, che probabilmente avrebbe potuto rinviare il rifornimento a un tratto più tranquillo. E invece dopo aver patito e sofferto per la botta, il ragazzo si è rimesso in bici ed è ripartito.

Intanto Holmes non si dava per vinto e usciva nuovamente dal gruppetto inseguitore per riportarsi sui primi ai -32; Vanmarcke l’ha imitato poco dopo, andando a formare con gli altri un quartetto ai -30. Il margine sugli altri fuggitivi ammontava sempre a 40-50″, ma questo drappellone si stava spappolando già prima che venisse approcciato il Pico Villuercas, su un forcing di Bardet in un tratto di strada in saliscendi. Ai -26 il capitano della DSM si è riportato sul quartetto al comando, Prodhomme non ci è stato ed è ripartito seguito da Navarro, insomma un continuo Beep Beep e Wilcoyote, o il paradosso di Zenone se preferite. Tanto i conti si sarebbero fatti più avanti, sul Pico.

In un tratto di discesa ai -24 Navarro ha fatto un dritto in curva e ha buttato giù pure Vanmarcke, i due son ripartiti senza eccessivi problemi, intanto Prodhomme ha potuto allungare e ha preso la salita finale con un minuto di margine. Il gruppo alle sue spalle era formato da Bardet, Champoussin, Zeits, Herrada, Keukeleire, Geniets, Holmes e Tratnik; tutti gli altri più indietro. Il plotone a quasi un quarto d’ora. Tra quelli più indietro, vi ricordate di Vine? Beh, il 25enne nato a Townsville è riuscito a rientrare sul drappello Bardet nei primi chilometri della salita.

Ai -12 Bardet è scattato dal secondo gruppetto, Herrada gli è andato dietro, Zeits si era mosso poco prima ma naturalmente era Romain il centro di gravità permanente della situazione. Oltre a Herrada, anche Pidcock, Champoussin, Geniets, Gibbons e il citato Vine son rientrati sul francese dopo lo scatto dei -12. Ai -8 si è mosso Geniets e su di lui si è portato Pidcock, mentre ai -7 Zeits ha rimesso nel mirino Prodhomme, il quale ha reagito ma ormai la sua andatura non era all’altezza del minuto di vantaggio che aveva avuto sin lì sul drappello Bardet.

E qui succedevano le cose più interessanti, con un allungo di Bardet che proprio ai -7 si è disfatto della compagnia degli altri. Il transalpino è rientrato ai -6 su Zeits che ancora faticava a raggiungere Prodhomme; superati entrambi in tromba, Romain si è involato verso il successo di tappa. Herrada e Vine erano i più brillanti tra gli inseguitori, ma il massimo che hanno potuto fare è stato riprendere Prodhomme e Zeits e giocarsi le posizioni di rincalzo al traguardo.

Torniamo al gruppo, dove ai -12 la Movistar aveva rilevato in testa la Jumbo, alzando l’andatura; e dove ai -8 Gianluca Brambilla (Trek-Segafredo) è passato a condurre la danza preparando il terreno per un possibile attacco di Giulio Ciccone. Ma prima che qualcuno partisse, la Cofidis ha deciso lei di accelerare, perché Guillaume Martin, secondo della generale, più che badare a non prenderle da Roglic, puntava a scalzare dal trono la maglia rossa Odd Christian Eiking (Intermarché-Wanty). L’azione dei Cofidis ha prodotto un buco ai -6: con Martin e il suo luogotenente Rémy Rochas c’erano Louis Meintjes (Intermarché), Álvaro Cuadros (Caja Rural), Mark Padun (Bahrain) e proprio Ciccone.

Il tempo di appuntarci l’ordine d’arrivo dei fuggitivi e torniamo agli uomini di classifica: Bardet ha tagliato il traguardo in solitaria, rafforzando peraltro pure il primo posto nella classifica Gpm; a 44″ sono arrivati nell’ordine Herrada e Vine, quindi a 1’12” Pidcock, a 1’14” Champoussin, a 1’16” Holmes, a 1’19” Zeits, a 1’46” Geniets, a 2’04” Prodhomme e a 2’15” Tratnik. E via via hanno tagliato il traguardo anche gli altri superstiti della fuga.

Di nuovo il gruppo maglia rossa: ai -4.5 dal drappello Martin è scattato Ciccone, mentre il plotone, tornato a essere tirato dagli Jumbo, ha ripreso Martin e gli altri. Al contempo, alzando il ritmo con Sam Oomen, ha iniziato a creare problemi a Eiking, che sin lì aveva resistito bene coi migliori. Ai -3 si è mosso Miguel Ángel López, a mettere in pratica il progetto Movistar di mettere in mezzo Roglic. Superman ha ripreso e superato Ciccone, che è stato poi raggiunto anche dal gruppo. Kuss ha ulteriormente aumentato il ritmo negli ultimi due chilometri, e infine ai 500 metri Eiking si è staccato: tutto sommato può dire di aver limitato i danni.

Ai 200 metri l’attesa sparata di Roglic ha riportato lui con Enric Mas (Movistar), Jack Haig (Bahrain) ed Egan Bernal (Ineos) a un passo da López, il quale è comunque riuscito a chiudere – al 16esimo posto a 10’25” da Bardet – con 4″ di margine su Roglic, Mas, Bernal e Haig nell’ordine. A 10’41” (16″ da MAL) è arrivato Adam Yates (Ineos), a 10’42” Felix Grossschartner (Bora-Hansgrohe) e Gino Mäder (Bahrain), a 10’45” Aleksandr Vlasov (Astana-Premier Tech), Ciccone, Meintjes, Kuss, Martin e David De La Cruz (UAE), a 10’49” (e 20″ persi da Roglic) ha chiuso Eiking.

Tutti si avvicinano al norvegese, che però mostra di essere meno tenero di quanto in tanti pensassero, e in classifica ha ancora 54″ su Martin e 1’36” su Roglic; seguono a 2’11” Mas, a 3’04” López, a 3’35” Haig, a 4’21” Bernal, a 4’49” Yates, a 4’59” Kuss, a 5’31” Grossschartner, a 6’04” Vlasov, a 6’16” Ciccone (sempre 12esimo), a 6’47” Mäder, a 7’07” Meintjes, a 7’11” De La Cruz. Domani la 15esima tappa chiuderà la seconda settimana e proporrà un’altra infilata di salite. La Navalmoral de la Mata-El Barraco misura 197.5 e contiene l’Alto de la Centenera (1a categoria con Gpm ai -112), il Puerto de Pedro Bernardo (2a ai -83), il Puerto de Mijares (1a ai -38, la salita più lunga della giornata coi suoi 21 km di scalata) e infine il Puerto San Juan de Nava (3a ai -5). Non si tratta di montagnone ma qualcosa potrà senz’altro succedere anche domani, più che altro perché lunedì ci sarà il secondo giorno di riposo e non sarà quindi strettamente necessario tenersi la riservina per l’indomani. Insomma chi ne ha vada pure.

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