Edoardo Affini, Filippo Ganna e Matteo Sobrero impegnati nella frazione maschile della Mixed Relay ai Mondiali 2021 © UCI Cycling
Edoardo Affini, Filippo Ganna e Matteo Sobrero impegnati nella frazione maschile della Mixed Relay ai Mondiali 2021 © UCI Cycling

Italia sul podio, è una Mista Boombastic!

Terzo posto per il sestetto azzurro nella Mixed Relay dei Mondiali delle Fiandre. Titolo alla Germania (con Tony Martin che lascia il ciclismo in trionfo), Olanda al secondo posto. Svizzera battuta per soli 5 centesimi da Ganna&C.

È di bronzo la staffetta azzurra ai Mondiali a cronometro, un terzo posto che vale, primo podio per l’Italia in questa nuova disciplina – la Mixed Relay – introdotta dall’UCI nel 2019 e destinata ad avere un discreto futuro: se due anni fa la prova fu una sorta di test, oggi l’abbiamo ritrovata sul palcoscenico iridato con un carico maggiore di spessore e contenuti. Merito indubbiamente dei veloci passi avanti (visibili a occhio nudo) del ciclismo femminile, oltre che di una formula che appare particolarmente in linea con lo spirito del tempo (evviva).

Tre uomini e tre donne a darsi il cambio, per una prova che nel frattempo abbiamo visto anche agli Europei, e anzi lì – pochi giorni fa, l’8 settembre – da italiani ce la siamo goduta, dato il successo ottenuto a Trento. Oggi sarebbe stato più difficile il compito per Ganna e compagni, perché oltre alla presenza di squadre che erano state assenti nella rassegna continentale (a parte – ovviamente – gli Stati Uniti, in Trentino non c’erano nemmeno Gran Bretagna e Danimarca), andava considerata anche la composizione degli altri team: per dire, se schieri Klein e Brennauer anziché Lechner e Erath, e Martin e Arndt anziché Wolf e Heidemann, con tutto il rispetto per quegli altri (che all’Europeo furono secondi), è chiaro che il potenziale aumenta di parecchio. E infatti la Germania ha vinto il Mondiale (nel giorno del ritiro di Tony Martin, ne parliamo più giù).

Stesso discorso si può fare con l’Olanda seconda oggi (Van Dijk e Van Vleuten non c’erano nella staffetta di Trento), mentre l’Italia presentava un sestetto quasi identico a quello di due settimane fa, con il solo subentro di Edoardo Affini ad Alessandro De Marchi. Comunque un terzo posto pesante per la spedizione azzurra in Belgio, a conferma della “profondità della rosa” (si dice così) costruita in questi ultimi anni da Davide Cassani con la collaborazione di Dino Salvoldi e Marco Villa. Il lavoro è tanto, l’impegno non manca mai, il talento è una componente essenziale e presente, e di conseguenza le medaglie fioccano. Non dimentichiamo che l’affiatamento tra questi ragazzi va anche oltre il discorso strada (quante rassegne su pista hanno condiviso ad esempio Ganna e Cavalli?), in un contesto in cui il senso del gruppo non è un concetto astratto.

Partenza in batterie per la Mixed Relay (o Staffetta Mista se preferite) del Campionato del Mondo, il percorso sempre quello delle crono, da Knokke-Heist a Bruges, estensibile o riducibile alla bisogna: in questo caso il tracciato ammontava a 44.5 km, con passaggio del testimone al primo transito da Bruges, a metà strada. Le prime quattro nazionali non avevano alcuna ambizione, la Polonia ha fatto meglio di Spagna, Austria e UCI World Cycling Centre (squadra multinazionale comprendente una lituana, una bielorussa e una slovacca, un burkinabè, un ruandese e un siriano), ma i tempi “veri” sarebbero toccati alle altre 9 nazionali in gara.

Con la seconda batteria si è iniziato a salire di colpi, con la Svizzera in grado di assestare una prima botta sostanziosa alla classifica in costruzione: Stefan Bissegger, Stefan Küng, Mauro Schmid, Elise Chabbey, Nicole Koller e Marlen Reusser hanno chiuso in 51’26”, un tempo che avrebbe messo i rossocrociati al di sopra di Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia, e che avrebbe pure permesso loro di precedere Danimarca e Belgio, formazioni partite nell’ultima batteria. In particolare, prestazione di livello delle elvetiche, capeggiate dal rullo compressore Reusser (rullo compReusser?).

Per il finale restavano però le nazionali favorite, ovvero Germania, Italia e Olanda. Il terzetto azzurro maschile (partivano prima gli uomini) ha segnato il miglior intermedio, pur senza sbaragliare il campo: 24’18” per Edoardo Affini, Filippo Ganna e Matteo Sobrero e vantaggio di 19″ sulla Germania, 32″ sulla Danimarca, 33″ sul Belgio e 34″ sulla Svizzera, mentre gli olandesi passavano a 43″, pure dietro ai britannici. Le oranje (Annemiek Van Vleuten, Ellen Van Dijk e Riejanne Markus) erano le favorite tra le donne, ma il distacco che dovevano recuperare era parecchio pesante. Discorso inverso per l’Italia: nettamente superiori a tutti già sulla carta tra gli uomini, e obbligati a correre in difesa tra le donne.

Il terzo intertempo, posto al km 36.1, aumentava i timori: Marta Cavalli, Elena Cecchini ed Elisa Longo Borghini si ritrovavano superate da Germania e Olanda, e pericolosamente avvicinate dalla Svizzera, preceduta in quel momento di soli 5″ (le azzurre erano partite con 34″ su Reusser e le altre). La tendenza era chiara ed era tutta in favore delle rossocrociate. Ma nel finale le azzurre sono riuscite a reagire e a difendere coi denti quel margine, andando a chiudere con lo stesso tempo della Svizzera, con il piccolissimo particolare rappresentato da 5 centesimi di secondo: 51’26″84 contro 51’26″89, e l’84 era proprio quello dell’Italia. Bronzo assicurato, nell’attesa di vedere come sarebbe finita la sfida per l’oro tra Germania (già arrivata al traguardo in 50’49”) e Olanda, con il disperato tentativo di rimontare gli ultimi secondi sulla nazionale tedesca.

Tentativo destinato a restare incompiuto: 12″ il ritardo al traguardo per il team arancione. Riepilogo dell’ordine d’arrivo: Germania (Lisa Brennauer, Lisa Klein, Mieke Kroger; Nikias Arndt, Tony Martin, Max Walscheid) prima con 50’49”, Olanda (Koen Bouwman, Bauke Mollema, Jos Van Emder; le donne le abbiamo citate più su) seconda a 12″, Italia terza a 37″. Quindi giù dal podio la Svizzera a 37″, seguita da Gran Bretagna a 54″, Danimarca a 1’16”, Belgio a 1’21”, Stati Uniti a 2’09”, Francia a 2’51”, Polonia a 3’23”, Spagna a 4’05”, Austria a 4’33” e UCI World Cycling Centre a 6’28”.

Due anni fa, quando si disputò l’unica Mixed Relay fin qui corsa ai Mondiali, a vincere era stata l’Olanda sulla Germania, mentre l’Italia era arrivata quarta dietro anche alla Gran Bretagna; i rapporti di forza si sono ovviamente assestati in questo biennio, gli azzurri sono cresciuti e i mix tedeschi e olandesi continuano a correre forte, a dispetto dell’età che avanza: se per gli oranje sarà il caso di pensare a un dopo Annemiek&Ellen, la Germania saluta oggi uno dei suoi corridori simbolo dell’ultimo decennio, Tony Martin. Il PanzerWagen si ritira proprio con questa gara, e – cosa non da tutti – lascia il ciclismo pedalato con una bella maglia iridata conquistata; per il 36enne di Cottbus, che aveva già in palmarès quattro titoli mondiali nella crono individuale (2011-2012-2013-2016) una soddisfazione meritata.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile