Filippo Baroncini anticipa tutti e vince il Mondiale Under 23 © Flanders 2021
Filippo Baroncini anticipa tutti e vince il Mondiale Under 23 © Flanders 2021

Baroncini fa felici grandi e piccini

Filippo conquista la maglia iridata degli Under 23 a Leuven: stoccata vincente nel finale per l’azzurro al termine di una prova perfetta dei ragazzi di Amadori. Storico argento per Ghirmay, terzo Kooij, anche Gazzoli e Colnaghi nei dieci

Due anni fa dovemmo aspettare il responso dei giudici, che misero fuori Niels Eekhoff per scia indebita e diedero il titolo mondiale Under 23 a Samuele Battistella; stavolta l’Italia non ha dovuto attendere nulla, ma solo esultare al traguardo con Filippo Baroncini, nuovo Campione del Mondo di categoria al termine di una gara splendida e corsa benissimo dalla nazionale azzurra in quel di Leuven. E dopo Filippo Ganna, un omonimo ci regala il secondo oro nella settimana iridata delle Fiandre.

Baroncini ha 21 anni e due settimane fa ha colto il secondo posto all’Europeo di Trento, facendo intendere di avere una condizione che avrebbe potuto portarlo lontano: in effetti l’ha portato a questa cosetta che è la maglia arcobaleno… Non avrà la possibilità di sfoggiarla per troppo, dato che ha già in tasca un contratto da pro’ con la Trek-Segafredo (per la quale in queste settimane sta facendo lo stagista), ma vuoi mettere la soddisfazione di imporsi in una gara in cui non mancavano corridori del World Tour (grande protagonista è stato ad esempio lo svizzero Mauro Schmid, che a maggio vinceva la mitica tappa di Montalcino al Giro) e in cui le forti nazionali del Benelux contavano di fare la voce grossa. Invece è toccato ancora all’Italia di Marino Amadori mettere il punto esclamativo sulla corsa più importante dell’anno. A margine, degna di menzione la piazza d’onore dell’eritreo Binyam Ghirmay (da poco accasato alla Intermarché-Wanty), un argento che arriva poche ore dopo l’annuncio dell’assegnazione dei Mondiali 2025 al Ruanda, se per caso volevamo segnali della crescita del movimento africano, beh, ce li abbiamo tutti. Il podio è stato completato da uno dei principali favoriti della vigilia, l’olandese Olav Kooij, che l’anno prossimo vedremo sgambettare in maglia Jumbo-Visma: insomma un ordine d’arrivo di un certo blasone, per essere nel mondo Under.

In chiave Mondiale professionisti di domenica, il percorso ci suggerisce la possibilità di una gara totalmente anarchica, con la possibilità di importanti attacchi da lontano e con pochi secondi a ballare di volta in volta: di sicuro almeno dall’ingresso nel secondo passaggio dal circuito delle Fiandre in avanti (quindi negli ultimi 70 km) ci sarà molto ballo in scena, ma se ci va bene vedremo cose rilevanti già prima. Poi magari arriverà un gruppetto di 20-30 uomini a giocarsi il successo, ma ciò avverrà in capo a una battaglia molto intrigante.

161.8 km per la prova in linea Under 23 ai Campionati del Mondo delle Fiandre, e già prima della partenza (come peraltro accaduto pure in mattinata nella gara Juniores) si è registrata una caduta che ha coinvolto tra gli altri anche Filippo Zana (senza conseguenze). Start ad Anversa, da coprire un tratto in linea di 59 km, quindi un giro e mezzo del circuito di Leuven, un giro del circuito cosiddetto delle Fiandre e infine altri due giri e mezzo del circuito cittadino.

La prima fuga è iniziata dopo 6 chilometri, a 155 dalla fine: ad animarla l’irlandese Adam Ward, il neozelandese Logan Currie, l’estone Gleb Karpenko e il kazako Nicolas Vinokurov (sì, il figlio di). Poi però quest’ultimo ha presto perso le ruote degli altri, già ai -151, e al suo posto ha provato a rientrare lo slovacco Tobias Vanco, rimasto però a lungo a metà strada e infine rialzatosi. Quando il vantaggio del terzetto di testa ha raggiunto i due minuti (già ai -139), il gruppo si è dato una svegliatina, con l’Italia in particolare a mettersi al lavoro con Marco Frigo, giusto per non far prendere direttamente il volo ai battistrada. Ad ogni buon conto, i tre al comando si son portati fino a +3’30” ai -125 (non è un’equazione, eh).

La corsa si è a questo punto come cristallizzata, ravvivata purtroppo solo da qualche caduta; col medesimo vantaggio i tre sono approdati a Leuven per il giro e mezzo del circuito, e hanno poi approcciato con 2’30” il circuito delle Fiandre ai -83. Sui muri fuori da Lovanio la selezione è stata più possibile e pure più netta, la prima delle sette salite era lo Smeysberg ai -68 e già qui il terzetto è diventato duetto, dato che Karpenko s’è staccato. Due chilometri ed è toccato a Ward mollare sul muro Moskesstraat, laddove Currie è rimasto solo al comando.

In gruppo le micce si sono accese, il britannico Samuel Watson ha proposto un allungo sulla cui scia c’è stato un frazionamento in vari tronconcini, e l’accelerazione ha portato il primo di questi a contare solo più un minuto di distacco da Currie.

Ai -62 la salita di Taymansstraat a Overijse ha visto lo scatto del francese Hugo Page, e qui Filippo Baroncini è stato coinvolto in un ruzzolone con lo statunitense Sean Quinn; l’azzurro ha perso del tempo per rimettere a posto il mezzo, ma più avanti è rientrato con Frigo, pure lui attardatosi poco prima. Ai -58, sul muro in pavé di Bekestraat il transalpino ha raggiunto e staccato Currie, il quale poco prima aveva sbagliato strada, perdendo secondi preziosi. Le cadute intanto continuavano a fioccare, con particolare insistenza sui belgi: prima Arnaud De Lie, poi Lennert Van Eetvelt, la formazione di casa veniva pesantemente minata.

Ai -58 Currie è stato raggiunto dal britannico Lewis Askey e poi pure da Luca Colnaghi, e il terzetto si è riportato poi su Page, ma il gruppo era vicino e ai -56 c’è stato il ricongiungimento generale, perlomeno con l’avanguardia del plotone. Ai -53 sulla salita di Veeweide il danese William Levy ha promosso un nuovo contrattacco che ha trovato la risposta del kazako Nurbergen Nurlykhassym, ma i due son durati giusto tre o quattro chilometri, dopodiché hanno subìto il ritorno del gruppo tirato da Filippo Zana sullo Smeysberg ai -49; qui Frigo si è staccato definitivamente, mentre gli altri azzurri restavano coi migliori.

Finita la serie delle salite del circuito esterno, ai -44 hanno preso margine cinque uomini: il ceco Tomas Kopecky, il neozelandese Finn Fisher-Black, lo statunitense Kevin Vermaerke, lo svizzero Mauro Schmidt e il portoghese Fabio Costa; si sono poi aggiunti l’olandese Daan Hoole e il norvegese Anders Johannessen, e da ultimo – vista la pericolosità del drappello che andava formandosi – è riuscito ad accodarsi pure Colnaghi, ancora lui. Poco dopo è rientrato l’australiano Jarrad Drizners, mentre il kazako Yegneiy Fedorov e il francese Kévin Vauquelin si sono messi in caccia e più avanti ci ha provato pure lo spagnolo Mikel Azparren. Al passaggio da Leuven ai -31 i nove al comando avevano 12″ sulla prima coppia inseguitrice, 28″ sull’iberico e 44″ sul gruppo.

Ai -27 Fedorov e Vaquelin sono infine riusciti – con una certa fatica – a rientrare sul drappello di testa, mentre Azparren non ce l’ha più fatta. Belgi e danesi, rimasti fuori dall’importante tentativo, hanno lavorato in gruppo per ricucire, dovendo fare i conti con la rottura dei cambi da parte di chi invece era rappresentato davanti (in primis l’Italia con Baroncini). Sulla salita di Decouxlaan ai -23 da dietro è uscito da solo il francese Alexis Renard, e invece dal drappello al comando ha attaccato Fisher-Black, inseguito da Schmidt. Il neozelandese ha però finito presto le cartucce, staccandosi addirittura dal gruppetto di testa che in cima si è ricomposto.

Pure il gruppo dietro si è ricompattato (e ha pure raggiunto Fisher-Black), dopo un’importante accelerazione che l’ha riportato a meno di 20″ dai primi quando all’arrivo mancavano 20 km. E ovviamente, con distanze così ridotte, a diversi ragazzi presenti nel plotone è venuta l’idea che fosse il caso di provare a lanciare dei contropiede, soprattutto nelle squadre rimaste escluse dal tentativo, in questa la Gran Bretagna e ancora il Belgio. L’Italia continuava a rompere i cambi, ben tutelata dalla presenza del veloce Colnaghi tra i battistrada.

Sul penultimo Sint-Antoniusberg, ai -17, Schmid ha forzato ancora ed è poi riuscito a transitare all’ultimo passaggio dal traguardo con 7″ sul gruppetto Colnaghi, 21″ su un drappello di contrattaccanti ispirato dal belga Florian Vermeersch e 24″ sul gruppo, che a inizio giro finale si è rimesso in scia a questi corridori intercalati (erano sei).

L’ultimo giro del circuito cittadino ha visto il gruppo – tirato forte dall’Olanda – rimettere nel mirino il drappello di Colnaghi e in effetti il ricongiungimento è avvenuto a 11 km dalla fine, sul Keizersberg. Qui Kopecky e Costa hanno provato a rilanciare, ma sono stati ugualmente ripresi tra i -10 e i -8; Schmid restava al comando con 12″ di margine. Ai -7, in cima all’ultima Decouxlaan, il lussemburghese Arthur Kluckers ha tentato la sortita personale, e ai -6 è riuscito a riprendere l’elvetico: il problema dei due è che di lì a qualche secondo anche il gruppo ha annullato il gap. A questo punto si era sulla salita di Wijnpers, e Baroncini è partito forte dalla testa del plotone, provocando un nuovo rimescolamento, ma soprattutto ponendo sul tavolo una seria OPA sul titolo.

I francesi a turno si sono spesi per chiudere sull’azzurro, ma son rimbalzati uno dopo l’altro; quindi ci hanno provato Gran Bretagna e Germania, ma pure per loro non c’è stato agio, anche perché gli altri italiani (il solito Colnaghi) andavano a chiudere sui contrattaccanti. Al chilometro e mezzo, dopo l’ultimo Sint-Antoniusberg, il Lussemburgo si è mosso con Erik Fetter, ma stavolta è stato Filippo Zana ad accodarsi al contrattaccante, annullandone l’azione. E a questo punto per Baroncini era fatta.

Il ravennate di Massalombarda ha vinto a braccia alzate mentre alle sue spalle, a 2″, l’eritreo Binyam Ghirmay coglieva uno storico argento per l’Eritrea davanti all’olandese Olav Kooij, Michele Gazzoli che ha mancato di niente il doppio podio azzurro (ma ha ugualmente festeggiato il successo del compagno), e poi il britannico Lewis Askey, il belga Thibau Nys, Luca Colnaghi, il francese Paul Penhoet, il brasiliano Vinicius Rangel Costa e lo statunitense Luke Ramperti. Nei 20 anche Filippo Zana, 18esimo.

Domani di scena il ciclismo femminile, con la prova Juniores alle 8.15 (5 giri del circuito di Leuven per un totale di 75 km) e quella Élite alle 12.20: in questo caso il percorso sarà simile a quello degli Under, solo appena più corto (157.7 km), ma comunque con identico sviluppo tra tratto in linea iniziale, un giro e mezzo a Lovanio, il circuito delle Fiandre e due giri e mezzo a concludere la prova. Favorite le solite olandesi, ma su questo percorso potrà succedere davvero qualsiasi cosa.

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