Sonny Colbrelli vince la Parigi-Roubaix 2021 © Team Bahrain Victorious-BettiniPhoto
Sonny Colbrelli vince la Parigi-Roubaix 2021 © Team Bahrain Victorious-BettiniPhoto

Una Bahrain-Victorious monumentale

Le pagelle 2021 delle squadre World Tour, parte 1: Sonny Colbrelli porta in paradiso, o meglio, all’inferno la Bahrain-Victorious; anche Bora e Alpecin raggiungono le 30 vittorie stagionali

AG2R Citroën Team – 6.5
Vittorie stagionali: 12, di cui 4 nel World Tour
L’entrata della casa automobilistica come co-sponsor ha dato nuova linfa vitale alla storica squadra francese, anche se non sono mancate le delusioni, specialmente da parte dei veterani. Partiamo da Benoît Cosnefroy, che si sta affermando sempre più come leader della squadra nel reparto classiche e ha ottenuto la sua prima vittoria World Tour a Plouay. Per quanto riguarda i grandi giri, Ben O’Connor sta finalmente concretizzando quelle che erano le premesse di qualche stagione fa: non solo vittoria di tappa al Tour de France, ma anche un quarto posto finale totalmente inaspettato. Da notare che l’australiano aveva già ottenuto una top 10 nella generale in corse a tappe come Delfinato e Romandia. Alla sua seconda stagione da pro, Clément Champoussin ha trovato terreno fertile alla Vuelta con vari piazzamenti ed una vittoria nella tappa 20, tappa che, come saprete, ha visto non pochi rivoluzionamenti in classifica. Non è mancata la vittoria nemmeno al Giro d’Italia, questa volta grazie ad Andrea Vendrame, finalmente sbloccatosi nei grandi giri. Dorian Godon si sta togliendo tante soddisfazioni grazie al suo spunto veloce, unito ad una buona resistenza su percorsi mossi. In patria ha vinto la classifica della Coppa di Francia grazie ai suoi 3 successi stagionali (Paris-Camembert, Tour du Doubs e tappa al Limousin). La prova di apertura del calendario, ovvero il GP la Marseillaise, è stata vinta da Aurélien Paret-Peintre in volata ristretta, nonostante il 25enne si sia comportato bene anche su percorsi più duri, vedasi il nono posto alla Parigi-Nizza o il quindicesimo al Tour de France. Se Paret-Peintre ha vinto la prova di apertura, il belga Stan Dewulf ha vinto quella di chiusura, la Boucles de l’Aulne, coronando una stagione piena di piazzamenti, soprattutto nelle classiche con pavè o sterrato. Ci sono però anche aspetti negativi: Greg Van Avermaet ha sì ottenuto il podio alla Ronde van Vlaanderen, ma da giugno in poi è stato solo una comparsa. L’altro co-capitano sul pavè, Oliver Naesen, è entrato nei cinque una sola volta in stagione, ad Harelbeke. Bob Jungels, invece, non riesce a proprio a ritrovare il livello dei giorni migliori e per questo si è preso una stop dalle corse di circa tre mesi. La prestazione alla Paris-Tours, va detto, è stata piuttosto incoraggiante.

Alpecin-Fenix – 7.5
Vittorie stagionali: 32, di cui 14 nel World Tour
È vero, non è ufficialmente una squadra World Tour, ma merita di essere inserita in quanto miglior Professional degli ultimi dieci anni. Per Mathieu van der Poel è stata una stagione un po’ particolare, condizionata sia dalla preparazione per la gara olimpica di mountain bike sia dai problemi di schiena sul finale di stagione. La vittoria più importante è probabilmente la seconda tappa del Tour de France, la quale gli è valsa anche sei giorni in maglia gialla. Notevole anche l’affermazione alla Strade Bianche, surclassando Alaphilippe sullo strappo finale. Meritano una menzione anche le due vittorie alla Tirreno e le due al Tour de Suisse, così come il sigillo all’Antwerp Port Epic. Se vogliamo trovare un difetto, gli è mancato l’acuto nelle grandi classiche: quinto alla Sanremo, secondo al Fiandre, terzo alla Roubaix. Il settore ruote veloci è stato pressoché perfetto: Tim Merlier si è portato a casa la prima volata di gruppo sia al Giro d’Italia che al Tour de France, proprio al debutto nei grandi giri. Oltre a quelle, il belga ha vinto ben cinque classiche in patria, più due tappe al Benelux Tour. Quando non c’era Merlier, ci ha pensato Jasper Philipsen a timbrare il cartellino: due tappe alla Vuelta più un filotto di quattro vittorie consecutive a settembre, tra cui la classica World Tour di Francoforte, senza dimenticare la Scheldeprijs ad aprile. Un po’ a sorpresa, proprio nella sua ultima stagione da professionista, Philipp Walsleben ha ottenuto le sue prime vittorie, una alla Boucles de la Mayenne e l’altra in Norvegia. Altra nota positiva, la costanza di Gianni Vermeersch soprattutto sul pavè: non ha trovato la vittoria ma tantissimi piazzamenti (top 10 ad Harelbeke, alla Gand e al Fiandre). Alla prima stagione da pro, lo scalatore Jay Vine, ingaggiato tramite un concorso su piattaforma virtuale, ha sfiorato la vittoria generale al Giro di Turchia e ottenuto un buon terzo posto di tappa alla Vuelta. Segnaliamo anche la tanto agognata vittoria di Sacha Modolo in Lussemburgo e quella di Xandro Meurisse al Giro del Veneto. Di delusioni vere e proprie non ce ne sono state ma possiamo menzionare Silvan Dillier, un po’ sottotono, nonostante la vittoria del campionato nazionale svizzero.

Astana – Premier Tech – 5.5
Vittorie stagionali: 13, di cui 3 nel World Tour
Stagione mediocre per la compagine kazaka, i cui leader non sono sempre stati sul pezzo. Alexey Lutsenko ha vissuto una stagione a due facce: semplice comparsa fino a giugno, mese in cui c’è stata la svolta nelle corse a tappe col secondo posto al Dauphiné. In modo abbastanza inaspettato, Lutsenko è poi riuscito a fare classifica al Tour de France, concludendolo al settimo posto, con una condotta da regolarista. Nel finale di stagione è arrivata anche la bella vittoria su Trentin alla Coppa Agostoni. Aleksandr Vlasov non ha mai alzato le braccia, ottenendo però tanti piazzamenti: secondo alla Parigi-Nizza, terzo al Tour of the Alps e quarto al Giro d’Italia, corsa in cui però ci sono stati vari passaggi a vuoto. Seconda parte di stagione meno redditizia per il russo, che non ha portato a termine una Vuelta che già non stava andando per il meglio. Ion Izagirre è salito sul podio della Parigi-Nizza e ha collezionato altri buoni risultati nelle corse a tappe come il settimo posto sia al Romandia che al Delfinato; è mancato forse il sigillo di peso, se escludiamo quello all’Itzulia. Buona l’annata per Alex Aranburu, con la vittoria di tappa nei Paesi Baschi e tanti piazzamenti di livello tra Delfinato, Tour e Vuelta. Samuele Battistella ha attraversato molte difficoltà ad inizio 2021, salvo poi trovare il suo riscatto da agosto in poi col quarto posto alla Arctic Race of Norway e soprattutto nelle classiche italiane di fine stagione, con la vittoria nella prima edizione della Veneto Classic. Tra le delusioni spicca sicuramente Jakob Fuglsang, veramente competitivo solo al Tour de Suisse, concluso in terza posizione; la sua stagione si è sostanzialmente conclusa dopo le Olimpiadi di Tokyo. Anche Omar Fraile e Gorka Izagirre non hanno mai trovato il giusto colpo di pedale durante questa annata. Un’ultima annotazione: se si escludono le rassegne nazionali, il numero di vittorie stagionali dell’Astana scende a sei, motivo per cui la squadra non raggiunge una piena sufficienza.

Bahrain-Victorious – 9
Vittorie stagionali: 30, di cui 16 nel World Tour
Senza se e senza ma, la squadra rivelazione dell’anno: podio sia a Giro d’Italia che Vuelta a España più trionfo alla Roubaix. Partiamo dal reparto grandi giri con Damiano Caruso, che al Giro si è ritrovato leader quasi per caso dopo il ritiro di Landa. Il siciliano non credeva in se stesso, pensando di optare comunque per il ruolo di cacciatore di tappe ma giorno dopo giorno la sua fiducia è andata in crescendo, fino alla meravigliosa vittoria in solitaria all’Alpe Motta a suggellare un inaspettato secondo posto finale. Caruso si è poi tolto lo sfizio di alzare le braccia anche alla Vuelta, dove ha anche indossato per qualche giorno la maglia a pois. Nel GT spagnolo si sono messi in mostra anche Jack Haig e Gino Mäder: il primo è rientrato in classifica grazie ad una fuga e da lì non ha più abbandonato le prime posizioni balzando addirittura sul podio nel corso della caotica ventesima tappa, frazione in cui Mäder ha soffiato la maglia bianca a Bernal, affermandosi come quinto nella generale. Per chiudere l’argomento grandi giri, segnaliamo anche il nono posto di Pello Bilbao al Tour de France. Passiamo a quello che è probabilmente il successo più importante da quando è nato questo team, ovvero la vittoria della Paris-Roubaix da parte di Sonny Colbrelli, che ha trionfato al termina di una giornata da tregenda, alla prima partecipazione all’Inferno del Nord. Il bresciano, dopo le vittorie di tappa in Romandia e al Delfinato si era presentato al Tour de France con grandi ambizioni (ed in maglia tricolore) senza però riuscire a cogliere il risultato pieno ma dovendosi accontentare di due podi. Dopo un lungo periodo in altura, Sonny è tornato alla carica e in poco più di un mese ha collezionato Benelux Tour (tappa e generale), campionato europeo (ovviamente in maglia azzurra), Memorial Pantani e Roubaix. Molto valida anche l’annata di Matej Mohorič, soprattutto dall’estate in poi: due successi di tappa in solitaria al Tour e poi una serie di secondi posti, rispettivamente a San Sebastián, in Polonia ed in Benelux. Di Mark Padun non possiamo certo non ricordare le due vittorie consecutive al Delfinato, che gli sono valse anche la maglia a pois. Dopo un terzo posto generale a Burgos, l’ucraino ha disputato una Vuelta piuttosto mediocre. Dylan Teuns ha vissuto una stagione di alti e bassi, piazzando però il giusto colpo a Le Grand-Bornand, ottava tappa del Tour de France. Il velocista tedesco Phil Bauhaus raramente riesce a correre le corse importanti, però il suo bottino di fine anno parla chiaro: sei vittorie tra Provenza, Ungheria, Slovenia, Polonia e Croazia. Chiudiamo con la delusione dell’anno ovvero Mikel Landa: dopo un buon terzo posto alla Tirreno-Adriatico si presenta al Giro d’Italia con ambizioni di vittoria ma deve abbandonare alla quinta tappa causa caduta. Il responso è pessimo: frattura di clavicola e di numerose costole. Per il rientro bisogna aspettare fine luglio, ma l’avvicinamento alla Vuelta va a gonfie vele in quanto il basco trionfa a Burgos. Landa però fallisce completamente l’appuntamento nel grande giro di casa, mai veramente competitivo in salita.

Bora-Hansgrohe – 7
Vittorie stagionali: 30, di cui 8 nel World Tour
Tante vittorie per la compagnie tedesca ma è difficile trovare un’atleta che abbia veramente fatto una stagione notevole. Partiamo comunque da Peter Sagan, leader indiscusso di questa squadra ma che già da qualche anno fatica a trovare vittorie di grande peso, cosa successa anche nel 2021. L’affermazione più importante è stata la tappa di Foligno al Giro d’Italia, dove ha conquistato anche la maglia ciclamino. In precedenza erano arrivate vittorie in Catalunya e al Romandia e a fine stagione si è tolto lo sfizio di vincere per la prima volta il Giro di Slovacchia. Maximilian Schachmann ha vissuto una buona prima parte di stagione, confermandosi vincitore della Parigi-Nizza (aiutato anche dalla caduta di Primož Roglič nell’ultima tappa), cogliendo un buon terzo posto all’Amstel Gold Race ed un quarto in Svizzera. Dopo la vittoria del titolo nazionale, però, non sono più arrivati risultati soddisfacenti. Il passistone Nils Politt ha vinto la sua prima tappa in un grande giro, al Tour de France, destino occorso anche a Patrick Konrad. Politt, in aggiunta, ha pure conquistato il Deutschland Tour. Buone notizie dal settore ruote veloci: il neo pro Jordi Meeus ha ottenuto tantissimi piazzamenti (anche alla Vuelta a España) e due vittorie, una in Ungheria e l’altra alla Parigi-Bourges; nello stesso esatto giorno Matthew Walls alzava le braccia al Gran Piemonte, suo secondo successo dopo la tappa al Tour of Norway. Pascal Ackermann ha sì portato in cascina ben sei successi, ma nessuno in corse World Tour; in disaccordo con la squadra per la mancata convocazione al Tour de France, nel 2022 difenderà i colori della UAE Team Emirates. Tra le note positive troviamo anche Ide Schelling, vincitore al GP du canton d’Argovie, e Giovanni Aleotti, trionfatore al Sibiu Tour. Chiudiamo con Lennard Kämna, vincente in Catalunya ma fermo da maggio, non per problemi fisici bensì psicologici.

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La vignetta di Pellegrini

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