Successo di Marianne Vos a Hoogerheide nell'ultima prova di Coppa del Mondo © Team Jumbo-Visma
Successo di Marianne Vos a Hoogerheide nell'ultima prova di Coppa del Mondo © Team Jumbo-Visma

Vos di prepotenza, Iserbyt di giustezza

Ultima prova prima dei Mondiali, a Hoogerheide si chiude la Coppa del Mondo: Marianne lascia il segno, challenge a Lucinda Brand. Eli conclude col punto esclamativo una CDM dominata

Hoogerheide chiude un cerchio iniziato l’ormai lontano 10 ottobre a Waterloo, ponendo la parola fine a questa rinnovata e lunghissima Coppa del Mondo. Anche troppo lunga, infatti Tomas Van den Spiegel, CEO di Flanders Classic (gli organizzatori della CDM ma anche del Giro delle Fiandre e di altre importantissime classiche su strada), ha annunciato che nella prossima stagione la Coppa sarà composta di 14 prove, il minimo per regolamento; ci saranno inoltre nuove località di tappa, per dare al tutto un’aria di novità. L’obiettivo principale è non oscurare le altre competizioni (Supeprestige e X2O su tutte) e lasciare un paio di fine settimana liberi per permettere ai crossisti di partecipare ai training camp delle rispettive squadre. Si eviteranno anche lunghe trasferte all’interno dello stesso weekend, tutto per garantire agli organizzatori delle tappe non belghe la partecipazione dei migliori nomi al mondo, sia al femminile che al maschile. Le numerose assenze (al di là di quelle legate agli atleti che praticano la multidisciplina) sono state la nota dolente di questa stagione e Flanders Classic punta a ridurle in questa maniera. Sicuramente una mossa che possiamo accogliere con positività e che dimostra come Van den Spiegel abbia tenuto in considerazione le voci di allenatori, corridori e organizzatori negli ultimi mesi.

Tornando con la testa al presente, oggi a Hoogerheide esclusivamente prove riservate agli élite, dato che quelle giovanili sono state annullate per l’aggravarsi della situazione pandemica. Con le classifiche già decise in favore di Brand e Iserbyt rimaneva da giocarsi quest’ultimo successo prima dei Mondiali e tutti avevano la mente orientata verso Fayetteville. Lo spettacolo regalato da entrambe le corse ha superato i limiti dell’immaginabile.

Mancava solo Worst nella prova femminile e considerato il percorso, esigente ma scorrevole e veloce, non adatto a fare grande selezione, le favorite erano ovviamente Vos e Brand, in prima fila per prendersi la maglia iridata in Arkansas. Rivali guidate dalle under Van Empel, Pieterse, Van Anrooij e Vas (lei al Mondiale correrà tra le grandi però) e dalle due deluse di ieri Alvarado e Betsema. Marianne è già davanti dopo il via, alla ruota di Van der Heijden, una garanzia in partenza. Poi, una dietro l’altra, Van Empel, Vas, Pieterse, Lechner, Persico, Brand, Betsema e Alvarado. Chi manca del lotto di favorite? Domanda dalla risposta scontata, Shirin van Anrooij, chi altri sennò?! La portacolori del team Baloise, reduce dal secondo posto di Hamme, si adopera insieme ad Alvarado per chiudere sulle nove andate in fuga sotto la spinta di Van der Heijden. Ben presto stacca la caraibica, rientra davanti e mette addirittura la sua ruota davanti a quella delle altre favorite. Sul rettilineo finale Vas tenta l’allungo, mentre Ceylin ed Eva perdono contatto.

Sorprendentemente è Silvia Persico che decide di farsi carico dell’inseguimento alla magiara, riagganciandola dopo poche curve della seconda tornata. Van Empel, una che grazie alle proprie doti in volata trarrebbe giovamento da una condotta di gara non troppo aggressiva, in questa situazione appare poco brillante e perde metri importanti dal duo verde-bianco-rosso. Tocca a Vos e Brand, sempre attente e in gestione, il compito di ricucire il gap, cosa che la campionessa neerlandese compie senza il minimo problema. In questa fase soffrono Van Anrooij, affaticata dal primo giro in cui ha dovuto rimontare tante crossiste, Alvarado e Betsema, stranamente in difficoltà su un percorso che per caratteristiche la dovrebbe vedere protagoniste.

Nel terzo giro Pieterse prova un primo attacco trovando la pronta risposta di Marianne, Lucinda e Fem, mentre Vas rimane imbottigliata dietro a Persico e Van Anrooij, pagando 7″ di ritardo. La campionessa del mondo decide di rinforzare l’azione e come spesso accade quando è lei a forzare solo in due riescono a seguirla: Vos, in totale controllo, e Pieterse. Van Empel inizialmente cede, ma quando l’iridata alza il piede dall’acceleratore si rifà sotto immediatamente. Puck tenta la mossa a sorpresa sul finire della terza tornata scattando nel tratto di asfalto; Vos non ha problemi e chiude subito, Brand e Van Empel faticano un po’ di più, ma alla fine rientrano anche loro, accompagnate da Vas. L’ungherese non è tra le migliori a livello tattico e spesso, Tabor è un buon esempio, tira quando farebbe meglio a rimanere a ruota e viceversa perde posizioni quando invece la corsa si fa stando davanti, costringendosi a sforzi non necessari per riportarsi in partita. In tutto ciò Marianne allunga nel segmento con il muro e il pezzo fangoso, forse il tratto più complicato dell’intero tracciato, e dimostra di avere decisamente più benzina delle avversarie, Brand compresa.

A più di tre giri dalla fine, con neanche metà gara trascorsa, non è ancora il momento di andarsene in solitaria e così il terzetto si ricompatta. Sì, terzetto, perché l’attacco di Vos ha provocato la reazione di Lucinda, la quale ha staccato sia Van Empel che Vas riportandosi sulla connazionale con la sola Pieterse al seguito. Proprio Puck dà man forte alle due più esperte compagne di fuga, che però decidono di rallentare al termine del quarto giro, consentendo alle due attardate di rientrare. Van Anrooij, ripresasi dopo gli sforzi iniziali, gira sugli stessi tempi delle cinque davanti ma non riesce ad avvicinarsi. In sesta posizione una straordinaria Persico deve difendersi dal ritorno di Betsema, molto deludente. Anche Lechner, nona, mantiene la top ten.

Momento delicato nel drappello davanti, ultima tornata prima delle due finali in cui ci si giocherà il tutto per tutto. Proprio ora si ha la conferma di quanto detto in precedenza, perché Vas, appena rientrata, si mette davanti a tirare invece di stare calma in quarta o quinta posizione e recuperare energie. Al giro di boa Pieterse ci riprova, Van Empel e Kata ancora in difficoltà, Brand in quinta posizione e la solita Vos a rintuzzare qualunque tentativo, sicura delle proprie armi all’ultimo giro. Mancano due tornate, il quintetto si ricompone. Lucinda, che si era relativamente riposata nel giro precedente, prende la testa e inizia il forcing con Pieterse e Marianne a ruota. Vas cede quasi senza lottare, Fem resiste un po’ di più ma anche per lei il destino è segnato, le tre davanti hanno dimostrato più e più volte di avere una marcia in più.

Con due come Vos e Brand le speranze di vittoria per Pieterse sono bassissime, a maggior ragione se la gara si decide nell’ultimo giro come qui ad Hoogerheide. Puck ha un gran carattere, non si dà per vinta e prende in testa l’ultima tornata. Tira alla perfezione un paio di curve, la tecnica è il suo forte (salta anche le tavole in bici), ma Marianne non le lascia nemmeno un briciolo di speranza, rimanendole sempre appiccicata al tubolare. Brand invece qualcosa concede e allora, proprio prima del famoso muro su cui in ogni giro è riuscita a far la differenza, Vos sorpassa Pieterse e per la prima volta attacca. Lucinda reagisce superando subito Puck, ma è presto chiaro che Marianne ha più forza in corpo, in ogni rilancio scava i solchi per terra.

Vos va così a prendersi una vittoria che le assegna ufficialmente il ruolo di favorita al Mondiale di sabato, dimostrando ancora una volta di saper gestire la corsa da campionissima qual è, nonostante in molti l’abbiano data per finita più di una volta. Solo una volata risolve la sfida tra Brand e Pieterse, con la campionessa del mondo che ha la meglio ed è seconda davanti a Puck, terza, entrambe a 11″. Le altre posizioni: Van Empel quarta, Vas quinta, Van Anrooij sesta, Betsema ottava e Alvarado decima. Due italiane in top ten: Lechner nona, ottima prova della bolzanina e Persico settima, risultato formidabile, passo avanti anche rispetto a Flamanville. Una top five al Mondiale sarà difficilissima, ma non impossibile.

Nella griglia delle favorite per Fayetteville dietro a Vos e Brand, la quale in questi due giorni non ha offerto la versione migliore di sé e ha ancora sicuramente qualche piccolo margine di miglioramento, ci sono Vas e Betsema, un po’ più indietro Alvarado e Worst, ben lontane dal loro livello massimo. Teniamo presente però che sono entrambe capaci di numeri formidabili anche in queste situazioni e non vanno escluse a prescindere (Ostenda e Baal insegnano).

Che battaglia nella prova maschile! Pidcock spreca, Iserbyt approfitta
Van der Haar, Iserbyt e Pidcock i nomi più attesi (insieme al rientrante Hermans) nella prova odierna. Ci si aspettava il riscatto da parte loro dopo le non brillantissime prestazioni di Hamme, tutte influenzate dagli allenamenti in funzione mondiale che non gli hanno permesso di esprimersi al massimo ieri. A Sweeck ed Aerts il compito di arginare l’avanzata dei piccoli e compatti rivali. Partenza ottima, come sempre, per Kamp, Hermans e Van Kessel. Anche Toon, LVDH e Vanthourenhout sono lì davanti, mentre Pidcock e Iserbyt pagano pesantemente in avvio. Van der Haar, il quale era andato fortissimo nella seconda metà di gara ad Hamme e aveva poi ammesso di puntare al bersaglio grosso a Fayetteville, verso metà tornata prende le redini della corsa e aumenta il ritmo, seguito solamente da Hermans e Kamp, con Van Kessel poco più in là. Il campione europeo degli under 23 sa di non dover esagerare in questa prima fase e allora abbandona la compagnia di Lars e Quinten.

Aerts e Vanthourenhout escono dal gruppo inseguitore e con una progressione violentissima si riportano su Van Kessel. A loro volta Pidcock e Iserbyt staccano il gruppo di Baestaens, Meeusen, Hendrikx e Kuhn per riportarsi sui due belgi. Tom tira dritto, stacca tutti e già alla fine del terzo giro è rientrato su Hermans e Van der Haar, che avanzavano dandosi cambi regolari. Il terzetto formato da Vanthourenhout, CVK e Iserbyt li insegue a soli 3″, la partita è tutta da giocare. Una pedina in realtà è già andata perduta quando Toon si è schiantato sulle tavole nel corso del terzo round, perdendo secondi, posizioni e soprattutto accusando un leggero dolore nella zona inguinale.

Pidcock prosegue con il suo ritmo martellante e proprio quando i tre inseguitori sono vicinissimi al rientro tutto il gioco finisce di colpo. Van der Haar scivola su una discesetta portandosi appresso Hermans e causando il rallentamento di Van Kessel (per lui catena distrutta e gara terminata) e Iserbyt. L’unico che si salva quasi totalmente è Vanthourenhout, ma Pidcock ha già 8″ su di lui, 17″ su Iserbyt e più di 20″ su LVDH e si avvia verso una vittoria più facile del previsto. Hermans riparte addirittura dietro al folto gruppo (a 30″ da Tom) guidato da Hendrikx e Sweeck di cui fa parte anche Aerts. Per il fenomeno inglese questa situazione è comunque un buon test in vista di domenica dato che non è facile su un circuito così veloce restare all’aria per 45 minuti di fila.

Vanthourenhout, che solo all’inseguimento di Pidcock non sa bene come comportarsi, cambia bici nel quinto giro e aspetta l’arrivo di Iserbyt e Van der Haar, sempre intorno ai venti secondi di distacco dal battistrada. Il terzetto transita sulla linea d’arrivo con solamente 14″ di ritardo, dimostrando di averne almeno quanta Pidcock. C’è anche da dire che in un tracciato così filante è sicuramente più facile essere in compagnia di altri crossisti piuttosto che soli. Anche Hermans prima e Aerts, soprattutto, poi, si danno da fare nel drappello alle spalle recuperando a loro volta qualche secondo sul leader.

Nella sesta tornata tocca di nuovo a Iserbyt forzare per rientrare. Eli commette però un piccolo errore in un tratto scivoloso e allora è LVDH che si dà da fare per ricucire; al traguardo il distacco è cresciuto di cinque secondi e ora 19″ separano il terzetto dal primo posto. Superati i due terzi di gara la stanchezza inizia a farsi sentire per tutti e in particolare per chi, come Pidcock, ha sempre dovuto tirare. I due Pauwels staccano Van der Haar e iniziano a guadagnare sensibilmente su Pidcock fino a che Vanthourenhout non sbaglia sulle tavole (errore raro da parte sua) e lascia al solo Iserbyt l’onere di rientrare. In un battibaleno Eli è su Tom e senza aspettare neanche un secondo a ruota lo supera.

Inizia una fase di studio nella quale i due non danno il massimo permettendo così a Van der Haar e Vanthourenhout di tornare in gioco per il successo. Una gara che sembrava già chiusa dopo soli tre giri è ancora apertissima a quattro vincitori diversi, quando al termine manca solamente una tornata. Dopo lo spettacolo di ieri, anche oggi il livello molto simile fra i protagonisti ha permesso questa lotta eccezionale.

Iserbyt prende in testa l’ultimo giro con Van der Haar a ruota, Vanthourenhout in terza posizione e Pidcock in ultima. Dopo i primi rilanci Eli ha già preso una ventina di metri di vantaggio e sul muro che aveva dato il la anche a Vos, aumenta ulteriormente il proprio vantaggio. Pidcock tenta di rientrare e si avvicina fino ad arrivargli quasi alla ruota, ma sulla scalinata Iserbyt allunga il passo, mantiene i pochi metri di margine e arriva sull’asfalto con 2″ sul britannico.

Non c’è nemmeno bisogno di volata, è il vincitore della classifica generale Eli Iserbyt che mette un ulteriore sigillo su questa competizione. Pidcock non si impegna nello sprint e perde il secondo posto in favore di LVDH (a 2″). Michael è quarto a 5″. Ottimo quinto posto per Aerts (54″), che era arrivato ad avere solamente 7″ di distacco dalla testa della corsa all’ultimo giro. Sesto il vincitore della CDM U23 Hendrikx, anche campione nazionale nonché favorito per la gara di sabato. Settimo Hermans, ottavo Meesuen (altro bel piazzamento in una stagione in cui si è tolto molte soddisfazioni), nono Vandebosch e solo decimo il vincitore di ieri Sweeck, il quale conferma di andare a giornate.

Gli ultimi due giorni sono stati un grandissimo spot per la prova élite maschile di domenica, competizione che dopo l’annuncio dell’assenza di Van Aert aveva perso molto appeal. Invece i contendenti, almeno sette quelli che possono ambire all’oro (Pidcock, Van der Haar, Iserbyt, Aerts, Sweeck, Vanthourenhout ed Hermans), hanno dimostrato di essere tutti al massimo delle proprie possibilità nel momento più importante della stagione e a un livello simile fra loro. A differenza di inizio anno, quando l’equilibrio tra i crossisti sembrava dettato da una generale livello mediocre, adesso ci troviamo ad assistere ad una competizione di grandissimo peso sportivo nonostante le assenze dei due vincitori degli ultimi sette mondiali. Spettacolo garantito. Il programma di Fayetteville prevede venerdì il nuovo esperimento della staffetta mista (uomini e donne di tutte e tre le categorie insieme), sabato le prove junior donne, U23 uomini ed élite donne e domenica uomini junior, donne U23 e uomini élite in chiusura.

Hoogerheide, come detto, ha chiuso la Coppa del Mondo, di seguito i primi cinque classificati delle categorie élite:
-DONNE ÉLITE: 1. Lucinda Brand 432 punti; 2. Denise Betsema 361 punti; 3. Puck Pieterse 350 punti (vincitrice CDM U23); 4. Fem van Empel 315 punti; 5. Marianne Vos 254 punti

-UOMINI ÉLITE: 1. Eli Iserbyt 485 punti; 2. Michael Vanthourenhout 357 punti; 3. Toon Aerts 348 punti; 4. Quentin Hermans 299 punti; 5. Lars van der Haar 281 punti.

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