Il podio dell'Amstel Gold Race 2022 con al centro il vincitore Michal Kwiatkowski © AG2R Citroën Team
Il podio dell'Amstel Gold Race 2022 con al centro il vincitore Michal Kwiatkowski © AG2R Citroën Team

Amstel-Kwiato, è ritorno al passato

Le pagelle dell’Amstel Gold Race: Michal unisce testa e gambe per il trionfo, a Cosnefroy non bastano cuore e grinta. Tra i promossi anche Benoot, Van der Poel, Asgreen e Hirschi

Michal Kwiatkowski: 10
Una vittoria di esperienza, alla vecchia maniera, di un campione quasi dimenticato. Il periodo d’oro del polacco è inevitabilmente alle spalle, ma nonostante questo ogni tanto Kwiato sa tirar fuori il coniglio dal cilindro ed è il caso dell’Amstel odierna. Favorito dal forcing dell’eccellente Ben Turner (7.5: forse la miglior sorpresa della primavera) è stato lui a formare sul Keutenberg il drappello degli undici che si sono giocati la classica della birra. Sfruttando la superiorità numerica, la squadra britannica ha assestato due colpi da K.O., lanciando prima Pidcock e in seconda battuta lo stesso Kwiatkowski, prendendo in castagna i nove inermi compagni d’avventura. Michal aveva tentato il colpaccio in maniera praticamente identica nel 2021, ma se l’anno passato gli erano mancate le gambe stavolta le forze lo hanno supportato al 100%. Una volta raggiunto da Cosnefroy, vuoi per maggior stanchezza, vuoi per maggior scaltrezza, ha tirato molto meno del francese e anche sul rettilineo finale è rimasto a ruota del rivale più che ha potuto. In tal modo ha mascherato la peggior condizione atletica e grazie ad un colpo di reni ben riuscito ha messo in bacheca la seconda Amstel della carriera, vendicando al contempo il compagno Pidcock, beffato per un nulla da WVA nel 2021. Difficile dire quali siano le prospettive di Kwiato nelle prossime classiche delle Ardenne, ma appare complicato ripetere l’exploit odierno. Con la condizione palesata oggi, però, può esser di grosso aiuto al suo team.

Benoît Cosnefroy: 9.5
I segnali arrivati dalla Francia (dal Circuit de la Sarthe, per la precisione) sono chiari: Cosnefroy è pronto per un aprile da protagonista in tutte le grandi classiche. Attentissimo sin dalle prime fase, il francese non si è fatto scappare Pidcock e Benoot sul Keutenberg destando immediatamente una buona impressione. La fucilata sul Geulhemmerberg rimane il gesto atletico più impressionante della giornata; nell’occasione Benoît è stato capace di spezzare le gambe a Van der Poel e compagnia, i quali non gli sono andati dietro per mancanza di gambe e non per scelta tattica, come si potrebbe pensare. Rientrato su Kwiatkowski ha dato un ampio e quasi esageratamente generoso contributo all’azione di coppia, spendendo quel pizzico di energie di troppo che gli son mancate nel finale. Per vincere, oltre ad uno dei colpi di reni peggiori di cui si abbia ricordo, è mancata un po’ di malizia tattica, grazie alla quale avrebbe potuto gestire meglio le proprie forze negli ultimi 15 chilometri e soprattutto lanciare con qualche metro di ritardo rispetto a quanto fatto lo sprint decisivo. In ogni caso il francese è solidissimo sui lunghi chilometraggi e sarà da tenere in considerazione anche quando torneranno i grossi calibri (Pogacar e Alaphilippe su tutti).

Tiesj Benoot: 8.5
Oggi tutta la Jumbo, compreso l’altro potenziale capitano Cristophe Laporte e Tom Dumoulin (5: corre con l’1 ma è invisibile; prima del Giro non disputerà altre corse e questo non è un bene) era per lui. Strappi brevi e intensi esclusivamente in asfalto, esattamente ciò che predilige il buon Tiesj. A livello di gambe è stato uno dei più brillanti dietro a Cosnefroy, nonché il più propositivo del drappello inseguitore insieme ad Asgreen; non si è mai tirato indietro quando gli si chiedeva di collaborare e, azzerate le chance di rientrare sulla coppia di testa, ha trovato il momento buono per scattare e aggiudicarsi così un podio che in volata sarebbe stato irraggiungibile. Zero rimpianti, risultato eccellente e prestazione incoraggiante in vista Liegi. Alla luce delle condizioni di Roglic, òe gerarchie per la Doyenne in casa Jumbo sono tutte da decidere e non è detto che non rientri nel discorso anche un Van Aert recuperato.

Mathieu van der Poel: 7.5
Ci si aspettava una vittoria facile dopo lo strepitoso Fiandre di domenica scorsa, ma oggi Mathieu ha incrociato alcuni avversari particolarmente in palla e incontrato difficoltà forse inaspettate, sin dal durissimo Keutenberg. Resosi conto della situazione, Van der Poel si è gestito come meglio non poteva fare, riservando per il finale le cartucce più pesanti. Le prime due non sono bastate per rientrare su Kwiato e Cosnefroy perché nessuno ha dato continuità all’azione del quattro volte campione del mondo di ciclocross, mentre con la terza ha messo in fila il gruppetto nello sprint per il quarto posto. Ennesimo piazzamento nobile di una stagione breve, preparata con molteplici difficoltà, che gli ha già regalato la perla più preziosa. L’appuntamento più importante, financo sopra il Fiandre, però, arriva tra sette giorni.

Alexander Kamp: 9
Anch’egli reduce dal Circuit Cycliste Sarthe, in assenza dei soliti capitani Pedersen e Stuyven ha avuto modo di recitare il ruolo di capitano e la performance è stata sorprendente. Quasi sempre a rimorchio, ma è normale contro questi nomi, il danese ha tenuto qualche stilla di energia per il finale, battendo gente come Asgreen, Matthews e Hirschi in fondo ad un corsone e centrando una top five che verrà ricordata a lungo.

Kasper Asgreen: 7.5
Prima esperienza all’Amstel e subito tra i protagonisti, ma per uno come lui era quasi scontato. La gamba ha girato bene, forse anche meglio che nelle “sue” classiche delle pietre, ma i muri asfaltati del Limburgo non hanno consentito al danese di provare qualcosa nei punti duri. La sua generosità merita un plauso, si è impegnato a fondo nell’inseguimento, spendendo e spargendo energie qua e là, soprattutto nei segmenti pianeggianti. Se gli si può imputare qualcosa, ha sempre scelto i momenti peggiori per andare all’attacco, facendosi poi sorprendere dai puntuali contropiedi.

Michael Matthews: 7
Settimo posto, voto sette, gara buona ma non superlativa. Potremmo definirla una giornata “tipo” per Matthews, ma qualcosina di diverso dal recente passato si è visto. Innanzitutto si è preso la briga di rispondere in prima persona a certi allunghi, ha girato con convinzione (quasi sempre) nell’inseguimento ed è arrivato al traguardo svuotato. Nella volatina per la quarta piazza, infine, è stato preceduto addirittura da tre corridori, un’anormalità. Nel bene e nel male lui c’è sempre. Un po’ più di coraggio sarebbe gradito, ma l’australiano si conosce, sa quali sono i propri limiti e che alcune azioni non sono nelle sue corde.

Stefan Küng: 7
Lo svizzero tra marzo e aprile è stato onnipresente. Se nel pavé è risaputo che ci sguazzi, per l’Amstel il discorso è un po’ diverso. Questi berg non si confanno alle caratteristiche fisiche del campione europeo contro il tempo, ma Küng ha qualità tecniche che superano la semplice forza sul passo; sta migliorando sempre più negli sforzi brevi e secchi dei muri fiamminghi e gli effetti sono stati evidenti anche oggi. Lo spazio per far valere le proprie straordinarie doti da passista non era molto nel percorso odierno. Alla Roubaix invece…

Marc Hirschi: 7.5
Tra tutti i componenti del drappello inseguitore il vincitore della Freccia Vallone 2020 è l’unico che può avere qualche rimpianto per non essersi attaccato al treno di Cosnefroy. Perso il momento buono, ecco che Hirschi ha tentato di metterci una pezza scattando sul Bemelerberg, ma le pendenze poco arcigne non gli hanno consentito di fare il vuoto. Alla fine conclude con un mesto nono posto (non bene nello sprint finale) ma è un nome pericolosissimo per Freccia e Liegi. La compagnia di Pogacar molto probabilmente limiterà il suo raggio d’azione ma non è detto che in modo inaspettato non possa perfino giovarne.

Dylan Teuns: 7
A distanza di una settimana dal Fiandre ancora protagonista. Dopo il pazzo contrattacco di Pidcock ha la possibilità di chiudere da solo il gap con i due leader, le gambe son quello che sono e il belga rimbalza. Riparte sul Geulhemmerberg e viene stoppato da Benoot. Il successo in una grande classica è ardua impresa.

Tom Pidcock: 8
Al mattino aveva fatto sapere di esser reduce da una settimana di malattia, ma in corsa si è mosso da padrone. Prima ha fatto imporre un ritmo elevatissimo dal compare di cross Turner per scremare il gruppo, poi, una volta partito Kwiato ha coperto magistralmente l’azione del polacco rompendo continuamente i cambi. Unica perplessità lo scatto ai -18 con il quale ha tentato di riportarsi in solitaria sui due battistrada. Pidcock ha vissuto una primavera assai complicata, venendo rallentato da continui problemi fisici, ma potrebbe riprendersi appena in tempo per la Liegi.

Jan Tratnik: 6.5
Un inseguimento solitario di 24 chilometri non è bastato per ricucire con i big di giornata, ma è bastato per farsi notare ancora una volta in questo primo scorcio di stagione. La condizione è notevole, il tempismo da rivedere proprio come al Fiandre.

Matej Mohoric: 5
Da subito si è capito che avrebbe corso al servizio di qualcun altro, ma il suo ruolo in corsa per Teuns è stato praticamente inutile. Imbrigliato nel G3, Matej se n’è rimasto buono fino al traguardo dove ha vinto la volata per la tredicesima posizione.

Tim Wellens: 4.5
Ventesimo a 1’50”. Il problema non è il risultato in sé, ormai Tim lo abbiamo imparato a conoscere tutti, brilla a febbraio ma quando le co(r)se si fanno serie si dissolve. Il problema è che con tutta l’esperienza accumulata si prodiga ancora in scatti velleitari, inutili e in momenti sbagliatissimi.

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