Magnus Sheffield esulta sul traguardo della Freccia del Brabante © Ineos - Getty Sport
Magnus Sheffield esulta sul traguardo della Freccia del Brabante © Ineos - Getty Sport

Sheffield wednesday: che matricola terribile!

Il giovanissimo Magnus, nemmeno ventenne, vince un’edizione entusiasmante della Freccia del Brabante; è dominio Ineos, nei dieci anche Turner e Pidcock. Podio Cosnefroy-Barguil, declassato Wellens. Luci e ombre per Evenepoel

Tra pochi giorni, il 19 aprile per essere precisi, compirà vent’anni, ma Magnus Sheffield si è già presentato al pubblico del ciclismo con alcune perle impregnate di talento ed ha dimostrato di essere una delle principali promesse per ciò che concerne le classiche fiamminghe. Noto ai più per la cavalcata di Harrogate (tra gli juniores) insieme a Quinn Simmons, Sheffield è uomo buono per qualunque terreno, dalla pianura agli strappi, dal pavé allo sterrato (grazie alle sue passate esperienze nel ciclocross), oltre ad avere buone doti contro il tempo e sapersela cavare anche in salita. Il primo trionfo tra i professionisti (terza frazione della Vuelta a Andalucía) era arrivato già all’ottava gara stagionale, segnale dell’impatto positivo che ha avuto su di lui la nuova squadra, il team Ineos-Grenadiers. La compagine britannica ha da qualche anno intrapreso la filosofia di mettere sotto contratto alcuni tra i giovani più interessanti del panorama mondiale (Carlos Rodriguez, Lucas Plapp e lo stesso Sheffield ne sono un esempio) e di acquistare i promettenti prospetti britannici del ciclocross (Tom Pidcock, ovviamente, ma anche Ben Turner e Ben Tulett, unico nella storia assieme a Mathieu van der Poel a vincere due volte il Mondiale nella categoria juniores). Inoltre, l’ex Team Sky ha deciso finalmente di puntare anche sulle classiche e i risultati iniziano già a vedersi; in futuro potranno essere persino migliori.

I primi due terzi di gara, su un totale di 205, 1 km sotto l’acqua con muri e pavé tra Leuven ed Overijse (città ospitanti del Mondiale dello scorso settembre), vengono animati da un terzetto partito nei primissimi chilometri: Ludovic Robeet (Bingoal Pauwels Sauces WB), Ander Okamika (Burgos-BH) e Aaron Van Poucke (Sport Vlaanderen-Baloise) guadagnano un margine massimo di oltre 4 minuti sul gruppo guidato dalla Quick-Step Alpha Vinyl Team, al servizio di Remco Evenepoel e Julian Alaphilippe. Lungo il primo dei quattro giri del circuito che monopolizza il finale, sull’erta di Hertstraat (0.7 km al 3.9%, in ciottolato con canalina laterale) la Ineos-Grenadiers accende la corsa mandando all’attacco Ben Turner, onnipresente in questa primavera, e Magnus Sheffield, altro giovane di grandi speranze. Alle spalle dei due alfieri del team britannico si muovono Victor Campenaerts (Lotto Soudal), sempre generosissimo in queste classiche belghe, Alexander Kamp (Trek-Segafredo) e Giacomo Nizzolo (Israel Premier Tech), mentre Okamika alza bandiera bianca e abbandona le ruote di Robeet e Van Poucke. La mossa della Ineos mette all’angolo alcune compagini escluse dal tentativo partito ai -80, Quick-Step su tutte. La squadra belga perde Davide Ballerini, già scivolato in precedenza, all’imbocco del Moskesstraat (0.5 km al 7.0%), dove si muove in prima persona il campione del mondo, senza convinzione. Il gruppo rimane compatto e sul muro asfaltato di Holstheide (1 km al 4.2%) scattano Dylan Teuns (Bahrain Victorious) ed Evenepoel, marcati da Tim Wellens (Lotto). Rientrati questi tre sul G2, la Ineos decide di non collaborare ed abortire il tentativo. Tutto da rifare.

Nel tratto intermedio tra Holstheide e S-Bocht, strappo al termine del quale è posizionato il traguardo, si susseguono gli allunghi. Molto attivo il belga Dries De Bondt (Alpecin-Fenix), che parte seguito da Ben Healy (EF Education EasyPost), Oliver Naesen (AG2R Citroën Team) e Alexandre Delettre (Cofidis). Chiude su di loro il campione francese Remi Cavagna (Quick-Step), portandosi dietro tutto il plotone; ai -63 forcing di Juan Ayuso, Matteo Trentin e March Hirschi (UAE Team Emirates), a cui fa seguito sul Haagard (0.3 km al 10.0 %) la stilettata di Daryl Impey (Israel) e Alaphilippe, già al vento dai -75. Pagano le conseguenze di tutti questi movimenti il vincitore di domenica, Michal Kwiatkowski (Ineos-Grenadiers), staccato, e i due fuggitivi, riassorbiti. Al secondo passaggio su Hertstraat il gruppo si spezza in due tronconi, con quasi tutti i big davanti; dietro, fra gli altri, rimane anche Alaphilippe. La EF s’impegna e ricuce, ma la tregua è solamente un’illusione.

Turner infatti riparte sul Moskesstraat e poche centinaia di metri dopo anche Evenepoel e Campenaerts escono dal gruppo. L’azione di Remco è brutale e costringe il connazionale ad uno sforzo intensissimo per restargli a ruota. Tom Pidcock, capitano della Ineos, fiuta il pericolo e sul Holstheide segue l’azione di Wellens e Robert Stannard (Alpecin), venendo sverniciato da Benoît Cosnefroy (AG2R). Tutti e quattro rientrano sui tre al comando, formando un drappello pericolosissimo al quale si aggiungono subito dopo Sheffield, Teuns e Warren Barguil (Arkéa-Samsic). I 10 procedono senza tentennamenti poiché quasi tutte le squadre principali sono rappresentate in testa; rimaste escluse dal tentativo, Israel e UAE cercano di organizzare un inseguimento, ma non hanno forze necessarie per recuperare sugli attaccanti quando mancano due tornate al termine. Ai -40 primo colpo di scena: foratura all’anteriore per Teuns, cambio della ruota e addio sogni di gloria. Ancora Hertstraat a marcare la differenza; accelerata di Sheffield, pagano dazio Barguil, Evenepoel, che non riesce a pedalare nella canalina e per questo perde secondi, e Campenaerts, svuotato dai mille attacchi. Il francese e i due belgi rientrano appena prima di Moskesstraat, dove i più brillanti sembrano Turner e Sheffield. Remco non rifiata nemmeno e si lancia immediatamente in avanti, bloccato da Sheffield; si muove dunque Turner, a confermare la tattica propositiva della Ineos.

Holstheide, si rimescolano le carte e riattacca Evenepoel. Molla dopo una stoica resistenza Campenaerts ed anche Stannard (distrutto dal fuorigiri prodotto sul muro precedente) si arrende alla superiorità dei sette (Pidcock, Sheffield, Turner, Cosnefroy, Evenepoel, Wellens e Barguil). Un minuto di vantaggio per i battistrada al suono della campana, possono giungere su di loro le ammiraglie. Proprio sulla linea d’arrivo le macchine dei team al comando sorpassano i corridori del gruppo, causando però un incidente che coinvolge anche il campione del mondo Julian Alaphilippe, il ciclista più danneggiato. Per qualche attimo si teme la frattura della clavicola, ma fortunatamente il francese si rialza dopo pochi secondi e riprende la gara. Come nei primi tre giri, l’Hertstraat è punto cruciale anche nel quarto per gli uomini davanti. Quanto accade è la replica del passaggio precedente: Sheffield forza, Barguil e Remco faticano percorrendo tutto il muro sul pavé e rientrando grazie ad un dispendiosissimo inseguimento. Ancora lo statunitense è protagonista del forcing sul Moskesstraat, gettando sui pedali tutta la sua potenza. Solo Wellens risponde presente, mentre Cosnefroy ed Evenepoel si riportano sotto (seguiti da Barguil, Pidcock e Turner) di ritmo.

Settetto ricomposto, alle loro spalle Teuns, Xandro Meurisse (Alpecin) e Michael Matthews (Team BikeExchange-Jayco) inseguono a poco meno di 30″. 5 chilometri all’arrivo, tocca alla Ineos fare la prima mossa per mettere alle strette gli altri quattro. Come spesso accade in queste situazioni, l’attimo decisivo passa quasi inosservato: ai -3.6 Sheffield si porta in testa dando il cambio a Wellens, nessuno gli va a ruota e allora l’americano, che inizialmente non si era nemmeno accorto del buco, si lancia verso il traguardo in cima al S-Bocht dove agguanta la seconda vittoria da professionista. L’accordo tra Cosnefroy, Wellens, Barguil ed Evenepoel scarseggia, la paura di favorire un contropiede di Pidcock e Turner è elevata e allora i quattro decidono di concentrarsi per la volata con in palio la seconda posizione. Wellens scatta per primo con Cosnefroy subito dietro; Remco cerca un varco per sorpassare, ma il cambio di linea di Tim (e conseguentemente di Benoît) lo schiaccia verso le transenne con grande disappunto del giovane alfiere del Wolfpack. Wellens per questa manovra sarà poi declassato.

Per quanto riguarda la sua corsa, il belga della Quick-Step può ritenersi soddisfatto dell’esperienza e della tenacia con cui ha combattuto fino al finale, ma se un giorno vorrà essere della partita anche sul pavé dovrà migliorare esponenzialmente nella guida della bici (in questo senso fa ben sperare il feeling con cui affronta le discese, spesso lanciandosi all’attacco). Alle spalle del fenomenale diciannovenne statunitense si piazzano dunque Benoît Cosnefroy, ancora secondo dopo l’argento di domenica all’Amstel, e Barguil a 37″, e Turner a 40″. Pidcock è quinto a 41″ davanti a Remco, Matthews, Teuns e Wellens, declassato al nono posto; Meurisse a 51″ chiude la top ten.

Le classiche belghe proseguiranno mercoledì prossimo con la Freccia Vallone, ma prima, domenica, l’appuntamento principale in terra di Francia: la Parigi-Roubaix.

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