Dylan Teuns trionfa in cima al Mur de Huy, Valverde è battuto © ASO
Dylan Teuns trionfa in cima al Mur de Huy, Valverde è battuto © ASO

Un Dylan dopo l’altro, son sempre grandi successi

Dopo Van Baarle alla Roubaix, Teuns vince la Freccia Vallone battendo l’eterno Alejandro Valverde e Aleksandr Vlasov. Julian Alaphilippe giù dal podio, Tadej Pogacar si pianta sul più bello; Domenico Pozzovivo 15esimo

Dylan Teuns dà una eccellente dimostrazione pratica di come si vince la Freccia Vallone. Il belga (fiammingo) accelera a 300 metri dalla conclusione facendo grande differenza: Pogacar rimbalza dopo aver corso davanti, Alaphilippe soffre e non riesce a seguirlo. Vlasov e il solito Valverde gli stanno a ruota, ma il capitano della Bahrain-Victorious tiene ancora un pizzico di energie per il rettilineo finale, cosa che invece non riesce ad Alejandro Valverde, che accarezza soltanto il sesto successo in questa corsa. Solito copione per quanto riguarda invece lo svolgimento di gara: una fuga di 10 uomini caratterizza la giornata, il solo Søren Kragh Andersen tra i big prova ad anticipare, ma è ripreso ai piedi del Mur de Huy che si conferma per l’ennesima volta giudice supremo di gara. Purtroppo, fuori dai grandi riflettori gli italiani al via: Caruso lavora contribuendo a tenere chiusa la corsa per il proprio leader, il vincitore; Bettiol lancia il compagno di squadra Carr al contrattacco, Pozzovivo è bravo a raccogliere il quindicesimo posto finale correndo il muro in rimonta.

Parlando del percorso odierno, sono 202,1 i chilometri da affrontare in questa 86esima edizione della Freccia Vallone, corsa da sempre adatta agli scattisti più esplosivi che, nella sua storia recente, è stata teatro delle 5 affermazioni di Alejandro Valverde e le 3 di Julian Alaphilippe. Per tradizione e storico, risulta difficile immaginare uno svolgimento diverso dal grande scontro frontale sul celebre e terribile Muro di Huy, in cima al quale è posto il traguardo.

Con la partenza fissata a Blegny, sono inseriti nel percorso ben undici GPM, tutti brevi ed abbastanza ripidi, in pieno stile vallone. Le principali insidie altimetriche sono però concentrate nella seconda metà di gara, quando la corsa entra nel circuito finale di 31,2 km da ripetere tre volte. Nell’anello conclusivo sono da affrontare prima la Côte d’Ereffe (2,1 km al 5%) seguita dalla Côte de Cherave (1,3 km all’8,1), novità rispetto alla passata edizione. Come detto, il finale è però tutto concentrato sui 1300 metri del Mur de Huy, che formalmente ha una pendenza media del 9,6% ma che raggiunge punte fino al 20%; con l’arrivo che è posto in corrispondenza del terzo ed ultimo passaggio sul Mur.

Sono 173 i corridori che prendono il via da Blegny, danno infatti forfait all’ultimo minuto Andreas Kron (Lotto-Soudal) e soprattutto Michael Matthews (BikeExchange-Jayco), che avrebbe sicuramente lottato per un buon piazzamento. Veniamo dunque alla cronaca. Come spesso accade, la fuga di giornata impiega diverso tempo prima di vedere la propria composizione definitiva. Dopo una lunga serie di tentativi annullati dal gruppo l’azione buona vede la luce dopo una trentina di chilometri dal via ed è composta da 8 uomini. All’attacco ci sono Bruno Armirail (Goupama-FDJ), Valentin Ferron (TotalEnergies), Simon Guglielmi (Arkéa Samsic), Morten Hulgaard (Uno-X), Daryl Impey (Israel-PremierTech), Jimmy Janssens (Alpecin-Fenix), Christopher Juul-Jensen (BikeExchange-Jayco) e Pierre Rolland (B&B Hotels-KTM). Rimaste escluse da questo tentativo, si muovono da dietro Sport Vlaanderen Baloise e Bingoal-Pauwels WB che contrattaccano rispettivamente con Jens Reynders e Luc Wrigten che raggiungono, non senza fatica, gli 8 battistrada.

Stabilizzatosi ormai il vantaggio dei 10 fuggitivi attorno ai 3’ in gruppo sono Ineos Grenadiers e UAE a fare un ritmo regolare per controllare la corsa, a cui si aggiunge poco dopo anche la Quick-Step AlphaVinyl. Gli attaccanti procedono di comune accordo dandosi i cambi in doppia fila; ma la situazione di gara inizia a cambiare in prossimità dell’ingresso nel circuito finale, quando aumenta il nervosismo nel plotone, con il gap che scende così velocemente sotto i 2’. Le strette stradine delle Côte fanno sì che le squadre dei favoriti si impegnino a fondo per occupare le prime posizioni. In un tratto in salita successivo al primo passaggio sulla Côte d’Ereffe arranca sorprendentemente nelle ultime posizioni del gruppo Tom Pidcock (Ineos Grenadiers), che sicuramente non sarà della partita nel finale. Reynders e Wrigten perdono contatto dalla testa della corsa mentre, sul primo passaggio sul Muro di Huy, Movistar e Quick-Step impongono un buon ritmo che abbassa il distacco a solo un minuto.

Entrati nel secondo giro, a 60 km dalla conclusione, la Bahrain Victorious si porta in massa nelle prime posizioni provando, senza successo, a spezzare il gruppo con un ventaglio. Giunti nuovamente sulla Côte d’Ereffe il drappello di attaccanti continua a perdere pezzi: rimangono all’avanscoperta Janssens, Ferron, Guglielmi, Armirail ed Impey mentre, da un gruppo che ha notevolmente rallentato, fuoriesce Jan Bakelants (Intermarché-Wanty-Gobert). A 41 km dall’arrivo Tadej Pogacar (UAE) incappa in una foratura, ma rientra celermente scortato dai compagni di squadra. Sulla Côte de Cherave Alberto Bettiol (EF EasyPost) lancia all’attacco il compagno di squadra Simon Carr, mentre dietro Jonas Vingegaard (Jumbo-Visma) alza bandiera bianca. Succede poco sulla seconda ascesa a Huy; Guglielmi perde contatto dai battistrada e viene raggiunto da Carr, che però deve faticare molto per ricongiungersi con la testa della corsa.

Entrati nell’ultimo giro si succedono gli allunghi in testa al gruppo, ma nessuno riesce a prendere il largo, con i 6 fuggitivi che resistono difendendo con grande caparbietà un margine di soli 30”. Sull’ultimo passaggio sulla Côte d’Ereffe uno scatenato Simon Carr accelera portandosi dietro solo Valentin Ferron mentre nel plotone Damiano Caruso (Bahrain-Victorious) scandisce un buon passo. Ai piedi della Côte de Cherave il gruppo, tirato ad altissima velocità dalla Ineos Grenadiers e da Remco Evenepoel (Quick-Step), riassorbe anche gli ultimi due fuggitivi. Appena iniziata la salita la Cofidis lancia collettivamente Rémy Rochas, raggiunto poi da Mauri Vansevenant (Quick-Step) e da Søren Kragh Andersen (DSM) mentre dietro la Ineos non sembra essere troppo preoccupata. Kragh Andersen è autore di una discesa forsennata che lascia per strada Rochas, mentre Vansevenant si rifiuta di collaborare con il danese della DSM.

Comincia dunque il Muro di Huy, con la coppia Kragh Andersen-Vansevenant che conserva un vantaggio di 15” sul lanciatissimo gruppo. Nulla da fare per i contrattaccanti, con Enric Mas (Movistar) che affronta il muro in prima posizione scortando il proprio leader Alejandro Valverde. Il cambio di ritmo decisivo arriva a 300 metri dal traguardo: Dylan Teuns (Bahrain-Victorious) accelera, Valverde ed Aleksandr Vlasov (Bora-Hansgrohe) gli si incollano alla ruota, tutti gli altri (Pogacar ed Alaphilippe inclusi) perdono qualche metro sulle terribili pendenze che sfiorano il 20%. Sul rettilineo finale anche Vlasov sembra soffrire il ritmo imposto da Teuns che viene affiancato da Valverde. Il quarantunenne spagnolo però dopo aver tentato il sorpasso capisce di non poter battere Dylan Teuns che vince così con qualche manciata di metri la sua prima Freccia Vallone. Valverde giunge secondo, mentre Vlasov è terzo. Quarto classificato il campione del mondo Julian Alaphilippe (Quick-Step) apparso oggi poco brillante sul muro finale, quinto è Daniel Martínez (Ineos), sesto giunge Michael Woods (Israel-PremierTech). Settima posizione poi per Ruben Guerreiro (EF EasyPost), ottavo è Rudy Molard (Groupama-FDJ), nono si piazza Warren Barguil (Arkéa Samsic), infine decimo Alexis Vuillermoz (TotalEnergies). Quindicesimo e primo degli italiani l’eterno Domenico Pozzovivo (Intermarché-Wanty-Gobert).

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