Thomas De Gendt batte Davide Gabburo e Jorge Arcas a Napoli © RCS Sport
Thomas De Gendt batte Davide Gabburo e Jorge Arcas a Napoli © RCS Sport

De Gendt gabba Gabburo, MVDP gabba se stesso

A Napoli bagno di folla per il Giro e giornata da fuga: l’esperto Thomas vince su Davide e Jorge Arcas. Van der Poel scatenato ma non gli basta. Balzo di Guillaume Martin nella classifica sempre guidata da JuanPe López

Dieci anni fa lo conoscevano in pochi, e a inizio Giro 2012 praticamente gli ridemmo in faccia quando, in un’intervista, dichiarò candidamente che il suo obiettivo era vincere la tappa dello Stelvio (che era durissima, come si può ben immaginare se pur non la si ricorda). Ebbene, passarono un paio di settimane e non solo Thomas De Gendt quella frazione la vinse, ma attraverso l’impresa che le costruì intorno si conquistò il terzo posto nella classifica, arrivando pure – nel corso della tappa – a insidiare le prime due posizioni (fu a lungo maglia rosa virtuale). Tutto questo per dire che due lustri dopo, nei quali il belga si è ritagliato il ruolo di superfuggitivo delle grandi gare a tappe (non solo i GT), il barbetta nato per sbaglio a Sint-Niklaas (ovvero nel cuore del ciclismo delle pietre, nel quale mai è stato un fattore) è venuto a prendersi il secondo successo nella corsa rosa, al termine di una bella azione nata, cresciuta e andata a compimento tra gli splendori della costa napoletana.

De Gendt ha raccolto, con sapienza, determinazione e generosità, quanto anche altri avevano contribuito a costruire. In primis Mathieu Van der Poel, per il quale questa giornata era chiaramente tra quelle che aveva cerchiato di rosso. Il Fenomeno ha insistito e insistito per portar via la fuga, all’interno della quale s’è ritrovato il personale rivale di questo Giro, Biniam Girmay, oltre ad altri 19 coraggiosi. Poi ha tentato la carta dell’assolo dalla media distanza (una tipologia di attacco che è assolutamente nelle sue corde), ma non ha fatto sufficiente differenza, e si è quindi ritrovato invischiato nelle maglie di giochi tattici che hanno finito per farlo fuori dalla contesa. Resta sempre l’impressione che Mathieu si gestisca un po’ così in corsa, ci sono giorni in cui è inafferrabile e fa e disfa a proprio beneficio, e altri in cui è quasi inafferrabile, non fa e disfa a sufficienza per sostenere il proprio dispendiosissimo correre, e quindi il beneficio va tutto agli altri. Ma ci piace così, il cavallo pazzo se non è pazzo che cavallo pazzo è?

Una menzione d’onore la dedichiamo col cuore al secondo di giornata, Davide Gabburo. Non è mai facile per un corridore delle Professional italiane andare a segno al Giro, e spesso non lo è nemmeno andarci vicino. Lui, che la decisiva fuga nella fuga l’ha innescata con un coraggioso affondo a 42 km dalla fine, ha sperato di far valere il proprio spunto nella volatina a quattro che ha assegnato onori e glorie quotidiane, ma non ne ha avuto abbastanza per sopravanzare lo scafatissimo Thomas. Pazienza, gli resterà in ogni caso un ricordo indelebile di questa giornata.

Qualcosa di oggi se lo ricorderà pure Guillaume Martin, che tra i 21 attaccanti era il più vicino in classifica e che grazie alla fuga è risalito fino al quarto posto della generale. Diciamo che pure il suo Giro, dopo i balbettii dell’Etna, trova un senso e una dimensione; il difficile sarà confermare, già domani, questo assunto, ma nulla vieta al francese di riprovare la via dell’attacco a lunga gittata: la faccia per farlo non gli manca certo.

153 km da Napoli a Napoli per l’ottava tappa del Giro d’Italia 2022, quattro giri del circuito di Monte di Procida a caratterizzare l’altimetria della giornata, chisto è ‘o paese d’o sole, chisto è paese d’o mare, insomma ci siamo capiti sullo scenario praticamente estivo che ha accolto (insieme a una marea di gente) il gruppo e ha riempito le telecamere che quotidianamente rilanciano in tutto il mondo le bellezze degli italici scorci.

Non partito Simon Carr (EF Education-EasyPost), gli scatti sono iniziati dal primo metro dato che c’era grande volontà di andare in fuga da parte di tanti, e tanti in effetti ci sono andati: ben 21, partiti dopo un primo e poi un secondo tentativo di Mathieu Van der Poel (Alpecin-Fenix), il quale dài e dài è riuscito a tirar via il drappellone, nell’ambito di una prima ora volata via ai 47 orari. Ecco i compagni d’avventura del Fenomeno: Andrea Vendrame e Lilian Calmejane (AG2R Citroën), Fabio Felline e Harold Tejada (Astana Qazaqstan), Wout Poels e Jasha Sütterlin (Bahrain-Victorious), Davide Gabburo (Bardiani-CSF), Guillaume Martin (Cofidis), Simone Ravanelli ed Edoardo Zardini (Drone Hopper-Androni Giocattoli), Mirco Maestri e Samuele Rivi (Eolo-Kometa), Biniam Girmay (Intermarché-Wanty), Thomas De Gendt, Sylvain Moniquet e Harm Vanhoucke (Lotto Soudal), Jorge Arcas (Movistar), Mauro Schmid (Quick-Step Alpha Vinyl), Mattias Skjelmose Jensen (Trek-Segafredo) e Diego Ulissi (UAE Team Emirates). Il migliore in classifica tra i 21, Guillaume Martin che alla partenza era 28esimo a 4’06” da Juan Pedro López.

E proprio la presenza del francese ha probabilmente convinto il team della maglia rosa, la Trek, a non lasciare troppo spago all’azione, tenendola a lungo sui 2′ di margine; anche la BikeExchange-Jayco ha dato una mano al team di Luca Guercilena. Girmay ha vinto il traguardo volante di Lago Patria al km 37 (sostanzialmente nessuno, nemmeno MVDP, gliel’ha conteso), quindi si è entrati sul circuito ruotante intorno a Bacoli, e qui nel corso della prima scalata al Monte di Procida (ai -93) Sütterlin si è rialzato, richiamato dall’ammiraglia affinché si fermasse e aspettasse il gruppo allo scopo di dare una mano ai suoi capitani; Poels è rimasto invece davanti.

Arrivati ai -80 il gruppo ha appena appena abbassato il ritmo e i battistrada hanno preso un po’ più di quota, portandosi verso i 3′ di margine (toccati ai -60). All’inizio del terzo giro del circuito, ai -63, i velocisti hanno cominciato a staccarsi sullo strappetto di Lago Lucrino, ma è stato al giro successivo, sempre sulla stessa rampetta, che le cose si sono fatte serie. Proprio lì ai -46 Van der Poel è partito con uno dei suoi fantastici scatti, Girmay ha provato a seguirlo ma ha avuto bisogno del supporto di Schmid e Poels per rifarsi sotto; ai -45 si sono quasi accodati pure Vendrame e Calmejane, ma Mathieu ha subito rilanciato ricacciandoli temporaneamente indietro. La strada però non permetteva a questo punto grandi selezioni, poi va detto che il Fenomeno non ha trovato collaborazione, per cui da dietro si sono riavvicinati altri corridori e ai -43 eravamo sostanzialmente nella situazione pre-scatto di Mathieu. Intanto il gruppo, che prima dell’attacco di MVDP si era avvicinato a 2’30”, si ritrovava nuovamente distanziato a oltre 3′.

Approfittando di un attimo di traccheggio, Gabburo è partito e su di lui si son riportati Arcas, De Gendt, Vanhoucke e Ravanelli. Subito questo quintetto ha preso margine sugli altri fuggitivi superstiti, dai quali mancavano Rivi, Maestri, Zardini e Tejada (anche se quest’ultimo è poi rientrato poco più avanti). Il quintetto ha messo insieme quasi mezzo minuto e con questo bottino ha approcciato l’ultimo Monte di Procida. Qui ai -35 Ravanelli ha perso contatto, mentre la novità era che Van der Poel iniziava a trovare collaborazione in un drappello da cui perdeva contatto Calmejane (riepilogo: con l’olandese c’erano Vendrame, Felline, Martin, Poels, Girmay, Schmid, Ulissi, Moniquet e Skjelmose oltre a Ravanelli trovato strada facendo).

Il secondo gruppetto si è riavvicinato fino a 14″, poi però la salita è finita sicché ha nuovamente avuto buon gioco il turbodiesel di De Gendt, vero animatore del quartetto di testa, giunto all’ultimo strappo di Lago Lucrino (ai -26) con 40″ sugli intercalati e 4’10” sul plotone. Schmid ha azzardato una sortita, poi è stata la volta di Girmay, quindi di nuovo di Schmid con Poels, Martin, lo stesso Bini e MVDP a ruota; la botta dell’elvetico è stata notevole e da sola è bastata a riportare il gap a 25″, permettendo al contempo all’uomo Quick-Step di staccare per un breve frangente gli altri quattro. Superata la salita (e avviati all’uscita del circuito) i cinque si sono ricompattati, ma pure davanti si sono riassestati e sono rivolati a +40″. Ma c’erano altre due salitelle per arrivare all’arrivo.

La prima, molto dolce in quel di Pozzuoli, ha più che altro favorito gli stessi battistrada; la seconda, ai -9 in via Boccaccio già a Napoli, ha visto Guillaume Martin impegnarsi in maniera particolare e in effetti arrivare nuovamente a dimezzare lo svantaggio. Dal gruppo invece ha provato il colpo a sorpresa Lennard Kämna (Bora-Hansgrohe), secondo della generale, ma JuanPe López che già gli stava a ruota ha reagito in maniera impeccabile, e i due si son ritrovati insieme con del margine sul resto del gruppo, prima che la situazione si rinormalizzasse.

In cima allo strappo ai -7 il vantaggio dei primi era di 15″, praticamente erano stati rimessi nel mirino, ma di nuovo hanno riallungato dopo lo scollinamento. A quel punto Mathieu ha capito che non c’era più tempo per scherzare, e inventandosi una discesa da circo equestre ha staccato tutti meno Girmay, utilissimo per dargli dei cambi quando possibile e rinfocolare così l’idea che su quei quattro si potesse andare a chiudere. La coppia inseguitrice è arrivata davvero a respirare la stessa aria del quartetto, ha messo nel proprio campo visivo i battistrada e ha dato l’impressione di poter fare il medesimo sprint di quelli, ma quando le curve son finite il rettilineo finale ha chiarito che c’era ancora troppo spazio in favore dei primi.

Mathieu ha iniziato a voltarsi, intanto da dietro è arrivato pure Schmid, ma era tempo di concentrarsi sullo sprint per la vittoria. De Gendt l’ha preso in testa e ha lanciato se stesso: nonostante avesse già tanto lavorato (tanto da farci pensare lo stesse facendo in favore di Vanhoucke) era proprio lui l’uomo su cui la Lotto puntava. Gabburo è stato lesto a capire l’antifona e a partire pure lui, ma lo spunto del belga è risultato incontenibile pur con tutta la buona volontà del 29enne veneto. Il quale si consola con un secondo posto che rappresenta di gran lunga il risultato più importante della sua carriera. Bravo così.

Arcas ha chiuso al terzo posto, a 4″ è stato cronometrato Vanhoucke, quindi a 15″ ecco Girmay, Schmid e Van der Poel, a 33″ Poels e Martin, a 2’56” Felline, Vendrame e Ravanelli; Ulissi ha chiuso a 3’02”, Moniquet a 3’15”, Erik Fetter (Eolo) a 3’22” ha anticipato il gruppo, regolato a 3’33” da Simone Consonni (Cofidis). La classifica vede il grande balzo in avanti di Guillaume Martin, che sale al quarto posto a 1’06” da López che resta in rosa con 38″ su Kämna e 58″ su Rein Taaramäe (Intermarché); dal quinto posto in giù la classifica riprende così com’era: Simon Yates (BikeExchange) a 1’42”, Mauri Vansevenant (Quick-Step) a 1’47”, Wilco Kelderman (Bora) a 1’55”, João Almeida (UAE) a 1’58”, Pello Bilbao (Bahrain) a 2′, Richie Porte (INEOS Grenadiers) a 2’04”, Romain Bardet (DSM) e Richard Carapaz (INEOS) a 2’06”, Mikel Landa (Bahrain) e Thymen Arensman (DSM) a 2’15”, Jai Hindley (Bora) a 2’16”, Santiago Buitrago (Bahrain) a 2’18”, Koen Bouwman (Jumbo-Visma) a 2’19”, Hugh Carthy (EF) a 2’20”, Alejandro Valverde (Movistar) a 2’23”, Lucas Hamilton (BikeExchange) a 2’27”, Giulio Ciccone (Trek) a 2’32”, Domenico Pozzovivo (Intermarché) a 2’37”, Emanuel Buchmann (Bora) a 2’39”.

Domani il primo appuntamento campale del Giro 2022: la nona tappa è la Isernia-Blockhaus (191 km) e la salita dell’arrivo sarà percorsa due volte, la prima fino a Passo Lanciano, la seconda, da altro versante, fino ai 1665 metri della vetta. 4700 metri di dislivello positivo ben distribuiti tra partenza (con l’impegnativo trittico Macerone-Rionero Sannitico-Roccaraso) e durissima parte finale. Voleranno minuti, voleranno emozioni, qualcuno volerà fuori classifica, qualcun altro volerà sulle ali dei sogni.

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