Per Koen Bouwman due tappe vinte e la maglia azzurra al Giro 2022 @ RCS Sport
Per Koen Bouwman due tappe vinte e la maglia azzurra al Giro 2022 @ RCS Sport

E però il Giro non si smuove dall’impasse

Terz’ultima tappa della corsa rosa e ancora un nulla di fatto tra Carapaz, Hindley e Landa, nonostante le salite anche dure del percorso. Un’altra vittoria in fuga per Koen Bouwman, terzo Alessandro Tonelli, Andrea Vendrame recrimina

Il Giro ci piace, ne siamo innamorati, ma quest’anno ci stiamo accorgendo che il nostro rapporto con lui è un po’ in crisi. Per la prima volta (perché forse neanche nel 2009 lo dicemmo) siamo sul punto di ammettere (e mancano solo due tappe per farci cambiare idea) “è stata una corsa rosa bruttarella, forse anche più che bruttarella”. Come un qualsiasi Tour del 2016 o del 2017, il nostro Giro si trascina giorno dopo giorno senza che tra i big accadano cose importanti, vive su distacchi minimi, su una differenza che mai si scava tra i primissimi, segno che c’è un grosso equilibrio, senza dubbio, ma pure che forse il percorso sta confermando, alla prova dei fatti, le pecche che avevamo individuato sin dalla presentazione.

L’assenza di una robusta crono a metà corsa ci ha privati non già di un cannibale che (alla maniera di un Indurain o di un Froome) ammazza la contesa prima delle montagne, bensì della possibilità di vedere attacchi più coraggiosi da parte degli scalatori puri per spodestare il João Almeida di turno. Proprio Almeida, dato che lo citiamo approfondiamo, aveva forse contribuito con la sua presenza a bloccare un po’ il trio Carapaz-Hindley-Landa nelle precedenti tappe di montagna: più interessati a distanziare il portoghese in vista della crono di Verona che a battagliare tra di loro i primi tre della generale.

Ma venuto a mancare per autonome problematiche il più forte contro il tempo, cadono pure gli alibi a lui connessi, e invece pure oggi non c’è stata reale lotta se non per un ultimo tratto della salita conclusiva. Il monte Kolovrat, durissimo e senz’altro da riproporre qualche volta nei prossimi Giri, è stato di fatto anestetizzato dal ritmo della Bora-Hansgrohe, alto ma non letale. Forse mancavano troppi chilometri dalla vetta della salita slovena all’inizio della scalata che portava all’arrivo del Santuario di Castelmonte (ma 35 km sono poi così tanti?), ma di fatto lo spettacolo – a parte i fatti della fuga – è mancato.

Il problema è che quando le posizioni in classifica sono così schiacciate (e anche in questo la mancanza della succitata crono incide non poco) finisce per prevalere in maniera naturale l’attendismo: perché se nella testa dei corridori si fa largo il concetto che “basta poco, un attacco andato a buon segno sul Fedaia e vinco il Giro”, allora nessuno avrà l’ardire di rischiare di saltare da una posizione di privilegio pur di tentare un assalto all’arma bianca. Hindley a 3″ dalla maglia rosa Carapaz è un perfetto simbolo di tale assunto.

Poi – e torniamo al percorso – la “vueltizzazione” dei finali di tappa non fa sicuramente bene al Giro. Lasciare che praticamente in tutte le frazioni dure (tranne forse quella di oggi, e tranne sicuramente quella di Cogne per la quale però parlare di arrivo in salita è addirittura eccessivo) la scalata più difficile sia l’ultima equivale a tenere tutti fermi fino appunto ai chilometri finali. E arrivati a quel punto la volata tra i big è un rischio tangibile, e che stiamo vivendo con sinistra frequenza. Ora rimane questo tappone della Marmolada, con l’escursione over 2000 già sul Pordoi (la salita più alta del Giro). Non si vede chi possa tentare l’azzardo massimo, magari il Nibali di 5 anni fa l’avrebbe fatto, ma oggi? Scordiamoci di pensare a un Landa che parte sul San Pellegrino (perché sul Pordoi non si parte, ci si va di ritmo), insomma le possibilità di vivere una giornata epica sono ridottissime. Felici di sbagliarci.

Quanto a oggi, Koen Bouwman ha completato il suo capolavoro del Giro 2022, mettendo a referto una seconda vittoria di tappa e raggiungendo la matematica certezza della conquista della maglia azzurra di migliore scalatore (a patto, ovviamente, di arrivare a Verona). Più di così, gli resta solo da difendere la top20 della generale, impresa che può pure riuscirgli (è ventesimo attualmente). Nell’ennesima frazione decisa da una fuga, l’olandese ha fatto valere la maggiore lucidità nell’interpretare il finale, e una maggiore freschezza per mettere le gambe al servizio delle idee. Un altro piazzamento per la Bardiani dopo quelli di Davide Gabburo (Alessandro Tonelli terzo), un epilogo sfortunato per Andrea Vendrame che dopo tutta la fatica fatta per resistere su un terreno non amico come la salita si è ritrovato a non disputare nemmeno la volata ristretta.

Vediamo allora il dettaglio di quanto accaduto oggi. La 19esima tappa del Giro d’Italia 2022 era la Marano Lagunare-Santuario di Castelmonte, 178 km comprendenti un interessante sconfinamento in Slovenia con tanto di scalata al monte Kolovrat. La fuga è partita abbastanza presto: dopo un primo tentativo comprendente anche gli Alpecin-Fenix Mathieu Van der Poel (non perde un’occasione!) e Dries De Bondt, il vero attacco a lunga gittata ha preso le mosse al km 10 con 12 uomini: Andrea Vendrame (AG2R Citroën), Tobias Bayer (Alpecin), Alessandro Tonelli (Bardiani-CSF), Magnus Cort Nielsen (EF Education-EasyPost), Clément Davy e Attila Valter (Groupama-FDJ), Edoardo Affini e Koen Bouwman (Jumbo-Visma), Davide Ballerini e Mauro Schmid (Quick-Step Alpha Vinyl), Edward Theuns (Trek-Segafredo) e Fernando Gaviria (UAE Emirates).

Il gruppo ha sostanzialmente lasciato fare, Gaviria si è preso il traguardo volante di Buja (località in cui Alessandro De Marchi ha fatto la classica visita parenti), Bouwman ha conquistato i Gpm di Villanova Grotte e Passo di Tanamea, intanto al km 70 si è toccato il vantaggio massimo con il tempo di 9’40”. Da lì in avanti la Bora-Hansgrohe ha preso le redini del plotone, anche perché la INEOS Grenadiers della maglia rosa Richard Carapaz non era esente da problemi: una caduta per Pavel Sivakov, addirittura il ritiro di Richie Porte alle prese con problemi di stomaco. In tema di abbandoni, da Marano non era partito Jefferson Cepeda (Drone Hopper-Androni Giocattoli).

La Bora, il cui ruolo non era ovviamente di sostituta della INEOS ma di squadra che puntava a realizzare qualche attacco più avanti, ha limato il gap fino a 8’15” ai -75, poi appena entrati in territorio sloveno c’è stato un rilancio davanti: c’erano diverse coppie tra i battistrada, per cui più di un corridore ha potuto sacrificarsi dando tutto fino ai piedi del Kolovrat. In particolare Affini, ma anche Davy e Ballerini hanno dato nuovo impulso all’azione, che è tornata ad avere un margine prossimo ai 9’30”, mettendo quindi al sicuro la possibilità, per uno dei fuggitivi, di vincere la tappa.

Puntualmente sul Kolovrat il drappello di testa si è sminuzzato, staccati Affini, Davy, poi Theuns e Gaviria, poi ancora Ballerini e Bayer, infine Vendrame e Cort Nielsen. A 51 dal traguardo e 8 dalla vetta son rimasti davanti in quattro: Tonelli, Valter, Bouwman e Schmid. Anche il gruppo si è subito selezionato appena cominciata la dura scalata; sempre i Bora a guidare, ai -54 è partito in contropiede Edoardo Zardini (Drone Hopper), ma non è andato lontano. A metà salita i Bahrain-Victorious si sono portati nelle prime posizioni, subito dietro ai Bora, ma nulla è poi successo fino alla vetta: solo Wilco Kelderman (Bora) a fare il ritmo e la selezione a procedere da dietro, fino a lasciare nel drappello circa 25 unità.

Più cose sono avvenute lì davanti: ai -47 e a poco meno di 4 dallo scollinamento un’accelerazione di Valter ha fatto male a Tonelli, che ha perso contatto; ma il corridore della Bardiani si è gestito bene ed è rientrato poco dopo. In discesa è piombato sui primi pure Vendrame, intanto il gruppo maglia rosa, dopo essersi rifatto sotto fino a 7’30” di ritardo ha nuovamente rallentato in vista della salita finale, presa dai primi con quasi nove minuti di vantaggio.

Una lunga fase di studio tra i cinque al comando ha preceduto l’inizio delle punturine di spillo a 3 km dal traguardo; prima un accenno di Tonelli, poi una progressione di Bouwman ai 2800 metri a cui Valter ha opposto un pallido contropiede; Vendrame, sulla difensiva, ha riperso contatto ma di nuovo ai 2500 metri è rientrato. Ai 2200 metri un altro tentativo di Tonelli non è andato a buon fine, quindi è ripartito Valter e qui sia Vendrame che il bresciano della Bardiani hanno perso metri, salvo rifarsi sotto tra i 2000 e i 1800 metri (prima Alessandro, poi Andrea). Nessuno ha più cercato alternative allo sprint per cui si è arrivati ai 200 metri, quando Bouwman, benissimo interpretando la doppia curva retta del finale, ha fatto la volata per prendere in testa quel toboga, e ritrovandosi in testa sui 70 metri di rettilineo finale ha dovuto solo completare l’opera evitando di farsi superare da gente che da quell’ultima curva sarebbe uscita a velocità minore della sua.

Oltre a ciò, l’olandese ha beneficiato pure (e anzi l’ha in qualche modo indotta con le sue traiettorie) di una malamanovra di Schmid, che era in seconda ruota ma ha sbagliato la svolta, allargando e buttando fuori strada Vendrame che veniva sulla destra per vie esterne. Per fortuna non c’erano barriere per cui nessuno è caduto, a parte qualche santo buttato giù dallo stesso Andrea, che a gran voce manifestava il proprio disappunto per la mossa dell’elvetico, che ha frenato pure Valter a ruota dello stesso Vendrame. Tonelli, che era più indietro e ha potuto evitare quel bailamme, ha così portato a casa il terzo posto (a 3″ da Bouwman), preceduto anche da Schmid il quale, pur avendo mezzo derapato, non aveva dovuto fermarsi come invece Valter (quarto a 6″) e Vendrame (quinto a 10″). Il solo Bayer, tra i fuggitivi, ha anticipato ancora il gruppo, sesto a 2’45”, poi a 3’49” è arrivato Guillaume Martin (Cofidis), con qualche secondo sugli altri uomini di classifica. E qui è d’uopo il classico flashback.

Flashback che ci riporta ai primi chilometri della salita verso Castelmonte, con la INEOS a far crescente forcing in particolare con Sivakov. Il lavoro del francorusso ha dissolto la Bora intorno a Hindley, fuori tutti compreso Emanuel Buchmann che pur continua a stare in discreta classifica. Il crescente ritmo di Pavel ha fatto staccare per ultimi Juan Pedro López (Trek), Domenico Pozzovivo (Intermarché-Wanty), Alejandro Valverde (Movistar) e Wout Poels (Bahrain). Quando infine Sivakov si è spostato – eravamo ai 3 km – è partito forte Carapaz.

Come in un film già immaginato (se non proprio già visto), Hindley e Landa hanno risposto all’ecuadoriano, mentre sugli altri si è creata una cesura, con Hugh Carthy (EF) a tirare un drappello con Vincenzo Nibali (Astana Qazaqstan), Pello Bilbao (Bahrain), Jan Hirt (Intermarché) e Guillaume Martin; Santiago Buitrago (Bahrain) si è invece staccato da questo trenino. Il suo compagno Mikel Landa ha allora proposto un contropiede e ha staccato gli altri due diretti contendenti. Pensavamo si aprisse un nuovo capitolo della storia, e invece Carapaz, dopo un “vai-tu-vado-io” con Hindley, ha risposto e con poche pedalate ha chiuso il buco, riformando con Jai il consueto terzetto.

Ai 2 km ci ha provato lo stesso Hindley, ma senza fare differenze, sicché sull’ennesimo rallentamento è rientrato da dietro Martin che subito si è lasciato alle spalle i tre per andare dritto all’arrivo. Addirittura ai 500 metri sono rientrati pure Nibali e gli altri, rirespinti da quella che era ormai la volata lanciata da Carapaz. Uno sprint in salita grazie a cui il sudamericano è giunto al traguardo, a 3’56” da Bouwman, davanti a Hindley e Landa. A 3’59” hanno chiuso Bilbao e Hirt, 4’01” il cronometro per Nibali, 4’03” per Carthy; a 4’21” il gruppetto Valverde-López-Pozzovivo-Buitrago, a 5’02” Lorenzo Fortunato (Eolo-Kometa), a 5’04” Buchmann a chiudere la top20. Crisi nera oggi per Thymen Arensman (DSM), già fuori causa dal Kolovrat e arrivato 80esimo a 26’30”.

La nuova classifica, identica alla vecchia per le prime 12 posizioni, questo dice: Carapaz ha 3″ su Hindley, 1’05” su Landa, 5’53” su Nibali, 6’22” su Bilbao, 7’15” su Hirt, 8’21” su Buchmann, 12’55” su Pozzovivo, 15’29” su López, 17’10” su Carthy decimo. Poi abbiamo ancora Valverde a 18’11”, Buitrago a 20’40”, Lucas Hamilton (BikeExchange-Jayco) a 25’26”, Martin a 25’45”, Fortunato (15esimo) a 30’29”, Sivakov a 34’01”, Kelderman a 36’46”, Lennard Kämna (Bora) a 42’52”, Arensman a 44’24” e Bouwman a 57’48” in chiusura di top ten. Risale da formichina la classifica pure Luca Covili (Bardiani), 24esimo e quarto degli italiani a 1h18’06”.

Domani tutto si deciderà, o forse no, nella ventesima tappa del Giro 105, la Belluno-Marmolada di 168 km. 60 km interlocutori in partenza, poi la sequenza San Pellegrino-Pordoi (Cima Coppi)-Fedaia, con le salite intervallate da ampli fondovalle. Attacchi della gittata di 100 km (ovvero a coprire l’intera altimetria delle vette) sembrano escludibili alla luce di quanto abbiamo visto sin qui, ma se poi si verificano la giornata diventa memorabile. Restando coi piedi per terra, diciamo che qualcosa vedremo di sicuro nei 14 km di ascesa finale. Almeno lì qualche distacco, giusto per i bambini a casa.

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