Alessandro Covi e la splendida solitudine del suo arrivo al Passo Fedaia @ RCS Sport
Alessandro Covi e la splendida solitudine del suo arrivo al Passo Fedaia @ RCS Sport

Covi, Hindley e il Fedaia: un sogno per due

Alessandro vince la penultima tappa del Giro grazie a una fuga magistrale; Jai ribalta Carapaz negli ultimi tre chilometri della Marmolada e domani partirà in rosa e con margine nella crono finale

Un lungo precipitare verso la Marmolada. Se dovessimo pensare a un sottotitolo per un libro dedicato al Giro 2022 sarebbe questo. L’ardua sentenza se sia valsa la pena di aspettare per giorni (diciamo per l’intera terza settimana) per avere finalmente tre chilometri di lotta senza quartiere tra i big della corsa rosa non la lasciamo ai posteri ma la emettiamo direttamente: no. Approfondiremo a parte nei prossimi giorni le pecche (già le abbiamo accennate ieri) di un percorso che ha tagliato le gambe allo spettacolo proprio quando il romanzo della gara avrebbe dovuto spiccare il volo (diciamo dopo la bellissima tappa di Torino). A chi parla di basso livello dei contendenti potremmo opporre il record di scalata registrato oggi da Jai Hindley nella parte dura della Marmolada, ma già a livello empirico si era capito che al Giro si andava forte, senza aspettare la conferma dei wattaggi dell’ultima salita della corsa. Anzi, in quelle ripetute partenze a 50 all’ora andrebbe cercata anche parte della risposta sul perché poi nei finali le polveri erano tanto bagnate: prendete uno scalatore, fategli fare un’ora o due pancia a terra in pianura o quasi e vedrete se alla fine troverà argomenti sostenibili per scattare.

Per mesi abbiamo parlato di “vueltizzazione” del Giro in relazione al percorso 2022, non ci possiamo quindi stupire se tutto si è deciso negli ultimi tre chilometri dell’ultima rampa di garage, una salita che per blasone e bellezza non avrebbe meritato un posizionamento in zona titoli di coda, tale  da risultare mortificata in sé e mortificante per la corsa. L’attendismo che anche oggi ci siamo gustati per chilometri e chilometri in attesa del tratto durissimo del Fedaia è la miniatura di quanto avvenuto in questi ultimi giorni, tutti a pedalare con la riserva mentale che tanto sarebbe bastata la Marmolada a decidere tutto, e che comunque non era male magari risparmiarsi qualche fuorigiri in vista del padre di tutti i fuorigiri, quello che si sarebbe sperimentato oggi. Mettete quest’arrivo alla fine della seconda settimana e avrete una bellissima giornata di ciclismo; mettetelo alla fine della terza e avrete tre chilometri devastanti. Belli in sé, ma avevamo pagato il biglietto per qualcos’altro.

In cima al Passo Fedaia ha vinto Alessandro Covi, 23enne di Taino (Varese) anche se nato al di là del confine regionale, in Piemonte. L’anno scorso già sfiorò il successo nella frazione di Montalcino, ma trovò un Mauro Schmid che lo fulminò nella volata a due; in questa stagione è partito fortissimo con due successi in Spagna a febbraio (Vuelta a Murcia e una tappa alla Ruta del Sol), quindi il terzo posto al Laigueglia, ora questa perla da brividi. Chissà se quando è partito in contropiede dalla fuga aveva in mente esattamente un finale del genere: se sì, complimenti per la fiducia in se stesso, perché pensare di gestire 53 km in solitaria, guadagnando abbastanza da sfuggire ad alcuni colleghi particolarmente avvezzi alle scalate alpine, e difendendo coi denti il margine sulla Marmolada, beh, significa avere in mente un capolavoro raro. E soprattutto, che quanto sopra si sia puntualmente verificato, significa che questo ragazzo ha margini molto interessanti da esplorare.

Mentre Covi viveva il personale tripudio, qualche minuto dietro di lui si consumava il delitto perfetto della Bora-Hansgrohe: a selezionare il gruppo ci aveva già pensato la INEOS Grenadiers di Richard Carapaz; ma quando – finito il lavoro di Pavel Sivakov – non la maglia rosa ma Jai Hindley ha affondato il colpo, abbiamo avuto la sensazione che l’architettura poggiata sulle spalle dell’ecuadoriano era prossima a franare malamente. E quando l’australiano ha trovato strada facendo il determinante supporto di Lennard Kämna, che dalla fuga stava aspettando il suo capitano per offrire alla sua causa una trenata tremenda che ha lasciato Carapaz sulle ginocchia, abbiamo applaudito la strategia del team tedesco, speculativa certo ma vincente, del resto la Bora – dopo quanto esibito a Torino sette giorni fa – non doveva dimostrare niente sul piano del correre d’attacco.

Altri erano quelli obbligati a inventarsi qualcosa di più, non chi doveva chiudere un gap di 3″ come Hindley; il riferimento è ovviamente a Mikel Landa e alla sua Bahrain-Victorious, che su San Pellegrino e Pordoi ha imposto un ritmo troppo blando per creare i presupposti per qualcosa di grosso. A Landa vogliamo tutti bene, ma non possiamo nasconderci la verità: quando non è caduto ha già in passato offerto dei grandi giri di questo tenore, dando l’impressione di essere sempre a un passo dal fare il colpo memorabile, ma non arrivando mai puntuale all’appuntamento. Si prenderà un podio e sarà il suo miglior risultato in un GT (pari al terzo posto del Giro 2015), a questo punto della carriera (va per i 33) saremmo stupiti di vedergli migliorare lo score nelle prossime stagioni.

Se Jai Hindley tocca il cielo con un dito, avvalorando tra l’altro a posteriori la vittoria di Tao Geoghegan Hart nel 2020, e proiettandosi ad avere in bacheca un primo e un secondo posto al Giro a soli 26 anni (non è che la precocità dei Pogacar e dei Bernal deve farci dimenticare che all’età di Jai solitamente non si è ancora nemmeno nell’high di carriera), l’altra faccia della medaglia è la delusione che può provare in questo momento Richard Carapaz: per lui questa è una sconfitta in tutto e per tutto, e se i podi a Vuelta e Tour post vittoria al Giro facevano comunque parte di un percorso coerente, imperlato dal titolo olimpico 2021 che ne sanciva la generale crescita di corridore, questa battuta d’arresto è in controtendenza e sicuramente gli peserà. Resta naturalmente, l’ecuadoriano, uno dei top per le gare a tappe, ma siamo curiosi di vedere come si svilupperanno le gerarchie interne in casa INEOS: certi passi falsi possono costare caro, ovviamente gli auguriamo di no.

E allora, eccola qui la storia dettagliata della 20esima tappa del Giro d’Italia 2022, la Belluno-Marmolada di 168 km. Partenza con vari scatti, poi sulla salitella di San Gregorio nelle Alpi al km 20 un forcing targato UAE Emirates con Alessandro Covi e Davide Formolo ha portato via la fuga, composta da loro due più altri dodici uomini: Mathieu Van der Poel (Alpecin-Fenix), Domen Novak (Bahrain-Victorious), Lennard Kämna (Bora-Hansgrohe), Edoardo Zardini (Drone Hopper-Androni Giocattoli), Gijs Leemreize e Sam Oomen (Jumbo-Visma), Sylvain Moniquet (Lotto Soudal), Antonio Pedrero (Movistar), Mauri Vansevenant e Davide Ballerini (Quick-Step Alpha Vinyl), Thymen Arensman (DSM) e Giulio Ciccone (Trek-Segafredo), quindi è rientrato anche Andrea Vendrame (AG2R Citroën) ed ecco qui i 15 fuggitivi del giorno.

6’15” l’ammontare del vantaggio massimo (dopo 60 km), poi Ballerini ha vinto il traguardo volante di Cencenighe Agordino e di fatto si era già sul Passo San Pellegrino, dove non è successo niente di particolare, lo stesso Ballerini ha continuato a tirare i fuggitivi, Zardini ha dovuto fare un po’ di elastico ma non ha perso contatto; un minimo di selezione avveniva nel gruppo tirato dai Bahrain (con Jasha Sütterlin in particolare), si segnalava il ritiro di David De La Cruz (Astana Qazaqstan). Formolo è transitato per primo al Gpm ai -86, il vantaggio dei primi era superiore ai 5′ e in discesa è pure aumentato fino a tornare a +6′ a fine picchiata.

Ai -70, sul falsopiano che portava a Canazei e quindi ai piedi del Pordoi, uno degli uomini più importanti di Mikel Landa, Wout Poels, ha avuto un momento di defaillance, però l’ha superato nel giro di qualche chilometro e in salita è addirittura andato a tirare. Lungo le rampe della Cima Coppi del Giro il drappello dei fuggitivi si è selezionato, prima un allungo di Zardini ha fatto fuori Vendrame e Van der Poel, quindi ai -53 si è mosso Covi e il conseguente cambio di ritmo ha fatto staccare Vansevenant, aspettato da Ballerini, e Leemreize e Moniquet, e poi anche Oomen, Pedrero e Zardini. L’olandese della Jumbo è stato poi raggiunto dal compagno Leemreize e in due hanno provato a non andare definitivamente alla deriva, mentre Pedrero riusciva a riportarsi nel drappello ai -51. Ai -47 (a un paio dalla vetta) i due Jumbo hanno infine chiuso il gap rispetto a Ciccone, Arensman, Formolo, Novak, Kämna e Pedrero.

Covi è transitato al Gpm dei -45 assicurandosi intanto la soddisfazione di aver conquistato la Cima Coppi, ma poi anche considerando come reale la possibilità di provare a vincere la tappa: 1’25” il suo margine sui primi inseguitori, il gruppo (composto da circa 30 unità) è passato a circa 5’40”, polveri bagnate e acqua sul fuoco dell’entusiasmo popolare. Del resto se il ritmo in salita l’ha fatto un corridore comunque parecchio scarico come Poels, non è che si potessero immaginare grandi colpi di mano. Il massimo che la Bahrain ha ottenuto è stato di far staccare Jhonatan Narváez e Salvatore Puccio, compagni di Richard Carapaz.

In discesa Covi ha continuato a guadagnare e ai piedi della Marmolada, ai -14, è arrivato con 2’20” sui corridori intercalati (sui quali è rientrato Ballerini una volta mollato un Vansevenant irrecuperabile) e 6’10” sul gruppo. Ai -12 Ciccone ha dato una prima sgasata che ha disperso Oomen e lo stesso Ballerini, mentre nel plotone Poels ha passato il testimone al compagno Santiago Buitrago.

Anche in salita Covi si è difeso benissimo, tanto da portare per un tratto il vantaggio a 2’30” sul gruppetto da cui nella prima parte di salita si staccavano pure Kämna, Formolo e di nuovo Pedrero: di fatto ai -8 erano solo Arensman, Ciccone e Novak a inseguire il piemontes-lombardo, ma lo spagnolo della Movistar è riuscito ancora una volta a rifarsi sotto, intanto il battistrada perdeva qualcosa ma restando in controllo: 1’45” il suo margine al traguardo volante di Malga Ciapela ai -5.5, dove iniziavano le pendenze più dure e dove Novak è partito dal quartetto inseguitore.

Un paio di chilometri più a valle fuoriusciva dal gruppo Guillaume Martin (Cofidis), poi la INEOS Grenadiers sostituiva la Bahrain proprio sul tratto duro, coon Ben Tulett e Pavel Sivakov ad alzare il ritmo. Emanuel Buchmann (Bora) è stato tra i primi a staccarsi a questo punto e Martin è stato ripreso, intanto anche Vincenzo Nibali (Astana) soffriva, mentre perdevano contatto Domenico Pozzovivo (Intermarché-Wanty), Pello Bilbao (Bahrain) e Alejandro Valverde (Movistar). Ma facciamo prima a dire che sotto i colpi di Sivakov resistevano solo Jai Hindley (Bora), Landa e Hugh Carthy (EF Edication-EasyPost), oltre ovviamente a Carapaz. Jan Hirt (Intermarché), con Martin più o meno a ruota, è riuscito a riaccodarsi ai -4. Più indietro Juan Pedro López (Trek) e Lorenzo Fortunato (Eolo-Kometa), quindi Nibali.

Ai 3.5, una volta terminato il lavoro di Sivakov, non Carapaz ma Hindley ha piazzato uno scatto a cui Landa non ha avuto gambe per rispondere. Subito i primi due della generale hanno trovato Kämna che ha fatto una trenata per l’australiano ed è stata la chiave di volta per mettere in difficoltà la maglia rosa, che ai tre chilometri ha perso contatto. Con le ultime energie il tedesco della Bora ha condotto il suo capitano fino ai 2800 metri, e a quel punto Jai è partito forte aumentando il margine sull’ecuadoriano, che proprio non riusciva a cambiare ritmo, tanto da non riuscire a staccare Kämna e da subire addirittura il rientro di Carthy, che a propria volta ha allungato; poi quando pure Landa è rientrato, per il buon Richard l’incubo si è completato. Anche perché Mikel ha a propria volta staccato il vincitore del Giro 2019, ormai totalmente in panne.

Invece c’era chi in quegli istanti sognava: Alessandro Covi, bravissimo a difendere il margine su Novak, un vantaggio sempre più risicato fino ai -3, quando al 23enne nato a Borgomanero rimaneva mezzo minuto sullo sloveno, ma poi anche a quest’ultimo le gambe si sono appesantite sicché la vittoria del corridore UAE non è più stata in discussione. Per il bravissimo Covi gli ultimi 500 metri sono stati un deliquio di gioia e soddisfazione, si vedeva che non aveva nemmeno più la forza per pensare e l’unica cosa che poteva fare era lasciarsi andare in balìa del vociare chiassoso del pubblico, che a lui giungeva forse come un’eco ovattata: momenti che il ragazzo non potrà dimenticare più.

Novak è arrivato a 32″, Ciccone a 37″, Pedrero a 1’36”, Arensman a 1’50” e poi ecco Hindley, leggerissimo, di frequenza, agile come Carapaz non aveva saputo essere al momento del conquibus. 2’30” il ritardo di Jai, a 3’04” ha chiuso Leemreize, a 3’19” Carthy e Landa, a 3’39” Kämna, a 3’58” il povero Richard insieme a Formolo. Più indietro Fortunato a 4’07”, Hirt a 4’25”, Oomen a 4’31”, JP López a 4’33”, Nibali a 4’37”, Lucas Hamilton (BikeExchange-Jayco) a 4’48” insieme a Martin, Bilbao a 5’06”, Buitrago a 5’18”, Buchmann a 5’30”, Pozzovivo a 5’42”, Valverde a 6′ netti.

Il tutto da riportare in una classifica in cui, tra le prime 17 posizioni ne cambia solo una: la più importante. Jai Hindley è la nuova maglia rosa e il suo vantaggio su Carapaz ammonta a 1’25”. Landa resta terzo a 1’51”, poi abbiamo Nibali a 7’57”, Bilbao a 8’55”, Hirt a 9’07”, Buchmann a 11’18”, Pozzovivo a 16’04”, López a 17’29” e Carthy in decima posizione a 17’56”. Fino al 20: Valverde a 21’38”, Buitrago a 23’25”, Hamilton a 27’41”, Martin a 28′, Fortunato (15esimo) a 32’03”, Sivakov a 40’35”, Wilco Kelderman (Bora) a 41’14”, Arensman a 43’39”, Kämna a 43’58” e Oomen a 1h03’07”, avendo scavalcato il compagno Koen Bouwman; Luca Covili (Bardiani-CSF) conferma il 24esimo posto, Ciccone sale al 25esimo.

Domani l’ultima tappa muoverà poco, i 17.4 km della cronometro di Verona, con in mezzo la salita a Torricella Massimiliana, non permettono certo grandi ribaltoni, e le posizioni sono tutte più o meno fissate: toccherà solo stare attenti a portare la bici all’arrivo. Dopodiché, per chi ne avrà motivo, resterà solo una cosa da fare: festeggiare fino a notte alta.

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