Wout Van Aert all'arrivo di Calais © A.S.O.-Pauline Ballet
Wout Van Aert all'arrivo di Calais © A.S.O.-Pauline Ballet

Nessuno può contenere questo Wout Van Aert!

Grande vittoria del RollingStone di Herentals: distrugge il gruppo coi compagni della Jumbo-Visma su una salitella, si invola in cima, lo rivedono all’arrivo, rafforza la maglia gialla. Jasper Philipsen esulta (per sbaglio) per il secondo posto

Quando per il ciclismo è un giorno di festa bisogna dirlo forte e chiaro, e oggi per il ciclismo è un giorno di festa. Un giorno in cui Wout Van Aert ha vinto in maniera meravigliosa una tappa interlocutoria del Tour de France, una frazione in cui c’era sì il terreno per – eventualmente – qualcosa, ma in cui per cavarci lo spettacolo cui abbiamo assistito ci volevano delle gambe fuori dall’ordinario. Erano le gambe di WVA, senza ombra di dubbio. Un’azione, la sua, generata da un progetto forte della Jumbo-Visma, che ha creduto in Wout al punto da spaccare il gruppo con un attacco di squadra visivamente debordante e tatticamente promettente (segnala che la squadra prima avversaria di Tadej Pogacar ha di sicuro la voglia e forse pure la possibilità di inventarsi qualcosa per mettere in difficoltà il semidio sloveno).

Van Aert poi ci ha messo tutto del suo per completare l’opera, staccare l’ultimo resistente (Adam Yates) e involarsi per difendere un margine dapprima risicato, che poi lui ha fatto crescere fino a misura di sicurezza, e che nel finale ha gestito pregustando a lungo – e finalmente – il successo sempre più sospirato dopo tre secondi posti di fila rimediati in Danimarca. Fuochi d’artificio, proprio. In tutto ciò due assenze molto visibili: quella di Tadej Pogacar dal cuore delle operazioni sulla salitella dell’assalto giallonero. La rubricheremo come bagattella occasionale, forse distrazione, forse sorpresa di fronte all’azione avversaria, ma di sicuro certe antenne si sono alzate, qua e là nel ciclismo: perché Tadej non era a ruota di Wout come gli INEOS?

La seconda assenza, quella di Mathieu Van der Poel, che oggi se n’è stato in disparte, tranquillo, ad assistere da lontano al trionfo di quello il cui nome gli riecheggia in testa da 10 anni almeno, a ogni occasione (e vale anche il viceversa, ovviamente). Non si può dire che il terreno che oggi ha eletto Van Aert non fosse adatto pure a MVDP, il quale invece proprio non s’è fatto vedere nelle prime posizioni. Ha puntato tutto sulla miniRoubaix di domani, si vocifera, lo sappiamo. Quindi, vento o non vento, pioggia o non pioggia, possiamo contare sull’attitudine del Fenomeno per aspettarci una quinta tappa spettacolare; anche perché se Mathieu chiamerà, volete che Wout (tantopiù in giallo) non risponda?

Dalle speculazioni sulla prossima frazione al resoconto di quella odierna. Da Dunkerque a Calais, 171.5 km per la quarta tappa del Tour de France, tutta sul fronte nord, a un passo dal Belgio, dell’Esagono. Non mancavano le salitelle, non mancava la speranza di vento e conseguenti ventagli, ma ben poco di memorabile è successo per gran parte della frazione che ha riportato la corsa “a casa” dopo la tre giorni d’apertura in Danimarca e il riposo-trasferimento di ieri; solo che poi il finale ha ripagato tutti di ogni attesa. A margine della corsa (ma anche all’interno), grandi feste a Philippe Gilbert per i suoi 40 anni, compiuti proprio oggi. Tutti gli hanno reso omaggio, in particolare c’è stato un momento in cui il vallone risaliva la fila delle ammiraglie dopo una noia meccanica, e i direttori sportivi facevano a gara per fargli gli auguri dai finestrini. Tutto molto emozionante.

Molto emozionante anche l’avvio di tappa di Owain Doull (EF Education-EasyPost), caduto addirittura nel tratto di trasferimento; per fortuna non s’è fatto male. Dopodiché, esattamente come nelle due precedenti frazioni in linea, al primo chilometro s’è mosso Magnus Cort Nielsen (EF), stavolta per andare dietro ad Anthony Perez (Cofidis). La coppia ha trovato subito spazio ed è andata una prima volta oltre i 6’30” di vantaggio (già al km 25), poi il gruppo ha reagito bruscamente e ha limato un paio di minuti nei pressi della Côte de Cassel, primo Gpm di giornata, e subito dopo (intorno al km 35) la Quick-Step Alpha Vinyl (con Andrea Bagioli e Mattia Cattaneo) ha alzato nettamente i battiti suggerendo l’ipotesi dei sospirati ventagli.

Un’ipotesi che per un tratto è stata realtà, dato che il gruppo si è spezzato in tre, e tra gli attardati c’erano per esempio Mathieu Van der Poel (Alpecin-Deceuninck), Guillaume Martin (Cofidis) e Thibaut Pinot (Groupama-FDJ), ma a ballare eran pochi secondi e nel giro di dieci minuti la situazione si è sostanzialmente ricomposta: al km 46 il gruppo era nuovamente compatto (con l’eccezione dei due fuggitivi). Nel mentre questo accadeva, e pure dopo, Cort Nielsen ha continuato a disegnare pallini rossi sulla sua maglia a pois, conquistando i primi 5 Gpm di giornata, che sommati ai 6/6 messi a referto nelle due tappe precedenti, segnano il nuovo record dei primi Gpm consecutivi vinti in un Tour; mai nessuno era arrivato a 11 come il danese; il precedente, 7 per Federico Bahamontes nel 1958…

Intanto il vantaggio dei fuggitivi aveva sfondato il muro dei sette minuti, 7’05” per la precisione a 105 km dal traguardo. Poi i team dei velocisti si erano messi a lavorare alacremente e il gap del plotone era stato velocemente eroso; quando, raggiunta quota 11 Gpm, MCN si è rialzato (ai -45), lasciando che Perez se la sbrigasse da solo da lì in avanti e si andasse a conquistare il meritato numero rosso di combattivo di giornata, il margine per il francese non era che 1’15”. Il 31enne di Tolosa è stato pure bravo, per un po’ ha tenuto le distanze ma con l’avvicinarsi dell’ultima salitella di giornata, la Côte du Cap Blanc-Nez, un muro di un chilometro (scarso) a 11 km (abbondanti) dalla fine, il ritmo del gruppo è aumentato a dismisura.

E addirittura la INEOS Grenadiers ha accennato un ventaglio ai piedi della salitella, ai -12, ma non c’era tempo, la strada s’è messa subito all’insù e qui la Jumbo-Visma ha messo in atto un’azione che avevamo visto – più o meno simile – già alla Parigi-Nizza: un vero e proprio attacco di squadra sulla rampetta, a pestare pesante per primo Nathan Van Hooydonck agli 11.5, un colpo di setaccio che di colpo ha messo i componenti del gruppo uno per angolo. Agli 11.4 è stato ripreso Perez, il trenino Jumbo era Van Hooydonck-Tiesj Benoot-Wout Van Aert-Jonas Vingegaard-Christophe Laporte. Primoz Roglic, Sepp Kuss e Steven Kruiswijk erano rimasti fuori dall’azione. All’interno del trenino, come presi nelle maglie nemiche, gli INEOS Dylan Van Baarle (presto saltato), Adam Yates, e poi con fatica Geraint Thomas e Daniel Martínez. In pratica i primi 9 – e poi un buco – erano 5 Jumbo e 4 INEOS. Sorprendente, per non dir di più, il passaggio a vuoto di Tadej Pogacar nel frangente: facile che lo sloveno della UAE Emirates si sia fatto trovare un po’ intruppato, e poi tutto è successo talmente rapidamente che non c’è stato gran tempo per riorganizzare le idee; vero che se ci avessero detto alla vigilia che in un gruppetto siffatto non avremmo trovato il vincitore degli ultimi due Tour avremmo sorriso, ma anche se la cosa è degna di nota può essere rubricata come intoppo di percorso. Un intoppo che peraltro, come vedremo, non avrebbe lasciato strascichi di sorta.

Dopo le sfuriate di Van Hooydonck è toccato a Benoot alzare ulteriormente il ritmo prima che, ai -11 precisi, Wout cambiasse marcia e registro facendo saltare chiunque: Thomas e Martínez per primi, ma pure Yates e Vingegaard con un secondo scatto ai 10.8 per mezzo del quale si è avvantaggiato di poco rispetto agli altri due. Tanto gli è bastato, scollinare con 10 metri (ai 10.7), voltarsi un attimo a valutare al volo la situazione, per prendere il coraggio a piene mani e decidere di insistere da solo.

I passaggi al Gpm: Van Aert è passato con qualche metro su Yates e Vingegaard, come detto; poi un terzetto con Laporte, Thomas e Martínez; poi, Romain Bardet (DSM); tra tutti questi gruppetti o corridori c’era luce; poi, dopo il francese, Pogacar e Aleksandr Vlasov (Bora-Hansgrohe); poi Nairo Quintana (Arkéa Samsic); poi un gruppetto più corposo con tra gli altri Roglic, Pinot e Rigoberto Urán (EF). Naturalmente le distanze erano tali per cui dopo trecento metri di discesa si era tutti di nuovo insieme, e addirittura Yates e Vingegaard si sono rialzati facendosi raggiungere (del resto Adam sarebbe stato condannato a tirare solo lui dato che l’altro copriva WVA: a che pro?, s’è detto). Invece davanti c’era un treno vestito di vento e poesia, che fuoriclasse ragazzi, Van Aert ha subito raggiunto la doppia cifra (10″ di margine, s’intende), ma poi ai -8 i 102 erano diventati 15″, e poi ai -7 erano diventati 20″, e ai -5 erano ancora 27, ventisette-secondi-in-pratica-mezzo-minuto guadagnato in cinque chilometri.

Il gruppo s’è pure riorganizzato per quanto possibile, i team dei velocisti sono tornati a presidiare le prime posizioni e a spingere sempre più forte, e al contempo l’azione di Wout s’è fatta nel finale più pesante, ma no panic, nelle gambe del RollingStones di Herentals c’era ancora abbastanza corrente elettrica da illuminare un quartiere di Calais. No che non l’hanno più ripreso, è arrivato, esultante e anzi proprio in tripudio, scrollandosi di dosso i tre precedenti secondi posti e completando una primissima parte di Tour più che lusinghiera. Domani sarà già tutto un altro capitolo del romanzo.

Il Tour per oggi aveva ancora un altro po’ di pathos da spargere, allorché Jasper Philipsen (Alpecin), sprintando come un pazzo per il secondo posto (passando da un pertugio impossibile tra Kristoff e le transenne), vinceva la volata che lui credeva valere per il primo posto ed esultava quindi di conseguenza. Non ci ha messo molto a rendersi conto della gaffe, però la bella volata resta. 8″ tra il vincitore e il gruppo, Laporte col terzo posto ha completato la giornatina Jumbo-Visma, poi sono arrivati Alexander Kristoff (Intermarché-Wanty), Peter Sagan (TotalEnergies), Luca Mozzato (B&B Hotels-KTM), bravissimo con un sesto posto che gli dà un bel coraggio; e poi ancora Danny Van Poppel (Bora), Hugo Hofstetter (Arkéa), Michael Matthews (BikeExchange-Jayco) e Benjamin Thomas (Cofidis); fuori dai 10 ma subito 11esimo Alberto Dainese (DSM).

Questo matto di Van Aert allunga anche in classifica e ora ha 25″ su Yves Lampaert (Quick-Step), 32″ su Pogacar, 36″ su Mads Pedersen (Trek-Segafredo), 38″ su Mathieu Van der Poel (Alpecin), 40″ su Vingegaard, 41″ su Roglic, 48″ su Yates e Stefan Küng (Groupama), 49″ su Thomas Pidcock (INEOS); Mattia Cattaneo (Quick-Step) è il primo degli italiani, 14esimo a 55″. Domani ci potranno essere altre spallate nella generale, la quinta tappa si presta a essere intepretata in maniera garibaldina da diversi dei protagonisti in campo: sarà la Lille Métropole-Arenberg Port du Hainaut, 157 km comprendenti 11 settori di pavé negli ultimi 80 km (in totale saranno 19.4 i km sulle pietre della Roubaix). Oggi Van Aert ha chiamato; chi risponderà domani?

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