Marianne Vos precede Marta Bastianelli a Rosheim
Marianne Vos precede Marta Bastianelli a Rosheim

In verde, in giallo e in tutti i colori: è sempre Vos

Seconda vittoria di Marianne al Tour (prima in maglia gialla) davanti a Marta Bastianelli. Manovra sconsiderata di Persico in volata, ma la giuria chiude gli occhi e Silvia (sempre seconda in classifica) la fa franca. Sette italiane in top ten

Ma ci crede o non ci crede? Marianne Vos, ci crede alla possibilità di vincere il Tour de France, oppure si sta godendo il momento, massimizzando i risultati nell’attesa di lasciare la scena alle scalatrici? A noi le due tappe finali della Grande Boucle continuano a sembrare troppo dure per la Regina del ciclismo, ma certo capiremmo se, data un’occhiata alla classifica, con quel piccolo margine che è riuscita a costruire nei confronti delle più accreditate rivali per il successo finale, Marianne il pensierino ce lo facesse davvero. Poi magari domani sul Grand Ballon prende cinque minuti, ma stasera ha ancora il diritto di pensare a come parare i colpi che teoricamente dovrebbero venirle da una Van Vleuten, da una Longo Borghini, da una Niewiadoma, da un gioco di coppia Moolman-Vollering, dal coraggio di attaccare anche da lontano di una Labous, di una Ludwig, di una Persico.

Vedremo. E abbiamo visto. Vedremo come Vos intepreterà il finale di Tour, e abbiamo visto come si è mossa nelle prime sei tappe: seconda-prima-seconda, quinta-terza-prima. Non la schiodi dalla top5, la mitologica 35enne di ‘s-Hertogenbosch, che davvero – forse con l’esclusione di Épernay, dove magari nemmeno lei avrebbe immaginato di poter essere battuta da Cecilie Uttrup – ha ottenuto il massimo ottenibile per lei (a meno di non pensare che dovesse pure vincere le volate contro Lorena Wiebes). E una fuoriclasse di tale calibro è sempre bene non sottovalutarla.

Non avremmo neanche sottovalutato, se fossimo stati nei panni della giuria di corsa, la manovra sconsiderata fatta da Silvia Persico nella volata: un cambio netto di corsia negli ultimi 50 metri, che non solo ha danneggiato un’avversaria (Maria Giulia Confalonieri) ma ha pure rischiato di farla finire per terra. Il declassamento ci stava tutto, e va anzi detto che in passato non sono mancate giurie che hanno rimandato a casa corridori per peccati più veniali di quello visto oggi nella volata di Rosheim. Nulla abbiamo contro Silvia, ovviamente, lei sta facendo un Tour de France sensazionale dopo aver già ottimamente impressionato al Giro d’Italia, però l’azzardo di oggi non aveva alcun senso. Va bene cercare un piazzamento, ma certo non a danno fisico delle colleghe: non sappiamo come abbia fatto la Confalonieri a non cadere (o meglio, lo immaginiamo: diciamo che in pista si acquisiscono capacità superiori in tal senso, in una Madison se ne vedono di queste giocate) e ringraziamo la sorte per non averci fatto assistere a un altro patatrac.

Però l’altro giorno abbiamo fortemente criticato Nicole Frain, arrivata a velocità folle su un gruppetto di cicliste per terra e responsabile di aver così travolto Marta Cavalli che invece era in piedi, correttamente ferma dietro alle cadute; non possiamo perciò chiudere gli occhi su quanto accaduto oggi. Senza moralismi ma in maniera netta, diciamo: ragazze, diamoci una calmata. Per quanto possa essere importante resta pur sempre solo una corsa ciclistica.

E dopo il pistolotto, la cronaca. Sesta tappa del Tour de France Femmes 2022, da Saint-Dié-des-Vosges a Rosheim per 129.2 km abbastanza irregolari, gruppo che ha preso il via senza Eleonora Camilla Gasparrini (Valcar-Travel & Service), Marjolein Van’t Geloof (Le Col-Wahoo) e Marta Lach (Ceratizit-WNT), le cadute purtroppo lasciano tracce nei giorni successivi e alcune sono costrette al ritiro. Nei primi chilometri di corsa avrebbe poi abbandonato anche Martina Alzini (Cofidis). Dopo un avvio come al solito battagliato, sulla prima salita di giornata, il Col d’Urbeis, il gruppo s’è spezzato mentre all’attacco c’era solitaria Maaike Boogaard (UAE ADQ) ed Elisa Longo Borghini (Trek-Segafredo) era alle prese con noie meccaniche. E ci ha messo più di 20 km, l’ossolana, per riprendere la coda del plotone, ovviamente aiutata dalle compagne: un intoppo che sarebbe stato meglio non avere.

Al km 47 (a 82 dalla fine) la fiera dei tentativi è finita nel momento in cui è finalmente partita l’ambita fuga del giorno, composta da ben 14 atlete: Audrey Cordon Ragot (Trek-Segafredo), Sheyla Gutiérrez (Movistar), Christine Majerus (SD Worx), Marie Le Net (FDJ-Suez), Anna Henderson (Jumbo-Visma), Franziska Koch (DSM), Tiffany Cromwell (Canyon//SRAM Racing), Ruby Roseman-Gannon (BikeExchange-Jayco), Sandra Alonso (Ceratizit), Laura Smulders (Liv Racing Xstra), Katrin Hammes (EF Education-Tibco), Jesse Vandenbulcke (Le Col), Joscelin Lowden (Uno-X) e Tamara Balabolina (Roland Cogeas Edelweiss Squad). Nemmeno un’italiana presente, ha provato poi a colmare la lacuna Marta Bastianelli (UAE) uscendo da sola qualche chilometro dopo, ma l’azione della laziale era ai confini dell’impossibilità, visto che le prime avevano già oltre un minuto sul gruppo e il margine continuava a salire.

Marta è rimasta per un po’ a mezza strada, poi sulla Côte de Klingenthal, secondo Gpm di giornata ai -70, la Valcar ha preso in mano le redini del plotone, ha ripreso l’intercalata e ha evitato che la fuga prendesse ulteriore margine, tenendola sotto i due minuti di margine. Sia sulla citata salita che sulla successiva Côte de Grendelbruch (-61) è stata la Lowden a transitare per prima, ma comunque la maglia a pois era destinata a restare ancora sulle spalle di Femke Gerritse (Parkhotel Valkenburg). Ai -60 il vantaggio massimo per le battistrada: 2′ netti.

Già sulla discesa da Grendelbruch la UAE ADQ ha aumentato l’andatura del gruppo, e in tandem con le Valcar il team della Bastianelli si è assunta la responsabilità di fare la corsa. Ai -28, sulla salita di Route de Mollkirch (salita con Point Bonus, conquistato da Hammes su Cordon-Ragot e Le Net), Grace Brown (FDJ) ha accelerato in gruppo provocando una notevole selezione: non più di 20-25 atlete sono scollinate insieme, e intanto le fuggitive sono state ulteriormente riavvicinate (40″ ai -25). Tra di esse, Henderson ha attaccato in discesa seguita da Majerus, ma a fine picchiata sono rientrate pure le altre e di fatto al passaggio dal traguardo ai -20 il drappello si era ricomposto.

Sulla stessa discesa il gruppo ha visto una caduta di Lorena Wiebes (DSM), Lotte Kopecky (SD Worx) e Alena Amialiusik (Canyon), tutte poi risalite in bici seppur ammaccate o – il caso di Wiebes – abbondantemente abrase, e poi ha fisiologicamente rallentato, tanto che sono rientrate a decine e contemporaneamente le fuggitive hanno potuto riprendere quota, riportandosi a +1’10”. Di lì a poco comunque la fuga sarebbe esplosa definitivamente: ai -16, su una salitella, Henderson è ripartita, stavolta con Le Net; Lowden, che aveva nel mirino i punti Gpm disponibili sulla Côte de Boersch ai -9, con fatica ma bella tenacia ha inseguito da sola le altre due e si è accodata.

I suoi sforzi non sono però stati premiati, perché ai -10 (e a 1 dal Gpm) Le Net è scattata secca e ha disperso le altre due, con lì dietro, pronto a prenderle tra le sue grinfie, il gruppo in rapido riavvicinamento, tirato a questo punto con decisione dalle Movistar. A 500 metri dal Gpm Liane Lippert (DSM) ha proposto uno scatto su cui però non s’è potuta far la differenza (la salita era molto facile). Le Net aveva da difendere una quindicina di secondi ma nulla ha potuto contro il ritorno del plotone ed è stata ripresa a 5.3 km dalla fine (proprio al primo metro di discesa), con la consolazione di portarsi a casa almeno il numero rosso di combattiva di giornata.

Nella picchiata il gruppo si è un po’ sfilacciato, comunque si è andati verso l’epilogo allo sprint, seppur non a ranghi compatti. L’assenza di Wiebes, fin qui mattatrice delle tappe veloci ma oggi destinata a chiudere la tappa tra le lacrime per il dolore, apriva scenari per tante delle presenti. A chiuderli ci avrebbe pensato quanto prima la maglia gialla.

Finita la discesa, Ellen Van Dijk ha preso il comando ma alla sua ruota c’era Marianne Vos (Jumbo-Visma) anziché le altre Trek, che erano più indietro; Elisa Longo Borghini ha svolto un lavoro preziosissimo trainando Elisa Balsamo nelle prime posizioni, con una manovra funambolica su una chicane ai 400 metri, passata strettissima tra Arlenis Sierra (Movistar) e lo schianto sulle transenne. Grazie a tale coraggio, Longo è uscita per prima (e con Balsamo a ruota) dal toboga, ai 250, un attimo dopo che Van Dijk si era sfilata dall’altra parte.

Vos a quel punto ha deciso di non perdere troppo tempo, dato che si trovava al vento già ai 300 metri. Si è lanciata ai 180, Balsamo dall’altra parte un attimo dopo; talmente è andata forte Marianne da trascinare Marta Bastianelli e Lotte Kopecky, che erano nella sua scia, al secondo e al terzo posto di tappa, mentre la Campionessa del Mondo finiva gli argomenti e scivolava al quarto posto. Alle spalle di Elisa c’era Maria Giulia Confalonieri (Ceratizit), dall’altra parte (dietro a Kopecky) c’era Silvia Persico (Valcar); nei 100 metri conclusivi quest’ultima ha deciso di stravolgere tutte le regole delle volate e si è fiondata dalla sua posizione verso la ruota di Balsamo, tagliando così in maniera pericolosissima la strada a Confalonieri. C’è stato addirittura un contatto tra la posteriore di Silvia e l’anteriore di Maria Giulia, e già possiamo baciare il terreno che non sia caduto nessuno. Ad ogni modo la giuria ha deciso di soprassedere per cui il quinto posto conquistato sul campo resta assegnato alla Persico, con Confalonieri sesta e poi, a seguire, Vittoria Guazzini (FDJ), Katarzyna Niewiadoma (Canyon), Rachele Barbieri (Liv) e Longo Borghini: 7 italiane nelle prime 10, niente male tutto sommato.

La classifica è uguale a ieri ma ci sono da conteggiare gli abbuoni che anche oggi Vos ha conquistato. Marianne ha 30″ su Persico e Niewiadoma, 35″ su Longo Borghini, 1’05” su Ashleigh Moolman (SD Worx), 1’11” su Demi Vollering (SD Worx), 1’19” su Juliette Labous (DSM), 1’28” su Annemiek Van Vleuten (Movistar), 2’02” su Cecilie Uttrup Ludwig (FDJ), 2’34” su Elise Chabbey (Canyon), 2’40” su Mavi García (UAE), 3’01” su Évita Muzic (FDJ), 3’09” su Liane Lippert (DSM), 3’18” su Veronica Ewers (EF) e 3’25” su Roseman-Gannon, 15esima. Perde terreno Julie De Wilde (Plantur-Pura), che lascia la maglia bianca di miglior giovane a Julia Borgström (AG Insurance-NXTG), 23esima della generale a 4’58” dalla prima. La maglia a pois, come accennato più su, rimane a Femke Gerritse che però domani avrà qualche problema a salvarla; quanto alla classifica a punti, se Vos porta la bici a La Planche des Belles Filles domenica, anche arrivando ultima in entrambe le rimanenti tappe, nessuna le potrà togliere la maglia verde (267-191 su Wiebes al momento).

Domani si cambia completamente scenario e il Tour 2022 entra nella decisiva e conclusiva due giorni di montagna. La settima tappa andrà da Sélestat a Le Markstein-Fellering, 127.1 km sui “palloni” alsaziani: dopo un avvio in piano si affronteranno Petit Ballon e Platzerwasel, quindi discesa e fondovalle prima della scalata più lunga della giornata, i 13.5 km del Grand Ballon che scollina a poco più di 7 km dal traguardo. Grande è l’attesa, e lo spettacolo sarà immancabile.

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