Silvia Zanardi e Rachele Barbieri con la maglia di Campionesse Europee e con l'oro della Madison al collo
Silvia Zanardi e Rachele Barbieri con la maglia di Campionesse Europee e con l'oro della Madison al collo

Rachele e Silvia, in chiusura la pennellata capolavoro!

L’Italia vince la Madison con Barbieri e Zanardi nell’ultima giornata di gare agli Europei su pista di Monaco: beffate le francesi all’ultimo sprint. Male Viviani-Scartezzini tra gli uomini (primi i tedeschi), a Vigier e Friedrich i Keirin

Che Europeo è stato quello che si è chiuso questa sera a Monaco di Baviera? Sicuramente una manifestazione con qualche pecca, da un lato le tante defezioni di corridori di primo piano, dall’altro il fatto che si sia svolto su una pista di 200 metri anziché i canonici 250 su cui si svolgono il 95% delle competizioni internazionali. Se il primo problema nasce dall’anticipo della rassegna in calendario (affinché si svolgesse insieme agli Europei di varie altre discipline), il secondo è dovuto alla sorta di gigantismo dell’Europeo multiplo, kermesse che vorrebbe essere una piccola Olimpiade ma che fatalmente si scontra con mezzi più limitati, per cui anziché costruire un velodromo ci si fa bastare una pista mobile più piccola.

E va bene, siamo sopravvissuti anche a questa, e se è per questo siamo sopravvissuti pure a una regia televisiva altamente insufficiente: alcune specialità della pista non sono di immediata comprensione, pensiamo alla Madison o alla Corsa a punti, per cui la visione di queste gare non dovrebbe essere frammentata, concentrata sui primi piani, interrotta da infiniti quanto inopportuni replay, ovvero tutto l’armamentario con cui abbiamo dovuto fare i conti in questi giorni. Se già gli addetti ai lavori perdono il filo, figuriamoci cosa può capire uno spettatore a casa, magari non esperto di pista. Una regia televisiva all’altezza, supportata da grafiche puntuali e il più possibile dettagliate, dovrebbe ormai essere un prerequisito cardinale per il ciclismo su pista, e invece ci rendiamo conto che su questo fronte c’è ancora troppa approssimazione e manca un certo qual know-how.

Ma gli Europei di Monaco sono stati anche sportivamente molto belli, magari le prestazioni cronometriche non sono state al livello di quelle che si possono vedere ai Giochi o ai Mondiali, ma le gare sono state particolarmente combattute, alcune risolte all’ultimo colpo, e il pathos quindi non è mancato. La Germania ha fatto la parte del leone, la Francia è in netta risalita, ma pure l’Italia ha avuto le sue carte da giocare, e le ha giocate generalmente bene. La delusione maggiore è venuta dal quartetto maschile, davvero svagato, e i nostri non hanno brillato nello Scratch femminile e nella Madison maschile, comunque qualche controprestazione è ampiamente comprensibile ed eventualmente scusabile se il quadro generale è ottimo. E il quadro generale, per quanto ci riguarda, è ottimo.

L’Italia di Marco Villa ha una ampiezza e una profondità di rosa davvero invidiabile, tanti ragazzi e tante ragazze capaci di incidere, di giocarsi risultati importanti, di ottenere medaglie e titoli. L’ultimo nome nuovo che in questi giorni ha fatto mirabilie è Silvia Zanardi, due argenti e un oro (Inseguimento a squadre, Corsa a punti e Madison) ottenuti con prestazioni che non hanno fatto rimpiangere il forzato forfait di Letizia Paternoster, caduta malamente nell’Eliminazione. In campo maschile, fari puntati su Matteo Bianchi (argento nel Chilometro) e Manlio Moro (bronzo nell’Inseguimento), e se da un lato (l’endurance) siamo nel solco di quella che è ormai una tradizione che si perpetua, per il settore della velocità si tratta dei primi vagiti di un nuovo corso (con Ivan Quaranta nel ruolo di responsabile) che sta iniziando a macinare risultati. Risultati che in campo femminile (sempre nel settore veloce) sono stati confermati da Miriam Vece, bronzo nei 500 metri.

Ma questo Europeo è stato quello della clamorosa consacrazione di Rachele Barbieri, vera donna copertina per quanto riguarda la spedizione azzurra, con ben due titoli, Omnium e Madison, uno più bello dell’altro. Per la modenese, che due-tre anni fa aveva attraversato una specie di involuzione, uno snodo cruciale per una carriera che ha ancora tutto da dire (25 anni, la ragazza) e che potrebbe presto spiccare il volo pure su strada. Barbieri era pure nel quartetto femminile, immancabile medaglia (d’argento), con la stessa Zanardi e con Paternoster, Martina Fidanza e Vittoria Guazzini, vera mattatrice – quest’ultima – della scena e capace di prendersi pure un bronzo nell’individuale.

Il medagliere azzurro è stato completato dagli argenti di Davide Plebani (bentornato!) nell’Inseguimento individuale e di Simone Consonni (beffato di pochissimo) nell’Omnium, e poi dalla vittoria di cui più si è parlato in questi giorni, quella di Elia Viviani domenica nell’Eliminazione, poche ore dopo la disputa da parte del veronese della prova su strada: una chicca statistica (ma non solo) destinata a restare negli annali e a far ricordare a lungo questo Europeo 2022. Una competizione che per gli azzurri rappresenta una tappa nel percorso di crescita che dovrà portarci – se le tendenze dicono qualcosa – ad avere presto corridori in grado di fare risultato in tutte le gare della pista, nessuna esclusa. Ci vuole ancora un po’ di tempo, ma ne abbiamo atteso tanto e non sarà qualche annetto in più a scoraggiarci.

Per ammazzare l’attesa, potremmo cominciare a raccontare le gare della sesta e ultima giornata degli Europei di Monaco. E cominciamo dalla più bella, la Madison che ha permesso all’Italia di chiudere alla stragrande, con una vittoria insperata più che altro perché Rachele Barbieri e Silvia Zanardi, prima di oggi, non avevano mai fatto un’Americana insieme. E invece le due si sono dimostrate immediatamente sul pezzo e non hanno praticamente perso un colpo per i 150 giri della prova. Sin dall’inizio è parso chiaro che la sfida fosse quella tra Italia e Francia, primi quattro sprint, due per loro, due per noi.

In una gara che si è presto rivelata anche piuttosto tattica, a lungo non ci sono stati attacchi fruttuosi, e in realtà solo una coppia, quella britannica, avrebbe conquistato un giro nel corso dell’intera prova: dopo un paio di volate vinte dalla Danimarca (che era in caccia), e un ennesimo sprint di marca francese, la Gran Bretagna si è involata (a 78 tornate dalla fine) per andare a prendersi il suo bravo giro, ai -55; in mezzo due volate vinte per Neah Evans e Pfeiffer Georgi, e quando – al decimo sprint – pure la Polonia delle sorelle Daria e Wiktoria Pikulik ha vinto una volata, la situazione era la seguente: Gran Bretagna 31 punti, Francia 30, Italia 22, Polonia 21, Danimarca 16. Abbastanza fuori dai giochi tutte le altre nazionali.

La coppia francese formata da Clara Copponi e Marion Borras, aveva sostanzialmente sprintato meglio dell’Italia, ragion per cui si trovava con diversi punti di vantaggio, e il massimo è stato raggiunto quando le transalpine si sono aggiudicate l’undicesima volata proprio davanti alle azzurre, riprendendo la testa della gara (le britanniche non erano molto portate per gli sprint). Solo che a questo punto le francesi si sono spente, di colpo: nei tre sprint successivi hanno conquistato appena un punto, contro i 10 dell’Italia (che tra l’altro ha vinto il 12esimo).

A 29 giri dalla fine è partita l’ultima caccia di giornata con le danesi Amalie Dideriksen e Julie Leth, le quali hanno vinto i tre sprint rimanenti e, pur non prendendo il giro, sono riuscite a scalare comunque il podio. Il 14esimo sprint, con l’Italia seconda, la Gran Bretagna terza e la Francia non pervenuta, ha visto un incredibile rimescolamento lì davanti: Evans-Georgi andavano a riappaiare Copponi-Borras a quota 36, e Barbieri-Zanardi incombevano alle loro spalle a 35, con le danesi in tumultuoso recupero a 28.

Restava l’ultimo sprint, quello coi punteggi doppi, e con la Danimarca ampiamente in vantaggio e quindi certa dei 10 punti che l’avrebbero proiettata matematicamente sul podio, restava da capire chi tra britanniche, francesi e italiane sarebbero rimaste fuori. La Francia, subodorata la beffa in arrivo, ha giocato la carta dell’anticipo partendo a 3 giri dalla fine, ma qui le italiane sono state perfette andando a chiudere sulle rivali e poi superandole in tromba in vista del traguardo: 6 punti per l’Italia seconda, 4 per la Francia, terza e clamorosamente superata sul filo di lana; la Gran Bretagna non è riuscita a fare punti in questo caso ed è quindi scivolata ai piedi dal podio.

Un’incredula Silvia Zanardi scopriva con un certo ritardo di aver vinto l’oro, mentre Rachele Barbieri in un altro punto dell’anello già urlava di gioia. Un solo minuscolo punto a separare la felicità azzurra dalla delusione transalpina, particolarmente atroce per Copponi che ha rivissuto quanto già patito ieri nell’Omnium, e sempre per mano (anzi: per gamba) di Barbieri, che a questo punto diventa la sua nemesi ufficiale. 41 punti Italia, 40 Francia, 38 Danimarca, 36 Gran Bretagna, e poi a seguire Polonia a 29, Germania a 6 e poi, con punteggi negativi, tutte le altre coppie che avevano perso giri: non poteva esserci classifica più bella per una gara dell’ultimo giorno…

La Madison maschile ha chiuso la rassegna e qui l’Italia, presente con Elia Viviani e Michele Scartezzini, non è praticamente mai stata in gara. Appena 10 punti per gli azzurri in 25 sprint (250 i giri da coprire), e nel frattempo la coppia tedesca formata da Theo Rheinardt e Roger Klüge ha dominato la scena sin dal primo momento, andando a punti in 22 sprint su 25 (10 dei quali direttamente vinti) e trovando un perfetto sparring partner nella coppia francese (Thomas Boudat e Donavan Grondin), che pure ha fatto bene, è andata a punti tante volte, ha vinto diverse volate, ma tutto in minore rispetto a quello che contemporaneamente facevano i padroni di casa, desiderosi di apporre l’ultimo sigillo sulla manifestazione bavarese.

Oltre 100 punti per la Germania, e in tutto ciò non sono nemmeno stati troppo determinanti i giri conquistati, ben pochi in una gara in cui lo spartito era: tutti dietro alla Germania, per cui non ci sono stati grandi attacchi. Cacce fruttuose per Germania, Francia e Belgio (il terzo incomodo), con loro la Spagna che però dopo ha riperso il giro (a causa di una foratura di Sebastián Mora), mentre il Portogallo ha fatto da sé, conquistando il giro con un’azione solitaria. La classifica si è chiusa con 101 punti per la Germania, 91 per la Francia, 58 per il Belgio, 43 per il Portogallo, 28 per la Spagna, 10 per l’Italia (sesta), 3 per l’Olanda, -15 per la Danimarca, -40 per la Polonia. Uscite anzitempo (avendo perso diversi giri) le coppie israeliana, ucraina, austriaca, svizzera e ceca, mentre la Gran Bretagna si è fermata a causa di una caduta di Rhys Britton.

Nel corso della giornata si sono poi disputati i tornei del Keirin, sia maschile che femminile. Tra le donne Elena Bissolati e Miriam Vece non hanno superato il primo turno e sono state poi eliminate ai ripescaggi. In finale la francese Mathilde Gros l’ha messa giù dura, prendendo la testa di prepotenza già a 3 giri dalla fine, poi però è scoppiata nell’ultima mezza tornata, tanto da chiudere quinta, superata dall’iridata Lea Sophie Friedrich la quale l’ha affiancata all’ultimo giro e l’ha passata sul controrettilineo trascinandosi a ruota la polacca Urszula Los, destinata a far seconda, mentre al terzo posto, in rimonta all’esterno, si inseriva l’ucraina Olena Starikova; quarto posto per la belga Nicky Degrendele, sesto per la britannica Sophie Capewell.

Tra gli uomini è andata un po’ meglio per gli azzurri: Matteo Bianchi ha sfiorato la qualificazione al primo turno (dopo una gara coraggiosa, sempre in testa, è arrivato secondo ma passava solo il primo…) e poi si è arenato ai ripescaggi; meglio Daniele Napolitano, che ai ripescaggi è riuscito a spuntare un secondo posto alle spalle dell’ungherese Sandor Szalontay guadagnandosi così l’accesso in semifinale, gara nella quale ha chiuso al sesto posto accedendo così alla finalina per il 7°-12° posto, chiusa pure questa per ultimo. La finale “maggiore” è stata dominata dal francese Sébastien Vigier, che si è imposto con grande margine sul tedesco Maximilian Dörnbach e l’altro transalpino Melvin Landerneau.

Il medagliere riassume i dati di una vittoria tedesca nella competizione, i padroni di casa hanno per l’appunto spadroneggiato su più fronti, totalizzando 8 ori, 4 argenti e 1 bronzo; subito dietro la Francia (6-5-4) e pio al terzo posto c’è l’Italia con 3 ori, 5 argenti e 3 bronzi, 11 medaglie in totale; dietro agli azzurri Belgio (2-1-2), Olanda (1-1-4), Norvegia e Portogallo (1-0-0), Gran Bretagna (0-3-2), Polonia (0-1-3), Danimarca e Ucraina (0-1-1) e Spagna (0-0-1).

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