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Remco si autoelegge Premier del Mondo

25.09.2022 12:42

Straordinaria vittoria di Evenepoel al Mondiale di Wollongong. Laporte e Matthews a podio, poi Van Aert e Trentin. Rota butta via una possibile medaglia, Van der Poel subito ritirato dopo una notte in commissariato


"Nel 2022, quando vinse la sua prima monumento, il suo primo GT e il suo primo Mondiale, Remco Evenepoel aveva appena 22 anni". Tra un po' di tempo leggeremo frasi del genere sui libri di storia del ciclismo, e chi leggerà quelle pagine penserà "ma quanto erano fortunati quelli che vivevano in diretta queste imprese!". Beh, quelli che le vivevano in diretta siamo noi, abbiamo quindi il lasciapassare per bullarcene da qui all'eternità, ma nell'attesa di arrivarci (all'eternità) concentriamoci sul presente, ovvero sul tempo in cui Remco il suo primo Mondiale l'ha appena vinto, coronando una stagione in cui ha raccolto molto più di quanto il 98% dei suoi colleghi raccoglierà in un'intera carriera. Ma fare questi confronti è addirittura ozioso e ce ne rendiamo conto, per Evenepoel bisogna scomodare altre entità, in fondo a quest'articolo troverete i riferimenti del passato relativi al distacco che oggi ha inflitto al secondo, ma al di là dei numeri sono gli occhi a dirci quello che c'è da capire su questo ragazzo. Vedere che chiunque si possa trovare alla sua ruota, in determinate situazioni, va a sbattere contro un muro di stordente fatica e dolore e alla fine deve gettare la spugna è già sin troppo eloquente, senza che si debbano aggiungere troppe riflessioni alla cosa. C'è sempre un principio di realtà che fa premio su tutto il resto, alla lunga.

Il Mondiale di Wollongong è stato bello, non all'altezza di altri ma molto interessante, reso turbolento da una tattica di gara garibaldina e quasi folle della Francia di Thomas Voeckler, che ha attaccato da subito, dall'unica salita in cui si poteva effettivamente orchestrare un assalto all'arma bianca, ma così facendo i transalpini si son lasciati dietro le carte migliori, Julian Alaphilippe, Benoît Cosnefroy, Christophe Laporte, quasi a cuor leggero. Poi l'azione a un certo punto è rientrata ma non ha più smesso di dipanare i propri effetti sulla corsa, se non in termini di "punteggio", in ragione degli sforzi richiesti ai corridori già a oltre 200 km dal traguardo.

Per dire gli sviluppi della cosa, Tadej Pogacar ha fatto un solo scatto oggi, a 195 km dalla conclusione. E Wout van Aert è stato più presente nelle prime due ore di gara che quando gli affari si sono fatti seri, negli ultimi 70 chilometri. Questo per restare a due dei principali favoriti. Un terzo, Mathieu van der Poel, non è mai stato della partita dopo essere stato protagonista di una vicenda incredibile nella notte. Un quarto, Remco Evenepoel, ha vinto.

Il quinto che avremmo voluto, un italiano, non c'è mai stato: la nazionale di Daniele Bennati si è mossa bene ma con gli uomini sbagliati, ne parleremo più diffusamente a parte ma al posto di Lorenzo Rota, gran protagonista delle fasi più importanti della gara insieme a Samuele Battistella e Nicola Conci, ci sarebbe dovuto essere Alberto Bettiol, che invece ha mancato in pieno l'occasione quando ancora la Francia (con Quentin Pacher) ha indirizzato la contesa a poco meno di 80 km dalla conclusione. Su quell'azione Remco Evenepoel è stato il più scaltro e il più lesto tra i big, e su quell'azione ha posto le basi per quello che sarebbe stato poi il suo trionfo.

Il podio ha infine premiato proprio la Francia, che a un certo punto rischiava seriamente di restare con un pugno di mosche in mano ma che è riuscita a infilare Christophe Laporte nell'insperata volata per l'argento, nella quale Michael Matthews è riuscito a collezionare il terzo podio mondiale in carriera. Sui gradini ai lati di Remco ci sarebbe potuto salire Lorenzo Rota, che però si è fatto irretire dall'inanità del drappello in cui - con grande merito - si trovava fino a un chilometro dalla fine. Aveva fatto trenta e non è riuscito a fare trentuno, ma il piazzamento di Matteo Trentin (insieme a quello di Alberto Bettiol) permettono di salvare ampiamente la prestazione azzurra anche sul piano del risultato, dopo che su quello del gioco gli uomini di Bennati si erano ben disimpegnati, come già detto.

In definitiva, una corsa che ha premiato chi ha avuto coraggio, e non era banale averne su un percorso non certo trascendentale ma pieno di insidie. Questo è il motivo per cui oggi gli appassionati, che siano o no tifosi di Remco, hanno di che essere contenti. Anche e anzi soprattutto chi ha fatto la levataccia per godersi il Mondiale sin dall'inizio, perché quelli che hanno preferito il sonno dei giusti alle fasi iniziali della corsa si son persi uno spettacolo appassionante e non scontato. Per tutti i dettagli, possiamo passare alla cronaca della gara.

Un uomo solo al comando (di polizia) e una partenza da matti
266.9 km per il Mondiale professionisti 2022, partenza da Helensburg e arrivo a Wollongong dopo un tratto in linea e quasi 12 giri del circuito (il primo non si affrontava per intero). Dopo svariati tentativi, la fuga è partita dopo 12 km di gara, a 255 dalla fine, composta da 12 uomini: Jaka Primozic (Slovenia), Simon Pellaud (Svizzera), Scott McGill (Stati Uniti), Pier-André Coté (Canada), James Fouché (Nuova Zelanda), Lukasz Owsian (Polonia), Michael Kukrle (Repubblica Ceca), Emils Liepins (Lettonia), Juraj Sagan (Slovacchia), Bilguunjargal Erdenebat (Mongolia), Guy Sagiv (Israele) e Nicolas Sessler (Brasile). Quando i primi avevano 1'05", ai -247 dal gruppo sono fuoriusciti altri due uomini, il serbo Ognjen Ilic e un corridore sconosciuto che però si è preso tutti i riflettori sia alla vigilia che alla partenza (era in prima fila): tal Rien Schuurhuis, 40enne olandese che ha fatto esordire in una gara internazionale la bandiera del Vaticano, novità assoluta. Sui due è poi rientrato ai -242 l'uzbeko Muradjan Halmuratov, altro 40enne, e in questo modo i due più anziani della carovana si ritrovavano insieme all'attacco.

Dato che il vaticanista era via, si son sentiti pungolati gli altri rappresentanti dei piccoli stati, sicché ai -238 sono usciti dal gruppo anche il maltese David Bonello e il monegasco Antoine Berlin, quando il vantaggio della fuga era di 1'50" sui tre intercalati e di 3'30" sul gruppo. Di lì a poco, la prima bomba della giornata: Mathieu van der Poel si è ritirato al primo passaggio da Wollongong ai -239. La motivazione dell'abbandono della stella olandese è clamorosa: nella notte Mathieu è stato a lungo disturbato da ragazzini che bussavano continuamente alla sua porta, sicché è uscito dalla stanza e in maniera poco urbana ha chiesto che la smettessero, e da lì - parola tira parola - si è evidentemente passati alle vie di fatto, con tanto di colluttazione con alcuni adolescenti. Insomma il risultato è stato che Van der Poel è stato portato in commissariato, arrestato (!) e poi rilasciato sotto cauzione ed è potuto tornare in hotel solo alle 4 del mattino, con tanto di passaporto sequestrato e udienza fissata per martedì in tribunale. Con poco sonno e tanto giramento di scatole, MVDP è partito lo stesso ma dopo nemmeno 30 km ha messo piede a terra.

Ai -233, sulle prime rampe di Mount Keira, Schuurhuis ha perso le ruote di Ilic e Halmuratov, e sia per lui che per Berlin e Bonello che erano più indietro l'orizzonte della scampagnata era al tramonto; comunque bravi a farsi vedere almeno un po'. Non era però già più tempo di storie pittoresche, perché sull'unica salita lunga del percorso qualcuno aveva urgenza di far qualcosa, in particolare la Francia. Il gruppo ha approcciato il Keira con 6'40" di distacco dai fuggitivi (tra i quali si staccava Erdenebat), e qui prima Pavel Sivakov (all'esordio con la maglia troiscouleurs), poi Bruno Armirail hanno sensibilmente aumentato il ritmo.

Ciò ha da un lato abbattuto il distacco dai primi, dall'altro ha determinato lo staccarsi di tanti corridori in gruppo, tra i primi Stefan Bissegger (Svizzera) o Taco van der Hoorn (Olanda) per citarne due delle nazionali più in vista. Ma la storia ha preso presto una piega molto più pulp, visto che a un certo punto il plotone si è direttamente frazionato, rimasti davanti in 40 o meno con la Francia a muovere addirittura Romain Bardet per un'accelerazione. A questo punto (-220) il distacco dai primi era abbattuto a 3'30", con gli intercalati (Ilic e Halmuratov avevano raggiunto Erdenebat) a 2'20" dai battistrada.

In discesa i tre che erano in mezzo sono stati presto raggiunti (ai -215), con i francesi ancora a spingere per impedire un facile rientro di quelli che erano staccati e a causare ulteriore selezione. Facciamo prima a fare l'elenco dei 29 (solo 29!) rimasti nel gruppo Bardet: con Romain c'erano i compagni Armirail, Sivakov, Quentin Pacher e Valentin Madouas, per il Belgio Pieter Serry e Wout van Aert, per la Spagna Marc Soler e Roger Adrià, per l'Olanda Bauke Mollema e Wout Poels, per l'Australia Ben O'Connor, Jai Hindley e Luke Plapp, per l'Italia Lorenzo Rota e Samuele Battistella, per la Gran Bretaagna Jake Stewart e Ben Tulett, per la Norvegia Tobias Foss e Andreas Leknessund, per il Portogallo i fratelli Ivo e Nelson Oliveira, e poi da soli Tadej Pogacar (Slovenia), Anton Charmig (Danimarca), Wilson Peña (Colombia), Stefan Küng (Svizzera), Kévin Geniets (Lussemburgo), Natnael Tesfatsion (Eritrea) e Magnus Sheffield (Stati Uniti). Addirittura questo gruppo è arrivato ad avere oltre 2'30" di vantaggio sul resto del plotone.

Dietro ci hanno messo un po' a organizzarsi, poi ai -209 s'è messa a tirare - ma forte - la Germania, che però non è che avesse una prima punta di peso, ma di fatto il gap è stato abbattuto nel giro di non troppi chilometri. Ai -200 i distacchi erano di 2'40" tra gli 11 fuggitivi e i 25 intercalati, e di 1'40" tra questi ultimi e il grosso del gruppo. A questo punto è partito un contropiede nel contropiede, con Battistella che ha portato via Serry, Plapp, O'Connor e Sivakov un attimo prima che si approcciassero per la prima volta le salitelle del circuito, Mount Ousley e soprattutto Mount Pleasant.

Qui, ai -195, si è visto il primo scatto di quel matto di Pogacar, che ha selezionato il gruppetto e però non ha invertito la tendenza che vedeva il recupero di quelli dietro, tra i quali anche la Colombia dava una mano ai tedeschi. Dopo il secondo passaggio da Wollongong, in chiusura di primo giro del circuito, c'è stato il ricongiungimento ai -185. A quel punto i fuggitivi avevano 1'40" sul gruppetto Battistella e 2'40" sul plotone, e potevano riprendere a guadagnare terreno. La Germania, anche per dare un senso al gran lavoro fatto, ha sganciato Nico Denz, e con lui è ripartito Leknessund che era già prima in avanscoperta. Di fatto la corsa ripartiva più o meno da capo, a 180 km dalla conclusione e dopo che molto era successo e tante energie erano già state spese.

Il Mondiale dalla fase REM alla fase Remco
Al terzo passaggio da Wollongong ai -171.3 e a 10 tornate dalla fine, i fuggitivi son passati con 1'47" sul gruppetto Battistella, 2'57" su Denz e Leknessund, 6'36" sull'ucraino Vitaliy Buts che era uscito alla chetichella a fine secondo giro, e 7'30" sul gruppo in pieno relax. Con l'Olanda a far capolino nelle prime posizioni del plotone, il terzo giro è scorso via senza sussulti, se non l'aumentare del margine degli attaccanti, coi battistrada a superare gli 8' e i primi intercalati a contarne non meno di 7: tanto vantaggio per uomini pericolosi come O'Connor o Sivakov, per cui era il caso di cominciare a limare quel margine; per il momento però l'unico risultato è stato di riprendere Buts.

Su Moun Pleasant ai -162 Denz ha staccato Leknessund, e all'inizio del quarto giro, ai -152, il quintetto di Battistella ha raggiunto i primi; Denz veleggiava a meno di 3', Leknessund a oltre 5 e il plotone, nel quale anche la Spagna cominciava a collaborare con Van der Hoorn, a 7'30". Gli iberici hanno stabilito che si era atteso sin troppo e in effetti hanno ridotto il gap di un minuto in un giro, intanto prima Leknessund e poi Denz venivano ripresi nel corso della tornata. Il riavvicinamento è proseguito anche nel quinto dei 12 giri, nel quale è stato tolto un altro minuto ai fuggitivi, e quindi sostanzialmente la situazione per il gruppo è tornata sotto controllo, mentre il Mondiale entrava nella sua fase più statica (ma diciamo pure noiosa), tanto che alle nostre latitudini più di qualche spettatore sarà ripiombato nel sonno notturno.

All'inizio del settimo giro si è entrati negli ultimi 100 km di gara, la spinta dei fuggitivi si assopiva costantemente e progressivamente e il loro vantaggio a quel punto ammontava a poco più di quattro minuti. Quando nella tornata successiva il margine si è ancora dimezzato, scendendo sotto i due minuti, Battistella ha capito che era il momento di dare una svolta e ha prodotto uno scatto su Mount Pleasant ai -77. L'azzurro ha così chiamato la risposta di O'Connor e ciò ha frantumato il gruppetto in fuga: coi due son rimasti Serry, Sivakov, Kukrle, Liepins e, con più difficoltà, Primozic e Pellaud.

Intanto in gruppo avanzava il Belgio ma è stata ancora la Francia a muoversi con intensità grazie a un bel forcing di Pacher che ha messo tutti in fila cominciando a produrre buchi qua e là. Per l'Italia presenti nelle prime posizioni Rota e Nicola Conci. Alla lunga però quest'azione ha prodotto una vera e propria voragine, 30" tra i primi e il grosso del plotone erano il viatico per andar via, con la fuga che aveva solo 1'30" ormai.

Dopo la salita si è fatta la conta ed erano poco più di 20 i corridori nel troncone buono del gruppo: con Pacher ancora Bardet e Florian Sénéchal, quindi tre uomini per il Belgio ovvero Quinten Hermans, Remco Evenepoel e Stan Dewulf, poi Pascal Eenkhoorn (Olanda), Jan Tratnik (Slovenia), Mattias Skjelmose Jensen (Danimarca), Ben Tulett e Jake Stewart (Gran Bretagna), Nairo Quintana (Colombia), ancora Hindley per l'Australia, di nuovo Rota e Nicola Conci per l'Italia, e poi Mauro Schmid (Svizzera), Neilson Powless (Stati Uniti), Nickolas Zukowsky (Canada), Rasmus Tiller (Norvegia), Alexey Lutsenko (Kazakistan), di nuovo Geniets per il Lussemburgo e poi qualche raccattato della fuga del mattino (Fouché, Sessler, Sagiv, Coté, Sagan).

Al nono passaggio da Wollongong avevamo gli otto al comando con 13" su Owsian, McGill e Plapp, 1'08" sul gruppo Evenepoel e 1'50" sul resto del plotone. I tre intercalati sono rientrati a inizio nono giro ai -66, oltre ai francesi anche i belgi tiravano a questo punto, per Remco, nel secondo gruppo (in cui brillavano le assenze di Van Aert e Pogacar) e dietro era ancora una volta la Spagna a incaricarsi del lavoro di ricucitura. Ma non era più un gran ricucire, infatti il gap dal drappellone è andato rapidamente ad aumentare, superando il minuto già prima del nuovo passaggio a Mount Pleasant e mettendo nel mirino i superstiti della prima fuga.

Ma già sulla discesa di Mount Ousley ai -60 Battistella ha di nuovo rilanciato, affrontando da solo Mount Pleasant mentre O'Connor, Sivakov e gli altri venivano ripresi dal gruppo Evenepoel. Sul muro Samuele è stato raggiunto ai -59 dallo scatto di Remco, partito proprio in cima tenuto a malapena da Bardet che con la sua azione ha evitato che già si formasse il buco, infatti Lutsenko per primo e poi gli altri si sono accodati, sicché ai -57 il belga si è rialzato e tutti i più forti del drappellone si sono riappallati. Il gruppo Pogacar era già a più di un minuto e mezzo e di fatto si fermava, lasciando definitivo via libera ai battistrada.

I quali entravano in una "zona di nessuno", in cui tutti potevano azzardare un contropiede e pochi potevano controllare la situazione. Ci ha provato Pacher contrato da Rota, poi ai -56 di nuovo Evevepoel ha dato una botta, marcato ancora da Lutsenko, quindi ai -54 è stata la volta di Eenkhoorn che però non ha fatto alcuna differenza. Al decimo passaggio ai -51.2 erano in 25 nel drappello, con Battistella, Rota e Conci per l'Italia, Serry ed Hermans a spalleggiare Evenepoel, e Sivakov e Pacher a far corsa per Bardet. Quintana non c'era più, tra gli altri resistevano invece uomini come Hindley, Tulett, Schmid, Tratnik, Powless e Lutsenko. A oltre due minuti c'era una minima reazione del gruppo, tirato di nuovo (ma per quale capitano?) dalla Germania.

Il decimo transito sulle salitelle di metà circuito intorno ai -40 è servito a dare una nuova setacciata al drappello dei primi, ma solo per selezione naturale (out Pellaud, Serry), perché il ritmo è calato e sorprendentemente nessuno si è mosso, quindi gli inseguitori hanno invertito la tendenza, scendendo a 1'50" di ritardo. Dietro Pogacar ha fatto un accenno, meglio è andato il francese Valentin Madouas che è avanzato con a ruota lo spagnolo Marc Soler, l'azzurro Alberto Bettiol, l'eritreo Biniam Girmay e via via gli altri big presenti. Niente di trascendentale, ma tanto è bastato per riportare il gap a 1'10": quel che pareva cassazione pochi minuti prima veniva rimesso in discussione, anche perché nel gruppo di testa non c'era un grande accordo dato che Evenepoel faceva troppa paura a tutti, ma lui per primo traccheggiava, prendeva tempo.

Il gruppo non è riuscito a dare continuità all'azione (malgrado per un po' ci abbia provato il nostro Matteo Trentin); nell'incertezza generale della corsa, è scattato ai -38 Lutsenko dal primo gruppo ma Remco si è impegnato in prima persona per chiudere. L'azione del kazako ha subito riportato a oltre un minuto e mezzo il margine dei primi, quindi si è mosso Eenkhoorn con Sivakov, Schmid e Conci a ruota, e tutto ciò ha definitivamente vanificato i precedenti sforzi di Madouas: erano di nuovo due i minuti di vantaggio sul gruppo Pogacar.

Ai -35 il terzo scatto di Evenepoel è stato quello decisivo: di nuovo Lutsenko è andato sul belga, Battistella tirava gli altri, all'undicesimo passaggio ai -34.2 la coppia al comando è passata con 5" sui primi 21 inseguitori e 2'11" sul gruppo tirato dalla Francia con Florian Sénéchal. Bardet ha provato a fare una sparata a inizio penultimo giro, poi è stato Conci a rilanciare, ma i buoi erano abbastanza scappati dalla stalla: l'accordo tra Remco e Alexey è stato naturalmente trovato in un attimo. È stato allora Rota a proporre un contropiede con Schmid ma non c'era niente da fare: il treno fiammingo lasciava i solchi nell'asfalto e non c'era verso di riavvicinarlo.

Skjelmose ed Eenkhoorn sono rientrati su Rota e Schmid ai -30 e il quartetto ha messo buona distanza rispetto agli altri. Di andare a prendere la coppia al comando non c'era verso, ma ci si sarebbe giocato almeno il bronzo. Intanto Lutsenko perdeva colorito e Remco non aveva tutto sommato bisogno di chiedere altri cambi. A 26 km dalla fine, sul penultimo Mount Pleasant, Evenepoel se n'è andato in maniera naturale, senza nemmeno scattare più di tanto, e in un attimo si è ritrovato con mezzo minuto di vantaggio. La crisi del kazako è stata presto manifesta, quindi per Rota e gli altri si apriva uno scenario da argento.

Più indietro, ormai fuori dai giochi, Van Aert si è concesso un affondo su Mount Pleasant, trovando la risposta di un reattivo Bettiol e di pochi altri tra cui il campione uscente Julian Alaphilippe e Pogacar: troppo tardi anche per andare a riprendere il gruppetto Rota. All'ultimo passaggio dal traguardo, ai -17.2, si contavano 46" tra Evenepoel e Lutsenko, col quartetto inseguitore a 1'10", il gruppo Bardet (con Conci) a 1'31" e il gruppo Van Aert-Alaphilippe-Pogacar-Bettiol (su cui c'erano stati molti rientri) a 2'35".

Su Mount Ousley il quartetto Rota era a un passo dal rientrare su Lutsenko ma poi Alexey ha rilanciato bene; ci è voluto un allungo dello stesso Lorenzo su Mount Pleasant ai -8 per riavvicinare il kazako a meno di 10" (e intanto staccare Eenkhoorn), azione decisiva per poi andare a chiudere su di lui ai -4. Sembrava tutto indirizzato: Remco sull'iride, due fra Rota, Skjelmose e Schmid sui gradini più bassi del podio. Però però però, nel ciclismo non si può mai dire di essere troppo certi di qualcosa. Nel senso, il successo di Evenepoel non era minimamente in discussione, ma sul resto, parliamone...

Mentre il ventiduenne di Aalst cominiciava a pensare a come esultare al traguardo, il gruppo grosso era in rimonta. Sull'ultimo Mount Pleasant c'erano stati degli scatti e controscatti, ancora Van Aert, pure Bettiol (che se avesse saputo...). Intanto il quartetto la cui metà dei componenti era destinata alle medaglie ha cominciato a rallentare, una volta preso Lutsenko si è cominciato a fare a gara per chi tirava più indietro la gamba. Risparmia tu che risparmio io, i primi inseguitori di Remco non si sono forse resi conto di star risparmiando sin troppo.

Intanto lui, Evenepoel, andava a vincere con il vantaggio record di questo secolo, oltre due minuti, anzi per dirla tutta bisogna tornare al 1968, a Vittorio Adorni a Imola, per trovarne uno superiore (9'50"), e in tutta la storia dei Mondiali solo 8 volte ci sono stati margini maggiori tra primo e secondo, sei dei quali risalgono all'anteguerra mentre il settimo è quello di Coppi a Lugano 1953 (6'22"). Giusto per dare un'idea...

Ma torniamo alla gara, perché c'è ancora un colpo di scena da raccontare. Avevamo lasciato Rota e gli altri in pieno rallentamento, ma il problema è che con l'approssimarsi dell'ultimo chilometro i quattro si sono proprio fermati, voltandosi perché a quel punto era logico immaginare che qualcuno rientrasse da dietro, ma questo timore non è stato sufficiente a far cambiare loro atteggiamento. E allora, puntualmente (ma anche giustamente, diciamolo), sono stati puniti. Per primo è rientrato Eenkhoorn agli 800 metri, l'olandese ha accennato un istantaneo contropiede ma non è andato lontano; ai 500 è rientrato poi pure Tratnik, ma quel che è peggio è che ai 200 metri è rientrato il mondo... il gruppo Van Aert, già lanciatissimo nello sprint, ha fagocitato in un secondo gli sventurati temporeggiatori, sicché il podio se lo son giocato tutt'altri corridori, proprio quelli che fino a cinque minuti prima davamo per certo fuori dai giochi.

Il più rapido tra tutti i 27 arrivati a 2'21" da Evenepoel è stato Christophe Laporte, sicché la Francia dopo due maglie iridate di fila è riuscita rocambolescamente a portare a casa un argento, diavolo d'un Voeckler. Al terzo posto si è issato Michael Matthews, in ombra tutto il dì eppure ancora in grado di regalare a sé e ai tifosi di casa una medaglia. Giù dal podio il battuto eccellente dell'anno, Wout van Aert, davanti a Matteo Trentin, quinto e miglior azzurro; a seguire un altro po' di vecchia guardia, ovvero il norvegese Alexander Kristoff e lo slovacco Peter Sagan, poi ancora Bettiol ottavo, il britannico Ethan Hayter nono e Skjelmose Jensen decimo. Rota ha chiuso 13esimo, Conci è arrivato 33esimo a 2'31", Andrea Bagioli 46esimo a 3'01", Davide Ballerini 63esimo a 6'11", Battistella 85esimo a 9'31"; unico ritirato tra gli azzurri, Edoardo Affini. La corsa è stata conclusa da 103 dei 169 partenti.

Mentre gli sconfitti sprintavano, Remco festeggiava, attendendo tutti i compagni di nazionale per gli abbracci di rito. Sul rettilineo d'arrivo aveva mimato il gesto del silenzio, "tacete che qui comando io!", ma nessuno gli imputerà un eccesso di arroganza, che non c'è perché prendere atto dell'esistente è un esercizio di realismo e null'altro. Intanto l'albo d'oro del Mondiale su strada si arricchisce di un nome destinato a segnare un'epoca. Il bello per noi che guardiamo è che Evenepoel non è l'unico campione epocale che si sta esprimendo davanti ai nostri occhi. Onestamente, da appassionati, poteva andarci di gran peggio, eh!
Mondiali su strada - Dieci nomi
Un Mondiale di illogica fattura