Il three-peat di Mathieu van der Poel alla Parigi-Roubaix © via X @ParisRoubaix
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Clamoroso: la Parigi-Roubaix senza settori di pavé e tre salite inedite!

Tagliati tutti i settori lastricati, ad eccezione dell'Espace Charles Crupelandt. La rabbia di Van Der Poel: «Potrei non esserci». Pogačar gongola: «Mathieu non ci sarà? Buon per me». Ganna: «Questa corsa somiglia maledettamente alla Liegi»

01.04.2026 10:30

Mai e poi mai avremmo immaginato di scrivere una notizia di questo tenore: per la prima volta in 123 edizioni, la Parigi-Roubaix non attraverserà i suoi leggendari settori di pavé. Un cambio di paradigma radicale per la più anacronistica e rinomata delle classiche monumento, in programma per domenica 12 aprile, che non ha spiazzato soltanto gli appassionati di ciclismo. 

La Parigi-Roubaix rinuncia al pavé

I termini di paragone si sprecano: una Roubaix orfana del lastricato è come La dolce vita senza l'incontro fatale nella Fontana di Trevi tra Marcello Mastroianni e Anita Ekberg o il pane senza l'impareggiabile crema alle nocciole prodotta nel Cuneese. Eppure, in queste ore così frenetiche, stampa e pubblico si chiedono cosa abbia spinto ASO a ridimensionare una delle corse più attese del calendario. La spiegazione arriva direttamente dal direttore Christian Prudhomme, intervistato in esclusiva da «L'Equipe»: «Abbiamo pensato che fosse giusto cambiare per il bene del ciclismo. Perché continuare a rischiare su pietre e lastroni usurati dal tempo, quando i corridori possono sfidarsi su un percorso perfettamente asfaltato, in cui potrebbero al massimo essere rallentati dai passaggi a livello?». Una dichiarazione di per sé sconcertante, che prefigura una serie di cambiamenti epocali per l'ormai ridimensionato Enfer du Nord. Oltre all'eliminazione di 29 settori di pavé su 30 (fa eccezione l'Espace Charles Crupelandt, la breve passerella che precede l'ingresso dei corridori nel velodromo di Roubaix), gli organizzatori hanno deciso di aggiungere una serie di difficoltà altimetriche che renderanno difficile la vita ai passisti di professione: uno dopo l'altro, la carovana affronterà il Mont Noir (2300 metri al 4,7%), il Mont Pagnotte (5100 metri con una pendenza media del 3,6%) e il Mont de Couple, forse la salita più dura del lotto. Non ingannino la lunghezza (poco più di 2 chilometri) e la pendenza media, che raggiunge a malapena il 3%: gli ultimi 600 metri si arrampicano costantemente al 6-7% per poi toccare il 13% in cima. A quel punto, mancheranno circa 140 chilometri al traguardo. Ed è facile prevedere che, a questo punto della corsa, il gruppo sarà fatalmente sgranato. Non solo: il nuovo disegno della Roubaix (che scatterà regolarmente da Compiégne) toccherà anche la costa atlantica. Ed è facile prevedere che il vento mescolerà ulteriormente le carte, riducendo sensibilmente la platea dei favoriti. 

Incalzato dal giornalista Yohann Hautbois, Prudhomme ha lasciato intendere che il nuovo ciclo della Roubaix potrebbe durare molto a lungo: «È normale che gli specialisti non l'abbiano presa bene: adattarsi a un nuovo percorso in così pochi giorni non è affatto banale. Tuttavia, vedrete che la corsa sarà molto più incerta. E non escludo che la Roubaix possa mantenere questo profilo per i prossimi anni». 

Così il patron del Tour de France. Che, tuttavia, potrebbe fare ben presto i conti con le rimostranze dei volontari dell'associazione Les amis de Paris-Roubaix, che dedicano gran parte del loro tempo libero alla manutenzione e al restauro delle pietre, e delle amministrazioni comunali dei piccoli centri dove sorgono i tre settori più famosi e impegnativi della corsa francese: la Foresta di Arenberg, Mons-en-Pévèle e il Carrefour de l'Arbre. Secondo il quotidiano «La Voix du Nord», infatti, i comuni di Wallers, Mons-en-Pévèle, Gruson e Camphin-en-Pévèle si sono coalizzati per organizzare una corsa alternativa alla depotenziata Roubaix, che potrebbe andare in scena nel finale di stagione. Ed è probabile che gli altri centri ignorati dalla corsa possano decidere di partecipare all'impresa. Il nome di questa nuova manifestazione? Le vrai Enfer du Nord.

Le reazioni dei protagonisti annunciati

Com'era ampiamente prevedibile, il nuovo corso della grande classica francese ha suscitato più mugugni che applausi. Il più irritato di tutti è il tricampione uscente Mathieu van der Poel: «Un delitto del genere non può restare impunito: eliminare il pavé è un crimine contro il ciclismo e i suoi appassionati», argomenta il figlio e nipote d'arte al portale specializzato Wielerflits. Il pluricampione del mondo ha poi lanciato una secca frecciata al suo amico e dirimpettaio Tadej Pogačar: «Non sarei sorpreso se scoprissi che il nuovo tracciato della Roubaix sia stato cucito su misura del mio rivale. Del resto, come sosteneva un famoso statista italiano, “A pensar male si fa peccato, ma qualche volta ci si azzecca”». Infine, una dichiarazione che suona come una minaccia: «A questo punto, sto valutando con lo staff della Alpecin-Premier Tech se partecipare o meno. In alternativa, potrei dirottare le mie attenzioni sull'Amstel o sulla Liegi». Dove il figlio e nipote d'arte ritroverà l'iridato di Zurigo e Kigali, che non ha nascosto la sua sincera soddisfazione per questa inattesa novità: «Inseguire nuovi traguardi è la molla che mi spinge a dare sempre il massimo. Sono pronto a scrivere una nuova pagina di storia del ciclismo sulle strade della Parigi-Roubaix». La probabile defezione di MVDP non inquieta Pogačar, che ha ricambiato alla sua maniera le parole avvelenate del suo più grande avversario: «Van der Poel non ci sarà? Vorrà dire che avrò un uomo in meno a cui badare», il sapido commento dello sloveno, che sogna di essere anche il primo corridore della storia a mettere in bacheca il nuovo trofeo della Roubaix, un velodromo stilizzato in oro massiccio.

L'attacco sulla Cipressa nel 2025 ©RCS Sport
Van der Poel e Pogačar sulla Cipressa nel 2025 ©RCS Sport

Tra le tante reazioni circolate in queste ore, infine, spicca quella di Filippo Ganna, che aveva messo nel mirino la Roubaix dopo il flop alla Milano-Sanremo: «Le tre salite a metà percorso sono un ostacolo troppo duro per un corridore con le mie caratteristiche. Questa Liegi-Bastogne-Liegi mascherata non mi piace per niente. E qualcosa mi dice che si tratta solo di uno scherzo di quei buontemponi di Cicloweb». Appunto.  

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Carmine Marino

Nato a Battipaglia (Salerno) nel 1986, ha collaborato con giornali, tv e siti web della Campania e della Basilicata. Caporedattore del quotidiano online SalernoSport24, è iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti della Campania dal 4 dicembre '23.