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La Vuelta, 17a tappa: Sua Maestà piomba sulla Vuelta

È il turno dell'Angliru, su cui potrebbe avvenire il definitivo cambio della guardia in testa alla classifica; la lotta per il successo potrebbe essere chiusa qui

13.09.2023 06:59

Arriva il gigante della Vuelta, l'Angliru, messo a chiusura di una tappa breve (124.4 km) con partenza da Ribadesella che giustamente - l'Angliru è incompatibile con i tapponi, troppo duro per sperare che qualcuno si muova prima - concentra l'attenzione sulla salita finale, ma comunque preceduta da tre ascese molto ripide che possono reggere il confronto e lasciare una minima percentuale di possibilità che qualcuno voglia attaccare prima. Il percorso è pressoché pianeggiante per quasi 50 km, poi dopo Nava si incontrano le prime ondulazioni. Poco dopo inizia la prima salita, l'Alto de la Colladiella: formalmente sono 7.8 km al 7.1%, ma per 1 km la pendenza è ancora impercettibile; dopo un primo strappo (max 11%) e un altro tratto in falsopiano, inizia il tratto finale di circa 5 km all'8.8% (max 14%). Segue una discesa tecnica di oltre 6 km, quindi una decina di km di falsopiano a scendere fino al traguardo volante di Figaredo e altri 6.5 km di pianura per arrivare ai piedi del tradizionale preambolo all'Angliru, l'Alto del Cordal: sono 5.4 km al 9.2%, formati da tre rampe in doppia cifra (max 14%) separate da tratti più semplici. Un'altra discesa molto insidiosa, spesso fondamentale per l'approccio della salita finale, porta direttamente ai piedi dell'Angliru: la salita misura formalmente 12.4 km, ma di fatto inizia un po' prima; la pendenza media del 9.8% è peraltro falsata dal tratto in discesa che porta al traguardo (circa 500 metri al -4%). La salita inizia con un tratto di circa 5 km al 7.5% che apre le danze e a cui si arriva già inchiodati dalle salite precedenti; dopodiché alcune centinaia di metri quasi pianeggianti portano ai piedi dell'ultima impennata di circa 6.5 km al 13% e punte fino al 24%; il tratto più duro (1 km al 18%) termina a 2 km dal traguardo, poi la strada si ristabilizza su pendenze leggermente più umane (media 13%) per un km abbondante, fino a spianare poco dopo la flamme rouge.

Fari puntati su…

Si sa, quando un Grande Giro si avvia alla fine, si ha la certezza matematica che i nomi siano quasi gli stessi dei giorni precedenti: gli uomini di classifica si assottigliano sempre di più e i cacciatori di tappe che si gettano in fuga risultano appartenere ogni volto al solito manipolo di nomi che ha palesato un ottimo stato di forma e si muove a ripetizione sperando di raccogliere l'agognato successo di tappa.

Tutto questo è ancor più vero per la tappa di domani se si pensa che in tutte le apparizioni alla Vuelta, soltanto una volta, nel 2013, ha vinto un comprimario partito al mattino - Kenny Elissonde - peraltro vedendosi ridurre il vantaggio da quasi 6' ad appena 26" nel corso delle due salite finali. Questo per dire che storicamente qua ha vinto un uomo di classifica ed è lecito attendersi che questa tradizione non sia smentita.

Con queste premesse è quasi inutile dire che il grande favorito è Jonas Vingegaard a questo punto forse lanciato anche verso la maglia rossa, che troverà pane per i suoi denti per un'altra azione irresistibile come quella appena vista a Bejes. Detto questo non si può certo dire che i due co-capitani diano le medesime garanzie: ieri Sepp Kuss ha perso qualche metro da tutti i principali avversari e nemmeno Primož Roglič, che di solito va a nozze con salite come quella di ieri, è riuscito a fare la differenza. 

Sull'Angliru ci si inventa poco: o hai le gambe o non ce le hai. Questa certezza sarà il pallino di Juan Ayuso (UAE Team Emirates), Enric Mas (Movistar Team) e Cian Uijtdebroeks (BORA - hansgrohe), che con il ritorno delle vere montagne dovrebbero nuovamente essere gli uomini più temibili per i tre Jumbo. A loro il compito di reggere il colpo per restare a galla in classifica e poter sperare di inventarsi qualcosa nella 18a tappa (senz'altro la più pericolosa per chi ha il controllo della corsa) o nella 20a. Per il resto i protagonisti sono gli stessi.

In tutto questo abbiamo la variabile Remco Evenepoel (Soudal - Quick Step), che sull'Angliru ha già detto di voler far bene e proverà senz'altro ad entrare in fuga. È evidente che rispetto al teorema di partenza, il belga rappresenterebbe una nobilissima eccezione, visto che ha il motore sufficiente per poter resistere al ritorno degli scalatori sulla salita finale. Non si può nemmeno escludere che provi a giocarsi il successo muovendosi nel finale, essendo che ieri si è risparmiato di proposito. E infine riproponiamo il solito gruzzolo di nomi: Lennard Kämna (BORA - hansgrohe), Damiano Caruso, Santiago Buitrago e Antonio Tiberi (Bahrain - Victorious), Geraint Thomas (INEOS Grenadiers), Rui Costa (Intermarché - Circus - Wanty), Romain Bardet (Team dsm - firmenich), Cristián Rodríguez (Team Arkéa Samsic), Jefferson Alveiro Cepeda (Caja Rural - Seguros RGA), Juan Pedro López (Lidl - Trek), Eduardo Sepúlveda e Andreas Kron (Lotto Dstny), Jesus Herrada (Cofidis), ma soprattutto proviamo a concentrare l'attenzione su Michael Storer (Groupama - FDJ) e Finn Fisher-Black (UAE Team Emirates), in grado di essere tra i più forti a Bejes, giocandosela alla pari con gli uomini di classifica.

La Vuelta 2023, gli orari della diciasettesima tappa

La partenza ufficiale è prevista alle 13:57 e la tappa dovrebbe terminare tra le 17:15 e le 17:45. Sarà trasmessa in tv da Eurosport, Discovery+ e GCN+ (dalle 14:30 alle 18:00).

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