
Il Tour of Rwanda in lutto: due spettatori travolti e uccisi nel corso della prima tappa
L'incidente è avvenuto a una trentina di chilometri dalla partenza della corsa. Altre 6 persone in ospedale
Di fronte a una notizia del genere, l'agonismo passa giustamente in secondo piano: due spettatori hanno perso la vita nel corso della prima tappa del Tour of Rwanda dopo essere stati investiti da un'auto della carovana nel distretto di Gatsibo.
Due spettatori investiti e uccisi sulle strade del Tour of Rwanda
Il tragico episodio si è verificato nei pressi del Gran Premio della Montagna di Garibo, posizionato a una trentina di chilometri dalla partenza della tappa inaugurale della corsa ruandese (Rukomo-Rwamagana, 173,6 km). In un comunicato stampa, l'organizzazione ha spiegato che «un veicolo della carovana è uscito di strada e ha centrato alcuni spettatori», uccidendone due e ferendone altri sei.
In base alle poche notizie disponibili, la polizia del Ruanda ha aperto un'inchiesta per accertare le cause dell'incidente. Al momento attuale, non è chiaro se la corsa - a cui partecipano 18 formazioni (incluse le squadre-satellite di Lotto-Intermarché, Movistar, PicNic PostNL, NSN e Soudal Quick-Step) - si fermerà o meno per onorare la memoria delle due vittime. Fatto sta che l'organizzazione non ha cancellato neppure la cerimonia di premiazione del vincitore - l'israeliano Itaman Einhorn (NSN) - e dei leader delle varie classifiche nonostante la notizia dell'incidente mortale avesse iniziato a circolare molto prima della conclusione della tappa.

La sicurezza non riguarda soltanto i corridori
Ciò che è accaduto al Tour of Rwanda riporta in primo piano il nodo della sicurezza. Una questione che - in tutta evidenza - non riguarda soltanto i corridori, ma tutti i mezzi e le persone al seguito. La mente corre all'incredibile episodio avvenuto nella tappa di Saint-Flour del Tour de France 2011, quando un'auto dell'organizzazione falciò di netto due dei quattro corridori all'attacco, l'olandese Johnny Hoogerland e lo spagnolo Juan Antonio Flecha. Seppure malconci, entrambi riuscirono a completare la tappa. Tuttavia, nessuno ha pagato per quella manovra sconsiderata, che non ebbe conseguenze tragiche soltanto per puro caso.
Con tutta probabilità, l'episodio avvenuto in Ruanda è il risultato di una tragica fatalità. Ad ogni modo, non c'è dubbio che le situazioni di pericolo siano sensibilmente cresciute nel corso degli ultimi anni. Ed è proprio per questo che l'Unione ciclistica internazionale e gli stessi organizzatori dovranno impegnarsi seriamente non solo per stabilire parametri di sicurezza rigorosi, ma anche per avviare un'opera di prevenzione e sensibilizzazione tra gli stessi appassionati.
