Prima vittoria da professionista per Marius Mayrhofer alla Cadel Evans Great Ocean Road Race 2023 © Team DSM-Chris Auld
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Marius Mayrhofer completa la due giorni dei saranno famosi

Volata lunghissima per il primo successo da professionista del giovane tedesco che conquista una piovosa Cadel Evans Great Ocean Road Race davanti a Hugo Page e Simon Clarke. Giovane Italia, si fanno vedere Covi e Tiberi

29.01.2023 04:53

“Un'emozione indescrivibile, l'ultima mia vittoria risale a quando ero juniores!”, dice piangendo Marius Mayrhofer un attimo dopo aver conquistato l'ottava Cadel Evans Great Ocean Road Race, e ti chiedi come sia possibile che uno con un simile spunto - quasi 350 metri di volata - sia rimasto a digiuno per quattro anni e mezzo. Ne ha 22 il ragazzo, viene da Tübingen, Germania, e in effetti non alzava le braccia dal Trofeo Comune di Vertova 2018. Poi un triennio nel Development Team Sunweb poi diventato DSM, e l'anno scorso il passaggio al professionismo con la stessa maglia nerazzurra. L'altra settimana l'avevamo visto piazzarsi sempre tra i primi al Tour Down Under, chiuso al settimo posto, ma l'exploit di oggi è tutta un'altra cosa.

Dopo il successo un po' a sorpresa di Loes Adegeest ieri nella prova femminile, la CEGORR offre oggi un altro risultato che sarà probabilmente ricordato in futuro come il primo di rilievo in un palmarès di tutto rispetto. Il tempo lo dirà.

Il tempo (in quell'altro senso) ha già detto oggi, ad ogni modo: è stata infatti una giornata di pioggia ad accogliere i 98 partecipanti alla prima prova in linea del World Tour 2023, 176.5 km con partenza e arrivo a Geelong e finale in circuito (4 giri da 16.9 km ciascuno). Subito in fuga Taco van der Hoorn (Intermarché-Circus-Wanty), in solitaria come piace a lui, un vantaggio massimo di 3'55" toccato un paio di volte, l'ultima a 93 km dalla fine, poi l'approdo al circuito e il netto riavvicinamento del gruppo, anticipato da un contrattacco di Ewen Costiou (Arkéa Samsic) e Jonas Rutsch (EF Education-EasyPost) ai -54. Sulla seconda ascesa a Challambra Crescent, ai -43, a Taco s'è spenta la luce e gli son piombati addosso una decina di uomini tra cui i due testè citati e un Luke Plapp (INEOS Grenadiers) a cui scappava la gamba. Sulla successiva rampa di Melville Avenue, ai -40, si sono aggiunti altri protagonisti da dietro, tra questi l'ultimo vincitore della CEGORR, Dries Devenyns (Soudal-Quick Step), Simon Yates (Jayco AlUla) e George Bennett (UAE Emirates).

Dopo un tentativo proprio di Devenyns seguito dal giovane Elliot Schultz (UniSA-Australia), il gruppo tirato dalla DSM (che già sapeva, evidentemente!) ha ripreso tutti ai -29. Eravamo già al penultimo giro, e al nuovo passaggio da Challambra ai -26 si è mosso Alessandro Covi (UAE) e la sua azione ha chiamato all'avanguardia gente come Ben O'Connor (AG2R Citroën), Jai Hindley (Bora-Hansgrohe), ancora Plapp, ma la Jayco, che aveva pure Michael Matthews in zona buona, si curava (con Lucas Hamilton nell'occasione) di mettere la mordacchia.

Nelle prime posizioni c'era pure il vincitore del Tour Down Under Jay Vine (UAE), che a propria volta è scattato in vista di Melville Avenue ai -23, seguito da Élie Gesbert (Arkéa Samsic) e ancora Hindley, che peraltro ha pure rilanciato in cima. Ma la UAE non ha lasciato spazio, c'era Vine che voleva ripartire e infatti l'ha fatto con Plapp poco dopo, ma la coppia non ha avuto spazio: un gruppo di 26 unità si è così formato al comando a 20 km dal traguardo. Tra gli altri c'era Antonio Tiberi (Trek-Segafredo) ma pure ruote velocissime come Caleb Ewan (UniSA). Il resto del gruppo, dopo aver concesso 20" a questo drappellone, ha annullato tutto ai -13.4 grazie al lavoro dell'Arkéa.

Restava da scalare una Challambra Crescent, e ancora la UAE ha condotto la trasmissione, c'era stavolta Marc Hirschi da lanciare. Ma Devenyns ha rubato l'idea allo svizzero e si è mosso lui a 300 metri dalla vetta (vetta è chiaramente un'esagerazione per una rampa di 900 metri), solo che meglio del belga ha fatto Sven Erik Bystrøm (Intermarché), involatosi proprio allo scollinamento ai -9. Con tutto l'impegno del mondo Mauro Schmid (Soudal) ha inseguito da solo il norvegese e l'ha infine raggiunto a 6 km dalla fine, proprio all'imbocco dell'ultima Melville Avenue, che i due hanno percorso insieme in buon accordo, difendendo 10" sul gruppo tirato in quei frangenti da Chris Froome (Israel-Premier Tech) tra gli altri. Non sono pervenute dal plotone azioni di rilievo sulla salitella, ma ormai la velocità era tale che per emergere ci volevano i pistoni al posto delle gambe.

Quei pistoni di cui oggi disponeva decisamente Plapp: il campione nazionale australiano ha aspettato che il plotone (o quel che ne restava) rimettesse più o meno nel mirino i battistrada, e quando mancavano una cinquina di secondi per chiudere il gap dai due, a 700 metri dal traguardo, s'è fatto due conti ed è uscito, piombando addosso a Schmid e Bystrøm ai 350. Ma gli altri non erano certo lì a far merenda, il treno Jayco lavorava per Matthews e il tumulto incombeva alle spalle di Luke (gli altri due si stavano già rialzando delusi).

Proprio mentre il gruppo riacciuffava il 22enne della INEOS, Dorian Godon (AG2R) prendeva forse un tombino, o una striscia scivolosa d'asfalto pitturato, fatto sta che cadeva malamente sul lato sinistro della strada, portandosi giù Devenyns; al centro della carreggiata, forse impaurito da quanto accadeva pochi metri più in là, scivolava pure Ethan Hayter (INEOS). Ma intanto si era già in piena volata, e a vincere, d'imperio, era Marius Mayrhofer.

Solo il replay dall'alto ci ha fatto apprezzare nella sua interezza il gesto del ragazzo DSM, fiondatosi senza lanciatori già a oltre 300 metri dalla linea d'arrivo, lui il primo a raggiungere e superare Plapp, e poi fortissimo a resistere al ritorno di tutti gli altri, per abbandonarsi nel momento dell'esultanza a urla belluine che di lì a poco sarebbero diventate lacrime nella pioggia. Anzi no, aveva smesso di venir giù, con buona pace di Roy Batty. (Questa chi la coglie gode).

Al secondo posto un altro ragazzone che molto presto, come Mayrhofer, potrà dire “non vincevo da quando ero juniores”, perché ovviamente cancellerà lo zero dalla casella “successi da pro'”, parliamo del 21enne Hugo Page (Intermarché); terzo Simon Clarke (Israel), che ha spiegato come mai Froome si spendesse tanto e che ha preceduto l'addetto ONU al quartopostismo internazionale, ovvero Bling Matthews, poi Corbin Strong (Israel), Ewan che riesce a malpiazzarsi in partenza pure quando sprintano in 25, e ancora Dion Smith (Intermarché), Hirschi e Bennett, e decimo Sean Quinn (EF). L'Arkéa, dopo tanto lavorare, non è andata oltre l'11esimo posto con Kévin Ledanois, mentre la neozelandese Bolton Equities Black Spoke chiude il bilancio del suo esordio nel World Tour con il 12esimo posto del mitico Aaron Gate, avversario di tante battaglie in pista per Elia Viviani. Tiberi primo italiano al sedicesimo posto, Alberto Bettiol (EF) secondo al 31esimo (a 8"), comunque non ne avevamo tanti in gara e uno dei possibili protagonisti, Mattia Cattaneo (Soudal), era stato appiedato da noie meccaniche a oltre 50 km dalla fine.

La stagione internazionale oceanica si chiude di fatto qui dato che per il terzo anno consecutivo non si disputerà la più antica e gloriosa corsa australiana (l'Herald Sun Tour, che però - giurano - tornerà nel 2024), per cui i corridori possono rientrare tranquillamente a più consone latitudini; da quelle parti si disputeranno giusto i campionati continentali a cavallo tra marzo e aprile, quando giustamente i big saranno tutti in Europa a occuparsi di appuntamenti un tantino più gettonati. Comunque le nostre notti per il prossimo gennaio sono prenotate come sempre - e col gaudio di sempre - per il fuso orario dei canguri. Buon pro ci farà.

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Marco Grassi
Giornalista in prova, ciclista mai sbocciato, musicista mancato, comunista disperato. Per il resto, tutto ok!