
Cosa ci fanno Lavreysen e Richardson, i più forti velocisti del mondo, conciati così
Sei pistard d'élite hanno varcato i cancelli della scuola di keirin giapponese: da giugno gareggeranno in dieci tappe del circuito nipponico, nel quadro di un accordo storico tra UCI e JKA
Caschi multicolori, bici in acciaio senza freni, tute standardizzate. Le immagini circolate la scorsa settimana ritraggono Harrie Lavreysen, Matthew Richardson e Joe Truman in un contesto ben lontano dai velodromi al coperto dove di solito dominano. Stessa storia per le tre colleghe: l'olimpionica neozelandese Ellesse Andrews, la neerlandese Hetty van de Wouw e la francese Mathilde Gros. Sono alla Japan Keirin School, e ci sono per imparare le regole di uno sport che ha poco da spartire con il keirin olimpico che conoscono.

Lavreysen è il pistard più vincente della storia: 20 titoli mondiali, 6 ori olimpici, dominatore assoluto di tutte le specialità veloci (velocità individuale, a squadre, keirin, chilometro da fermo). Ai Mondiali di Santiago dello scorso ottobre il neerlandese aveva aggiunto altri quattro ori alla collezione. Il suo unico rivale credibile, da qualche anno, è proprio Richardson: 26 anni, australiano di formazione e britannico di adozione, detentore del record mondiale dei 200 metri lanciati con 8″857, il primo uomo a scendere sotto i nove secondi, battendo il primato che era di Lavreysen stesso. Agli Europei di febbraio il ribaltamento: Richardson ha sconfitto il rivale in tutte e tre le specialità individuali, un colpo che nessuno aveva mai inflitto alla leggenda di Luyksgestel. Tra i due è una rivalità totale, che ora si sposta su un terreno completamente nuovo.

L'accordo UCI-JKA
Il 6 marzo UCI e Japan Keirin Autorace Foundation (JKA) hanno formalizzato un Memorandum of Understanding che riporta atleti internazionali sul circuito giapponese: un quadro che esisteva prima della pandemia da Covid-19 e che si interrompeva nel 2019. L'accordo è vincolato a condizioni precise in materia di integrità sportiva (manipolazione delle gare e antidoping) e garantisce che la partecipazione agli eventi nipponici non entri in conflitto con le grandi tappe del calendario internazionale UCI. I sei atleti autorizzati sono:
Uomini: Harrie Lavreysen (NED), Matthew Richardson (GBR), Joseph Truman (GBR)
Donne: Ellesse Andrews (NZL), Hetty van de Wouw (NED), Mathilde Gros (FRA)
Cosa sono le Keirin World Series
Il keirin giapponese nasce nel 1948 al Kokura Keirin Track di Kitakyushu, come misura di rilancio morale ed economico nel dopoguerra: è uno sport con scommesse pubbliche ad oggi ancora in crescita, il secondo del genere in Giappone dopo le corse ippiche: lo avevamo spiegato un po' meglio in questo articolo. Oggi i velodromi attivi sono 43, disseminati in tutto il paese, e le gare si svolgono dal mattino fino a notte inoltrata.
Le Keirin World Series sono il vertice di questo sistema. Si disputano su velodromi all'aperto, spesso in cemento, di dimensioni maggiori rispetto alle piste al coperto del circuito olimpico. Le bici sono in acciaio, con rapporti più piccoli, prive di freni. Le tute e i caschi sono standardizzati e assegnati dall'organizzazione: niente sponsor, niente personalizzazioni. In gara si parte da 7 a 9 atleti, e le velocità superano regolarmente i 70 km/h.
Una caratteristica che non esiste nel keirin olimpico: ogni corridore è tenuto a dichiarare la propria tattica prima della gara, di norma la sera precedente. Le dichiarazioni vengono rese pubbliche agli spettatori, che su queste informazioni basano le proprie scommesse. La tattica più comune per i corridori internazionali è il senko: partire presto, andare in testa e resistere. “Per i corridori internazionali la tattica più comune è il senko, dove inizi il tuo sprint abbastanza presto e punti ad essere in testa all'ultimo giro”, ha spiegato Truman, che era già stato in Giappone nel 2019.
Un altro elemento caratteristico è il ritiro precauzionale: nei giorni di gara i corridori entrano in una sorta di isolamento, senza dispositivi connessi a internet. “Libri e vecchi iPod, niente altro”, ha detto Truman. “Ma ti dà anche la possibilità di imparare il giapponese e parlare con gli altri corridori. Diventa una specie di digital detox”.
Il programma 2026
La partecipazione degli atleti internazionali è distribuita su dieci appuntamenti:
Keirin World Series (Classe F1)
- 3-5 giugno: Hofu Keirin Velodrome
- 26-28 giugno: Kokura Keirin Velodrome
- 3-5 luglio: Aomori Keirin Velodrome
- 10-12 luglio: Ito Onsen Keirin Velodrome
- 20-22 luglio: Kishiwada Keirin Velodrome
- 27-29 luglio: Tachikawa Keirin Velodrome
- 17-19 agosto: Yokkaichi Keirin Velodrome
- 24-26 agosto: Gifu Keirin Velodrome
- 30 agosto-1 settembre: Kawasaki Keirin Velodrome
World Cyclist Fund Keirin (Classe GIII)
- 6-9 agosto: Wakayama Keirin Velodrome
I sei saranno in Giappone per quattro mesi: durante questo periodo studieranno il keirin e sosterranno esami, esattamente come fece Sir Chris Hoy nel 2005, prima di diventare doppio campione olimpico della disciplina.
“Un sogno da anni”
Per Richardson, argento olimpico nel keirin a Parigi (dietro Harrie Lavreysen) e campione europeo in carica (dopo aver finalmente battuto il rivale si sempre), si tratta di un debutto assoluto nel circuito giapponese. «Ho voluto farlo per molto, molto tempo», ha detto. “È sempre stata una voce importante sulla mia lista dei desideri. Quando sei un velocista e capisci la storia dello sport, scopri dove nasce il keirin. Ed è lì che ti viene voglia di andarci”. Richardson era stato avvicinato dalla JKA ai Mondiali su pista di Santiago lo scorso ottobre.
Anche Lavreysen, campione olimpico e mondiale in carica della specialità, è alla sua prima esperienza giapponese. «Per me è tutto un mistero», ha detto Richardson. “Sarà quasi come fare un viaggio indietro nel tempo”.
