
Giro della Sardegna, podio tutto italiano: Zana davanti a Garofoli e Verre
La corsa insulare - rientrata in calendario dopo 15 anni di assenza - ha offerto molti spunti di interesse: Donati si candida a velocista del futuro, Garibbo si prende una bella rivincita, Van Bekkum può crescere
L'assenza dalla mappa del ciclismo internazionale si è fatta sentire. Eppure, il rilancio del Giro della Sardegna non può che fare bene a tutto il movimento italiano. Sì, perché la corsa isolana non è stata soltanto una bella vetrina per la nuova generazione del nostro ciclismo, ma anche l'occasione per conoscere da vicino i possibili campioni di domani.
Il bilancio del Giro della Sardegna 2026
Senza fare un torto al vincitore - di cui parleremo più avanti - è giusto iniziare da un potenziale fuoriclasse come Davide Donati. Il 20enne bresciano - in forza alla Red Bull-BORA-Hansgrohe Rookies - ha dimostrato sulle strade sarde di avere lo spunto e la punta di velocità per diventare un eccellente sprinter. Certo: la concorrenza era tutt'altro che irresistibile, ma queste volate particolarmente tese ed affollate sono pur sempre un ottimo banco di prova per testare i cavalli vapore. I due successi parziali a Carbonia e Olbia non possono certo pareggiare il colpaccio dell'estate 2025 al Giro di Vallonia, dove ha trovato sprinter di tutt'altra pasta. Tuttavia, entrambi i successi confermano le grandi qualità di Donati: da una parte, il senso della posizione, che gli ha consentito di interpretare con intelligenza il delicato arrivo di Carbonia, dove era necessario prendere l'ultima curva in testa per bruciare i rivali; dall'altra un'ottima capacità di affrontare le volate senza la classica rete di protezione assicurata dal treno. E dire che il bilancio avrebbe potuto essere persino più ricco, se solo non fosse stato bruciato sul traguardo di Tortolì dal serbo Dušan Rajović, sempre più l'uomo di riferimento di quella Solution Tech-NIPPO-Rali che - a parere di chi scrive - avrebbe meritato una chance al Giro d'Italia.
La bella storia di Niccolò Garibbo e della JCL Ukyo
Aveva pensato sul serio di smettere, un po' per seri problemi di salute (una malattia ereditaria alla tiroide), un po' perché - come troppo spesso succede - il ciclismo contemporaneo va troppo di fretta. Fatto sta che, dopo tante stagioni nelle retrovie del ciclismo tricolore, il 26enne ligure Nicolò Garibbo ha scelto di ripartire dalla JCL Ukyo, la Continental giapponese fondata dall'ex pilota di Formula 1 Ukyo Katayama e diretta dall'ex professionista Manuele Boaro. Il corridore imperiese si è preso la sua rivincita nella giornata inaugurale del Sardegna: in fondo a un bellissimo testa a testa con Filippo Zana, Garibbo ha festeggiato il suo primo, insperato successo da professionista e, prima di crollare nella tappa di Nuoro, ha indossato per tre giorni la maglia di leader. Non sappiamo se il ragazzo ligure avrà finalmente l'opportunità di correre stabilmente ad alto livello, così com'è accaduto a Filippo Conca, altro corridore dimenticato troppo in fretta dal ciclismo di vertice prima del clamoroso successo al campionato italiano in linea. Ad ogni modo, una lezione per tutti.

La Soudal Quick-Step a segno con Zana, Verre sul podio assieme a Garofoli
Benché il livello complessivo non fosse particolarmente alto, la tappa più impegnativa del Giro della Sardegna 2026 ha sostanzialmente delineato i valori in campo: la più forte delle World Tour al via, la Soudal Quick-Step, ha imposto la sua egemonia con Zana che, con la complicità dei compagni di squadra Gianmarco Garofoli e Louis Vervaeke, si è involato verso la vittoria e la maglia di leader sul traguardo di Nuoro, scattando a metà della discesa del Su Pradu, forse la salita più dura della corsa. In ogni caso, una prova di forza nient'affatto scontata, soprattutto alla luce della sconfitta subita dal Wolfpack a Bosa, dove l'ex campione italiano - spalleggiato dal corridore marchigiano - è stato battuto in volata da Garibbo.
Dopo un paio di stagioni abbastanza avare di soddisfazioni, dunque, Zana festeggia un successo che può senz'altro restituirgli quella fiducia completamente persa nell'ultima fase della sua carriera in maglia Jayco-AlUla. Quanto a Garofoli, l'appuntamento con la prima vittoria da professionista è solo rimandato.
L'ultimo gradino del podio finale è stato invece occupato da Alessandro Verre. Il 24enne potentino - ripartito dalla MBH Bank-Telecom Fort-CSB dopo la chiusura della Arkéa-B&B Hotels - è parso in ottima forma nella cinque giorni insulare: dopo aver provato (invano) ad anticipare i tempi nel finale della tappa di Carbonia, lo scalatore di Marsicovetere si è ben difeso nella giornata più dura della corsa per poi regolare il nutrito gruppo dei battuti alle spalle di Zana. Il primo podio della carriera in una corsa a tappe è il miglior viatico possibile per affrontare il resto della stagione. Con l'augurio che Verre (2° in cima al Sestriere nella tappa regina dell'ultimo Giro d'Italia) possa finalmente sbloccarsi in massima serie.
Gli altri nomi da segnalare
Il Giro della Sardegna è stata una buona vetrina anche per altri corridori che - prima o poi - contiamo di ritrovare ad alto livello. Il pensiero corre anzitutto all'olandese Darren Van Bekkum, 23 anni, in forza alla XDS-Astana. Pur non avendo centrato il grande risultato, Van Bekkum è stato di gran lunga il corridore più attivo della formazione sino-kazaka, per il resto abbastanza in ombra sulle strade della Sardegna. Scattista di professione, il corridore dei Paesi Bassi ha molti margini di miglioramento: come si è visto in questi giorni, la tattica non è (ancora) il suo forte. Per il resto, era lecito attendersi qualcosa in più dai capitani dei vivai delle squadre World Tour: il polacco Jan Michal Jakowiak (Bahrain Development, 6°), lo spagnolo Adrià Pericas (UAE Emirates Gen Z, 8°) e il tedesco Max Bock (Red Bull-BORA-Hansgrohe Rookies, 9°) non hanno lasciato il segno, anche se Bock ha cercato di prendere l'iniziativa nei finali di tappa a lui più congeniali.
Una bella atmosfera
Il ritorno del Giro della Sardegna è stato accolto con grande passione dal pubblico sardo, che ha affollato in buon numero le sedi di partenza ed arrivo. Non è stata semplice curiosità: l'intera regione aveva fame di ciclismo, a maggior ragione dopo tre lustri senza la sua corsa-simbolo. E, nonostante un cast senza nomi di grido, la Sardegna è stata all'altezza di un evento che ha avuto una buonissima visibilità anche a livello internazionale e una produzione televisiva più che dignitosa, nonostante qualche problema di segnale nella frazione di Nuoro (e qualche concessione di troppo alla vanità dei politici al seguito).
L'idea di coinvolgere i grandi campioni del passato (Fabio Aru, Gianni Bugno e Claudio Chiappucci) in qualità di ambasciatori della corsa è un altro punto a favore degli organizzatori e della Lega ciclismo professionistico, che ha meritatamente vinto questa scommessa. In una dichiarazione rilasciata a Rai Sport, il presidente della LCP, Roberto Pella, si è detto sicuro che tante squadre del World Tour si iscriveranno al prossimo Giro di Sardegna. Meglio non correre troppo in avanti, almeno per ora: questa corsa - come tante altre del calendario italiano - ha anzitutto bisogno di tanto amore e di altrettanta passione.
