Il pugno in segno di vittoria di Kwiatkowski © INEOS - Getty Sport
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Sul Colombier l'unico vero falco è Kwiatkowski

Il polacco giunge in solitaria nella tredicesima tappa del Tour de France dopo aver staccato i compagni di fuga. Alle spalle di Van Gils, secondo, Pogacar stacca Vingegaard e guadagna otto secondi

14.07.2023 18:27

Nel giorno più simbolico anche quest'anno la INEOS si porta casa la prima vittoria al Tour de France e lo fa con il suo “capitano sulla strada", il fedelissimo Michal Kwiatkowski, il quale - vista l'età di Luke Rowe - è diventato la colonna della compagine anche sulle strade di Francia oltre che nelle classiche del Nord. Il polacco ha collezionato un numero di alta scuola resistendo al prepotente ritorno del gruppo, dove l'azione della UAE, la squadra di Tadej Pogacar, merita una piccola riflessione.

Quando era stata la Jumbo-Visma a prendere in mano la corsa, la superiorità della squadra olandese era sempre risaltata nettamente, addirittura sul Tourmalet per qualche secondo Pogacar si è trovato da solo contro un terzetto tutto giallonero (o nero giallo, dati i colori della maglia speciale). Oggi invece la UAE ha consumato tutti i propri gregari, da Bjerg a Trentin, da Soler a Majka, per ottenere, in fondo, un pungo di mosche. Che l'obiettivo fosse la vittoria di tappa era abbastanza chiaro e inizialmente i bianconeri erano riusciti nell'obiettivo di tenere ridotto il distacco, ma poi in salita, laddove ci si aspettava la vera andatura alla morte degli emiratini, sono mancate le gambe e la squadra non è riuscita nell'intento di portare Pogi a giocarsi il successo, di fatto sprecando quasi per nulla tutte le energie dei compagni dello sloveno.

Sì, è vero, Tadej ha rosicchiato altri 4" a Jonas Vingegaard, ma verosimilmente l'avrebbe fatto anche senza tutto il forcing precedente della UAE - tutt'altro che irresistibile come detto - per il suo leader. Pogacar infatti su questo tipo di salite in cui lo sforzo si riduce ad un'unica accelerata di pochi minuti, o addirittura secondi come nel caso odierno, sarà sempre avvantaggiato rispetto a Vingegaard, che nelle prossime frazioni dovrà puntare a rovesciare l'inerzia di questa Grande Boucle e mettere la sfida su un piano diverso, in cui lo sforzo prolungato diventa decisivo e le volate in salita perdono di significato. E per farlo avrà bisogno del sostegno di una formazione che oggi si è sciolta prestissimo, in parte per preservare le forze in vista di sabato e domenica (è il caso di Van Aert in particolare, ma anche di Van Hooydonck e Laporte), in parte perché rimasta senza fiato dopo la tattica aggressiva di ieri di difficile comprensione (e qui si parla di Benoot e Kelderman), ma che ha dimostrato di avere in Kuss un solidissimo gregario per tutte le salite, unico che pare in grado di aiutare il danese nell'intento di sfidare Pogacar già da molto lontano, evitando così il confronto diretto limitato agli ultimi due/tre chilometri.

La cronaca della tredicesima tappa del Tour de France 2023

Iniziano le grandi montagne che decideranno il Tour de France 2023: si parte con una frazione breve, appena 137.8 chilometri, con una sola salita, quella che porta al traguardo. Dalla partenza di Châtillon-sur-Chalaronne a Culoz, inizio dell'ascesa, infatti il gruppo troverà quasi solamente pianura. La Grand Colombier (17.4 km al 7.1% medio) è l'unica difficoltà altimetrica odierna e nel giorno della festa nazionale francese rappresenta un ghiotto obiettivo per tantissimi corridori. Nonostante il disegno della tappa non faccia fare i salti di gioia agli appassionati, nell'ottica delle prossime due durissime giornate in cui le montagne non mancheranno, la sua collocazione all'interno della Grande Boucle è ben pensata.

La lotta per la fuga è intensa anche oggi, perché non si sa quali squadre degli uomini di classifica vogliano controllare la situazione per cercare la vittoria di tappa e quali invece siano completamente disinteressate al successo parziale e vedrebbero quindi di buon occhio la formazione di un numeroso tentativo nelle prime battute di corsa. I primi venti chilometri filano via in un battito di ciglia, con alcuni scalatori come Mattias Skjelmose Jensen (Lidl-Trek), Ben O'Connor (AG2R Citroën Team) ed Esteban Chaves (EF Education-EasyPost) che attaccano, seguiti da sprinter interessati ai punti per la maglia verde, su tutti Mads Pedersen (Lidl), Bryan Coquard (Cofidis) e in un paio d'occasioni anche lo stesso Jasper Philipsen (Alpecin-Deceuninck).

Il gruppetto buono si forma ai -112 ed è composto da diciannove attaccanti. Questo l'elenco completo dei loro nomi: Michal Kwiatkowski (INEOS Grenadiers), Quentin Pacher (Groupama-FDJ), Alberto Bettiol e James Shaw (EF), Kasper Asgreen (Soudal Quick-Step), Matej Mohoric e Fred Wright (Bahrain-Victorious), Jasper Stuyven (Lidl), Adrien Petit, Mike Teunissen e Georg Zimmermann (Intermarché-Circus-Wanty), Nelson Oliveira (Movistar), Hugo Houle (Israel-Premier Tech), Luca Mozzato (Arkéa-Samsic), Maxim Van Gils (Lotto Dstny), Cees Bol e Harold Tejada (Astana Qazaqstan), Anton Charmig (Uno-X Pro Cycling Team) e Pierre Latour (TotalEnergies). Il numero di presenti fa ben sperare i fuggitivi più ambiziosi ma l'assenza di scalatori di una certa qualità è sintomo che i diciannove dovranno faticare per arrivare al traguardo.

Anche perché ben presto nel plotone la UAE Emirates della maglia bianca Tadej Pogacar si porta in testa al gruppo con i migliori passisti della compagine emiratina, ovvero Mikkel Bjerg, Vegard Stake Laengen e Matteo Trentin, per tenere sotto controllo il margine dei corridori in avanscoperta. L'obiettivo odierno dichiarato dello sloveno è vincere la frazione e possibilmente guadagnare anche qualche secondo su Jonas Vingegaard (Jumbo-Visma) in modo da strappargli la maglia gialla alla vigilia delle tappe alpine più dure della Grande Boucle 2023. Il gap del peloton dalla fuga rimane sempre tra un minimo di 1'15" ad un massimo di 2'30", raggiunto al traguardo volante di Hauteville-Lompnès (a 50 km dal traguardo) vinto da Teunissen su Mohoric, il più propositivo tra i coraggiosi di giornata. Il destino dei diciassette rimasti al comando (nel segmento in leggera salita si stacca dalla fuga il velocista neerlandese Cees Bol e poi il francese Petit) sembra segnato, visto che la UAE non ha nessuna intenzione di farsi scappare l'arrivo della Grand Colombier.

All'imbocco della salita finale il margine dei sedici fuggitivi è però di 3'30" sul gruppo e questo sembra poter riaprire le porte ad una vittoria di un fuggitivo, anche se comunque l'obiettivo rimane di complicata riuscita. Anche Latour è indietro dopo essersi staccato in discesa, suo enorme tallone d'Achille. Appena iniziata l'ascesa Pacher scatta in modo deciso e guadagna subito sugli altri fuggitivi; solo Bettiol, Shaw, Tejada e Van Gils si mettono all'inseguimento del francese, gli altri si sfilano. Ai -12.5 Van Gils, Tejada e Shaw riprendono e staccano Pacher mentre Kwiato si avvicina al drappello dei primi. Un chilometro più tardi il polacco li prende e passa in tromba a doppia velocità, avviandosi in solitaria verso il traguardo. In questo caso la grande esperienza dell'alfiere della INEOS fa la differenza nella gestione della salita. Solo un forcing della UAE sembra poter mettere in pericolo la sua vittoria di tappa.

Dal gruppo ai -9 perde contatto Romain Bardet (Team DSM-firmenich) e poco più tardi Thibaut Pinot (Groupama), mentre in testa al gruppo dei big Felix Grossschartner rileva Marc Soler (UAE entrambi). L'austriaco tiene un ritmo alto ma non altissimo, tanto che fino ai -3, né lui né Rafal Majka riescono a guadagnare più di un minutino sul battistrada, ormai avviato verso la vittoria di tappa con un margine superiore ai 2' a tremila metri dall'arrivo. Una grossa delusione per la UAE, che sin dai primi istanti si era mossa per garantire a Pogi la possibilità di giocarsi il successo parziale nel giorno della Presa della Bastiglia utilizzando tutta la squadra. Adam Yates, la seconda punta in casa UAE, attacca ai -2 provocando l'immediata reazione di Sepp Kuss, unico gregario della Jumbo rimasto al fianco di Vingegaard. Pogacar e lo stesso danese sono ovviamente lì, in seconda battuta si rifanno sotto anche Tom Pidcock (INEOS) e Jai Hindley (BORA-hansgrohe) e per ultimi Carlos Rodríguez (INEOS) e Simon Yates (Team Jayco-Alula), mentre perdono contatto David Gaudu (Groupama), Pello Bilbao (Bahrain) e Louis Meintjes (Intermarché). Adam continua a tirare fino ai -500 metri, dove Pogacar sferra un attacco devastante stando fuorisella per oltre duecento metri. La sua naturale maggiore esplosività nei confronti di Vingegaard fa la differenza, con il danese che paga qualche metro e sul traguardo cede 4" all'avversario

Kwiatkowski vince la tappa, secondo Van Gils che per pochi secondi precede Pogacar, “solamente” terzo su un arrivo che aveva messo nel mirino con la squadra. Vinge come detto paga 4" più quattro altri secondi di abbuono, mentre Pidcock è il migliore degli umani davanti a Hindley. Tutto abbastanza contenuto a livello di distacchi nella lotta per il podio; lo sconfitto di oggi è Pello Bilbao che paga 40" a Hindley, attualmente terzo nella generale grazie alla geniale fuga nella quinta tappa. Nei piani alti, alla vigilia delle Alpi, Vingegaard mantiene un margine di 9" su Pogacar. Tutto dunque ancora da decidere a sette tappe da Parigi.

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La quattordicesima frazione di domani sarà terribile, con tre salite di prima categoria ed una hors catégorie lungo i 151.8 chilometri che portano da Annemasse a Morzine, località storica per il ciclismo. Pronti via si scalano il Col de Saxel (4.2 km al 4.6%), il Col de Cou (7 km al 7.4%) e il Col de Feu (5.8 km al .8%), decisivi probabilmente nel determinare la formazione della fuga di giornata. A cinquanta chilometri dal traguardo ecco lo scollinamento del Col de la Ramaz (13.9 km al 7.1%) a precedere il Col de Joux Plane (11.6 km al 8.5%) che termina a dodicimila metri dalla linea d'arrivo di Morzine e sarà decisivo nella lotta per la conquista della classifica generale finale.

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