
«Se il ciclismo diventa sofferenza, meglio fermarsi». Adam Yates parla del ritiro di Simon
In Oman per la Muscat Classic e il Tour of Oman, il corridore della UAE Emirates-XRG ha parlato per la prima volta della decisione di dire basta del fratello gemello
Dopo aver rifiutato di parlare dell'argomento durante tutta la trasferta australiana, Adam Yates ha rotto il silenzio e ha accettato di commentare, per la prima volta, la clamorosa decisione del fratello Simon di ritirarsi dal ciclismo professionistico, pochi mesi dopo aver vinto il Giro d'Italia 2025.
Lo ha fatto nel giorno dedicato alla stampa, che ha preceduto la Muscat Classic, conclusa in seconda posizione dallo stesso Adam, e il Giro dell'Oman, iniziato oggi con la vittoria in volata di un altro UAE, il colombiano Juan Sebastian Molano, e in cui Adam cerca la terza vittoria consecutiva nella classifica genera. Senza entrare nel dettaglio della decisione del gemello, Adam ha detto la sua sul suo ritiro, suggerendo di avere idee molto differenti da quelle del fratello, circa il suo futuro nel ciclismo professionistico.
Meglio fermarsi che prolungare la sofferenza
Reduce dalla prima esperienza in Australia, dopo è rimasto per circa un mese con tutta la famiglia e dove è stato fondamentale nel successo di Jay Vine al Tour Down Under, Adam Yates è pronto a ricoprire l'ormai insolito ruolo di capitano nella corsa a tappe omanita, già vinta nelle ultime due edizioni. Lo fa con una condizione mai così buona in questo periodo, una sorta di incognita, visto che gli obiettivi più importanti arriveranno più avanti nella stagione, ma con la consapevolezza di dover sfruttare una delle poche occasioni a disposizioni per lasciare il segno.
«Ho un contratto per le prossime stagioni e non ho intenzione di fermarmi prima», ha spiegato Adam, a chi gli ha chiesto se, come il fratello, avesse intenzione di interrompere la propria carriera a breve. «Mi diverto ancora ad andare in bicicletta, lo faccio da quando ho 9 anni e sono professionista da più di 10. Se, però, non hai più motivazioni, come è successo a mio fratello, è meglio fermarsi, piuttosto che prolungare la sofferenza».
«Era arrivato il momento di godersi la vita di tutti i giorni»
Yates non è entrato nel dettaglio delle ragioni che possono aver generato queste difficoltà al fratello, che appena un anno prima aveva scelto di ridursi il contratto, pur di accasarsi alla Visma-Lease a Bike, una delle migliori squadre al mondo, per provare a vincere quel Giro d'Italia, sfiorato in più di un'occasione, in particolare nel 2018, prima del ribaltone di Chris Froome su quello stesso Colle delle Finestre che, sette anni dopo, lo ha incoronato re d'Italia.

«Ero in Australia e, quindi, siamo riusciti a sentirci al telefono solo un paio di volte», ha spiegato il britannico. «Mi ha semplicemente detto di non essere più motivato, di non sentirsela più di andare avanti con questa vita. Quando è così, è meglio fermarsi e dedicarsi alla vita “normale”. Se hai raggiunto i tuoi obiettivi e sei in pace con te stesso, puoi goderti la vita di tutti i giorni, senza nessun rimpianto».
La nuova vita di Simon è già iniziata e, a quanto racconta Adam, la cura del proprio corpo è rimasta al centro delle attività del fratello. «Ora fa molta palestra, pare abbia già messo su molti muscoli!», ha rivelato Adam. Dopo Mario Cipollini, Lance Armstrong, Ryder Hesjedal e Bradley Wiggins, avremo un nuovo body builder nel gruppone degli ex corridori?!
Quando corri con Tadej, sai già quale sarà il tuo ruolo
Yates ha anche parlato del suo ruolo all'interno della UAE Emirates-XRG, in una stagione in cui, tra Giro d'Italia e Tour de France, sarà impegnato soprattutto nel ruolo di gregario: «Se vai al Tour insieme a Pogačar, sai esattamente quale sarà il tuo ruolo in quella corsa, senza possibilità di incomprensioni. Nelle corse più piccole, invece, la squadra preferisce schierare due o tre corridori in buona forma, come è stato per esempio al Down Under; in questo modo, possiamo condividere le pressioni e le responsabilità. Credo sia un approccio sensato».
«Per me è un onore allenarmi e correre con Tadej», ha aggiunto Yates. «Forse da fuori è una cosa che non si percepisce appieno, ma è una persona che lavora davvero duro, ha una straordinaria etica del lavoro. Da dentro, puoi vedere lo sforzo che fa ogni giorno per essere all'altezza e capisci perché è il più forte al mondo. Spero di poter continuare a vincere insieme a lui anche nei prossimi anni».
