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Quando muore una regina pure il ciclismo si ferma

In seguito alla scomparsa di Elisabetta II, le ultime tre tappe del Tour of Britain sono state cancellate. Classifica generale a Gonzalo Serrano che beffa la coppia INEOS Tom Pidcock-Omar Fraile. Ma la rivelazione è Corbin Strong


Metà pomeriggio di giovedì 8 settembre 2022, quinta tappa del Tour of Britain. Sul traguardo di Mansfield, manco a dirlo, piove. Jordi Meeus alza le braccia al cielo dopo aver colto il primo successo in stagione. Tom Pidcock, grande favorito per la vittoria finale, è terzo e per pochi secondi non sfila la maglia di leader a Gonzalo Serrano. Lo spagnolo ha da temere: Pidcock non lascerà nulla al caso pur di centrare l'ultimo obiettivo della sua stagione, soprattutto dopo il flop al Mondiale di cross country. Dall'altra parte della Gran Bretagna, la regina Elisabetta ci lascia. Se ne va un pezzo di storia del Regno Unito, lo sconforto dilaga e le conseguenze del lutto nazionale non tardano ad arrivare. I principali eventi sportivi subiscono inevitabili conseguenze, a partire dallo stesso Tour of Britain le cui ultime tappe, dopo qualche ora di incertezza, vengono cancellate; l'organizzazione non può garantire la presenza delle forze dell'ordine e, pertanto, la sicurezza sul percorso.

Fino a questo momento, il Tour of Britain era stato caratterizzato da grande equilibrio tra i favoriti per la vittoria finale. Ad indossare la prima maglia rossa di leader è stato Corbin Strong, che ha conquistato lo sprint in salita al Glenshee Ski Centre. Il neozelandese ha preceduto Omar Fraile e Anders Johannessen, ma in gruppo non c'è stato modo di fare la differenza e gli uomini più attesi sono arrivati tutti insieme. Sul traguardo di Duns, nella seconda tappa, Strong non è riuscito a centrare la doppietta e si è arreso alla volata da urlo di Cees Bol e Jake Stewart – che ha poi premiato il neerlandese al fotofinish. Strong ha mantenuto la leadership, ma il giorno dopo ha dovuto abdicare in favore di quattro scaltri fuggitivi che hanno resistito al rientro del gruppo. Sotto una pioggia torrenziale, ha brillato l'astuzia di Kamiel Bonneu: una volata lunghissima lo ha condotto verso la tappa, davanti a Ben Perry della modesta WiV SunGod che ha sfilato la maglia rossa a Strong.

La quarta tappa, con il senno di poi, è stata la tappa regina: un attacco dei quattro protagonisti più attesi – Pidcock, Fraile, Serrano e Dylan Teuns – ha messo in ginocchio il gruppo. Serrano ha avuto la meglio su Pidcock e di fatto questa volata ristretta gli è valsa la vittoria finale. Il quinto giorno è stato appannaggio, come anticipato, del belga Meeus e ha decretato la vittoria finale di Serrano, lasciando a bocca asciutta Pidcock che forte di un'ottima squadra aveva tutte le carte in regola per chiudere l'anno con la vittoria. La maglia GPM è stata vinta da Mathijs Paasschens, che l'anno prossimo lascerà la Bingoal Pauwels e correrà tra le fila della Lotto Soudal, mentre Pidcock si è dovuto accontentare della maglia a punti davanti a Strong.

Il buon Corbin può ritenersi soddisfatto: ha colto la sua prima vittoria in Europa e lo ha fatto con una grande dimostrazione di forza. Classe 2000, arriva da Invercargill, nel sud della Nuova Zelanda, ed ora è finalmente ai vertici del ciclismo internazionale. Grande appassionato di rugby, Corbin passa l'infanzia tra la palla ovale e le due ruote, crescendo atleticamente nel velodromo della sua città. La sua carriera fatica a decollare: nel 2018 è vittima di diversi infortuni e la strada non gli piace quanto la pista, soprattutto in Europa dove, nelle poche trasferte che può affrontare, trova una concorrenza spietata. L'anno seguente, decide di concentrarsi sulle corse asiatiche e accumulare esperienza su strada. Le buone prestazioni valgono la chiamata della SEG Racing Academy, che lo porta ad esordire nel Vecchio Continente garantendogli piena libertà tra i velodromi e la strada.

I risultati su pista arrivano presto: a soli diciannove anni prende parte alla corsa a punti nel Mondiale di Berlino e con una prova magistrale si laurea campione del mondo davanti a mostri sacri della specialità come Sebastian Mora e Roy Eefting. Su strada, però, manca ancora qualcosa: nel 2021 Corbin è uno dei più forti in Nuova Zelanda, ma fatica in corse di livello come la Ronde de l'Isard, dove non va oltre un decimo posto. Al Mondiale di Leuven è solo 18°, ma i suoi occhi sono puntati sulla UCI Track Champions League di cui domina il primo appuntamento. Nel finale di stagione arriva anche il cambio di casacca: dopo un intenso braccio di ferro con la Ineos Grenadiers, la Israel Premier Tech riesce ad assicurarsi le sue prestazioni. Corbin firma un contratto di tre anni e si prepara all'esordio nel World Tour, realizzando così il sogno di una vita.

Il 2022 è carico di appuntamenti. La prima parte di stagione è contraddistinta dalla sfortuna: una caduta alla Omloop het Nieuwsblad e un'influenza alla Volta Catalunya, la sua prima corsa a tappe World Tour, gli impediscono di mettersi in mostra. Le cose migliorano con il Tour of Turkey, dove coglie una top 10, ma l'exploit arriva proprio pochi giorni fa: tappa e maglia al Tour of Britain. Un doppio colpo che sa di riscatto, dopo le difficoltà e i sacrifici che il neozelandese ha dovuto affrontare per arrivare ai vertici del ciclismo mondiale. Alla sua prima stagione nel World Tour, il velocista resistente più meridionale del pianeta fa già parlare di sé. E chissà che tra lui e un magico bis non si sia intromessa solo la scomparsa di Queen Elizabeth.
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