Óscar Sevilla festeggia la vittoria dell'ultima tappa del Tour of the Gila © Tour of the Gila
Mondo Continental

Pedalare inseguendo l'orizzonte

El Niño Sevilla non finisce mai e vince ancora a quarantasei anni e mezzo. Focus su Team Vorarlberg, Tour de Bretagne, Tour of the Gila e GP Vorarlberg

03.05.2023 23:00

Tredicesimo appuntamento con la rubrica Mondo Continental. In questa puntata: Tour de Bretagne, Tour of the Gila, GP Vorarlberg, Óscar Sevilla, ancora vincente a quarantasei anni, e il Team Vorarlberg, la più antica squadra austriaca.

Le corse della settimana

Tour de Bretagne

I vincitori delle maglie e dell'ultima tappa del Tour de Bretagne sul podio © Michaël Gilson/Directvelo

In Francia si è disputata la cinquantasettesima edizione del Tour de Bretagne, corsa a tappe di sette giorni che vedeva al via venticinque squadre: un Pro Team (la Tudor), diciotto Continental, cinque formazioni dilettantistiche francesi e una selezione nazionale italiana.

La prima frazione si è conclusa in volata, ma il finale su lastricato con diverse curve ha creato un po’ di scompiglio: la CIC U Nantes Atlantique ha preso in mano l’iniziativa, ma il velocista Pierre Barbier ha perso le ruote dei compagni di squadra, rimanendo tagliato fuori dalla lotta per la vittoria. Andreas Stokbro (Leopard TOGT) è stato il primo a lanciare lo sprint, ma negli ultimi metri si è piantato, subendo la rimonta di Luke Lamperti (Trinity), che lo ha superato, andando a vincere. Il danese è riuscito a conservare almeno la piazza d’onore, relegando al terzo posto il canadese Riley Pickrell (Israel Premier Tech Academy). Da segnalare la caduta (senza conseguenze) del neozelandese Lewis Bower (Groupama-FDJ Continental), finito a terra in piena volata mentre era alla ruota di Lamperti, in lotta per un buon piazzamento.

Anche la seconda tappa strizzava l’occhio alle ruote veloci e il pronostico è stato rispettato, anche se, a causa delle tre cadute che hanno caratterizzato gli ultimi 2 km, a giocarsi la vittoria sul traguardo di Melgven è arrivato un gruppo abbastanza ristretto. Ad imporsi è stato uno dei corridori più esperti in gara, il francese Rudy Barbier (St.Michel-Mavic-Auber 93). Il trentenne ha battuto in volata Riley Pickrell e Luke Lamperti, che ha conservato la maglia di leader. Andrea Debiasi (Nazionale Italiana) ha portato i colori azzurri nella top ten, chiudendo decimo.

La terza frazione, che prevedeva anche un passaggio sul Mûr-de-Bretagne, era un po’ più dura delle prime due ed è stata resa ancora più impegnativa dal maltempo. La tappa è stata caratterizzata dalla fuga di Simon Dalby (Uno-X Dare Development), Mads Østergaard Kristensen (Leopard TOGT) e Simon Pellaud (Tudor), che sono riusciti a tenere il gruppo a distanza, andando a giocarsi il successo: la vittoria è andata ad Østergaard, bravo a precedere in volata Pellaud, che ha potuto consolarsi con la maglia di leader. Dalby ha perso contatto dai compagni di fuga ai - 5 ed è stato riassorbito dal plotone a soli 25 metri dal traguardo. Il terzo posto di tappa è andato, quindi, ad Andrea Debiasi, che ha tagliato il traguardo con 38” di ritardo, regolando in volata una cinquantina di avversari. 

La quarta tappa proponeva l’arrivo sulla Côte de Cadoudal, salita su cui si concludeva fino al 2019 il GP de Plumelec. L’attacco decisivo è stato sferrato in un tratto in discesa, a poco più di 5 km dal traguardo da Pierre Thierry (Morbihan Fybolia GOA) e Nolann Mahoudo (CIC U Nantes Atlantique). I due hanno subito collaborato e hanno guadagnato circa 15” sul gruppo. Thierry, visibilmente più affaticato del rivale, si è reso conto di non essere in grado di vincere e ha deciso di dare tutto per resistere alla rimonta del gruppo e salvare almeno il secondo posto. 

Mahoudo ha lanciato il suo sprint ai 250 metri e si è imposto agevolmente, staccando di addirittura 11” il compagno di fuga. Il plotone è giunto a 15” ed è stato regolato da Brady Gilmore (ARA|Skip Capital). Pellaud ha conservato la maglia di leader senza problemi, mentre Østergaard ha accusato un ritardo di circa 1’, perdendo la seconda posizione in classifica.

La quinta frazione era la più semplice altimetricamente, ma ha regalato emozioni e molte polemiche: a circa 85 km dalla conclusione, mentre al comando c'erano quattro uomini con circa 2’ di vantaggio, buona parte del gruppo, compreso il leader della generale Pellaud, si è fermata per espletare un bisogno fisiologico e un drappello di tredici corridori, nel quale era presente anche il secondo in classifica Mahoudo, ha attaccato, guadagnando rapidamente più di 1’ sul plotone. Fortunatamente per Pellaud, l’azione dei ribelli è sfumata grazie all’ottimo lavoro del compagno di squadra Aloïs Charrin, che si è impegnato in un’azione di disturbo davanti, mentre gli altri uomini della Tudor hanno tirato il gruppo, chiudendo il gap nel giro di una ventina di chilometri. 

Alla fine si è deciso tutto in volata, nonostante due cadute negli ultimi 2 km. A festeggiare è stato Jakub Mareczko, professionista della Alpecin-Deceuninck in prestito al ramo Continental del team. Il bresciano ha rimontato proprio negli ultimi metri il compagno di squadra Simon Dehairs, che aveva lanciato uno sprint lunghissimo. Terzo ha chiuso Noah Hobbs (Groupama-FDJ Continental). Pellaud ha conservato la leadership, ma nelle interviste post-gara ha dimostrato di non aver apprezzato l’attacco di Mahoudo e compagni, considerandolo un gesto antisportivo e irrispettoso. 

Se la quinta tappa ha portato a grandi polemiche, la sesta ha portato il Tour de Bretagne al centro di tutte le discussioni di argomento ciclistico. A circa 90 km dal traguardo quasi tutti i corridori del gruppo sono caduti a causa del fango che aveva invaso la strada rendendola estremamente scivolosa. L’incidente, che ha spedito vari corridori in ospedale, ha portato alla sospensione e, in seguito, all’annullamento della tappa.  L’episodio ha scatenato una pioggia di critiche nei confronti dell’organizzazione, rea di non aver fatto abbastanza sul piano della sicurezza.

L’ultima frazione è partita senza diversi dei corridori coinvolti nella caduta del giorno precedente: tra gli altri non ha preso il via Andreas Stokbro, che occupava la quinta posizione in classifica. La corsa è filata via senza intoppi e, nel finale, la Uno-X Dare Development ha preparato il terreno per la volata di Sakarias Løland. Nonostante il grande lavoro dei compagni di squadra, il ventunenne non è riuscito a resistere alla grande rimonta di Roel Van Sintmaartensdijk (Circus-ReUz), che è andato così a conquistare il primo successo UCI in carriera. Alle spalle del neerlandese si sono piazzati lo stesso Løland e Noah Hobbs.

Simon Pellaud si è imposto nella classifica generale, resistendo alla “maledizione” del Tour de Bretagne: nelle ultime cinque edizioni, infatti, il corridore che aveva iniziato l’ultima tappa con la maglia di leader aveva poi perso la corsa. Lo svizzero, che ha vinto anche la graduatoria degli scalatori e quella della combinata, ha preceduto di 26” Nolann Mahoudo, che si è preso la maglia di miglior giovane, e di 35” Luke Lamperti, che ha concluso nella top ten tutte le tappe e si è aggiudicato la classifica a punti. Ilan Larmet (Dinan) si è preso il titolo di re degli sprint intermedi, mentre la Tudor è stata la miglior squadra.

Tour of the Gila

I vincitori delle maglie del Tour of the Gila © Tour of the Gila

Negli Stati Uniti è andata in scena la trentacinquesima edizione del Tour of the Gila, corsa a tappe di cinque giorni che ha visto tredici formazioni dilettantistiche sfidare cinque Continental.

La prima frazione era molto impegnativa e prevedeva l’arrivo in salita più duro della corsa, con il traguardo situato ad oltre 2000 metri di altitudine. Come da pronostico il Team Medellin-EPM ha preso in mano la situazione e il grande favorito Miguel Ángel López ha fatto la differenza, staccando tutti i suoi avversari e presentandosi all’arrivo in perfetta solitudine. Il norvegese Torbjørn Røed (Above & Beyond Cancer) ha chiuso al secondo posto con 55” di ritardo, con Richard Arnopol (Project Echelon) a chiudere il podio di giornata con un distacco di 1’04”.

La seconda tappa era sulla carta interlocutoria e adatta ai velocisti, con le poche difficoltà altimetriche concentrate nella prima parte del percorso, ma si è, invece, rivelata decisiva. Purtroppo il momento clou è stato rappresentato da una maxicaduta, che ha costretto al ritiro ben tre corridori che erano nella top ten della classifica generale: Jack Burke (Above & Beyond Cancer), decimo, Matteo Dal-Cin (Toronto Hustle), sesto, e, soprattutto, il leader Miguel Ángel López. 

Gli organizzatori hanno deciso di neutralizzare la corsa e di farla ripartire in fondo alla discesa più lunga e ripida di giornata. Cadute a parte, il copione è stato rispettato e la tappa si è conclusa con una volata di gruppo: si è imposto il messicano Ignacio Prado (Canel’s Zerouno), nettamente vincitore davanti a Brayan Sánchez (Medellin-EPM) e Alex Hoehn (Above & Beyond Cancer), che è andato a prendersi un importante abbuono di 4”. Con l’uscita di scena di Superman, Torbjørn Røed ha preso la testa di una classifica generale molto corta, con i primi dieci racchiusi in meno di in minuto.

L’occasione per fare dei bei distacchi è arrivata nella terza frazione, una cronometro molto ondulata di 26 km. Ad imporsi è stato il colombiano Walter Vargas (Medellin-EPM), fresco campione panamericano della specialità. Il trentunenne ha preceduto di 21” Torbjørn Røed, che ha potuto allungare ulteriormente in classifica generale, e di 25” Alex Hoehn. Da segnalare la brutta giornata di coloro che erano i più vicini inseguitori di Røed alla partenza: Richard Arnopol ha chiuso a 2’22” da Vargas, mentre il duo della Canel’s Zerouno composto da Eduardo Corte ed Heiner Parra è naufragato ad oltre quattro minuti dal vincitore di giornata.

La quarta tappa consisteva in un classico criterium americano: un circuito cittadino lungo meno di 2 km da ripetere per quaranta volte. L’inevitabile volata di gruppo ha premiato Cade Bickmore (Project Echelon), che ha superato Theodor Obholzer (SoCalCycling.com) e Brayan Sánchez. In classifica generale non ci sono stati cambiamenti.

L’ultima frazione era la più dura, con diverse salite impegnative disseminate lungo il percorso, e tanti chilometri sopra quota 2000. Sfruttando la maggiore abitudine all’altitudine, il Team Medellin-EPM si è esibito in un attacco di squadra sin dai primi chilometri per provare a ribaltare la classifica. La mossa dei colombiani, che hanno ricevuto la collaborazione della Canel’s Zerouno ha colto di sorpresa il leader Røed, rimasto attardato, ma non il suo compagno di squadra Hoehn, bravo ad entrare nell’azione buona. 

Con il passare dei chilometri è diventato chiaro che il vincitore di tappa sarebbe uscito dal gruppo di testa. Sulla salita più dura di giornata, a poco più di 40 km dal traguardo, in testa alla corsa sono rimasti tre uomini: Óscar Sevilla (Medellin-EPM), Heiner Parra e Alex Hoehn. Dopo essere scollinato per primo, il colombiano della Canel’s Zerouno ha perso contatto in discesa e ha dovuto dire addio ai sogni di gloria. Hoehn, leader virtuale della corsa, ha scelto di non tirare, lasciando a Sevilla tutto il peso dell’azione. Il grande lavoro del quarantaseienne spagnolo è stato ricompensato dalla vittoria di tappa, mentre, alle spalle del duo di testa, Parra è stato ripreso da un gruppo di inseguitori e Lars Quaedvlieg (Universe) ha completato il podio di giornata. 

Alex Hoehn ha vinto la classifica generale, precedendo di soli 2” Óscar Sevilla e di 2’23” Torbjørn Røed, che è riuscito a salvare il podio, legittimando il trionfo della Above & Beyond Cancer. Le difficoltà in discesa gli hanno impedito di giocarsi la vittoria nell’ultima tappa, ma Heiner Parra ha potuto consolarsi con la maglia dei GPM. Cade Bickmore ha conquistato la classifica a punti, Caleb Classen (California), quinto nella generale, è stato il miglior giovane e la CS Velo si è aggiudicata la graduatoria a squadre.

GP Vorarlberg p/b RadHaus Rankweil

Michael Boroš vince il GP Vorarlberg © Team Vorarlberg

Dopo oltre vent’anni in cui aveva avuto lo statuto di gara nazionale, il GP Vorarlberg è tornato nel calendario UCI. Un Pro Team (Corratec), quattordici Continental e otto formazioni dilettantistiche si sono dati battaglia su un percorso ricco di strappi impegnativi che prevedeva partenza e arrivo nel piccolo comune di Nenzing.

La gara è stata caratterizzata dalla fuga di Levi Meßmer (Rad-Union Wangen) e Tobias Nolde (P&S Benotti), con quest’ultimo che è rimasto da solo al comando a 70 km dalla conclusione. L’azione del tedesco è durata una ventina di chilometri, prima che il primo gruppo inseguitore si riportasse su di lui. Il gruppetto di testa, composto da circa venti uomini, è rimasto sostanzialmente compatto fino a 17 km dall’arrivo, quando un attacco di Moran Vermeulen (Vorarlberg) ha ridotto a sette il numero di battistrada. 

Ai -13, mentre altri tre uomini stavano rientrando davanti, il corridore austriaco è scattato nuovamente e solo Jaka Primožič (Hrinkow Advarics) lo ha seguito. All’inseguimento della coppia di testa Michael Boroš (Elkov-Kasper), Frederik Muff (ColoQuick), Marco Schrettl (Tirol KTM) e Veljko Stojnić (Corratec) hanno mantenuto per diversi chilometri una decina di secondi di distacco, senza tuttavia riuscire a chiudere il gap. A 5 km dal traguardo, Boroš ha attaccato dal gruppo inseguitore e, proprio in cima all’ultima salita di giornata, si è riportato sui battistrada. Al termine della discesa, i tre uomini al comando hanno iniziato a studiarsi in vista della volata e il rallentamento ha favorito il rientro di Schrettl. L’austriaco della Tirol KTM si è riportato in testa soltanto ai 300 metri e non ha avuto la forza di sprintare. Vermeulen ha provato a partire da lontano, ma ha subito la prorompente rimonta di Boroš, che si è imposto abbastanza agevolmente. Primožič ha completato il podio con 3” di ritardo, mentre Schrettl si è dovuto accontentare del quarto posto a 6”. Alexander Konychev (Corratec), ottavo a 59”, è stato il miglior italiano.

Le Continental tra i big

Joaquim Silva prima della partenza della seconda tappa della Vuelta Asturias © Efapel Cycling

La Vuelta Asturias ha dato spazio a cinque formazioni di terza divisione: la spagnola Electro Hiper Europa, le portoghesi Aviludo-Louletano ed Efapel, la neozelandese Global6 e la filippina (a forti tinte lusitane) NSJBI Victoria Sports, alla prima corsa UCI della sua giovane storia. Il miglior corridore Continental è stato Joaquim Silva (Efapel), che ha concluso tutte e tre le tappe a ridosso dei migliori, ottenendo un eccellente ottavo posto in classifica. Anche Jesus Del Pino (Aviludo-Louletano) ha lanciato segnali confortanti: lo spagnolo ha chiuso la corsa al ventesimo posto, con un buon ottavo posto nell’ultima frazione.

Da segnalare una notizia di ciclomercato: tre corridori rimasti appiedati dall’improvvisa chiusura della Continental britannica AT85 hanno esordito a livello UCI con la loro nuova squadra all’International Tour of Hellas, iniziato ieri. Jim Brown, Robert Scott e Josh Whitehead corrono ora con il Cross Team Legendre, formazione francese registrata come Pro Team di ciclocross, che sta cercando di rinforzarsi anche su strada. 

Il corridore della settimana: Óscar Sevilla

Óscar Sevilla con i compagni di squadra Miguel Ángel López e Javier Jamaica © Team Medellin

Óscar Sevilla ha compiuto quarantasei anni a settembre, ma non smette di vincere: nella prima parte del 2023 ha già ottenuto tre successi, l’ultimo dei quali pochi giorni fa nell’ultima tappa del Tour of the Gila. Sicuramente è agevolato dal fatto di correre nel Team Medellin-EPM, nettamente la squadra più forte in Sudamerica, ma la longevità di un corridore passato professionista prima della nascita di alcuni dei dominatori del ciclismo contemporaneo è un qualcosa di eccezionale. Ad inizio carriera è stato soprannominato El Niño, per via di un viso che è sempre apparso più giovane della sua età effettiva.

Già tra i dilettanti il corridore spagnolo mostrò le sue grandi doti da scalatore e nel 1998 la Kelme-Costa Blanca lo portò fra i professionisti. Dopo un primo anno di apprendistato, in cui la squadra decise comunque di farlo debuttare al Giro d’Italia, i risultati cominciarono ad arrivare: nel 1999 conquistò il suo primo successo da professionista, imponendosi in una tappa del Tour de Romandie. Il settimo posto finale nella corsa svizzera e il tredicesimo in un Giro d’Italia corso in appoggio a Roberto Heras furono ottimi segnali in vista di un futuro radioso nelle corse a tappe.

L’anno successivo Sevilla partecipò per la terza (e ultima) volta al Giro d’Italia, terminandolo in sedicesima posizione, e fece il suo esordio alla Vuelta a España, in cui scortò il suo capitano Heras al successo finale, chiudendo comunque al quattordicesimo posto. Fu anche grande protagonista della Volta a Catalunya, che lo vide vincitore della classifica a punti e di quella riservata agli scalatori, oltre che secondo nella generale. A fine stagione vinse il Trofeo Luis Ocaña e il Memorial Manuel Galera, due corse di un giorno spagnole che da anni, purtroppo, non si disputano più. 

Il 2001 fu l’anno della consacrazione: nonostante una sola vittoria (una tappa dell’Escalada a Montjuich), El Niño mostrò una grande continuità di risultati nelle corse più importanti. Bagnò il suo esordio al Tour de France con il settimo posto finale e la maglia di miglior giovane e alla Vuelta a España andò vicino al colpo grosso, perdendo la maglia di leader (indossata per dodici giorni) solo all’ultima tappa e dovendo accontentarsi del secondo posto. Due grandi giri ad alto livello lo condussero al settimo posto nel ranking mondiale UCI e sembravano il trampolino di lancio verso una carriera da grande campione, ma non fu così e la stagione 2001 è rimasta la migliore della sua carriera.

L’anno successivo il classe 1976 fu frenato da alcuni problemi fisici che lo costrinsero al ritiro dalla Grande Boucle, mentre il suo assalto alla Vuelta fu frenato dall’ascesa del compagno di squadra Aitor González, poi vincitore della corsa. Privo del ruolo di leader unico, riuscì comunque a fare buone cose, ma in classifica generale si fermò al quarto posto.

Il 2003 fu un anno orribile per lo spagnolo, che passò quasi tutta la stagione a combattere con gli infortuni; alla Vuelta a España mostrò dei segnali incoraggianti, con il dodicesimo posto finale, ma una caduta ai Campionati del Mondo di Hamilton gli provocò problemi alla schiena che si protrassero anche negli anni successivi.

Nel 2004 provò a rilanciarsi con la maglia della Phonak Hearing Systems, ma il terzo posto al Criterium du Dauphiné fu l’unico risultato degno di nota. La sua avventura con la formazione svizzera durò poco e a fine anno si accasò alla T-Mobile: con la squadra tedesca Sevilla corse il Tour in appoggio a Jan Ullrich ed ebbe la sua chance alla Vuelta, conclusa in settima posizione. Nel 2006 ritrovò il successo, vincendo una tappa e la classifica generale della Vuelta Asturias, ma alla vigilia del Tour de France la sua stagione fu stoppata dallo scoppio dell’Operacion Puerto.

Dopo essere stato licenziato dalla T-Mobile, El Niño tornò in patria per correre con la Relax-Gam: con la squadra spagnola vinse una tappa alla Volta a Catalunya e una alla Route du Sud, di cui conquistò anche la classifica generale.

A fine anno la Relax chiuse e Sevilla sposò l’ambizioso progetto della Rock Racing. Nel biennio nella squadra statunitense ottenne diverse vittorie in corse di secondo piano e sfiorò il titolo nazionale (battuto in volata da Valverde). Ancora più importante dei risultati sportivi fu una scelta decisiva per il suo futuro personale e professionale: convinto dalla moglie, si trasferì con tutta la famiglia in quella che è diventata a tutti gli effetti la sua seconda casa, la Colombia. Con il passare del tempo si è mostrato sempre più convinto della decisione e ha scelto di prendere anche la nazionalità del suo paese d’adozione, pur continuando a correre come spagnolo.  

Dal 2010 in poi ha sempre corso con squadre colombiane: prima di arrivare al Team Medellin, di cui fa parte dal 2017, ha indossato le maglie di Gobernacion de Antioquia, Formesan ed EPM-UNE. Si è guadagnato lo status di leggenda locale, vincendo quattro volte il Clásico RCN e tre la Vuelta a Colombia, le due principali corse a tappe del paese. Prima di approdare alla sua squadra attuale, nonostante un calendario limitato, Sevilla non ha vinto solo in Colombia, ma è riuscito a lasciare il segno in Messico, Brasile, Guatemala e Panama. 

Con il passaggio al Team Medellin, il corridore spagnolo ha potuto contare su un calendario più internazionale ed è tornato ad imporsi in Europa: nel 2017 vinse la classifica finale della Vuelta Comunidad de Madrid e una tappa al Tour of Ankara. L’anno successivo si impose alla Vuelta a San Juan davanti ai corridori degli squadroni WorldTour. In realtà aveva chiuso la corsa argentina al secondo posto, ma il vincitore Gonzalo Najar fu poi squalificato per doping. In seguito ha raccolto successi anche in Ecuador, Repubblica Dominicana e Venezuela, prima del ritorno al successo negli USA a quindici anni dall’ultima volta.

Da quando ha iniziato a correre in Colombia, El Niño ha sempre firmato contratti annuali, decidendo sempre a fine stagione se proseguire la carriera o appendere la bicicletta al chiodo e anche quest’anno bisognerà ancora aspettare per conoscere il suo futuro.

La squadra della settimana: Team Vorarlberg

I corridori del Team Vorarlberg © Team Vorarlberg

Il Team Vorarlberg è la più antica squadra austriaca: fondata nel 1999 come formazione dilettantistica, ha preso la licenza UCI nel 2002 ed è sempre rimasta in gruppo da allora. Nel 2006 ha fatto il salto fra i ProTeam, ma nel mese di giugno del 2010 l’UCI ha sospeso il team per problemi economici, ritirandogli la licenza. Contrariamente a quanto è sempre accaduto in casi analoghi, la squadra non ha chiuso, ma è riuscita a ripartire dalla categoria Continental e dopo tredici anni è ancora in gruppo. Quest’anno il Team Vorarlberg è ancora a secco di successi: domenica scorsa nella corsa di casa, il GP Vorarlberg, Moran Vermeulen ha provato in tutti i modi a togliere lo 0 dalla casella delle vittorie stagionali, ma ha dovuto arrendersi al maggiore spunto veloce di Michael Boroš. 

Nell’ultima sessione di mercato la rosa sembra essersi indebolita, viste le partenze di Alexis Guerin e Roland Thalmann verso il professionismo e quelle di Riccardo Zoidl, Mathias Reutimann e Martin Meiler, passati ai rivali della Felbermayr-Simplon Wels.

Il roster 2023 è composto da tredici uomini e il corridore più noto è probabilmente lo spagnolo Óscar Cabedo, arrivato quest’anno dopo cinque anni da professionista con la Burgos-BH. Il ventottenne non ha mai vinto in corse UCI, ma negli ultimi due anni è stato diciannovesimo e ventiduesimo nella classifica generale della Vuelta a España, risultando in entrambi i casi il miglior corridore non WorldTour.

L’altro uomo con esperienza nel professionismo è Colin Stüssi, che nel 2016 ha corso per il Team Roth. Il corridore svizzero non vince una corsa dal 2019, ma quest’anno si è imposto nella classifica degli scalatori dell’International Tour of Rhodes.

Grande protagonista del GP Vorarlberg, Moran Vermeulen è ancora a caccia del primo successo in carriera. Il corridore austriaco, arrivato quest’anno dalla Felbermayr-Simplon Wels, sta attraversando un ottimo momento di forma: prima del podio nella corsa di casa, infatti, aveva disputato il Tour of the Alps con la maglia della nazionale, sfiorando la vittoria nella classifica a punti.

Anche Lukas Rüegg, al Team Vorarlberg dallo scorso anno, è ancora alla ricerca della prima vittoria. Il corridore svizzero ha raccolto le più grandi soddisfazioni della carriera su pista, mentre su strada, nonostante qualche bella prestazione, non ha ancora trovato l’acuto. Quest’anno ha fatto molto bene al Visit South Aegean Islands, in cui è stato quarto in classifica generale, dopo aver chiuso nei primi cinque entrambe le tappe.

Ha iniziato bene la stagione anche Antoine Berlin, sesto al Visit South Aegean Islands e decimo all’International Tour of Rhodes. Il monegasco, arrivato quest’anno dalla Nice Métropole Côte d’Azur, ha iniziato con il ciclismo solo nel 2017, dopo una carriera nell’atletica leggera che lo ha portato anche a partecipare ai Campionati del Mondo.

Lukas Meiler ha confermato che l’International Tour of Rhodes è la sua corsa. Dopo il secondo posto finale, impreziosito da una vittoria di tappa, dello scorso anno, ha offerto nuovamente una prestazione di alto livello nel 2023, ottenendo un buon quinto posto in classifica generale. Il corridore tedesco è la bandiera del Team Vorarlberg, dato che fa parte della squadra dal 2015.

Anche Dominik Amann è ormai un punto fermo del team, con cui corre dal 2018. In questi anni è stato soprattutto impiegato come gregario e non ha raccolto particolari risultati, ma, soprattutto negli ultimi due anni, è stato schierato anche al via di corse importanti.

C’è molta attesa per vedere cosa potrà fare Pirmin Benz, arrivato quest’anno dalla Rad-Net Rose. Il tedesco è al primo anno da élite, dopo un’ultima stagione da under 23 in cui ha concluso sul podio sia il campionato nazionale che una corsa prestigiosa come il GP Industrie del Marmo.

Anche l’altro tedesco Jon Knolle ha disputato un ottimo ultimo anno da under 23, in cui ha centrato il podio del Trofeo Alcide De Gasperi e della Chrono des Nations di categoria. L’ex corridore della Saris Rouvy Sauerland, però, è diventato élite nel 2022 e non ha ancora fatto il salto di qualità sperato.

Completano l’organico quattro corridori ancora in attesa dell’esordio stagionale in corse UCI e che non hanno ottenuto finora risultati di spessore in carriera: i confermati Linus Stari e Nikolas Riegler e i nuovi arrivi Peter Inauen e Laurin Nenning. Il venticinquenne Stari, in squadra dal 2020, ha disputato diverse corse nel 2022, ottenendo i migliori piazzamenti in Bulgaria, alla In the footsteps of Romans. Il ventunenne Riegler è al terzo anno nel team ed è stato sempre poco utilizzato nelle corse più importanti. Il ventiseienne svizzero Inauen e il giovanissimo Nenning, classe 2004, sono alla prima esperienza in una formazione Continental e andranno scoperti quest'anno.

La prossima corsa UCI in Austria sarà l’Oberösterreich Rundfahrt, in programma all’inizio di giugno, ma il Team Vorarlberg dovrebbe partecipare anche alla Flèche du Sud, corsa a tappe di cinque giorni in programma in Lussemburgo a metà maggio.

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