
Vi prego, tutto, davvero tutto, ma non Seixas alla UAE!
Neanche il tempo di godersi un'altra straordinaria prestazione del teenager francese, che subito all'orizzonte si staglia una minaccia esistenziale
Forse ancora più del quattro volte vincitore Tadej Pogačar, il vero protagonista della Strade Bianche 2026 è stato Paul Seixas. Non una prestazione sorprendente, la sua, almeno per chi l'aveva già visto non più tardi di una settimana fa alla Faun-Ardèche Classic o, appena qualche mese fa, alla prova in linea dei Campionati europei, nel medesimo dipartimento, senza dimenticare l'ottima prestazione in Algarve, al debutto stagionale; il secondo posto di Siena, anche e soprattutto per come è arrivato, al termine di una gara corsa da campione dall'inizio alla fine, è però una pesantissima conferma, anche per chi lo conosceva già benissimo, sulla classe cristallina dell'enfant prodige della Decathlon CMA CGM che, non a caso, lo ha messo al centro di un progetto ambizioso, finalizzato alla vittoria del Tour de France entro il 2028. Peccato che il contratto di Seixas scada qualche mese prima, il 31 dicembre 2027; e già qui le cose iniziano a farsi antipatiche…

Il rinnovo con la Decathlon fermato fino a dopo le Ardenne
Eh già, perché, stando a quanto rivelato dal giornalista di HLN Bram Vandecapelle, Seixas sarebbe già finito nel mirino della UAE Emirates-XRG, che sta già programmando il dopo-Pogačar, con lo sloveno ancora sulla cresta dell'onda, per di più con grande agio. Stando a quanto riportato da Vandecapelle, Seixas e il suo procuratore, Joona Laukka dell'agenzia Lyon Cyclisme Management, avrebbero interrotto, nelle scorse settimane, la trattativa per il rinnovo che la dirigenza della Decathlon, sempre più ambiziosa negli ultimi tempi, aveva saggiamente intavolato.
“Se ne riparlerà dopo le classiche delle Ardenne”, hanno fatto sapere gli agenti del 19enne ai vertici della sua attuale squadra, ben consci delle possibilità del proprio assistito; e, chissà, magari contattati da altre squadre, tra le quali proprio la UAE. Nei mesi scorsi, del resto, Laukka aveva trattato con la formazione emiratina l'ingaggio del proprio assistito Benoit Cosnefroy: i contatti, insomma, ci sono, freschissimi, e poche squadre - se non nessuna - hanno la capacità di fuoco del sodalizio emiratino. Al momento si tratta di una semplice ipotesi che, in ogni caso, non si concretizzerà prima della scadenza del contratto che lega Seixas alla UAE, ma le probabilità che diventi realtà non sono affatto zero, tutt'altro. Purtruppo.
Paul contro, non con, Tadej
Un eventuale passaggio del nuovo fenomeno del ciclismo mondiale alla corsa degli emiri sarebbe una bella mazzata. Qui non si tratta, ovviamente, di un discorso di antipatia per la formazione che, ormai da due stagioni abbondanti, sta dominando il ciclismo professionistico, quanto piuttosto di un discorso davvero banale, ma fondamentale, per mantenere vivo l'interesse per uno sport: la capacità di quest'ultimo di regalare duelli megagalattici, sfide all'ultimo respiro, rivalità accese. Quanto ci siamo divertiti quando Pogačar e Vingegaard si contendevano per davvero il Tour de France? Per non parlare delle sfide tra lo sloveno e Van der Poel nelle grandi classiche, certamente più divertenti e appassionanti degli assoli - tanto dell'uno, quanto dell'altro - che i due fuoriclasse di quest'epoca ci hanno saputo regalare.

Il ciclismo, come qualsiasi altro sport, vive di narrativa, di epica; per quanto siano straordinarie le gesta di Pogačar (e, indubbiamente, lo sono), l'idea che possa esserci qualcuno in grado di metterlo in difficoltà, di fargli sudare un po' di più i trionfi al Tour, alla Liegi o al Lombardia, è davvero molto stimolante. Vederla frustrata dal trasferimento di quello che, a oggi, sembra destinato a diventare il suo successore mette, al contrario, una grande angoscia, a chi, come me, già sognava di gustarsi di nuovo scontri titanici a ripetizione
Sto correndo troppo? Può essere, ma che Seixas possa diventare un grandissimo di questo sport è più di una semplice suggestione, al netto di ogni ragionevole obiezione sulla sua giovane età, sull'enorme pressione che la Francia sportiva riverserà sulle sue spalle, e così via. Già vedere tanti corridori fortissimi nella stessa squadra non è il massimo della vita, figuriamoci se davvero, nel prossimo futuro, il passaggio di Seixas alla UAE dovesse effettivamente concretizzarsi. E poi, caro Paul, sai che bello vincere il Tour con la maglia di una squadra francese? Un millennio o quasi dopo Hinault e Fignon? Eddai, su, non fare il bischero…
