David Dekker presenta (insieme a Michiel Coppens) la maglia della BEAT CC p/b Saxo © Stephan de Goede
Mondo Continental

Il grande ritorno di David Dekker: il figlio d'arte sa ancora come si vince

Superati i problemi fisici, il ventottenne sta ripagando al meglio la fiducia della BEAT p/b Saxo: alla Omloop van de Braakman ha ritrovato quella vittoria che gli mancava da sei anni

16.04.2026 23:00

Nono appuntamento dell’anno con Mondo Continental. In questa puntata: Boucle de l’Artois, Circuit des Ardennes, Tour of Mersin, Campionati Oceaniani, Centroamericani ed Emiratini, Omloop van de Braakman, Ślężański Mnich VeloBank Bruki & Szutry, Clásica de Pascua e David Dekker, tornato alla vittoria dopo tanti problemi fisici.

Le corse della settimana

Boucle de l’Artois

Il podio della Boucle de l'Artois
Il podio della Boucle de l'Artois © Lucky Sport/Pierrecyclingclub

In Francia è andata in scena la trentacinquesima edizione della Boucle de l’Artois, corsa di un giorno tornata nel calendario UCI lo scorso anno, dopo undici anni da prova nazionale. Al via erano presenti ventiquattro squadre: quattordici Continental e dieci formazioni dilettantistiche.

Rispetto all'edizione del 2025, il percorso era più semplice nella parte centrale, ma presentava qualche asperità in più nel finale. La gara è stata neutralizzata per circa un’ora, a causa di una caduta che ha lasciato il gruppo senza ambulanze al seguito. Dopo la ripartenza, c’è stata grande bagarre e il plotone si è spezzato in due parti. A circa 80 km dal traguardo, è nata l’azione decisiva, con dieci uomini, poco dopo diventati dodici, che si sono avvantaggiati. Ai -30, davanti hanno allungato due corridori della Soudal-Quick Step Devo, Cèriel Desal ed Erazem Valjavec, insieme ad Axel Källberg (Lucky Sport) e, 18 km più avanti, l’ex Wagner Bazin WB è rimasto da solo al comando.

Cériel Desal ha conquistato, così, il primo successo internazionale in carriera. Dopo essere rimasto a lungo a pochi metri dall’uomo di testa, Axel Källberg ha un po’ ceduto nel finale, e ha chiuso con un ritardo di 30”. A 54”, il podio è stato completato da un altro portacolori della Soudal-Quick Step Devo, Joeri Schaper. Con un distacco di 1’18”, Léo Roy (Vittel N’side) ha vinto la volata per il quarto posto davanti ad Anatole Leboucher (VC Rouen 76) e all’altro grande protagonista di giornata, Erazem Valjavec.

Circuit des Ardennes

Théo Hébert festeggia il successo al Circuit des Ardennes con la sua squadra
Théo Hébert festeggia il successo al Circuit des Ardennes con la sua squadra © Vendée U Primeo Energie

Sempre in Francia, pochi giorni dopo, ha preso il via la cinquantaduesima edizione del Circuit des Ardennes, corsa a tappe di cinque giorni. Quest’anno erano presenti al via ventisei squadre: ventiquattro Continental e due formazioni dilettantistiche.

La prima tappa prevedeva tre giri e mezzo di un circuito di circa 28 km, la cui principale asperità era rappresentata dalla Côte de Romery, uno strappo di 1300 metri con una pendenza del 7%, in cima al quale era situato l’arrivo. I tre superstiti della fuga di giornata hanno resistito al rientro del gruppo e si sono giocati il successo in una volata che ha visto prevalere Louka Lesueur (VC Rouen 76) davanti a Théo Hébert (Vendée U Primeo Energie) e Jules Drouet (Bourg-en-Bresse Ain).

Il percorso della seconda frazione era abbastanza ondulato, ma senza asperità di rilievo: gli unici due GPM erano strappetti di 1 km ed erano situati nei primi chilometri. Come alla Boucle de l’Artois, la corsa è stata neutralizzata (per circa 20 minuti) a causa di una caduta di gruppo. Dopo la ripartenza è andata via una fuga di cinque uomini, tre dei quali hanno, poi, resistito al rientro del gruppo. Lo sprint per la vittoria ha premiato Pavel Šumpík (Development Picnic PostNL) davanti a Victor Jean (Elite Fondations) e Mads Andersen (Swatt Club). Louka Lesueur ha mantenuto la maglia di leader.

La terza tappa presentava un profilo molto ondulato, con tantissimi strappi (l’ultimo dei quali si concludeva a circa 5 km dal traguardo) e pochissima pianura. Due corridori della ColoQuick hanno attaccato a circa 15 km dal traguardo, sorprendendo il gruppo e sono riusciti a tenere fino alla fine, spartendosi i premi: Mads Landbo ha conquistato il successo, mentre Morten Nørtoft si è preso la maglia di leader. A 17” dai due, Victor Loulergue (Groupama-FDJ CT) ha regolato il gruppo principale.

La quarta frazione era la più difficile, con ben 10 GPM e l’ultima salita che terminava a circa 2500 metri dal traguardo. Dal gruppo, molto ridotto dopo le tante asperità di giornata, sono evasi tre uomini ai -15 e uno di loro, Théo Hébert, è rimasto solo al comando sull’ultima salita. Il francese ha resistito alla rimonta di Jack Ward (Lidl-Trek Future) e si è imposto con 10” di margine sull’australiano e 14” su Nicolas Milesi (INEOS Grenadiers Academy), conquistando anche la testa della classifica generale.

L’ultima tappa era decisamente meno impegnativa, anche se c’erano diverse asperità. Le più dure, però, erano situate lontano dal traguardo e c’era tempo per recuperare. Dopo aver ripreso l’ultimo fuggitivo ai -2, un gruppo di circa novanta uomini si è presentato compatto sul traguardo: a imporsi è stato Jan Sommer, che ha regalato la prima vittoria da Continental alla Elite Fondations. Lo svizzero si è messo alle spalle Dominik Neuman (ATT Investments) e Nathan Cusack (EF Education-Aevolo)

Théo Hébert ha conquistato il successo finale, con 27” di vantaggio su Jack Ward e 41” su Victor Loulergue, vincitore della classifica a punti. Henrique Bravo (Soudal-Quick Step Devo), settimo a 50”, è stato il miglior giovane della corsa, mentre la maglia dei GPM è andata a Štěpán Zahálka (Kasper crypto4me). La Elite Fondations, infine, si è aggiudicata la graduatoria a squadre.

Tour of Mersin

Serdar Anıl Depe vince il Tour of Mersin
Serdar Anıl Depe vince il Tour of Mersin © Ozan Yavuz

In Turchia, dopo l’annullamento per maltempo del GP Alanya, si è disputata l’ottava edizione del Tour of Mersin, corsa a tappe di quattro giorni, rientrata in calendario nel 2024 dopo cinque anni di assenza, e confermata per il terzo anno consecutiva. Al via erano presenti diciotto squadre: tredici Continental, una selezione nazionale azera e quattro formazioni dilettantistiche.

La corsa si è aperta con una tappa molto breve, ma con un finale impegnativo: l’arrivo era, infatti, situato in cima a una salita di 2,5 km, con pendenza media superiore al 7%. Già protagonista (con un terzo posto) al GP Syedra Ancient City, l’ex professionista Calum Johnston (Li Ning Star) ha conquistato la prima vittoria UCI in carriera, davanti a Serdar Anıl Depe (Spor Toto) e a Rudolf Remkhi (Terngganu), cronometrato con 2” di ritardo. Il britannico ha, ovviamente, indossato la prima maglia di leader.

La seconda frazione era molto più semplice, con una salita nei primi km e uno strappo un po’ più breve a metà percorso. A differenza dello scorso anno, quando sullo stesso percorso, ebbero la meglio i fuggitivi, stavolta è stata volata: si è imposto il campione nazionale greco Nikiforos Arvanitou (United Shipping), che ha messo nel sacco il duo della Konya Büyükşehir composto da Ramazan Yilmaz e Mustafa Tarakci. Calum Johnston è rimasto in testa alla generale.

La terza tappa era di gran lunga la più impegnativa, con diverse salite lunghe (e dure) e l’arrivo in cima a un’ascesa di 6 km, con una pendenza media del 9%. L’ex campione nazionale ceco Tomáš Přidal (United Shipping) ha fatto la differenza e ha tagliato il traguardo in solitaria. Il ventiduenne, nuovo leader della corsa, ha staccato di 12” Serdar Anıl Depe e di 15” Gianni Marchand (Tarteletto-Isorex).

La gara si è conclusa con la frazione più semplice, caratterizzata da un circuito di 12 km completamente pianeggiante da ripetere dieci volte. Come da pronostico, le ruote veloci hanno avuto la loro occasione e la Konya Büyükşehir ha fatto valere la sua legge, piazzando tre uomini ai primi quattro posti: Mustafa Tarakci ha conquistato la terza vittoria stagionale, precedendo Aliaksei Shnyrko (Li Ning Star) e i compagni di squadra Ramazan Yilmaz e Burak Abay.

Grazie agli abbuoni conquistati negli sprint intermedi, Serdar Anıl Depe ha ribaltato tutto, conquistando il successo finale e la maglia di miglior scalatore. Tomáš Přidal ha concluso con lo stesso tempo, ma si è dovuto accontentare del secondo posto e della maglia di miglior giovane. Gianni Marchand ha completato il podio, a 18”, e ha dato un contributo decisivo per la vittoria della Tarteletto-Isorex nella graduatoria a squadre. A Mustafa Tarakci, infine, è andata la classifica a punti.

Campionati Oceaniani, Centroamericani ed Emiratini

Il podio della prova in linea dei Campionati Centroamericani
Il podio della prova in linea dei Campionati Centroamericani © Solution Tech NIPPO Rali

Dopo un anno di assenza dal calendario, sono tornati a disputarsi i Campionati Oceaniani di ciclismo su strada, dominati, come da pronostico, dai padroni di casa dell’Australia.

Il programma si è aperto con le cronometro individuali: élite e under 23 hanno corso sullo stesso percorso e con il medesimo chilometraggio, ma erano previste due classifiche separate. Fra i big ha trionfato Conor Leahy (Team Brennan). Il campione olimpico nell’inseguimento a squadre ha preceduto 21” il compagno di squadra Oliver Bleddyn, che con lui aveva condiviso il successo a cinque cerchi, e di 1’22” Alastair Christie-Johnston (CCACHE x BODYWRAP). L’unico professionista in gara, il neozelandese Josh Burnett (Burgos Burpellet BH) si è fermato al quinto posto, a 1’26”. Fra gli under 23 si è imposto Thomas Waites (che ha fatto segnare il terzo tempo assoluto), con soli 53 centesimi di margine su Julian Baudry (Team Brennan). Sul terzo gradino del podio è salito Dylan Proctor-Parker, che ha pagato 10”.

Nella prova in linea si è imposto Carter Bettles (Roojai Insurance Winspace), che ha battuto in una volata a due il neozelandese Luke Mudgway (Li Ning Star). A 54” dal duo di testa, Alastair Christie-Johnston si è preso un’altra medaglia di bronzo. Josh Burnett, unico professionista in gara, non è andato oltre l’undicesimo posto, a 2’29”. Subito dietro di lui, la volata per il dodicesimo posto ha assegnato il titolo under 23: se lo è preso William Heffernan (CCACHE x BODYWRAP), che si è messo dietro Christian Tuminello (COBRA9) e il vincitore della cronometro Thomas Waites.

Negli stessi giorni sono andati in scena anche i Campionati Centroamericani di ciclismo su strada, che quest’anno si sono disputati in Costa Rica.

Come in Oceania, nelle cronometro individuali élite e under 23 hanno corso sullo stesso percorso e con il medesimo chilometraggio, ma con due classifiche separate. I padroni di casa hanno centrato la doppietta nella prova under 23, con José Pablo Sancho dominatore e Jonathan Águilar secondo a 1’31”. Il guatemalteco Melvin Torres ha completato il podio a 1’54”. Nella gara élite, invece, c’è stato il dominio di Panama, che ha messo a segno la tripletta con i corridori della Solution Tech NIPPO Rali: Franklin Archibold ha conquistato il titolo per la quarta volta in carriera, con un margine di 39” su Roberto González e 51” su Carlos Samudio.

Nessuna discussione nella prova in linea under 23: il costaricense Jexon Ledesma si è imposto senza problemi, rifilando ben 8’54” al primo degli inseguitori, l’honduregno Héctor Menéndez, e 11’19” al guatemalteco Ferlandy Morales, terzo. Fra gli élite ha festeggiato ancora una volta l’accoppiata Panama-Solution Tech: con un attacco all’ultimo km, Carlos Samudio ha staccato il compagno di fuga, il costaricense Luis Daniel Oses, e lo ha preceduto di ben 24” al traguardo. L’altro panamense Bolivar Espinosa ha completato il podio, con un distacco di 1’20”.

Negli Emirati Arabi Uniti, invece, si sono disputati i campionati nazionali. Come da pronostico, i portacolori della UAE Team Emirates Gen Z hanno conquistato entrambi i titoli: Abdulla Jasim Al-Ali ha vinto la cronometro, mentre Mohammad Almutaiwei si è portato a casa la corsa in linea. Fra gli under 23 c’è stato il dominio del classe 2007 Yousuf Amiri, che, dopo il doppio titolo tra gli juniores dello scorso anno, si è ripetuto nella categoria superiore.

HLC Omloop van de Braakman

David Dekker vince l'Omloop van de Braakman
David Dekker vince l'Omloop van de Braakman © David Dekker

Nei Paesi Bassi è andata in scena la Omloop van de Braakman, corsa di un giorno che faceva quest’anno il suo esordio nel calendario UCI, ma che vanta oltre cinquanta edizioni come corsa dilettantistica. Per la storica prima volta da internazionale, al via si sono presentate ventitré squadre: dodici Continental, dieci formazioni dilettantistiche e una selezione regionale locale.

Disputata il giorno prima della Parigi-Roubaix, la gara può essere considerata una sorta di versione neerlandese dell’Inferno del Nord: il percorso, infatti, è quasi totalmente pianeggiante ed è caratterizzato da cinque settori di pavé da affrontare varie volte, per un totale di ventisei passaggi sulle pietre. Ovviamente su un percorso del genere c’è stata grande selezione e sono rimasti davanti undici uomini: il campione uscente Meindert Weulink (Parkhotel Valkenburg), Stian Rosenlund (AIRTOX-Carl Ras), Michiel Coppens, David Dekker e il due volte vincitore della gara Max Kroonen (BEAT p/b Saxo), Rick Ottema e Guillaume Visser (EEW-VDK), Bart Kortleve (Metec-SOLARWATT), Sebastian Nielsen (ColoQuick) e il duo della VolkerWessels composto da Born de Dobbelaere e Finn Crockett.

Consapevole di avere il miglior velocista del gruppetto, la BEAT p/b Saxo ha sfruttato la superiorità numerica per tenere unito il drappello e David Dekker non ha tradito, ritrovando la vittoria dopo sei anni di digiuno. Il ventottenne si è messo alle spalle Stian Rosenlund e Rick Ottema, salito sul podio della gara per la quarta volta in carriera (ma mai sul gradino più alto). La top five è stata completata da Bart Kortleve e Sebastian Nielsen.

Ślężański Mnich VeloBank Bruki & Szutry

Patryk Stosz vince la Ślężański Mnich
Patryk Stosz vince la Ślężański Mnich © Voster/Magda Tkacz

In Polonia si è disputata la Ślężański Mnich VeloBank Bruki & Szutry (o più semplicemente Ślężański Mnich), corsa di un giorno che ha esordito nel calendario UCI lo scorso anno, dopo oltre venti edizioni come prova nazionale. Al via erano presenti ventuno squadre: nove Continental, dieci formazioni dilettantistiche, la nazionale polacca e una selezione regionale, che schierava anche il quarantaquattrenne Tomas Vaitkus, al rientro in una corsa internazionale dopo dieci anni. 

La gara può essere considerata la Roubaix polacca, visto il percorso per la maggior parte pianeggiante, con ventuno settori di pavé (comunque non paragonabili a quelli dell’Inferno del Nord). A differenza della classica francese, però, la lunghezza era di poco superiore ai 140 km e il finale non era in velodromo, ma gli ultimi 500 metri salivano al 5%. Nei primissimi chilometri c’è stato un primo importante attacco, che ha visto protagonisti il campione nazionale ucraino Heorhii Antonenko (Energus) e l’ex professionista Michael Kukrle (Kasper crypto4me). I due hanno guidato la corsa da soli per oltre 80 km e ai -57 sono stati raggiunti da Patryk Stosz e Konrad Czabok (Voster), Martin Voltr (ATT Investments) e Rokas Kmeliauskas (Energus). 

La lotta per il successo si è ristretta ai sei battistrada e, a circa 30 km dal traguardo, davanti sono iniziati gli scatti: nessuno è riuscito a fare la differenza, ma Czabok ha perso contatto dal drappello di testa. Sulla rampa finale, Patryk Stosz ha fatto valere il suo spunto veloce e ha conquistato, così, la ventiduesima vittoria internazionale in carriera. Il polacco è stato accompagnato sul podio dai cechi Michael Kukrle e Martin Voltr. I due uomini della Energus non hanno avuto la forza per sprintare: Heorhii Antonenko ha chiuso quarto a 6”, mentre Rokas Kmeliauskas si è dovuto accontentare della quinta posizione, a 8”.

Clásica de Pascua

Mats Wenzel vince la Clásica de Pascua
Mats Wenzel vince la Clásica de Pascua © Aritz Arambarri/Equipo Cortizo

In Spagna è andata in scena la Clásica de Pascua, corsa di un giorno che, dopo alcune edizioni come gara dilettantistica, faceva il suo esordio nel calendario internazionale. Contrariamente a quello che si potrebbe intuire dal nome, la prova non si è disputata il giorno di Pasqua, ma la domenica successiva. Al via erano presenti diciassette squadre: due ProTeams (la Burgos Burpellet BH e la Kern Pharma), tre Continental, la selezione nazionale spagnola e undici formazioni dilettantistiche.

Il percorso era piuttosto impegnativo, con quattro GPM e altre tre salite non categorizzate. L’ultima asperità era rappresentata dal Puerto Cruxeiras, un’ascesa di 3 km al 9% di pendenza media. Circa dieci uomini si sono presentati al comando all’imbocco dell’ultima difficoltà di giornata e, dopo un primo attacco di Tomás Pombo (Movistar Academy), prontamente rintuzzato dai rivali, si sono avvantaggiati in due: Javier Cubillas, compagno di Pombo, e il lussemburghese Mats Wenzel (Kern Pharma). I due hanno lavorato di comune accordo e nessuno è stato in grado di raggiungerli.

I due si sono, quindi, giocati la vittoria in volata e lo sprint a due ha premiato Mats Wenzel, che ha battuto piuttosto nettamente Javier Cubillas. Jesús Herrada (Burgos Burpellet BH) non è arrivato lontano dal ricongiungimento, ma si è dovuto accontentare del terzo posto, a 6” dal duo di testa. L’ucraino Maksym Bilyi (Padronés-Cortizo) ha chiuso quarto a 43”, mentre la top five è stata completata da Mario Aparicio (Burgos Burpellet BH), staccato di 46”.

Le Continental tra i big

Louis Hardouin (a destra) sul podio della Classic Adélie de Vitré
Louis Hardouin (a destra) sul podio della Classic Adélie de Vitré © Louis Hardouin

Le quattro storiche Continental francesi hanno partecipato alla Classic Adélie Vitré (insieme alla svizzera Elite Fondations) e al Région Pays de la Loire Tour. A centrare i migliori risultati è stata, di gran lunga, la Van Rysel Roubaix: la formazione diretta da Arnaud Molmy è salita sul podio della Classic Adélie Vitré con Louis Hardouin e ha fatto vedere ottime cose anche al Région Pays de la Loire Tour. Nella gara a tappe, ha ottenuto il sesto posto finale con Killian Théot, la maglia dei GPM con Kévin Avoine e il miglior risultato parziale con Joes Oosterlinck, quinto nella prima frazione.

Ben undici formazioni di terza divisione hanno partecipato alla NXT Classic. Roy Hoogendoorn ha portato la Metec-SOLARWATT in top ten, centrando la nona posizione finale, ma ancora meglio ha fatto Aldo Taillieu, tesserato per la Visma|Lease a Bike Development, ma in gara con il ramo WorldTour del team. Solo le portoghesi Efapel e Anicolor/Campicarn, invece, hanno partecipato al GP Miguel Indurain: il miglior Continental è stato Héctor Álvarez, portacolori della Lidl-Trek Future in gara con il team WorldTour, che ha chiuso ventisettesimo, mentre il migliore delle formazioni lusitane è stato Alexis Guérin, della Anicolor/Campicarn, fermatosi in cinquantacinquesima posizione. 

BEAT p/b Saxo e Tarteletto-Isorex erano al via dello Scheldeprijs e sono state raggiunte dalla NSN Development e dalla VolkerWessels per la Ronde van Limburg. La BEAT p/b Saxo ha centrato un’ottima top ten allo Scheldeprijs, grazie a David Dekker, settimo sul traguardo. Lo stesso ventottenne ha chiuso al quindicesimo posto la Ronde van Limburg, gara in cui la NSN Development è salita sul podio, ma con un corridore in prestito dal team WorldTour, Floris van Tricht.

Tanti movimenti di ciclomercato sono stati ufficializzati dall’UCI nell’ultimo periodo. La L39ION of Los Angeles può ora contare sui messicani David Ruvalcaba (Petrolike) ed Eder Frayre, già membro del team nel triennio 2021-2023, mentre la Tshenolo si è assicurata l’ex campione sudafricano Daniyal Matthews (7Eleven Cliqq). Il suo connazionale Warren Moolman (Madar) si è, invece, accasato alla The Joyrun & Hurricane, che ha preso anche i malesi Muhamad Zawawi Azman (Malaysia) e Muhamad Afiq Husaine Othman. L’ex professionista Camilo Ardila e il giovane David Esteban Hoyos restano alla Nu Colombia, che ha preso pure William Colorado (GW Erco Shimano).

È ancora in attesa di pubblicazione sul sito UCI, ma la Feirense-Beeceler ha annunciato l’arrivo di Abner González. Il portoricano, unico corridore del suo paese ad aver corso nel WorldTour, aveva difeso nel 2025 i colori della Caja Rural-Seguros RGA: non confermato per quest’anno, aveva firmato con la Illes Balears Arabay, ma la Continental spagnola ha chiuso i battenti a pochi giorni dall’inizio della stagione.

Il ritratto della settimana: David Dekker

David Dekker vince il titolo nazionale under 23 nel 2019
David Dekker vince il titolo nazionale under 23 nel 2019 © David Dekker

Per tanti corridori, la discesa dal professionismo al mondo Continental è un preludio alla fine della carriera, ma non è questo il caso di David Dekker. Dopo un lungo periodo senza risultati di rilievo, infatti, il neerlandese ha individuato la causa del suo scarso rendimento in un restringimento dell’arteria iliaca e lo scorso anno si è sottoposto a un’operazione per risolvere il problema. Tornato in bicicletta alla fine del 2025, è riuscito a ottenere qualche piazzamento interessante, ma ciò non è bastato a convincere l’Euskaltel-Euskadi a rinnovargli il contratto. Convinto di poter tornare ai suoi migliori livelli, il ventottenne ha accettato la sfida rappresentata dalla discesa in terza divisione e si è accasato alla BEAT p/b Saxo.

Già al secondo giorno di corsa è salito sul podio alla Ster van Zwolle, conclusa in terza posizione, e, il giorno successivo, è andato vicinissimo al successo alla Dorpenomloop Rucphen, in cui è stato sconfitto al fotofinish da Timothy Dupont. L’appuntamento con la vittoria è stato solo rinviato di un mese perché, lo scorso weekend, Dekker ha battuto tutti all’Omloop van de Braakman. Oltre agli ottimi risultati nelle gare .2, ha dimostrato di poter dire la propria anche in prove del calendario ProSeries, in cui la concorrenza era di livello decisamente superiore: è stato, infatti, tredicesimo alla Bredene Koksijde Classic e settimo allo Scheldeprijs.

David Dekker ha respirato ciclismo sin da piccolo: suo padre, infatti, è quell’Erik che in carriera è stato argento olimpico e ha saputo vincere corse importanti come l’Amstel Gold Race, la Clásica San Sebastian, la Paris-Tours e la Tirreno-Adriatico, oltre a quattro tappe al Tour de France e la classifica finale della Coppa del Mondo. Il fratello Kelvin, invece, ha corso fino agli juniores ed è diventato un apprezzato direttore sportivo (attualmente è alla Movistar femminile). In una famiglia così (anche zio e cugino sono stati corridori di buon livello) era quasi scontato che il ragazzo intraprendesse la carriera ciclistica e i risultati sono stati interessanti sin dagli juniores: dopo un primo anno di ambientamento, infatti, vinse una corsa a tappe internazionale, il Tour des Portes du Pays d’Othe, e si piazzò terzo nel campionato nazionale in linea di categoria.

Nel 2017 il neerlandese passò agli under 23 e firmò con la De Jonge Renner, formazione legata alla LottoNL-Jumbo. Non soffrì particolarmente l’impatto con la nuova categoria e si fece trovare subito pronto: vinse un paio di corse dilettantistiche (Omloop Hoeskche Waard e Meerle Hoogstraten) e, nel calendario internazionale, ottenne un sesto posto di tappa alla Carpathian Couriers Race e si piazzò a ridosso dei primi nel prestigioso Olympia’s Tour.

Nella stagione successiva fece il suo esordio nel mondo Continental, firmando con la Metec-TKH. Non riuscì migliorare nei risultati, ma aumentò sostanzialmente il numero di giorni di corsa nel calendario internazionale. Chiuse al quinto posto una frazione della Course Cycliste de Solidarnosc et des Champions Olympiques, mentre all’Olympia’s Tour fu protagonista di una gara d’attacco, che gli portò in dote la maglia dei GPM.

Nel 2019, confermato dalla Metec-TKH, Dekker riuscì a fare un bel salto di qualità: vinse una tappa della Carpathian Couriers Race (indossando anche la maglia di leader per un giorno) e, soprattutto, prevalse nella volata di gruppo che assegnava il titolo nazionale under 23. Anche nel calendario dilettantistico si tolse delle belle soddisfazioni: aprì la stagione aggiudicandosi la Brussel-Opwijk e la Omloop van de Houtse Linies e, alcuni mesi dopo, si prese anche una frazione della Ronde van Noord-Holland.

L’anno seguente si trasferì alla SEG Racing Academy e partì fortissimo: vinse la sua prima gara stagionale, la Ster van Zwolle, e, otto giorni dopo, concesse il bis alla Dorpenomloop Rucphen. Nel mezzo salì anche sul podio di una corsa professionistica, Le Samyn. Lo stop per la pandemia fu un duro colpo per lui: dopo il ritorno alle competizioni, infatti, non riuscì a ottenere alcun risultato di rilievo, con un ritiro al Giro d’Italia Under 23, a causa di una brutta caduta in discesa, in cui, fortunatamente, non riportò conseguenze.

Nel 2021 il neerlandese ebbe la possibilità di passare professionista, con la maglia della Jumbo-Visma. Fu schierato subito in una corsa WorldTour, l’UAE Tour, e lui rispose presente con due secondi posti di tappa, che gli valsero il successo nella classifica a punti. In seguito gareggiò quasi esclusivamente nella massima categoria e fece il suo esordio in un GT, il Giro d’Italia. In seguito ottenne anche due top ten al Tour de Pologne, ma fu costretto a concludere la sua stagione in anticipo a causa di un infortunio.

La stagione seguente non iniziò come sperato: Dekker fu vittima di una caduta alla Volta a la Comunitat Valenciana e, in seguito, contrasse il covid. Ci mise diversi mesi a riprendersi e soltanto a maggio riuscì a trovare i primi risultati di rilievo (due top ten al Tour de Hongrie). Dopo altre due top ten al Sibiu Tour, fu nuovamente sfortunato alla Vuelta a Burgos, quando cadde rovinosamente nel finale della seconda tappa (mentre i suoi compagni gli stavano tirando la volata).

Per mettersi alle spalle un periodo complicato, decise di cambiare aria e firmò con l’Arkéa Samsic. Già nel mese di febbraio centrò un eccellente secondo posto nella frazione inaugurale del Tour of Oman (battuto solamente da un big delle volate come Tim Merlier), ma in seguito non riuscì a confermarsi. Sembrò aver ritrovato improvvisamente il colpo di pedale migliore nella seconda tappa del Giro d’Italia, quando si arrese al solo Jonathan Milan, ma anche quello fu un fuoco di paglia: a causa di problemi di allergia fu costretto a lasciare la Corsa Rosa e, in seguito, si ruppe il naso alla Elfstedenronde Brugge. Non ottenne altri piazzamenti di rilievo nel resto dell’anno.

Anche la seconda stagione con la formazione francese non fu particolarmente esaltante: dopo un discreto ottavo posto in una tappa del Tour de la Provence, il neerlandese salì sul podio (in terza posizione) del GP Jean-Pierre Monseré e fu terzo anche nella frazione inaugurale del Région Pays de la Loire Tour. Dopo un Giro d’Italia in cui non riuscì mai a essere competitivo, ritrovò la top ten allo ZLM Tour, a giugno, ma in seguito non andò mai oltre la tredicesima piazza.

Lo scorso anno si è accasato alla Euskaltel-Euskadi. Ha iniziato con un sedicesimo posto al Trofeo Palma e un quindicesimo alla Clasica de Almeria, ma poi non ha più trovato la forma migliore, a causa di un restringimento dell’arteria iliaca. Si è dunque operato per risolvere il problema ed è rimasto lontano dalle corse per cinque mesi. A fine stagione è tornato nei piani alti degli ordini di arrivo: ha concluso in settima posizione il Tour of Taihu Lake, con tre top ten di tappa (fra cui un terzo posto).

Il finale del 2025 e l’ottimo inizio di 2026 fanno pensare che l’operazione all’arteria iliaca abbia risolto buona parte dei problemi. David Dekker sembra davvero aver ritrovato sé stesso e sta ripagando alla grande la fiducia della BEAT p/b Saxo. Non ha mai nascosto che il suo obiettivo è quello di ritrovare il professionismo e, se continuerà così, potrà certamente avere un’altra chance: a ventotto anni ha ancora diverse stagioni buone davanti a sé.

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