Il podio della Milano-Torino 2026 © Pinarello Q36.5 Pro Cycling Team via X
La Tribuna del Sarto

Milano-Torino, 150 anni tra storia e ricerca di identità

Come riaccendere l'interesse di corridori e appassionati per la corsa più antica del mondo, restituendole il posto che merita nel panorama internazionale?

21.03.2026 12:09

In una Superga plumbea, in un avaro mercoledì uggioso, il 150esimo compleanno della Milano-Torino è stato onorato da un grande vincitore: Tom Pidcock, un olimpionico sul gradino più alto del podio.

È stata un’edizione in cui non sono mancati gli sforzi degli organizzatori e degli appassionati per valorizzare una ricorrenza così importante (la prima edizione risale al 1876): serate in luoghi iconici come la Mole Antonelliana, molti articoli che ne hanno raccontato la storia. Una dimostrazione di affetto e orgoglio, ampia e sincera.

Eppure non si può dire che la Milano-Torino, oggi come in passato, occupi un posto d’onore nel calendario, né che abbia lo stesso seguito e interesse di tante altre corse con meno storia e bellezza. La stessa startlist di quest’anno era solo discreta, con qualche fuoriclasse, ma non di livello altissimo come avrebbe meritato l’occasione.

Il passaggio dei corridori durante la Milano-Torino 2026 © Kristian Perrone
Il passaggio dei corridori durante la Milano-Torino 2026 © Kristian Perrone

La “decana” italiana sconta le colpe del passato: sono tante, troppe le edizioni saltate. È solo grazie al lodevole sforzo di piccoli grandi organizzatori, che l’hanno tenuta in vita negli anni più difficili, che oggi possiamo ancora goderci questa corsa.

La gestione di RCS

RCS, l’attuale organizzatrice, ha nel complesso svolto un buon lavoro, pur commettendo alcuni errori: gli arrivi lontani da Superga e Torino nelle edizioni dal 2022 al 2024 e lo spostamento della data al mercoledì prima della Milano-Sanremo, meno favorevole rispetto alla tradizionale collocazione a ridosso del Lombardia.

È inutile lanciarsi in esperimenti di percorso che non coinvolgano la scalata al colle della basilica: questo è e rimane l’elemento che caratterizza la Milano-Torino, che la rende immediatamente riconoscibile, come il muro di Huy per la Freccia Vallone o il Kemmelberg per la Gent-Wevelgem.

Eppure, neppure nelle edizioni più fortunate per qualità della startlist, la Milano-Torino ha saputo davvero fare il salto di qualità, né valorizzare pienamente il proprio primato di corsa più antica al mondo. Non è solo un problema di percorso o di data.

Certamente è difficile ricollegarsi a quell’eroico spirito di avventura e coraggio dei primi ciclisti, che andarono da una Milano da pochi anni sotto il controllo piemontese, dopo la battaglia di Magenta del 1859, a una Torino che aveva da poco perso la corte dei Savoia e il suo ruolo di capitale d’Italia. Nel 1876 non esisteva ancora la Fiat, l’Italia era una giovanissima nazione e lo sport una novità culturale affascinante, tuttavia non accolta a braccia aperte.

Come rinverdire dunque quel valore pionieristico al giorno d’oggi? Come trasformare la “Decana” da una normale corsa infrasettimanale in una classica di riferimento nella stagione?

Una soluzione “in punta di penna”

Forse la risposta ce la suggerisce un piccolo e straordinario luogo alle porte di Torino. Presso l’Abbadia di Stura, all’interno della Manifattura Aurora — fabbrica di penne attiva dal 1919 — si trova l’Officina della Scrittura, un museo in cui si compie un percorso storico dal segno a mano al battito delle vecchie macchine da scrivere.

Nelle vetrate del museo non poteva mancare una stilografica che ha segnato la storia del design, al punto da essere esposta al MoMA di New York: la Hastil del 1970.

Negli anni delle contestazioni studentesche e degli autunni caldi operai, un designer milanese, Marco Zanuso, arrivò alle officine Aurora con un’idea semplice e radicale: realizzare una stilografica in un cilindro di soli 9 millimetri, senza interruzioni, superando le forme classiche, panciute e rastremate, delle penne dell’epoca.

Fu una sfida tecnica straordinaria, capace di unire il razionalismo della scuola milanese al pragmatismo industriale torinese, riuscendo a racchiudere in pochi millimetri tutta la complessità di una stilografica.

La biro aveva rivoluzionato il mondo della scrittura: la stilografica, per sopravvivere, doveva sfidarla sul suo stesso terreno — leggerezza e praticità — offrendo però qualcosa di diverso. Non un oggetto anonimo, ma un’opera di alta fattura tecnica e artistica, un oggetto d’uso quotidiano capace di diventare simbolo.

La bellezza della Hastil appare attuale ancora oggi: non sembra invecchiare, mantiene intatto il suo fascino minimalista e funzionale.

Con la Hastil, Zanuso e Franco Verona, proprietario della Manifattura Aurora (il cui nome deriva proprio da un quartiere di Torino), trovarono la strada giusta per recuperare valore e identità della stilografica.

Allo stesso modo, la Milano-Torino deve recuperare il valore del passato sfidando il futuro: una corsa innovativa e, allo stesso tempo, tradizionale nella forma; elegante nella narrazione; pratica ed efficace nella sua funzione, cioè essere ambita dai migliori corridori.

Non è un compito impossibile. Basterebbe aggiungere alla salita verso Superga qualche ulteriore ascesa e muretto della collina torinese, così da aprire a più soluzioni tattiche e rendere la corsa più spettacolare.

Serve poi una narrazione capace di valorizzare con forza il primato storico della corsa più antica al mondo, ma con un’immagine moderna, che sappia raccontare similitudini e contraddizioni delle due città. Milano e Torino, per storia e cultura, offrono un racconto ben più ricco di molte altre classiche europee.

Infine, è necessario attirare corridori importanti, stimolare sfide tra campioni che creino attesa e alimentino il dibattito tra appassionati.

La tappa del Giro d’Italia a Torino nel 2022 può essere un esempio: una vera “tappa di montagna in città” che ha saputo coinvolgere il pubblico e offrire grande spettacolo, anche grazie al circuito che permetteva di vivere più volte il passaggio dei corridori.

L’asse Milano-Torino può e deve rivivere simbolicamente in questa corsa. Servono idee chiare, scelte coraggiose e una visione: la stessa che, cinquant’anni fa, ha permesso di racchiudere una stilografica in un cilindro di soli 9 millimetri, trasformando un limite in identità.

Il ritorno della regina: Lotte Kopecky vince la Sanremo
L'italiana Linda Laporta sospesa per una sospetta positività all'ostarina