Adam Bradáč e Dušan Rajović festeggiano la vittoria della UMAG Classic © Istrian Spring Trophies
Mondo Continental

Adam Bradáč e un modo insolito di centrare la prima vittoria

Il primo successo internazionale del diciannovenne ceco arriva ex aequo con Dušan Rajović: nemmeno il fotofinish è riuscito a chiarire chi dei due avesse tagliato prima il traguardo della UMAG Classic

11.03.2026 22:30

Quinto appuntamento dell’anno con Mondo Continental. In questa puntata: UMAG Classic, POREČ Classic, Grand Prix Apollon Temple, Rhodes GP, Le Tour des 100 Communes, Grand Prix de la Ville de Lillers Souvenir Bruno Comini, Ster van Zwolle, Dorpenomloop Rucphen, Campionati Nazionali Cileni e Adam Bradáč, che ha “scelto” un modo molto particolare per conquistare la prima vittoria internazionale.

Le corse della settimana

UMAG Classic e POREČ Classic

Viggo Moore vince la POREČ Classic
Viggo Moore vince la POREČ Classic © Istrian Spring Trophies

Anche quest’anno l’UMAG Classic ha aperto il tradizionale trittico di gare croate del calendario UCI. Al via dell’edizione 2026 (la numero quattordici) erano presenti ben ventisette squadre: due ProTeams (Solution Tech NIPPO e MBH Bank CSB Telecom), ventiquattro Continental e una sola formazione dilettantistica (la Gallina Ecotek Lucchini).

La gara presentava un circuito di ventotto chilometri da ripetere cinque volte, caratterizzato dalla salita di Brtonigla (o Verteneglio in italiano) che, storicamente, non crea grande selezione. All’uscita dal circuito era previsto un tratto in linea pianeggiante di circa tre chilometri che conduceva al traguardo. Come prevedibile è stata una volata abbastanza numerosa a decidere la corsa, ma l’esito è stato abbastanza insolito: nemmeno il fotofinish, infatti, è riuscito a stabilire chi tra Adam Bradáč (Factor) e Dušan Rajović (Solution Tech NIPPO) avesse tagliato per primo il traguardo.

La giuria ha deciso, così, di assegnare la vittoria a entrambi, evento abbastanza raro nella storia recente del ciclismo. L’ungherese Erik Fetter (United Shipping), mai così competitivo in una volata di gruppo, si è piazzato al terzo posto e ha relegato ai piedi del podio due corridori sulla carta molto più rapidi di lui, come Simone Buda (Solme-Olmo) e Mathias Guillemette (Tudor U23). In chiave italiana va segnalato anche l’ottavo posto di Davide Persico (MBH Bank CSB).

Quattro giorni dopo, come da tradizione, il calendario croato ha proposto la POREČ Classic. Le squadre al via erano ventotto: rispetto all’UMAG Classic c’è stato un cambio tra i ProTeams, con la Modern Adventure che ha sostituito la MBH Bank CSB, e si è aggiunta un’ulteriore Continental, la messicana Petrolike.

Il percorso presentava sette giri di un circuito di 19 km, caratterizzato dalla salita, non troppo impegnativa, di Višnjan (in italiano Visignano). Nel finale era previsto un breve tratto in linea, che conduceva al traguardo, con l’ultimo chilometro che tendeva a salire con una pendenza del 6%. Nelle ultime dieci stagioni, nonostante un percorso ricco di saliscendi, solo in due occasioni è stata evitata la volata generale. Quest’anno, però, tre corridori sono riusciti a sfuggire al controllo del gruppo e si sono giocati la vittoria. Contrariamente alle previsioni, non c’è stato lo sprint a tre, ma i battistrada sono arrivati uno alla volta.

Il successo è andato allo statunitense Viggo Moore (Tirol KTM), che ha iniziato al meglio la sua avventura con la formazione austriaca. Il ventunenne ha staccato di 4” il campione sloveno a cronometro Mihael Štajnar (Pogi Gusto Ljubljana) e di 8” il diciannovenne (anch'egli sloveno) Gal Oblak (Factor). Il gruppo principale ha tagliato il traguardo con 56” di ritardo e la volata per il quarto posto ha visto Marceli Bogusławski (ATT Investments) precedere Adam Bradáč. Al sesto posto è arrivato il primo degli italiani, Giacomo Villa (Petrolike).

Grand Prix Apollon Temple

Il podio del GP Apollon Temple
Il podio del GP Apollon Temple © Konya Büyükşehir

Per la quarta volta negli ultimi cinque weekend, in Turchia si è disputata una corsa UCI. Sabato scorso è stato il turno del GP Apollon Temple, corsa di un giorno che per il quarto anno consecutivo fa parte del calendario internazionale. Al via erano presenti sedici Continental, cinque formazioni dilettantistiche e le selezioni nazionali di Azerbaigian, Kazakistan e Uzbekistan, per un totale di ventiquattro squadre. Partenza e arrivo erano situati nell’antica città di Side, nei pressi di Manavgat, nella parte meridionale della Turchia. La corsa prende il nome dalla principale attrazione turistica della zona, il Tempio di Apollo, costruito dai Romani nel II secolo e dedicato al dio delle scienze.

Il percorso era quasi totalmente privo di asperità e si presentava particolarmente adatto ai velocisti. Nelle tre edizioni precedenti, la gara si è sempre conclusa con una volata di gruppo e, anche quest’anno, il copione è stato pienamente rispettato, nonostante una giornata ventosa e alcune cadute. A imporsi è stato un corridore di casa, Mustafa Tarakci (Konya Büyükşehir): il ventenne, vincitore a sorpresa del GP Antalya un mese fa, sta diventando sempre più una certezza in queste corse (anche perché, oltre ai due successi, è salito sul podio anche al GP Alaiye).

Il turco ha avuto la meglio sul grande favorito della vigilia, il danese Alexander Salby (China Anta-Mentech) e sul figlio d’arte lettone Kristiāns Belohvoščiks (BIKE AID). Al quarto posto si è piazzato il quarantaduenne spagnolo Benjamín Prades (VC Fukuoka), che ha tagliato il traguardo appena prima dell’italiano Lorenzo Cataldo (China Chermin).

Rhodes GP

Nikiforos Arvanitou vince il Rhodes GP
Nikiforos Arvanitou vince il Rhodes GP © Nassos Triantafyllou/cyclingphotos.gr

In Grecia continua la serie di gare disputate sull’isola di Rodi: dopo il Visit South Aegean GP e la Region on Dodecanese GP (che fino al 2025 componevano una gara a tappe di due giorni, mentre quest’anno sono state proposte come prove di un giorno e promosse a categoria 1), è stato il turno del Rhodes GP, corsa di un giorno giunta alla decima edizione. Al via si sono schierate venticinque squadre: un ProTeam (la Bardiani CSF 7Saber), diciannove Continental, quattro formazioni dilettantistiche e la selezione nazionale della Grecia.

Il percorso degli ultimi anni è stato confermato anche per il 2026, con le principali asperità concentrate nei primi 60 km e un finale non troppo semplice, ma comunque privo di difficoltà altimetriche importanti. Rispetto alla scorsa stagione, quando tre uomini fecero la differenza e il gruppo arrivò sgranato in tanti piccoli drappelli, c’è stata una selezione decisamente meno marcata e il copione è stato molto simile a quello delle edizioni precedenti, con un gruppo di circa sessanta uomini che è arrivato compatto sul traguardo.

Per la prima volta nella storia della corsa, a vincere è stato un corridore di casa, il campione nazionale Nikiforos Arvanitou (United Shipping). Il ventitreenne battuto il bergamasco Marco Manenti (Bardiani CSF 7Saber) e il tedesco Silas Koech (Lotto Kern-Haus). Il veneto Alessio Delle Vedove (XDS Astana Development) ha chiuso al quarto posto, davanti all’albanese (nato in Trentino) Valentino Kamberaj (Skyline). Altri tre italiani hanno concluso la corsa in top ten: i portacolori della Bardiani CSF 7Saber Mattia Pinazzi e Luca Colnaghi e il giovane della Hagens Berman Jayco Mattia Sambinello hanno occupato le posizioni dall’ottava alla decima.

Le Tour des 100 Communes e Grand Prix de la Ville de Lillers Souvenir Bruno Comini

Jules Hesters vince il GP de Lillers
Jules Hesters vince il GP de Lillers  © Nordsports Mag

Le prime corse francesi di categoria .2 del 2026 sono andate in scena nel weekend: il sabato si è disputata la quarta edizione del Tour des 100 Communes. Al via erano presenti ventiquattro squadre: un ProTeam (la Flanders-Baloise), ventidue Continental e una formazione dilettantistica britannica.

Nelle prime tre edizioni, la corsa ha sempre proposto percorsi diversi: quest’anno, invece, è stato confermato quello del 2025. Dopo un lungo tratto in linea senza difficoltà altimetriche rilevanti, erano previsti quattro giri di un circuito che presentava le principali difficoltà nel tratto finale, anche se la strada tornava pianeggiante negli ultimi 500 metri. Nonostante diversi tentativi di fuga, il gruppo si è presentato sostanzialmente compatto ai piedi della rampa finale, dove la Elite Fondations ha attaccato a tutta, riducendo il drappello di testa a soli quattro uomini.

I portacolori della formazione svizzera, però, sono stati beffati sul traguardo da Matys Grisel, tesserato per la Lotto-Intermarché, ma in gara con il ramo Continental del team. Sul podio con il francese sono saliti proprio due corridori della Elite Fondations, Valentin Darbellay e Jan Sommer. Stan van Tricht (Soudal-Quick Step Devo) si è dovuto accontentare del quarto posto, mentre la top five è stata completata da Victor Loulergue (Groupama-FDJ Continentale).

Domenica, invece, si è disputato il GP della Ville de Lillers Souvenir Bruno Comini, corsa decisamente più antica, giunta alla sessantunesima edizione. Al via erano presenti le stesse squadre che avevano partecipato al Tour des 100 Communes.

Il percorso era più semplice rispetto a quello affrontato il giorno precedente (soprattutto nel finale), ma era comunque molto ondulato e con pochissima pianura. La gara è stata caratterizzata dalla lunga fuga di quattro corridori: due di loro, Elliot Rowe (Visma|Lease a Bike Development) e Vincent Bodet (Vendée U Primeo Energie) hanno seriamente messo a rischio la pronosticata volata di gruppo, ma la loro avventura si è conclusa a 3 km dal traguardo. Halvor Dolven (Lotto-Groupe Wanty) e Marc Zafra (Soudal-Quick Step Devo) hanno provato ad anticipare la volata e, così, Jules Hesters (Flanders-Baloise) ha dovuto lanciare la volata a 300 metri dall’arrivo per chiudere su di loro.

Il pistard belga li ha saltati ed è riuscito a tenere fino alla fine, conquistando, così, il primo successo internazionale su strada in carriera, nonostante la grande rimonta del solito Matys Grisel. Il britannico Alfred George (Elite Fondations) ha chiuso al terzo posto (come lo scorso anno), relegando ai piedi del podio Blake Agnoletto (Groupama-FDJ Continentale) e il primo degli italiani, Thomas Capra (Bahrain Victorious Development).

Salverda Bouw Ster van Zwolle e Dorpenomloop Rucphen

Mathis Avondts vince la Ster van Zwolle
Mathis Avondts vince la Ster van Zwolle © Bram de Smidt, Herbert Huizer, Sportfoto Photoagency

Nei Paesi Bassi è tornata, dopo un anno di assenza, la Salverda Bouw Ster van Zwolle (o più semplicemente Ster van Zwolle), corsa di un giorno giunta alla sessantaquattresima edizione. Quest’anno si sono schierate al via venticinque squadre: dodici Continental e tredici formazioni dilettantistiche.

Il percorso era, come al solito, completamente privo di difficoltà altimetriche. Il grande protagonista della prima parte di gara è stato il norvegese Peder Dahl Strand (Lucky Sport), ma la sua azione si è conclusa a più di 50 km dal traguardo. Una volta che il gruppo è tornato compatto, c’è stata una fase di grande nervosismo, sfociata nel pugno sferrato da Kiaan Watts (NSN Development) a Marijn Maas (BEAT CC p/b Saxo), che ha portato alla squalifica del neozelandese. Negli ultimi 30 km, in tanti hanno provato ad evitare la volata, ma nessun tentativo ha avuto successo.

Lars Rouffaer (EEW-VDK) ha cercato di sorprendere tutti partendo da lontano, ma non ha potuto nulla contro la grande rimonta di Mathis Avondts (Parkhotel Valkenburg), che ha centrato, così, la prima vittoria internazionale in carriera. David Dekker (BEAT CC p/b Saxo) si è preso il terzo gradino del podio, superando Thom van der Werff (Development Picnic PostNL) per questione di millimetri. La top five è stata completata da Roy Hoogendoorn (Metec-SOLARWATT).

Nella giornata successiva è andata in scena la Dorpenomloop Rucphen, entrata nel calendario UCI nel 2011, ma la cui prima edizione risale al 1974. La corsa, che, a differenza della Ster van Zwolle si era disputata anche lo scorso anno, vedeva la via venticinque squadre: quindici Continental e dieci formazioni dilettantistiche.

Dopo qualche modifica effettuata nella scorsa edizione, quest’anno il percorso è tornato a essere quello del 2024, con tre giri di un circuito lungo 42 km, seguiti da due giri di un anello di 25 km. Non era presente alcuna difficoltà altimetrica, ma, nonostante questo, spesso, in passato, la corsa non si è conclusa in volata. Quest’anno, l’assenza di vento e il sole splendente hanno agevolato il compito del gruppo, che ha controllato senza particolari difficoltà tutti i tentativi di fuga. Nel finale, Rowan van Oord (WILVO Group-TWC De Kempen) ha provato a rovinare i piani dei velocisti, ma il plotone ha chiuso anche su di lui.

Lo sprint di gruppo ha premiato il più anziano corridore in gara, Timothy Dupont (Tarteletto-Isorex). Il trentottenne si è messo alle spalle, per pochi centimetri, David Dekker e il danese Stian Rosenlund (AIRTOX-Carl Ras). Il giovane Ed Uptegrove (EEW-VDK) si è fermato al quarto posto (di gran lunga il suo miglior piazzamento in una corsa internazionale), mentre Jonathan Malte Rottmann (Lotto Kern-Haus) ha concluso in quinta posizione.

Campionati Nazionali Cile

Vicente Rojas si laurea campione nazionale cileno
Vicente Rojas si laurea campione nazionale cileno © Bardiani CSF/nachooo.ig

La stagione europea è ormai entrata nel vivo, mentre in Sudamerica è ancora tempo di campionati nazionali: questa settimana è stato il turno del Cile. La prova a cronometro ha visto il dominio della Plus Performance-ZEO Sport, che ha monopolizzato il podio. Hector Quintana ha confermato senza problemi il titolo dello scorso anno: il ventitreenne ha battuto di 1’35” Cristobal Baeza e di 1’58” Tomas Quiroz. Curiosamente, gli under 23 sono andati molto più forte degli élite: il tempo del vincitore Diego Rojas, infatti, è stato migliore di ben 1’11” rispetto a quello di Quintana, mentre i due che lo hanno accompagnato sul podio, Ignacio Manbran (che ha pagato 1’40”), e Vicente Cárdenas (che ha chiuso a 2’11”), hanno fatto meglio di Baeza.

La prova in linea ha premiato l’unico professionista del paese, Vicente Rojas (Bardiani CSF 7Saber), che aveva scelto di non disputare la cronometro. Il ventitreenne ha regalato il primo successo stagionale al ProTeam italiano, tagliando il traguardo in perfetta solitudine. Cristobal Baeza si è dovuto accontentare ancora una volta del secondo posto, con Cristobal Ramirez a completare il podio. Hector Quintana, campione uscente, non è andato oltre l'ottava posizione.

Le Continental tra i big

Gli australiani vincitori dell'inseguimento a squadre nella prova di CDM a Perth
Gli australiani vincitori dell'inseguimento a squadre nella prova di CDM a Perth © Liam Walsh

Diverse Continental hanno preso delle medaglie nella prima prova della Coppa del Mondo di ciclismo su pista, disputata in Australia. Le formazioni di casa hanno fatto molto bene, soprattutto grazie al gruppo che ha vinto l’inseguimento a squadre: il Team Brennan poteva contare su Josh Duffy, Conor Leahy e Thomas Cornish (quest’ultimo anche secondo nell’eliminazione), mentre la CCACHE x BODYWRAP schierava Noah Blannin e Liam Walsh (Graeme Frislie, invece, è stato terzo nell’omnium). Leahy e Walsh, inoltre, sono stati secondi nella madison. Hanno vinto un oro anche la REMBE|rad-net, con Roger Kluge nella madison, e la Lotto-Groupe Wanty, con Shunsuke Imamura nell’omnium.

Sfruttando le tante assenze, diverse compagini asiatiche hanno centrato ottimi risultati: la Giant ha conquistato un insperato secondo posto nell’omnium con Wu Junjie, tutti gli atleti di Hong Kong d’argento nell’inseguimento a squadre (Chu Tsun Wai, Ma Yik Fei, Mow Ching Yin, Ng Pak Hang e Tso Kai Kwong) sono tesserati per la HKSI e l’Astemo Utsunomiya Blitzen ha preso un bronzo nella stessa prova con Sergio Tu. Si è tolta una bella soddisfazione anche la Schwingshandl Intralogistics, grazie al bronzo di Maximilian Schmidbauer e Raphael Kokas nella madison, con il secondo che ha ottenuto lo stesso risultato anche nell’eliminazione.

L’UCI sta continuando ad aggiornare il proprio database e a svelare, così, novità di ciclomercato: anche nel 2026 è stata confermata la cinese Pardus, che, in realtà, non sembra avere nulla a che fare con l’omonima compagine che era in gruppo lo scorso anno. Nessuno dei quattordici uomini del roster (tutti corridori locali privi di risultati internazionali), infatti, faceva parte del team nel 2025, ma ben nove erano tesserati nel 2024 per la Hebei, Continental cinese rimasta inattiva nella scorsa stagione.

Alle rose di alcune formazioni già presenti nel database, invece, sono stati aggiunti dei nomi. Sono stati registrati in ritardo, ma il due volte campione d’Algeria Abderrahmane Mansouri e il britannico Daniel Whitehouse restano rispettivamente alla Mouloudia Ville d’Alger e alla St.George, le squadre per cui correvano già nel 2025. Il passaggio dell’irlandese Cormac McGeough dalla messicana Canel’s-Java alla filippina 7Eleven Cliqq era noto da tempo, ma è stato ufficializzato solo da pochi giorni. Dopo due anni in formazioni dilettantistiche, in cui a livello internazionale sono stati attivi principalmente su pista, gli indonesiani Bernard Benyamin van Aert e Muhammad Andy Royan sono tornati nel mondo Continental: entrambi hanno firmato con la Nusantara. Un loro connazionale è tornato in patria dopo tre anni alla Terengganu: si tratta di Aiman Cahyadi, che si è accasato alla Jakarta.

Il ritratto della settimana: Adam Bradáč

Adam Bradáč esulta troppo presto e Dušan Rajović taglia il traguardo nello stesso momento
Adam Bradáč esulta troppo presto e Dušan Rajović taglia il traguardo nello stesso momento © Istrian Spring Trophies

Il concetto di pari merito ha una gestione diversa tra sport e sport. In quelli di squadra, il pareggio è ovviamente più difficile da gestire, ma, se nel calcio, per esempio, è accettato almeno nei campionati (o nei gironi delle coppe), il basket e la pallavolo richiedono sempre un vincitore. In quelli individuali, invece, l’ex aequo è più comune: in Italia tutti ricordano la medaglia d’oro olimpica conquistata da Gianmarco Tamberi a Tokyo, in condivisione con Mutaz Essa Barshim, ma di casi se ne contano diversi. Anche ai recenti Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina, c’è stato un pari merito: nello slalom gigante femminile vinto da Federica Brignone, infatti, Thea Stjernesund e Sara Hector hanno fatto segnare lo stesso tempo e si sono messe al collo entrambe l'argento. Ovviamente in sport come il tennis, strutturati con la modalità dell’eliminazione diretta, il pareggio non è accettato.

Nel ciclismo è difficile vedere dei pari merito perché le lunghe distanze, le alte velocità e i fotofinish tecnologicamente avanzati rendono improbabile un arrivo in perfetta parità. Nelle classifiche generali, dove è abbastanza comune trovare corridori con lo stesso tempo, si prendono in considerazione diversi fattori, come i centesimi delle cronometro (dove presenti) o le somme dei piazzamenti delle varie tappe per compilare le graduatorie.

Il caso di ex aequo più famoso e contestato risale alla Parigi-Roubaix del 1949, vinta da André Mahé e Serse Coppi: il francese fu il primo a tagliare il traguardo, ma, a causa di un errore dell’organizzazione, aveva seguito un percorso sbagliato; l’italiano, invece, vinse la volata del primo gruppo ad aver completato la strada giusta. Dopo nove mesi di ricorsi e controricorsi, entrambi furono dichiarati vincitori. Fu ancora più clamoroso il risultato del Noord-Nederland Tour 2004: in quel caso furono addirittura ventidue i vincitori, ovvero tutti coloro che facevano parte del gruppo di testa nel momento in cui un’indicazione sbagliata li mandò fuori dal percorso di gara.

A volte, comunque, capita che gli ex aequo siano dovuti ad assoluta parità sulla linea del traguardo e ciò è accaduto, in tempi recenti, anche in corse di grandissima importanza. Ai Giochi Olimpici di Londra 2012, nella gara del keirin maschile su pista, Teun Mulder e Simon van Velthooven arrivarono appaiati e conquistarono entrambi la medaglia di bronzo. Lo stesso metallo fu condiviso anche nella prova under 23 dei Campionati del Mondo su strada del 2010: in quel caso, dietro Michael Matthews e John Degenkolb, furono Taylor Phinney e Guillaume Boivin a spartirsi il terzo gradino del podio.

Sono stati più rari, invece, i casi di vittoria ex aequo. Al Giro della Provincia di Lucca del 1999, in una volata di gruppo, il duello tutto baltico tra l’estone Jaan Kirsipuu e il lettone Romāns Vainšteins si concluse con l’assegnazione del successo a entrambi. Al Tour de Korea 2016, invece, fu una volata a quattro al termine di una fuga a concludersi con un pari merito: Kristian House e Brad Evans furono dichiarati entrambi vincitori, anche se il DS di House riteneva che il suo corridore fosse arrivato davanti.

Visti i pochi precedenti, quindi, ha fatto rumore la vittoria ex aequo di Adam Bradáč e Dušan Rajović alla UMAG Classic. A rendere davvero unico l’evento è stata la dinamica che ha portato al successo condiviso: non c'è stato un serratissimo testa a testa con colpo di reni, ma un errore di valutazione di Bradáč, che ha esultato troppo presto e ha subìto la grande rimonta di Rajović nei metri finali. Tante volte, nella storia del ciclismo, una dinamica del genere ha portato a una beffa per chi stava festeggiando, ma in questo caso entrambi hanno potuto festeggiare: il diciannovenne ceco ha conquistato la prima vittoria UCI della sua giovane carriera, mentre il più esperto serbo è arrivato a quota quarantuno.

“La prima è sempre speciale e questa lo è stata anche di più” ha scritto il portacolori della Factor Racing come didascalia della foto dell’arrivo sul suo profilo Instagram. Alla vigilia della corsa, il corridore ceco non era sicuramente tra i principali favoriti, vista la presenza di due ProTeams e di tante vecchie volpi del ciclismo Continental, ma Il suo successo non è arrivato dal nulla: nel mese di gennaio, infatti, aveva partecipato al Tour of Sharjah e si era fatto notare nelle tappe più semplici altimetricamente, in cui aveva centrato due top ten. Anche dopo la vittoria ha confermato un ottimo stato di forma, chiudendo al quinto posto la POREČ Classic, in una gara in cui la fuga è andata in porto e il gruppo si è giocato soltanto la quarta posizione.

Adam Bradáč iniziò a gareggiare in bici da giovanissimo con la maglia della Dukla Praha, una delle principali polisportive del paese. Attivo in più discipline nelle categorie giovanili, mise da parte il ciclocross all’inizio della sua prima stagione tra gli juniores. Quell’anno spostò maggiormente il focus sulla pista e sulla strada. Nei velodromi finì sul podio in più di un'occasione ai Campionati Nazionali e si guadagnò, così, anche la convocazione per i Campionati del Mondo di categoria. Su strada ottenne qualche buon risultato nelle corse locali, facendo parte del team che vinse il titolo ceco della cronometro a squadre, ed esordì in Coppa delle Nazioni, disputando la Medzinárodné dni cyklistiky Dubnica nad Váhom.

Nel 2024, al secondo anno da junior, su strada mostrò dei progressi, che lo portarono a vincere più volte in gare locali e a farsi notare anche in corse internazionali. Centrò due terzi posti di tappa all’Internationale Cottbuser e si fece notare in fuga al LVM Saarland Trofeo, prova di Coppa delle Nazioni. Su pista si laureò campione nazionale sia nella corsa a punti che nell’inseguimento a squadre e prese parte ai Campionati Europei di categoria.

Per l’approdo tra gli under 23, a sorpresa, il ceco non si è accasato in una delle Continental del suo paese, ma ha scelto di emigrare in Slovenia per firmare con la Factor Racing. Ha messo da parte la pista per concentrarsi ancora di più sulla strada e i risultati sono stati incoraggianti per un ragazzo al primo anno: ha vinto una corsa dilettantistica in patria, il Trofeo Cinelli, ha concluso nella top ten i campionati nazionali under 23 (sia a cronometro che in linea) e ha centrato un bel quarto posto in una tappa della Belgrade Banjaluka, curiosamente vinta da quel Dušan Rajović con cui avrebbe condiviso la sua prima gioia internazionale poco più di dieci mesi dopo.

Quest’anno Adam Bradáč è partito fortissimo e la vittoria alla UMAG Classic può fungere da trampolino di lancio. La Factor Racing dovrebbe disputare diverse corse particolarmente adatte alle sue doti di velocista abbastanza resistente e lui potrebbe togliersi tante altre soddisfazioni (il quinto posto alla POREČ Classic dimostra che la strada intrapresa è quella giusta). Da domani sarà all’Istrian Spring Trophy, corsa a tappe in cui potrebbe avere un paio di occasioni per mettersi in evidenza.

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